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Negli ultimi 14 anni oltre 87 persone
ingiustamente condannate a morte sono state prosciolte e
rilasciate, il che significa una persona ogni 7 giustiziate. La
pena di morte è una condanna che non dovrebbe mai essere
irrogata, soprattutto su persone innocenti.
Sfortunatamente, sono troppo pochi i
leaders nel nostro Paese disposti a riconoscere questo fallimento
del nostro sistema giudiziario e cercare di porvi rimedio. Un
nuovo disegno di legge presentato al Congresso, seppur non
perfetto, sarebbe molto utile per prevenire l'esecuzione di
persone innocenti.
La "Legge per la Protezione degli
Innocenti", le cui versioni si trovano ora in esame presso le
due Camere, rappresenterebbero due significativi strumenti di
protezione nei confronti delle persone condannate ingiustamente.
La prima renderebbe più facile avvalersi
del test del DNA. Otto uomini sono stati rilasciati dal braccio
della morte dopo che il test del DNA ha rivelato la loro estraneità
al crimine, ma molto probabilmente altre persone condannate a
morte prima dell'introduzione di questa tecnica, non hanno avuto
questa fortuna. In alcuni stati l'accusa può rifiutarsi di
rendere disponibili i campioni necessari per il test del DNA una
volta che l'imputato è stato condannato.
Molti stati hanno anche dei limiti di
tempo - in alcuni casi addirittura meno di sei mesi dalla
dichiarazione di colpevolezza - oltre i quali non può essere
presentata alcuna prova di innocenza, nonostante persone innocenti
siano state tenute in carcere per un periodo medio di 7,5 anni
prima che la loro innocenza venisse scoperta. Questa legge
richiederebbe al governo federale e agli stati che ricevono
sovvenzioni federali di rendere accessibile il test del DNA nei
casi in cui potrebbe provare l'innocenza di una persona, nonché
di concedere la possibilità di una nuova udienza
indipendentemente dal tempo trascorso dal primo processo.
In questo modo si assicurerebbe anche la
conservazione delle prove fino al momento del test.
La seconda importante protezione
apporterebbe modifiche all'organizzazione pubblica che fornisce
avvocati difensori, attualmente non sufficientemente
sovvenzionata, e il cui funzionamento risulta al momento essere
inadeguato e deprecabile.
Poiché gli imputati indigenti in molti
stati vengono rappresentati da avvocati d'ufficio pagati molto
meno di quanto non percepirebbero normalmente per lo stesso tipo
di lavoro, questa organizzazione tende a non selezionare avvocati
con le qualifiche e l'esperienza necessarie per affrontare un
processo penale complicato, bensì quegli avvocati che sono
disposti a lavorare al minor costo.
Uno stato disposto a pagare qualsiasi
prezzo per l'assunzione di pubblici ministeri di talento e che
sanno il fatto proprio, ma che rifiuta di spendere soldi per
fornire agli imputati un'adeguata assistenza legale, non si può
dire abbia un sistema giudiziario degno di tale nome. Questo
disegno di legge fornirebbe forti incentivi agli stati per la
creazione e l'aggiornamento di una lista di avvocati qualificati
per la difesa nei casi capitali che verrebbero pagati a tariffe
ragionevoli.
Queste misure di protezione vengono
appoggiate da politici di entrambe le parti, sia democratici che
repubblicani. Fra questi ci sono anche due ex pubblici ministeri,
i Senatori Patrick Leahy e Bill Delahunt, nonché un famosissimo
sostenitore della pena capitale, Ray LaHood.
Il sostegno bipartitico a questo disegno
di legge è stato sottolineato all'annuncio della Camera della
versione del disegno di legge del Governatore dell'Illinois,
George Ryan, sostenitore della pena capitale, dove negli ultimi
quattordici anni 13 uomini sono stati prosciolti e rilasciati dal
braccio della morte.
Molti di questi uomini sono stati
riconosciuti innocenti dopo essersi sottoposti al test del DNA.
L'Illinois ha ora introdotto una legge che rende assai facile
avvalersi del test del DNA. Ryan ha altresì dichiarato una
prudente, seppur tardiva, moratoria sulle esecuzioni nel suo stato
fino a quando il sistema non potrà essere modificato.
Anche i più accaniti sostenitori della
pena capitale dovrebbero riconoscere che gli interessi della
giustizia non vengono serviti giustiziando delle persone
innocenti, e che non può esserci alcuna giustificazione morale
per il rifiuto a sostenere simili misure precauzionali che
darebbero modo alle persone ingiustamente condannate di dimostrare
la propria innocenza.
Per citare il Giudice Harry A. Blackmun,
"l'esecuzione di una persona che può dimostrare la propria
innocenza si avvicina pericolosamente all'omicidio".
L'unica misura veramente protettiva
nei confronti dell'esecuzione di persone innocenti sarebbe,
ovviamente, l'abolizione della pena capitale.
(apr 00)
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