Verso la moratoria USA? - Riflessioni su:
Bush - La Chiesa USA - Un errore dopo l'altro - Un esempio eclatante - Cenni dalla Storia - Un sondaggio

 (giu 00)

Un altro segno che l’applicazione della pena capitale sta rapidamente diventando un argomento scottante nell’anno elettorale, un gruppo di Senatori repubblicani e democratici si sono riuniti mercoledì al fine di chiedere una minuziosa revisione delle leggi che regolamentano l’applicazione della pena capitale.

 “Una revisione delle leggi e delle procedure che regolano le condanne a morte e l’effettivo processo di esecuzione dovrebbe includere l’utilizzo delle prove ottenute tramite l’uso del test del DNA sia nella fase pre-processuale che nella fase processuale di un caso capitale”, hanno detto i Senatori. “Il nostro sistema penale non funziona come dovrebbe se persone innocenti vengono condannate per crimini gravi e trascorrono anni prima che gli errori commessi vengano alla luce (ammesso che vengano alla luce), o addirittura arrivano alla fine del loro periodo di detenzione nel braccio della morte”, ha detto il Senatore Patrick Leahy, democratico del Vermont, il rappresentante democratico più alto in grado nel Comitato Giudiziario del Senato. “Non funziona se coloro che si trovano in carcere per casi capitali e altri crimini gravi non possono avvalersi del test del DNA per dimostrare la loro eventuale innocenza”, ha detto Leahy ai giornalisti mercoledì mattina.

 Il [Senatore] democratico del Vermont, fiancheggiato dai Senatori Russel Feingold (democratico del Wisconsin), Gordon Smith (repubblicano dell’Oregon) e Susan Collins (repubblicana del Maine) hanno tenuto una conferenza stampa per promuovere un Progetto di Legge presentato nei primi mesi dell’anno al Senato - il cosiddetto “Innocence Protection Act” (alla lettera “Legge per la Protezione degli Innocenti”, n.d.t.) – con il quale si introdurrebbe l’uso del test del DNA – quando appropriato – in tutti i casi di pena capitale. Ma, cosa ancora più importante, con questo Progetto di Legge il test del DNA potrebbe venire utilizzato nei casi capitali antecedenti il 1994, quando cioè tale test non era ancora diffuso, non era a disposizione degli avvocati difensori e quando la sua accuratezza veniva spesso messa in discussione dai rappresentanti dell’accusa. “L’accesso a questi test, ora così accurati, aiuta a condannare i colpevoli e a scagionare gli innocenti”, ha detto Leahy.

 La documentazione presentata lo scorso febbraio al Senato, unitamente al testo del Progetto di Legge, cita uno studio del Dipartimento di Giustizia nel quale vengono evidenziati oltre 65 casi di assoluzione post-condanna fra il 1990 e il 1999 basati in gran parte sull’utilizzo dei nuovi test del DNA. Lo studio indica che nei 2 Stati americani – Illinois e New York - che hanno leggi rigorose in merito al test del DNA, 21 persone sono state assolte (14 in Illinois e 7 nello Stato di New York).

 “Comunque” ha detto Leahy “le leggi che regolano il test del DNA risolveranno soltanto una parte dei molti problemi relativi all’applicazione della pena capitale. Il test del DNA è l’impronta digitale del 21mo secolo, ma esso rappresenta solo una parte del problema, non è che una finestra che si affaccia su problemi più gravi nell’ambito del sistema, come l’assistenza legale inadeguata”.

 Nel tentativo di risolvere le importanti questioni inerenti il sistema, la legislazione include clausole a favore dell’aumento dei fondi destinati ai pubblici ministeri statali e locali coinvolti in casi capitali, discrezionalità d’appello e processi di revisione annuali, nonché altre procedure atte ad assicurare agli imputati accusati di reati capitali un completo ed equo accesso ai tribunali.

 “Se hai intenzione di porre rimedi ad un sistema che ha delle falle, ciò implica collaborazione da parte degli Stati e del Governo Federale”, ha detto Leahy spiegando che il Progetto di Legge servirebbe come “catalizzatore per le riforme che devono essere fatte in quegli Stati dove ci sono la maggior parte di questi casi capitali”.

