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Tesi e Libri Coalizione Italiana Contro la Pena di Morte - Italian Coalition to Abolish Death Penalty - News - Petizioni - Iniziative - La Storia - Formazione - Libri, film, canzoni... Campagne per l'abolizione della pena di morte nel mondo
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Tesi e Libri

Cari amici della Coalit, in questo nuovo spazio intendiamo promuovere i lavori editoriali (che siano libri o tesi) dei soci e degli amici della Coalit.
Uno spazio di condivisione che i nostri utenti potranno utilizzare per leggere e reperire informazioni esclusive e sicuramente aggiornate.
Di prossima pubblicazione la promozione del nostro amico Adducci e del socio storico Postiglione
Intanto vi presentiamo la prima tesi allegata a questa pagina
Buona Lettura
Coalit

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LA TESI DI CARLO MARINONI:

La tesi di laurea del Dott. Carlo Marinoni, laureatosi presso la Facoltà di Giurisprudenza  dell’Ateneo pavese, ha quale titolo e oggetto di indagine: “Il dibattito sulla pena di morte”. La tesi di laurea del Dott. Carlo Marinoni, laureatosi presso la Facoltà di Giurisprudenza tratta di una tematica complessa, affrontata dal Dott. Carlo Marinoni dopo attente letture di diversi Autori che, a livello italiano, europeo e americano, si sono occupati del tema. Questo retroterra culturale, congiunto a una esperienza diretta di un epistolario con un detenuto nel braccio della morte, gli ha consentito di dominare la materia e di affrontarla da distinti angoli visuali sempre con chiarezza espositiva e passione civile. Nel lavoro di tesi possono riscontrarsi tre parti.

Una prima -di taglio storico- è volta a tracciare il cammino della pena di morte in Italia dalle origini fino ai giorni nostri. Un meritato approfondimento è stato dato al periodo illuminista, soffermandosi sull’opera fondamentale di Cesare Beccaria, “Dei delitti e delle pene”, che ha sicuramente siglato l’inizio di un dibattito sulla illegittimità della pena di morte, dibattito, purtroppo, non ancora terminato. Gli argomenti portati dal Marchese Beccaria contro la previsione della pena di morte costituiscono, tutt’oggi, il viatico indispensabile per chi voglia combattere questa barbara pena. Successivamente, si è gettato lo sguardo al periodo fascista, che reintroduce all’art. 21 del codice penale del 1930 la pena di morte prevista per i reati più gravi.

Caduto il fascismo, la Costituzione non poteva tacere sulla pena di morte, già abolita, peraltro, nel 1944 subito dopo la caduta del regime. Nell’art. 27, comma IV il Costituente prende apertamente posizione contro la disumanità di questa pena disponendo: “Non è ammessa la pena di morte [se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra]. Quest’ultimo inciso è stato soppresso da una legge costituzionale del 2007 che ha così sancito la definitiva e assoluta eliminazione di tale sanzione dal nostro ordinamento. Oltre a ripercorrere il cammino abolizionista in Italia, l’Autore si sofferma sull’attività “abolizionista” di associazioni quali Coalit, Amnesty International e altre.

Nella seconda parte della tesi l’orizzonte è più ampio: si ripercorre, difatti, il cammino intrapreso, a livello europeo e mondiale, dalle organizzazioni governative e non governative, diretto a dimostrare la disumanità e la barbarità di questa pena. Grande attenzione è dedicata alle moratorie e agli effetti concreti da esse determinati e nella parte conclusiva del lavoro viene riportata una efficace “mappatura” degli Stati che hanno abolito la pena di morte e di quelli che continuano a prevederla.

L’ultima parte del lavoro è dedicata alla pena di morte negli Stati Uniti, ove si affrontano le problematiche legate all’applicazione della condanna a morte. Viene, soprattutto, attentamente analizzato il trend dell’opinione pubblica americana, facendo riferimento a dati riportati da agenzie quali: Gallup, Harris e altre. Prendendo come periodo temporale il trentennio che va dagli anni ’70 fino alla fine degli anni ’90, vengono inizialmente prese in considerazione le percentuali di cittadini favorevoli o contrari alla pena capitale, alla luce anche delle sentenze emesse sul tema dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Da tale analisi emerge come tali sentenze congiuntamente allo scarso contributo dato dai mass media nel mettere in luce le vere problematiche legate all’applicazione di questa pena (impossibilità di correggere l’eventuale errore giudiziario; le varie anomalie giuridiche, sia da un punto di vista sostanziale che procedurale, legate ai capital cases) abbiano influito sulla formazione dell’opinione pubblica americana, sì da ritenere che la risposta degli intervistati alla domanda: “Siete favorevoli o contrari alla pena di morte?” sia stata dettata più da sentimenti emotivi che razionali.

Un trend opposto, invece, si registra dagli inizi del 2000, grazie soprattutto a due sentenze pronunciate dalla Corte Suprema degli U.S.A.: Atkins v. Virginia del 2001 e Roper v. Simmons del 2003, che hanno dichiarato, rispettivamente, incostituzionale la condanna a morte inflitta ai mentally retarded e ai minorenni, in quanto contrastanti con il disposto dell’VIII emendamento che pone il divieto di pene cruel and unusual. Tali dichiarazioni di incostituzionalità della condanna a morte nei confronti di queste categorie di soggetti sono un chiaro segno di come anche negli U.S.A. stia prendendo piede il “cammino abolizionista”.

Nelle considerazioni conclusive, viene dato spazio al rapporto epistolare intercorso tra il Dott. Marinoni e un detenuto nel braccio della morte: la matricola #9995226, cui è dedicato il lavoro di tesi. Dalla lettura di qualche brano emerge come la carcerazione svolga sicuramente un’efficacia deterrente paragonabile a quella della condanna a morte e come l’esperienza del carcere possa cambiare e far maturare un individuo, permettendogli di capire e riflettere sugli errori commessi. Possibilità questa non concessa dall’applicazione della pena di morte che, non potendo riparare il male inflitto a un soggetto e alla sua famiglia: non riporta, difatti, in vita la persona uccisa, risulta solo espressione di sentimenti arcaici, vendicativi, non filtrati dalla luce della ragione.

Prof.ssa Silvia Larizza
Professore ordinario di Criminologia presso il dipartimento diGiurisprudenza dell’Università di Pavia
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Carlo Marinoni, nato a Pavia il 18-02-1988, dopo aver conseguita la maturità classica, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza presso l’Ateneo dell’Università di Pavia. La passione per il ramo penale, trasmessa dal Professore Vittorio Grevi (docente di Procedura Penale fino al 2010, anno della sua scomparsa) e dalla Professoressa Silvia Larizza (docente di Criminologia) e l’essere venuto a contatto con COALIT gli permettono di elaborare una tesi  sulla pena di morte. Tramite COALIT ottiene la possibilità di intraprendere un rapporto epistolare con un condannato a morte: più volte citato nell’elaborazione del suo lavoro.Attualmente svolge l’attività di pratica forense presso lo studio: Avv. Emilio Marco Casali e Associati ( www.avvocatocasali.it ), da tempo referente a Pavia di Amnesty International.

Scarica la tesi

 

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