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Gennaio 2003
TURCHIA
Democrazia
parlamentare con sistema giuridico basato su vari sistemi europei.
Abitanti: 67,6 milioni.
Religione: maggioranza
musulmana, minoranze ortodosse, ebree, cattoliche, protestanti.
La Turchia non ha
ancora ufficialmente abolito la pena di morte, ma è un Paese
abolizionista di fatto e non esegue condanne a morte dal 1984. Nel
2001 sono state comunque emesse 24 condanne a morte, di cui 4 sono
state in seguito commutate in ergastolo o altri periodi detentivi.
In base alla modifica costituzionale del 3 ottobre 2001, la pena di
morte “non può essere imposta se non in tempo di guerra, minaccia
di guerra imminente o per reati di terrorismo”. Delle 117 condanne
a morte riconfermate dalla Corte di Appello e che possono essere
eseguite dopo l’approvazione del Parlamento, almeno 73 sono state
imposte in base alla legge anti-terrorismo.
Background
(dal rapporto di Amnesty
International relativo al periodo gennaio/dicembre 2001)
Nel marzo 2001 la
Turchia ha delineato un programma con le azioni da intraprendere a
livello nazionale al fine di conformarsi alle richieste avanzate
dall’Unione Europea nel dicembre del 2000, necessarie per
cominciare le negoziazioni per entrare a far parte della UE. Sono
stati istituiti organismi governativi a tutela dei Diritti Umani e
si è ufficialmente dato il via a riforme legali, ma in sostanza non
c’è stato alcun miglioramento importante nella situazione Diritti
Umani.
Pur essendo
terminato ufficialmente nel 1999 il conflitto armato fra le forze
governative e il PKK (Partito dei Lavoratori Curdi), si sono
registrati altri scontri ed è continuata la repressione di partiti
politici ed organizzazioni nella zona sudorientale del Paese a
maggioranza curda. Numerosi rappresentanti del partito (legale)
HADEP (pro-Kurdish People’s
Democracy Party) sono stati arrestati e processati. A molte
persone è stato vietato di esprimere pubblicamente la propria
identità curda. Dimostrazioni, incontri ed altri eventi pubblici
sono stati banditi, soprattutto dopo gli attacchi terroristici agli
USA dell’11 settembre. Sono stati chiusi temporaneamente diversi
media ed è stato bandito il partito islamico Fazilet
Partisi.
Il
25 gennaio 2001 due rappresentanti dell’HADEP sono “scomparsi”
dopo essere stati convocati nella gendarmeria di Silopi. Dopo aver
sostenuto che i due non erano stati trattenuti, le autorità hanno
in seguito dichiarato di averli trattenuti per 30 minuti e di averli
poi rilasciati. In marzo le autorità hanno poi annunciato di essere
entrate in possesso di una lettera che indicava che i due erano
stati rapiti dal PKK ed erano prigionieri in un campo nel nord
dell’Iraq. Ci sono seri dubbi sull’autenticità di quella
lettera e sulla versione fornita dalle autorità. Prima della sua
“sparizione”, uno dei due uomini era stato ripetutamente
minacciato dal comandante della locale gendarmeria affinché ponesse
fine alla sua attività nell’ambito del Partito.
Diffusa e praticata
sistematicamente la tortura, in molti casi legata a discriminazioni
di sesso, orientamento sessuale o origine etnica. Numerose le
denuncie di maltrattamenti e torture a danno di uomini, donne e
bambini provenienti soprattutto dalle città occidentali, dal
sud-est e dalla regione meridionale di Adana. Fra le vittime molti
gli attivisti politici, inclusi sostenitori della sinistra, del
popolo curdo e di gruppi islamici. Nonostante le intimidazioni e il
timore di rappresaglie, sono state numerose le accuse di tortura
inoltrate anche da persone arrestate per reati penali. Altre vittime
di torture e maltrattamenti si sono avute fra gli abitanti di
villaggi curdi, fra parenti di attivisti politici e sindacalisti.
Secondo le denuncie pervenute, anche gli arrestati per furto e furto
con scasso – fra cui molti bambini – sarebbero stati
sistematicamente picchiati durante la detenzione. I maltrattamenti e
le torture si sono registrati principalmente nelle stazioni di
polizia e nelle gendarmerie nei giorni immediatamente successivi
all’arresto. I metodi più frequenti: violente percosse, bendaggio
degli occhi, sospensione per le braccia o i polsi, scosse
elettriche, abusi sessuali, deprivazione di acqua e cibo.
Anche i difensori
dei Diritti Umani sono stati oggetto di intimidazioni e minacce. Il
7 settembre 2001 le autorità hanno fatto irruzione nell’ufficio
di Diyarbakir della Fondazione per la Difesa dei Diritti Umani della
Turchia, uno dei 5 centri turchi di trattamento e riabilitazione
delle vittime di tortura. Durante l’irruzione sono stati presi e
trattenuti per un mese vari documenti, incluse le schede di diversi
pazienti, computer ed informazioni sui medici che sostengono la
Fondazione. Si sospetta che la ragione dell’irruzione sia il
lavoro svolto dalla Fondazione, cioè la preparazione di prove e
documenti nei casi di tortura. La richiesta di AI per l’apertura
di una sede in Turchia è stata respinta in novembre dal Consiglio
dei Ministri. Gli uffici di un'altra associazione che si occupa
della difesa di Diritti Umani, la IHD (Human
Rights Association) sono stati chiusi a tempo indeterminato e
altri sono stati chiusi a periodi alterni. Diversi membri dello
staff sono stati arrestati e detenuti per brevi periodi.