 L’argomento pena di morte sta suscitando molto interesse da alcuni mesi a questa parte, come dimostrato anche da recenti sondaggi d’opinione che indicano che il sostegno dell’opinione pubblica nei confronti della pena capitale sta calando come conseguenza di un utilizzo più diffuso del test del DNA e di una crescente preoccupazione circa la possibilità che vengano messe a morte persone innocenti.

 

Questo argomento è venuto alla ribalta molto recentemente, quando il Governatore del Texas George W. Bush – il candidato presidenziale repubblicano – ha concesso una sospensione di trenta giorni affinché un condannato a morte potesse effettuare il test del DNA. Si tratta del primo provvedimento di questo genere preso dal Gov. Bush dal momento in cui è entrato in carica più di 5 anni fa. In questo periodo di tempo Bush ha presieduto ad oltre 131 esecuzioni , il numero più alto di esecuzioni di qualsiasi altro Stato in tutto il Paese da quando la Corte Suprema ha dato il via alla reintroduzione della pena capitale nel 1976. “Se il test del DNA può provare, in certi casi, l’innocenza o la colpevolezza [di un condannato], credo che debba essere utilizzato”, ha detto Bush ai giornalisti la scorsa settimana.

 

I recenti commenti del Gov. Bush riflettono una nuova sensibilità, del tutto diversa da appena qualche mese fa, quando egli affermò con enfasi, nel corso di un dibattito, che “io non ho alcun dubbio che tutte le persone giustiziate nel mio Stato erano colpevoli del crimine per il quale erano state condannate”.

 

Sia Bush che il suo rivale democratico, il Vice Presidente Al Gore, sono a favore della pena di morte, ma la recente dichiarazione di Bush evidenzia un cambiamento, come già accaduto in altri Stati – come Illinois e Virginia – dove recentemente sono state sospese le esecuzioni o ordinate verifiche dei Codici Penali dopo il sorgere di dubbi sulla colpevolezza di alcuni prigionieri in seguito al test del DNA.

 

“Quattro mesi fa, quando abbiamo iniziato a parlare di questo pacchetto di riforme in merito alla pena capitale, non credevo che così tante persone avrebbero pensato che questo argomento sarebbe diventato così importante o che avremmo avuto una legge entro l’anno”, ha detto Leahy “ma sia in Senato che alla Camera questo argomento verrà discusso prestissimo e a Governatori, Senatori e candidati alla presidenza viene chiesta la propria opinione a questo proposito”.

 (fonte: CNN)

 ---------------

 …Bush

 Decidendo di sospendere di 30 giorni l’esecuzione di un detenuto omicida, il Governatore del Texas George W. Bush ha fatto ciò che si doveva fare. Quando non c’è ombra di dubbio la pena di morte può essere la cosa giusta, ma quando ci sono dei dubbi di qualsiasi genere, le conseguenze sono terrificanti. Nel caso di Ricky Nolan McGinn, condannato a morte per aver stuprato ed ucciso la figliastra tredicenne nel 1993, sembrano esserci alcune incertezze, nel qual caso ogni mezzo deve essere usato per scoprire la verità. Quando si toglie la vita ad un uomo, si toglie tutto ciò che quest’uomo ha. Non c’è alcun modo per porre rimedio ad un errore commesso nella camera della morte.

 Il Sig. Bush non può essere accusato di essere debole con i criminali. Da quando è diventato Governatore cinque anni e mezzo fa, Bush ha presieduto a 131 esecuzioni, molte di più di qualsiasi altro Governatore del Paese. Come tutti sanno, Bush respinse le richieste nel caso di Karla Faye Tucker nel 1998 e facendo sì che l’esecuzione venisse portata a termine. La Tucker era stata condannata per un omicidio particolarmente efferato di due persone nel corso di una rapina ad una stazione di servizio e nel corso della sua detenzione era diventa una “cristiana rinata”. Nonostante l’intervento di leader religiosi del calibro di Pat Robertson che avevano chiesto al Governatore di risparmiarle la vita, Bush non fece sospendere l’esecuzione.

