LA PENA DI MORTE NON E' UN DETERRENTE !
Alcune statistiche governative e una nuova indagine condotta dal New York Times mostrano che nei 12 Stati che hanno scelto di non applicare la pena capitale da quando la Corte Suprema l'ha dichiarata costituzionalmente lecita nel 1976, il tasso di omicidi non e' piu' alto rispetto a quello registrato negli Stati che sono invece a favore della pena di morte. Infatti i dati raccolti dall'FBI mostrano che 10 dei 12 Stati senza la pena capitale registrano un tasso di omicidi inferiore alla media nazionale a differenza invece della meta' degli Stati che sono a favore della pena di morte, dove il tasso di omicidi e' ben superiore alla media nazionale.

L'indagine condotta dal Times in ogni singolo Stato ha dimostrato che negli ultimi 20 anni il tasso di omicidi negli Stati con la pena di morte e' aumentato dal 48 al 101% rispetto agli Stati senza la pena capitale, e che lo stesso tasso di omicidi e' aumentato e diminuito in maniera piuttosto simmetrica sia negli Stati a favore che in quelli contrari alla pena capitale; questo suggerisce agli esperti che la minaccia della pena di morte non e' un deterrente per la criminalita'. "E' difficile stabilire un deterrente in base a queste cifre" ha affermato Steven Messner, criminologo presso la State University di New York ad Albany. "Qualunque siano i fattori che influenzano la variazione dei tassi d'omicidio, non sembrano essere tuttavia diversi in relazione alla presenza o meno della pena capitale in uno Stato."

Questa e' una delle tesi piu' frequentemente sostenute contro la pena capitale negli Stati che non la detengono, oltre al fatto che e' difficile valutare in maniera imparziale. Gli oppositori sostengono anche che i processi siano troppo costosi e che la vita senza liberta' sia una punizione piu' efficace. I pubblici ministeri e i funzionari degli Stati a favore della pena capitale sostengono la loro tesi con lo stesso fervore della contropare negli Stati invece contrari alla pena di morte e mentre ammettono che sia difficile stabilire un deterrente, sostengono con fermezza che esistono valide ragioni per le esecuzioni. Secondo la loro opinione la riabilitazione non e' efficace, mentre invece lo e' la pena di morte, spesso considerata l'unico rimedio adatto all'atrocita' di alcuni crimini. Essi sono inoltre convinti che la societa' abbia il diritto d'infliggere una punizione e un'esecuzione puo' rappresentare la conclusione giusta per le famiglie delle vittime.

I sondaggi mostrano che molti americani condividono queste opinioni e, certamente, la maggior parte degli Stati detengono la pena capitale; solo 12 sono contrari ma le loro esperienze sono state largamente ignorate nei recenti dibattiti sulla pena di morte. "Credo che il Michigan abbia preso una saggia decisione 150 anni fa." ha detto John Engler, governatore repubblicano. Il Michigan ha abolito la pena di morte nel 1846 resistendo ai tentativi di reintrodurla. "Siamo orgogliosi del fatto che non abbiamo la pena capitale," ha detto il governatore Engler, aggiungendo di essersi opposto alla pena di morte sulla base di principi morali e pragmatici.

John Engler ha anche affermato di non essere toccato dai sondaggi che hanno dimostrato che il 60% dei residenti nel Michigan e' favorevole alla pena di morte e ha aggiunto che il 100% non vuole pagare le tasse.

Oltre al Michigan e ai suoi vicini medio-occidentali come l'Iova, il Minnesota, il North Dakota e il Winsconsin, anche l'Alaska, le Hawaii, la West Virginia, Rhode Island, il Vermont, il Maine e il Massachusetts non detengono la pena capitale, dove l'anno scorso e' fallito il tentativo di reintrodurla. Non esiste un unico fattore che spieghi il motivo per cui questi Stati abbiano scelto di non applicare la pena capitale; la cultura e la religione ma anche i diversi fattori politici in ciascuno Stato giocano un ruolo importante.

Ad esempio, nel West Virginia, la Charlotte Gazzette, il quotidiano piu' importante dello Stato, ha sostenuto il movimento abolizionista della pena capitale nel 1965 e frequenti tentativi di reinstaurarla sono stati respinti dall'assemblea legislativa. Le tesi pro e contro la pena capitale non sono cambiate molto. Durante la convenzione costituzionale del Michigan nel 1961, i delegati hanno preso parte a dibattiti nei quali si sosteneva che la pena capitale non fosse un deterrente, che i condannati fossero spesso persone povere e svantaggiate e che persone innocenti venissero condannate a morte.