L’isolamento
nelle prigioni è stato oggetto di dibattito per tutto il 2001. Le
autorità hanno costruito 11 nuove prigioni denominate di “tipo
F” (massima sicurezza) e hanno aggiunto nuovi padiglioni nelle
carceri già esistenti, dove i dormitori sono stati sostituiti da
piccole celle. Migliaia di detenuti di 6 prigioni di “tipo F” già
funzionanti sono stati tenuti in isolamento per lunghi periodi di
tempo. Nonostante la modifica, in maggio, all’Articolo 16 delle
Legge Anti-Terrorismo, secondo cui i prigionieri avrebbero il
diritto di ricevere visite e di partecipare ad attività comuni,
molti prigionieri non hanno avuto il permesso di trascorrere una
adeguata quantità di tempo nelle aree comuni. AI ha ricevuto
numerose denunce di maltrattamento da persone rinchiuse in prigioni
di “tipo F”, ma non è stato possibile appurare il contenuto di
tali denunce data l’impossibilità di entrare in carcere. Ciò che
è certo è che alla fine del 2001 erano 42 le persone decedute in
carcere in seguito a scioperi della fame per protestare contro le
condizioni di detenzione.
Molte persone, fra
cui scrittori, giornalisti, sindacalisti, politici a livello locale
e nazionale, leader religiosi e, naturalmente, difensori dei DD.UU.,
sono stati arrestate e processate per aver esercitato il loro
diritto alla libertà di espressione, soprattutto su argomenti
riguardanti la questione curda, le prigioni di “tipo F” e/o il
ruolo dell’Islam. Alcune di queste persone hanno beneficiato di
una legge sulla libertà condizionale, ma altre sono rimaste
escluse.
Numerosi anche gli
stupri e gli abusi sessuali da parte di membri delle forze di
sicurezza. Durante il periodo di segregazione nelle stazioni di
polizia o nelle gendarmerie, senza la possibilità di comunicare con
l’esterno, uomini e donne arrestati sono stati sistematicamente
denudati e sono stati oggetto di diversi tipi di abuso, fra cui
stupro, scosse elettriche e/o percosse ai genitali e al seno. Alla
fine del 2001 le donne che avevano richiesto aiuto ad una
associazione di Istanbul fondata nel 1997 allo scopo di far venire
la luce la verità su questi abusi, erano 147, di cui 112 curde.
Secondo le denunce presentate da queste donne la maggior parte degli
aggressori erano ufficiali di polizia, gendarmi, soldati e guardie
di villaggio. Pare che soltanto una di queste persone sia stata
perseguita.
Si è registrato un
aumento del numero di denunce di detenzione di attivisti politici a
Diyarbakir, alcuni dei quali sarebbero stati arrestati e trattenuti
nelle stazioni di polizia o nelle gendarmerie per settimane e
persino mesi, nonostante il massimo consentito dalla legge turca
siano 7 giorni (10 in caso di emergenza).
Le guardie e gli
ufficiali di polizia accusati di torture e abusi non sono stati
quasi mai sospesi e, anzi, in alcuni casi hanno ricevuto una
promozione. I prigionieri che hanno denunciato gli abusi quasi
sempre erano tenuti bendati, le prove mediche delle torture sono
state soppresse e i medici che avevano esaminato le ferite sono
stati minacciati. L’intimidazione delle vittime e dei testimoni ed
un clima generalizzato di paura, unitamente alla mancanza di volontà
dei Procuratori di svolgere indagini in quei casi in cui
l’accusato è un agente di polizia, hanno contribuito a mantenere
viva questa impunità.
Per tutto il 2001, in
base ai dati posseduti da AI, sono state denunciate dozzine di
uccisioni da parte di agenti della sicurezza, di cui alcune
potrebbero essere esecuzioni extragiudiziali, nonché uccisioni
deliberate ed arbitrarie di dissidenti attribuite a gruppi politici
armati, come il partito di sinistra Revolutionary
People’s Liberation Party-Front (DHKP-C) e il gruppo islamico Hizbullah.
Per quanto concerne il
2002, in novembre si sono svolte le elezioni in seguito alle quali
si spera che la situazione dei DD.UU. migliori in modo
considerevole, dato anche il desiderio della Turchia di entrare a
fare della UE. E’ stata approntata una legge contro la tortura, è
stata decisa l’abolizione della pena di morte e l’eliminazione
di alcune gravi restrizioni precedentemente imposte alla popolazione
curda. Al fine di conformarsi ai criteri politici richiesti
dall’Unione Europea é necessario che la Turchia metta in atto
quanto sopra, che approvi leggi per la protezione dei DD.UU, che si
impegni affinché venga rispettato il principio di legalità, che
sia garantita la libertà di espressione e che vengano rispettati i
diritti di tutte le minoranze.
(Fonti:
NTC, Amnesty International,
HRW, International Herald
Tribune
- Coalit)
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