 

Il fatto che Bush abbia deciso di concedere una sospensione di 30 giorni in questo caso difficilmente sta a significare un mutamento nel suo pensiero in merito alla questione della pena capitale. Nella corsa alla Presidenza Bush è stato accusato di giocare politicamente con questa questione, ma adesso egli ha offerto un’ultima possibilità ad un condannato a morte. Questo si contrappone alla decisione presa dall’allora Governatore dell’Arkansas Bill Clinton quando nel 1982, nel corso della campagna elettorale per la Presidenza, al fine di mostrare quanto egli fosse duro con i criminali, non concesse la sospensione dell’esecuzione ad un uomo condannato a morte

 

Ma a parte le questioni politiche, adesso c’è la scienza. Bush sta per unirsi al movimento nazionale basato sui progressi che rendono il test del DNA sempre più sofisticato. L’aumento nell’uso del test del DNA ha infatti messo in luce  importanti falle nel modo in cui viene amministrata la pena capitale. La tendenza verso una moratoria sulle esecuzioni è capitanata dal Governatore dell’Illinois George Ryan, repubblicano. In Illinois, da quando la pena di morte è stata reintrodotta 23 anni fa, una dozzina di persone sono state messe a morte, ma tredici sono state scagionate – dopo essere state condannate a morte - grazie al test del DNA. Questo fatto fa riflettere. A meno che l’Illinois non sia estremamente diverso dal resto degli Stati Uniti, quando accaduto in Illinois dovrebbe far riflettere tutti (per ogni persona innocente giustiziata ce n’è una colpevole ancora in libertà).

 

Noi non suggeriamo che gli Stati Uniti smettano di punire i criminali così come previsto dalla legge, anche se questo significa applicare la pena capitale. Tuttavia, se in questo Paese vogliamo la pena di morte, dobbiamo essere certi – per quanto umanamente possibile – che soltanto i colpevoli vengano messi a morte. Gli Stati dovrebbero essere incoraggiati a far sì che sia così. Anche se il 66 % degli americani sostengono la pena capitale, non si può argomentare (come fatto da alcuni conservatori) che la morte di una persona innocente qua e là non è abbastanza per riconsiderare ciò che stiamo facendo. Questo argomento è stato addotto dal Rev. Jerry Falwell. Qualcuno ha persino detto che questo potrebbe essere il prezzo da pagare per l’effetto deterrente della pena capitale: è quanto scritto dal repubblicano Bill McCollum della Florida in un articolo pubblicato dal mensile Atlantic Monthly lo scorso anno.

 

Forse l’argomento più convincente contro la pena di morte è che [essa] fa diminuire la sensibilità di persone brave e generose che hanno cominciato a credere in questa pratica in modo ossessivo al punto che la vorrebbero vedere imposta su persone innocenti se questo fosse l’unico modo per mantenerla in vita.

 

Nel corso di una moratoria lo Stato continuerebbe a pagare le bollette del gas e dell’elettricità e ad avere scorte di cloruro di potassio da utilizzare alla fine della moratoria, dopo che saranno stati apportati miglioramenti nel modo in cui vengono comminate le condanne. Senza dubbio nessuna persona ragionevole può obiettare sul fatto che dobbiamo essere certi di uccidere soltanto i colpevoli.

(Washington Times)

 ------------

 …dalla Chiesa USA:

“Ci sono nuovi sviluppi che col tempo potrebbero cambiare la posizione degli Stati Uniti sulla pena capitale”, ha detto il Cardinale William Keeler, Arcivescovo di Baltimora. “Questo non significa che le esecuzioni si fermeranno domani, ma c’è speranza che il cambio culturale che è in atto obblighi il Paese a riconsiderare la questione pena di morte”.

 

Il Cardinale Keeler si è fatto promotore della richiesta di clemenza a favore del condannato Eugene Calvin Hale presentata al Governatore del Maryland, per conto del Papa, dall’Arcivescovo Gabriel Montalvo. Questa iniziativa è parte della campagna messa in atto dalla Chiesa contro la pena di morte.

 

In una dichiarazione rilasciata al giornale italiano “Avvenire”, il Cardinale Keeler ha spiegato che la Chiesa si è mobilitata per questo caso perché “si tratta del prossimo condannato ad essere ucciso in Maryland. Non c’è una ragione specifica. Ma è proprio questo il punto: vogliamo che la pena di morte venga abolita, pertanto dobbiamo impegnarci a favore della vita in ogni caso. Se iniziamo a selezionare gli interventi in relazione alla possibile innocenza della persona condannata, corriamo il rischio di giustificare implicitamente la punizione del colpevole”.