"Gli stessi dibattiti vengono fatti oggi." Ha detto Eugene G Wanger, che durante quella convenzione aveva introdotto nella costituzione del Michigan il termine "custodire gelosamente un bando sulla pena capitale". 141 delegati adottarono il bando, solo 3 di loro no. Wanger ha aggiunto che i 2/3 dei delegati erano repubblicani come lui e la maggior parte conservatori. L'anno scorso un ex-agente della polizia di Stato ha presentato una legge per reintrodurre la pena di morte senza essere nemmeno sostenuto dall'associazione della polizia di Stato con la conseguente caduta del suo progetto. Nel Minnesota, dove la pena di morte e' stata abolita nel 1911, il 60% dei residenti ne e' a favore, ha detto Susan Gartner, pubblico ministero di St. Paul e procuratore legale della contea dal 1994, ma l'opinione pubblica non si e' tradotta in legge.

Susan Gartner sostiene che i politici del Minnesota non considerano la pena di morte un rimedio efficace, non e' un deterrente ma solo un metodo di punizione divisivo di cui semplicemente non si ha bisogno. Ad Honolulu il pubblico ministero Peter Carlisle ha detto di aver cambiato opinone riguardo la pena capitale e di esserne diventato un oppositore analizzando le statistiche dei crimini e identificando un rapporto tra la diminuzione dei crimini in generale e il tasso di omicidi.

"Quando i crimini minori diminuiscono, diminuisce anche il tasso di omicidi" sostiene Peter Carlisle. Secondo la sua opinione e' quindi preferibile spendere le risorse disponibili per perseguire i crimini in generale e non un caso capitale che risulta estremamente costoso. In base alla gravita' del caso, sia la difesa che l'accusa impiegano molto piu' tempo se si tratta di una causa capitale che non. Ci vuole piu' tempo per scegliere la giuria, piu' tempo per lo Stato per presentare il suo caso e piu' tempo per la difesa per convocare i testimoni. Le spese sono ancora maggiori per i testimoni esperti, incluso gli psicologi e, oggigiorno, gli esperti del DNA. Poi ci sono gli appelli della difesa, i cui costi sono considerevoli anche se non tra i piu' alti. Peter Carlisle non ha cambiato opinione sulla pena di morte perche' influenzato dal caso di Bryan K. Uyesugi, un tecnico di fotocopiatrici Xerox che ha sparato contro 7 colleghi lo scorso novembre nel peggiore omicidio di massa della storia delle Hawaii.

Bryan K. Uyesugi e' Stato arrestato nel mese di giugno e sta scontando la sua pena senza possibilita' di essere rilasciato. Carlisle dubita che la pena di morte sia un deterrente. "Non abbiamo la pena capitale ma il tasso di omicidi e' uno dei piu' bassi nel paese", ha detto. Le statistiche dell'FBI effettuate nel 1998, l'ultimo anno di cui si hanno i dati, hanno dimostrato che il tasso di omicidi nelle Hawaii era il quinto piu' basso. Sempre secondo le stesse Statistiche realizzate dall'FBI nel 1998, si e' visto che nel North Dakota, Stato in cui non vige la pena di morte, il tasso di omicidi era inferiore a quello registrato nel South Dakota, dove invece esiste la pena capitale.

Il Massachusetts che ha abolito la pena capitale nel 1984, ha un tasso inferiore al Connecticut con sei condannati nel braccio della morte; nel West Virginia il tasso di omicidi e' del 30% inferiore a quello della Virginia che detiene il tasso piu' alto di esecuzioni nel paese. Ci sono naturalmente altri elementi che influenzano il tasso di omicidi, come la disoccupazione, il fattore demografico, le spese per i servizi di polizia, i procuratori e le carceri.

L'indagine condotta dal The Times ha dimostrato pero' che il profilo demografico degli Stati che detengono la pena di morte non e' molto diverso da quelli che non la detengono. Nel 1990 il tasso di poverta' negli Stati con la pena di morte era del 13,4% rispetto all'11,4% registrato negli Stati senza la pena di morte. Keith M. Kanneshiro, predecessore di Carlisle ad Honolulu e' d'accordo con lui sulla questione della deterrenza. "Non credo che esista uno studio dimostrato che sostenga la tesi della pena capitale come deterrente" ha detto Kanneshiro. Egli inoltre e' convinto che l'esecuzione sia garantita per alcuni crimini come l'uccisione di un agente di polizia.

Per ben due volte durante la sua carica di pubblico ministero Kanneshiro ha permesso che un legislatore presentasse senza successo un progetto di legge sull'uso limitato della pena capitale. Kanneshiro ha detto che in generale gli hawaiani temono che la pena capitale sia applicata in maniera sproporzionata alle minoranze etniche e ai poveri. E. Michael McCann, procuratore distrettuale di Milwaukee negli ultimi 32 anni, e' d'accordo sul fatto che la pena di morte sia applicata ingiustamente alle minoranze. "E' raro che un bianco benestante venga ucciso, semmai questo accade."