 

Alla domanda se crede che gli americani stanno cambiando, il Cardinale Keeler ha risposto “ci sono degli sviluppi. Non posso fare alcuna previsione in merito al momento in cui si potranno raccogliere i frutti, ma ci sono dei cambiamenti. Primo fra tutti una chiara evoluzione nell’opinione dei Cattolici, in seguito alla visita di Papa Giovanni Paolo II a San Louis. Noi, Vescovi americani, abbiamo parlato spesso contro la pena di morte, ma il linguaggio chiaro e preciso del Papa ha eliminato ogni dubbio e rilanciato una campagna contro le esecuzioni. La prima risposta arrivò dal Governatore del Missouri il quale concesse la clemenza a Darrel Mease, mettendo così in risalto la posizione della Chiesa” ha continuato il Cardinale “e la seconda sorpresa è il numero di persone condannate ingiustamente e rilasciate recentemente in seguito all’esecuzione del test del DNA. Noi ci opponiamo alla pena di morte in ogni caso, ma il rischio di uccidere una persona innocente davvero scuote le coscienze della gente. Il terzo cambiamento è il consenso contro le esecuzioni che si sta avendo in tutta la comunità religiosa, sia qui in Maryland che nel resto del Paese. Noi Cattolici ci siamo trovati vicini ad altri leader Cristiani ed Ebrei nella lotta per l’abolizione della pena di morte. Speriamo di smuovere l’opinione pubblica ed è per questo che ci siamo mobilitati” ha spiegato l’Arcivescovo di Baltimora “bisogna dire che un fronte unito così grande è impressionante e il suo impatto potrebbe essere più grande del passato”.

 

Tuttavia, i candidati alla presidenza continuano ad essere favorevoli alla pena capitale. “Questo è stato vero fino ad oggi, ma ci sono segni di ammorbidimento. E il voto potrebbe essere uno strumento per ottenere un cambiamento” ha detto il Cardinale.

 

Alla fine il giornalista di “Avvenire” ha chiesto come questa campagna convincerà coloro che non sono credenti. “Chi ha fede non dovrebbe avere dubbi: la vita è sacra e, di conseguenza, nessuno ha il diritto di prenderla. Ma il problema rimane. Anche se riusciamo a convincere tutti i credenti, ciò non potrebbe essere sufficiente a fermare le esecuzioni. Pertanto, come fatto dallo stesso Giovanni Paolo II, oltre agli argomenti morali dobbiamo presentare quelli di ordine pratico, di natura sociologica ed economica. Il Papa ha detto che i tempi sono cambiati e che la società ora è in grado di proteggersi dai criminali senza bisogno di ricorrere alla pena di morte. Le carceri sono sicure ed esiste la possibilità del carcere a vita che risponde ai bisogni di sicurezza. Dal punto di vista sociologico molti studi hanno dimostrato che le esecuzioni non hanno alcun effetto deterrente nei confronti del crimine e per di più rompono l’equilibrio della società rispondendo alla violenza con la violenza. Per quanto concerne invece la questione economica, la pena di morte non è raccomandabile poiché mantenere in piedi la sua struttura costa molto di più che tenere in carcere i prigionieri. Se combiniamo tutto questo con un cambiamento culturale, ci rendiamo conto che gli argomenti non mancano per convincere chicchessia”.

 

(fonte: ZENIT News Agency)

 ------------

 "Un errore dopo l'altro?"

 La pena di morte, dato il rischio di uccidere persone innocenti, dovrebbe essere abolita? E’ argomento che suscita sempre più interesse. Ma ha un principio?

 

Quando il Corpo Legislativo del New Hampshire a maggio ha votato per abrogare la pena di morte, il Senatore dello Stato Rick Trombly ha cambiato l’opinione che aveva da una vita a favore della pena capitale “se prove scientifiche mostrano che stiamo commettendo un errore dopo l’altro” ha detto “è dovere del Corpo Legislativo evitare che questi errori vengano commessi. E l’unico modo è abolire la pena di morte”.

 

Con “un errore dopo l’altro” Trombly di certo non intendeva dire che il New Hampshire ha messo a morte diverse persone innocenti, visto che nel New Hampshire non vengono effettuate esecuzioni dal 1939. Ma non poteva neanche parlare di un altro Stato. Nei 24 anni trascorsi da quando la Corte Suprema ha autorizzato la reintroduzione delle esecuzioni capitali, 620 assassini condannati sono stati giustiziati. Nessuno di questi è stato successivamente riconosciuto innocente, nonostante l’interesse profondo che questi casi suscitano in coloro che si oppongono alla pena capitale. Ciò a cui Trombly si riferiva era il test del DNA, grazie al quale negli ultimi anni 63 persone ingiustamente condannate sono state liberate, incluse 8 persone condannate a morte. Coloro che si oppongono alla pena capitale sostengono che questi casi fanno sorgere seri dubbi sull’affidabilità della giustizia criminale in America.

 

Trombly non è l’unico ad essere stato convinto dagli oppositori. In un recente articolo. George F. Will ha scritto che “Actual Innocence” (alla lettera “Effettiva Innocenza”, n.d.t.), un nuovo libro scritto dagli abolizionisti Barry Scheck, Peter Neufeld e Jim Dwyer, “ci porta alla conclusione che molte persone innocenti si trovano in prigioni e che alcuni innocenti sono stati giustiziati”. “I conservatori in particolare” ha scritto “non dovrebbero dare per scontato che i condannati a morte sono davvero colpevoli. La pena di morte, come tutto ciò che concerne il sistema che amministra la giustizia criminale, non è che un programma governativo, quindi possono esserci errori”.

 

Al contrario. La crescente infallibilità della scienza forense dovrebbe far aumentare - e non diminuire - la nostra fiducia nell’accuratezza dei verdetti emessi dai giudici. E se questo vale per le condanne in genere, ciò vale ancora di più per le condanne capitali che sono soggette a diversi gradi di revisione. Di tutte le sanzioni e pene previste dal nostro codice criminale la condanna a morte è quella che con meno probabilità viene comminata erroneamente. Nonostante ciò, supponiamo il peggio. Supponiamo che la pena di morte – nonostante tutti i nostri sforzi, nonostante tutto il nostro impegno e la nostra attenzione – porti all’esecuzione di alcune persone innocenti: questa è una buona ragione per abolirla? Naturalmente no. Ogni istituzione a beneficio della società include dei rischi, anche quello di uccidere vittime innocenti. I pazienti muoiono sui tavoli operatori a causa di errori commessi dai chirurghi. 40.000 americani muoiono ogni anno a causa di incidenti stradali. Sono queste buone ragioni per abolire la chirurgia ed eliminare le autostrade? Chiunque dicesse di sì non verrebbe preso seriamente. I poliziotti dovrebbero avere il permesso di circolare armati? Dopo tutto, se i poliziotti girano armati a volte può capitare che persone innocenti perdano tragicamente la loro vita, come successo recentemente ad Amadou Diallo a New York e Cornel Young a Providence. Se coloro che sostengono l’abolizione della pena capitale vogliono davvero essere sicuri che nessuno venga ingiustamente ucciso da un agente dello stato, dovrebbero richiedere che ai poliziotti venga negato il permesso di girare armati. Ma è ciò che davvero vogliono? E’ davvero il pericolo che ci rimettano degli innocenti ad infervorare così gli abolizionisti oppure è la loro avversione viscerale nei confronti della pena capitale? Nessuno che con onestà si preoccupi del fatto che il sistema possa davvero mandare a morte degli innocenti può permettersi di perdere tempo a denunciare la pena di morte. Non quando il rilascio sulla parola e la libertà vigilata stanno costando la vita a così tanti americani.

 

In base ad un’indagine del Dipartimento di Giustizia USA del 1995, in un periodo di 17 mesi i criminali in libertà vigilata hanno commesso 13.200 omicidi e altri 200.000 crimini violenti. Perché i nemici della pena capitale non hanno mai una parola sulle vittime innocenti del crimine?

 

Dire che la società non dovrebbe giustiziare gli assassini per paura di commettere errori non è nobile. Non è che un pretesto. Un soldato che sul campo di battaglia si rifiuta di sparare al nemico per paura che si tratti della persona sbagliata non è un campione di moralità, così come non lo sono coloro che chiedono di mantenere in vita tutti gli assassini affinché non si corra il rischio di uccidere un innocente.