Coloro che hanno lavorato a lungo nel sistema giudiziario criminale sono al corrente, supportati da una gran varieta' di studi e una vasta esperienza personale, che i neri subiscono le punizioni piu' severe, soprattutto nei casi di pena capitale, ha scritto McCann in "Opposing Capital Punishment: A Prosecutor's Perspective", (Contro la Pena di Morte: La Prospettiva di un Procuratore), pubblicato nel 1996 sulla rivista legale Marquette Law Review.

Il 43% dei condannati nel braccio della morte in tutto il paese sono afro-americani. La pena di morte e' stata applicata anche piu' spesso quando la vittima era un bianco - l'82% delle vittime dei condannati nel braccio della morte erano bianche, mentre solo il 50% di tutte le vittime di omicidio erano bianche. I sostenitori della pena capitale che dicono che le esecuzioni sono giustificate dall’atroce natura di alcuni crimini citano spesso il caso di Jeffrey Dahamer, il serial killer che uccise e smembro’ almeno 17 tra uomini e ragazzi, e mangio’ la carne di almeno una delle vittime.

Mr. Mc Cann persegui’ legalmente Mr. Dahamer, ma il caso non lo dissuase dalle sue convinzioni sulla pena di morte. “Partecipare all’uccisione di un’altro essere umano, diminuisce il rispetto per la vita”, disse Mr. Cann. Egli aggiunse:”Sebbene io sia il procuratore distrettuale, ho il sospetto che lo stato eserciti il potere della morte su chiunque.” A Detroit, il procuratore distrettuale John O’Hair, pondera analogamente il ruolo dello stato nei confronti della pena di morte. Prendendo in prestito una citazione di Louis E. Brandeis, Mr. O’Hair dice: “ Il Governo e’ come un’insegnante, su cio’ che e’ bene e su cio’ che e’ male, pertanto dovrebbe essere da esempio, e non credo che un Governo impegnato a retribuire violenza dia il buon esempio. Non si combatte la violenza commettendo altra violenza.”

Detroit ha il livello piu’ alto di omicidi degli States – 5 volte piu’ di New York nel 1998 – Ma Mr. O’Hair dice che riportare in “vita” la pena di morte non e’ certo una soluzione. “ Non penso che la pena di morte sia un deterrente atto a prevenire qualsiasi omicidio”, afferma Mr. O’Hair che e’ stato accusatore e giudice per 30 anni. “la gran parte degli omicidi” dice Mr. O’Hair, “ sono azioni impulsive, crimini passionali, durante I quali gli assassini non considerano le conseguenze degli atti che stanno compiendo”. Nemmeno apparentemente la gente di Detroit vede la pena di morte come la maniera per stroncare il crimine. Solo il 45% dei residenti di Detroit e’ a favore della pena capitale, un sondaggio condotto a Lansing, Michingan ha messo in evidenza che nel Mich, il 59% della gente e’ pro pena di morte, ed e’ questa la media nazionale piu’ alta.

Per chiarire il punto che I killers raramente considerano le conseguenze delle loro azioni, l’accusatore in Des Moins, John Sarcone, descrive il caso in cui 4 persone uccisero 2 anziane donne. Ne ammazzarono una in Iowa, e portarono l’altra vittima attraverso il confine con lo stato del Missouri, dove vige la pena di morte. Afferma Mr. Sarcone che I pubblici accusatori dello stato dello Iowa erano divisi in due sulla pena di morte, e la legislazione per il reinserimento della massima punizione fu rigettata nel 1997 dalla legislatura Repubblicana. Il grande dilemma era il costo, disse Mr. Sarcone. Lo scorso anno nel Michigan, Larru Julian, un repubblicano del distretto rurale, introdusse una legge atta ad inserire la pena capitale come opzione referendale.

Ma Mr. Julian, un ufficiale di polizia in pensione, non aveva molti supporti politici per quel documento, nemmeno dal Michigan State Troopers Association, disse, ed il documento mori’ senza conseguire I voti necessari, inoltre la chiesa fece pressioni contrarie. Gli ufficiali dello stato del Mich, sono generalmente soddisfatti della legge corrente. “Il sistema nel Michigan ha funzionato sempre senza pena capitale”, disse Matthew Devis, portavoce del Dipartimento di Correzione del Mich, “Reintrodurla adesso potrebbe tra le altre cose non essere un buon investimento dei soldi dei contribuenti.”