 

Naturalmente non è facile condannare a morte qualcuno, e ancora meno portare a compimento l’esecuzione. Le esecuzioni sono irrevocabili e irreversibili. Togliere la vita a qualcuno – anche ad un criminale – implica un’asserzione di certezza morale che potrebbe far tremare molti di noi. Ma, tremando o no, abbiamo il dovere di continuare. Il dovere di proclamare che l’omicidio è malvagio e non verrà tollerato. Che si tratta del peggiore dei crimini e merita la peggiore delle punizioni. E che pur volgendoci all’indietro cercando di non uccidere degli innocenti, non smetteremo di punire i colpevoli.

 

(fonte: Jeff Jacoby – Boston Globe)

 -------------

 Un esempio eclatante

 

Sembra la trama di un film, una di quelle cose troppo ingiuste o orribili da accadere nella vita reale. Chi immaginerebbe mai che una persona possa venire giustiziata per un crimine che non ha commesso, specialmente quando la sua innocenza (o la sua colpevolezza) potrebbe essere dimostrata semplicemente effettuando un test?

 

La cosa preoccupante è che accade davvero e quella ancora più agghiacciante è che sono trascorsi 25 anni prima che il Paese se ne rendesse conto, periodo in cui sono state rilasciate 87 persone dal braccio della morte.

 

Grazie al test del DNA e all’incredibile progresso tecnologico degli ultimi anni il sistema legale ha avuto modo di mandare in carcere tantissimi criminali, ma è una vergogna che fino ad ora il sistema si sia rifiutato di utilizzare la stessa tecnologia per scagionare gli innocenti e liberarli dal braccio della morte.

 

Il potenziale del test del DNA ha riempito i giornali recentemente in relazione soprattutto al caso di Ricky McGinn, condannato a morte in Texas per lo stupro e l’omicidio della figliastra dodicenne. Come risultato dell’enorme pubblicità fatta dagli avvocati di McGinn relativamente al fatto che nel 1994 non era disponibile il test del DNA tramite il quale il loro cliente sarebbe stato in grado di dimostrare la propria innocenza, il Governatore del Texas George W. Bush ha concesso a McGinn una sospensione dell’esecuzione di 30 giorni. Il caso di McGinn ha messo in evidenza le falle in essere nel sistema giudiziario a causa delle quali ad essere condannati a morte sono soprattutto i poveri e coloro che appartengono a gruppi etnici minoritari. Negli ultimi giorni stanno venendo alla luce sempre più casi di imputati condannati a morte unicamente sulle dichiarazioni di un solo testimone, sulla base di confessioni estorte, a causa di un’assistenza legale inefficiente o perché la polizia o la pubblica accusa hanno tenute nascoste delle prove.

 

La necessità di sottoporre al test del DNA coloro che si trovano nei bracci della morte, al fine di essere certi che siano colpevoli prima che i fratelli Bush abbiano la possibilità di sterminarli tutti, è evidente ed è d’accordo – in base ad un sondaggio d’opinione condotto da Newsweek - il 95% degli americani. Si tratta del primo passo verso l’abolizione di un sistema barbaro tenuto in vita dalle vite di persone innocenti.

 

Solo nello Stato del Governatore George W. Bush – il Texas, per coloro che se lo stessero chiedendo – 219 detenuti sono stati uccisi dal 1982 ad oggi, di cui 131 da quando egli è in carica. Questo corrisponde a quasi tre volte il numero delle esecuzioni effettuate nel secondo Stato in classifica, la Virginia, nello stesso periodo di tempo. Sembra che il buon vecchio George stia conducendo una crociata personale affinché l’America venga inserita nella celebre lista di Paesi che include la Cina, l’Iran, l’Arabia Saudita e la Repubblica Democratica del Congo, cioè le uniche nazioni al mondo che hanno l’onore di battere l’America nel numero di esecuzioni effettuate annualmente. Sì, l’America è l’unica nazione occidentale dove ancora è in vigore la pena di morte. Per diventare membri dell’Unione Europea è requisito indispensabile aver abolito la pena di morte (o essere in procinto di farlo).

 

Secondo Felix Rohatyn, Ambasciatore degli Stati Uniti in Francia, la pena di morte è un comune sentimento antiamericano presente ovunque nel Paese. “Quando parlo in pubblico questa questione emerge sempre …. Anche il nostro Ambasciatore in Germania mi ha detto che la stessa questione è l’unica che sempre emerge anche là”, ha detto Rohatyn a Newsweek.

 

Gli europei vogliono sapere come il nostro Paese, faro della democrazia, possa continuare ad uccidere i propri cittadini, con la vergogna di chiamarli nostri cittadini. Dovremmo porre la stessa domanda a noi stessi.

 

Continuando a condannare a morte centinaia di persone ogni anno e ad ucciderle con l’omicidio legalizzato, come possiamo prendere in giro noi stessi e credere che TUTTE siano colpevoli, così come Bush ciecamente sostiene di tutti coloro che sono stati uccisi da quando egli è Governatore del Texas?

 

Negli anni recenti 70 persone sono state liberate grazie al test del DNA, di cui 8 dal braccio della morte, e in moltissimi casi capitali il test del DNA non è disponibile. E’ irragionevole pensare che siano innocenti soltanto coloro per i quali esiste l’opzione del test del DNA. Il buon senso ci dice che il problema dell’esecuzione di persone innocenti va al di là dell’accesso al test del DNA. Io non riesco ad essere così altezzoso come Bush, che ha ridacchiato di Calvin Burdine, condannato a morte in Texas, il cui avvocato spesso dormiva nel corso del processo.

 

Il test del DNA è necessario e sarebbe bene cominciare subito, ma l’unica soluzione al problema è l’abolizione della pena di morte ed un maggior ricorso al carcere a vita senza possibilità di rilascio sulla parola.

[…]

 

(fonte: Independent Florida Alligator, Università della Florida)

 ------------

 Cenni…

 Dopo una gran quantità di casi ben pubblicizzati di innocenti condannati a morte, il dibattito nazionale sulla pena di morte sembra aver assunto adesso un altro aspetto. Il tasso di criminalità, dopo tutto, è diminuito. Ma il totale annuale delle esecuzioni negli Stati Uniti continua ad aumentare, soprattutto perché dal momento in cui un prigioniero viene condannato al momento in cui viene effettuata la sua esecuzione, a causa degli appelli, trascorre un lungo periodo di tempo. 

Un cenno storico della pena di morte in America:

 Ø      Negli anni ’30 le esecuzioni sono in media 167 all’anno, il numero più alto nella storia degli Stati Uniti.

 

Ø      1933 – Giuseppe Zangara viene condannato a morte per aver ucciso il sindaco di Chicago Anton Cermak. L’esecuzione ha luogo esattamente 33 giorni dopo l’omicidio.

 

Ø      1953 – Julius e Ethel Rosenberg, condannati per aver passato all’Unione Sovietica i segreti della bomba atomica, sono i primi civili ad essere giustiziati per spionaggio.

 

Ø      1966 – Il tasso di criminalità è basso, l’economia cresce e la percentuale di persone a favore della pena di morte scende al 42% (sondaggio Gallup).

 

Ø      1972 – In un caso famosissimo, Furman contro Georgia, la Corte Suprema degli Stati Uniti procede all’abrogazione delle leggi sulla pena di morte.

 

Ø      1976 – La Corte decide che le leggi che prevedono obbligatoriamente la pena di morte sono incostituzionali, ma rifiuta di proibire la pena di morte.

 

Ø      1977 – Dopo 10 anni di pausa, in seguito ad una serie di decisioni prese dalla Corte Suprema in merito agli standard legali, ricominciano le esecuzioni . Il primo a morire è Gary Gilmore, tramite plotone di esecuzione, nello Stato dello Utah.

 

Ø      1982 – Charles Brooks, condannato a morte in Texas per l’omicidio di un uomo mentre cercava di rubare la sua auto, è la prima persona giustiziata tramite iniezione letale.

 

Ø      1994 –Timothy W. Spence, uno stupratore ed omicida della Virginia, è la prima persona ad essere giustiziata in un caso nel quale è cruciale la prova del DNA.

 

Ø      1995 – Il repubblicano George Pataki viene eletto Governatore. Lo Stato di New York reintroduce la pena di morte. Il numero di esecuzioni nel Paese sale a 56, il più alto dal 1957.