Attualmente nel Mich, 2.572 reclusi stanno scontando una pena a vita senza la possibilita’ di uscire per buona condotta e dice Mr Davis, che loro tnederanno a causare meno problemi del resto della popolazione carceraria. In genere loro sono piu’ tranquilli e meno insolenti, molto inclini ad osservare le regole e poco propensi ad evadere, dice Mr. Davis. Le loro motivazioni sono piuttosto chiare: entrare nel livello di sicurezza piu’ basso.

Appena entrano in prigione, I condannati sono rinchiusi per 23 ore al giorno per sette giorni la settimana e ricevono il cibo attraverso una fessura nella porta. Dopo un lungo periodo di buona condotta, possono alloggiare in una cella piu’ larga, che e’ parte di una stanza piu’ grande e luminosa, possono mangiare con altri 250 prigionieri e guardare la televisione. Una cosa che non potranno mai aspettarsi è uscirne fuori. In michigan, “life without parole”, significa restare in prigione per tutto il tempo che resta loro da vivere, non esiste la possibilità di uscire dopo 30 e nemmeno 40 anni.

In quegli stati dove esiste l’opzione del carcere a vita, senza la possibilità di uscire per buona condotta, il supporto alla pena di morte diminuisce enormemente. “Il fatto che esista il carcere a vita crea un forte impeto tra coloro che sono favorevoli alla pena capitale.” Dice Mr. Gaertner, procuratore capo a St. Paul. In molti stati con la pena di morte, non esiste per i giudici l’opzione per il carcere a vita. In texas, i procuratori hanno con successo, esercitato delle forti pressioni contro legislazioni che volevano concedere ai giudici l’opzione del carcere a vita sulla pena capitale.

Nella sua analisi il New York Times ha esaminato il tasso di omicidi in due gruppi di stati: I 12 stati senza pena capitale ed i 36 stati entro i dieci anni dalla decisione della Corte Suprema di reintrodurre la massima punizione (New York ed Arkansas non adottarono la pena di morte fino al 1990). L’analisi ha evidenziato che gli omicidi negli stati dove è stata reintrodotta la pena di morte, non sono assolutamente diminuiti rispetto a quelli dove non è stata reintrodotta. In realtà, anno dopo anno, il tasso di omicidi negli stati con la pena capitale, rispecchia più o meno quello degli stati dove la massima punizione non esiste, con percentuale negli stati provvisti di pena di morte, più alta del 48% fino al 110%. Questa tendenza, dicono i criminologi, fornisce la prova che qualcos’altro dietro la pena di morte porte agli omicidi.

“E’ ovvio che gli stati che attuano la pena capitale ne vorrebbero una sempre maggiore applicazione perché alta è la percentuale di omicidi”. Dice Alfred Blumstain direttore del Consorzio Mellon. “Ma non è chiaro come non porti loro nulla di buono in termini di riduzione degli omicidi.” Anche dopo il reinserimento delle esecuzioni, il tasso di omicidi è rimasto inalterato. L’analisi ha evidenziato che, negli stati che hanno portato avanti la prima lista di esecuzioni dal 1993, il tasso di omicidi è declinato del 5% durante i quattro anni seguenti alle esecuzioni, ma è declinato del 12% durante gli stessi anni, negli stati dove la pena capitale non viene applicata.

Il times ha poi dato uno sguardo agli stati con un tasso demografico simile, e non ha trovato nessun esempio di differenziazione tra gli stati che applicano la pena di morte e quelli che invece non la applicano. Massachussets e Rhode Island, senza pena di morte hanno avuto rispettivamente un tasso di omicidi pari al 3.7 ed al 4.2 per ogni 100.000 abitanti, dal 1977 al 1997, mentre il Connecticut, stato con la pena capitale, ha avuto un tasso di omicidi pari al 4.9 per 100.000 abitanti.

La valutazione condotta dal Times è simile al tipo di analisi criminologica condotta negli anni precedenti dalla Suprema Corte di Furman che portò alla conclusione che il tasso di omicidi non era influenzato dalle leggi sulla pena di morte. Il riesame del Times conferma che queste costanti sembra continuino sotto l’era dello statuto della pena capitale.

Alcune ricerche sostengono ancora che la pena di morte ha un effetto deterrente misurabile.”Le statistiche coinvolte in questa comparazione, sono state di gran lunga riconosciute come prive di merito scientifico”, dice il Prof. Isaac Ehrlich dell’Università di New York a Buffalo riguardo all’analisi del Times. Egli aggiunge che se si tengono in conto variabili quali la disoccupazione, le diseguaglianze di reddito, la possibilità di apprensione e la disponibilità ad usare la pena di morte, quest’ultima mosta un effetto deterrente significativo. Ma la maggior parte dei criminologi non sono affatto d’accordo con il lavoro di Ehrlich.


(New York Times - Coalit)
(set 00)

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