 

Ø      1998 – Nonostante le numerose proteste e le richieste di grazia, Karla Faye Tucker è la prima donna giustiziata in Texas dalla guerra civile. Il suo crimine: l’omicidio di due persone con un piccone.

 

Ø      1999 – A San Louis, Papa Giovanni Paolo II chiede l’abolizione della pena di morte. La Commissione delle nazioni Uniti per i Diritti dell’Uomo approva una Risoluzione nella quale si richiede una moratoria mondiale.

 

(fonte: Newsweek)

 -------------

 Il sondaggio

 

Un sondaggio sulla pena di morte condotto da Newsweek nei giorni scorsi su 750 persone di età superiore ai 18 anni ha dato i seguenti risultati (margine di errore: +/- 4%):

 

-         il 95% degli americani si è detto a favore dell’utilizzo del test del DNA in tutti i casi capitali dove questo test possa aiutare a determinare l’innocenza o la colpevolezza della persona condannata e l’88% ritiene che dovrebbe essere introdotto un obbligo federale affinché tale procedura venga adottata da tutti gli Stati dell’unione.

 

-         L’82% degli intervistati sostiene che dovrebbero essere date ai condannati a morte più possibilità di introdurre le eventuali prove della loro innocenza, anche se questo può comportare ritardi di vario genere nell’iter usuale, mentre soltanto il 12% si dice contrario a questa possibilità.

 

-          Il 55% crede che i Governatori decidano se concedere o meno una sospensione dell’esecuzione o raccomandare la grazia principalmente in base a motivazioni politiche e soltanto il 36% crede che queste decisioni vengano prese in merito ai fatti cui il caso in esame si riferisce.

 

-         Il 59% degli intervistati ha detto che il Governatore del Texas George W. Bush la scorsa settimana ha concesso una sospensione dell’esecuzione ad un condannato a morte per dargli la possibilità di sottoporsi al test del DNA unicamente per ragioni politiche, mentre il 27% sostiene che l’abbia fatto basandosi sui fatti del caso in questione. Il 41% dei votanti registrati che sostengono Bush nella corsa alla Presidenza (44% contro il 43% a favore di Gore) crede che Bush abbia concesso questa sospensione per ragioni politiche e più o meno la stessa percentuale di supporters di Bush crede che l’abbia fatto per motivazioni inerenti il caso.

 

-         Il 73% degli americani è a favore della pena di morte in diverse circostanze:

 

-         il 38% soltanto per coloro che si macchiano dei crimini più efferati, per gli omicidi di massa e per i serial killer

-         il 23% per tutti coloro condannati per omicidio ed altri crimini particolarmente violenti, nonché per i grandi trafficanti di droga

-         il 12% soltanto per coloro che vengono condannati per omicidio.

 

     Il 19% è contrario alla pena di morte (5 anni fa il 78% era a favore e il 17% contrario).

 

Fra coloro che sono a favore della pena di morte:

 

-         il 34% dice che il motivo principale è perché ha effetti deterrenti nei confronti della criminalità

-         il 26% dice “occhio per occhio, dente per dente” è la giusta punizione

 

Fra coloro che sono contrari alla pena capitale:

 

-         il 28% dice che è perché può succedere che persone innocenti vengano messe a morte

-         il 20% dice che è sbagliato che lo Stato uccida

-         l’11% dice che non ha alcun effetto deterrente

 

In generale:

 

-         il 62% degli intervistati sostiene che la pena di morte ha comunque un, seppur minimo, effetto deterrente nei confronti della criminalità

 

-         il 30% sostiene che non ha alcun effetto deterrente

 

-         il 72% dice di avere fiducia (il 32% molta fiducia) che coloro che vengono condannati sono davvero colpevoli

 

(fonte: PR Newswire)

 ------------------

…. Forse aveva ragione il giudice della Corte Suprema, Potter Stewart, grande avversario della pena capitale, quando diceva che nel sistema americano la condanna a morte è capricciosa, come esser colpiti da un fulmine. Ma “una nazione”, per parafrasare Cesare Beccaria, “non può certo fare una guerra a un cittadino” solo per capriccio.

Noi, però siamo qui, lavoriamo ed aspettiamo!

(Traduzioni a cura di Arianna Ballotta)

.