SOMALIA
12 anni di guerra civile, bambini in guerra, pena di morte...

Gennaio 2003

 SOMALIA

 Abitanti: 9,2 milioni.

Religione: maggioranza musulmana.

Pena di morte: in vigore.

Metodo di esecuzione: fucilazione.

Il sistema giuridico si basa su un insieme di vari sistemi giuridici e norme tradizionali.

 In seguito alla caduta del regime di Siad Barre, nel 1991, nel Paese vige una situazione di instabilità politica, caratterizzata dalla lotta fra fazioni e da banditismo.

 Il 4 dicembre 2002 l’organizzazione umanitaria “Medici senza Frontiere” ha presentato un rapporto sulla questione somala al fine di riportarla alla ribalta e di invertire la tendenza degli ultimi anni. Le organizzazioni umanitarie impegnate sul territorio sono costrette ad operare in un ambiente ostile e la loro presenza sta diminuendo, così come stanno diminuendo i fondi a disposizione per interventi umanitari e di sviluppo. Infatti, a dieci anni di distanza dall’avvio dell’operazione Restore Hope il 9 dicembre 1992, cioè quando le Nazioni Unite mettevano piedi in Somalia, i riflettori su questo Paese si sono spenti, ma la Somalia, dilaniata dalla guerra civile che imperversa da 12 anni, continua ad avere bisogno di tutto.

 Background

(in base al rapporto di Amnesty International relativo all’anno 2001)

 Il Transitional National Government (TNG) [alla lettera Governo Nazionale Transitorio] con sede a Mogadiscio, costituito nell’ottobre del 2000 in seguito alla Conferenza di Pace tenutasi a Gibuti appoggiata a livello internazionale, è riconosciuto soltanto da una piccola parte nel sud del Paese e almeno fino alla fine del 2001 ha incontrato l’opposizione degli autoproclamatisi governi del Somaliland e Puntland e di fazioni armate che controllavano diverse aree di Mogadiscio e del sud del Paese. Sono continuati gli scontri per il controllo del territorio fra queste fazioni e il TNG, e fra fazioni armate opposte nella parte meridionale del Paese. Alcune milizie sono state integrate nelle forze di polizia e nell’esercito.

 Tutte le parti coinvolte nel conflitto hanno arruolato come soldati anche bambini, di cui molti con con appena 10 anni di età.

 Nel marzo del 2001 diversi leader di fazioni opposte al TNG si sono incontrati in Etiopia e hanno dato vita al Somali Reconciliation and Restoration Coucil (SRRC) dichiarando di voler organizzare una conferenza nell’anno 2002 al fine di nominare un Governo Transitorio di Unità Nazionale.

 Nel luglio del 2001 gli elettori del Somaliland in un referendum nazionale hanno approvato la nuova Costituzione che dichiarava il Somaliland uno Stato indipendente. Al referendum si sono opposti il TNG e l’autorità regionale del Puntland.

 Nel giugno del 2001, alla scadenza del mandato, il leader del Puntland Abdullah Yusuf Ahmed è stato temporaneamente sostituito dal Presidente della Corte Suprema, Yusuf Haji Nur, così come previsto dallo Statuto del Puntland, ma Abdullah Yusuf Ahmed si è rifiutato di riconoscere il suo successore e i supporter di entrambe le parti nel mese di agosto hanno dato il via ad una serie di scontri a Bosasso durante i quali 40 persone hanno perduto la vita. In novembre Jama Ali è stato nominato nuovo leader dal consiglio degli anziani, nonostante l’opposizione di Abdullah Yusuf Ahmed. In seguito a questa nomina nei mesi di novembre e dicembre 2001 si sono avuti altri scontri fra i rappresentanti delle due parti a Garowe, durante i quali almeno 13 persone sono morte.

 In novembre è stato nominato un nuovo Primo Ministro del TGN, Hassan Abshir Farah.

 Riconciliazione

 Per tutto il 2001 i tentativi di riconciliazione sono stati diversi. In marzo la Lega degli Stati Arabi ha adottato una risoluzione chiedendo sostegno in Somalia per il TNG. In maggio il TNG ha annunciato l’intenzione di nominare una Commissione composta da 25 membri denominata Commission for Reconciliation and Property Settlement, ma a luglio la Presidenza si è dimessa lamentando mancanza di appoggio da parte del Governo. A dicembre il governo del Kenya ha ospitato una conferenza al fine di favorire la riconciliazione delle parti alla quale hanno partecipato il Presidente del TNG e i leader di diverse fazioni. Nella risoluzione che ne è seguita si chiedeva la creazione di un Governo composto da tutte le parti, ma i leader del SRRC hanno boicottato le trattative e hanno respinto il risultato. In dicembre gli scontri a Mogadiscio fra i sostenitori del leader Musa Sudi Yalahow e uno dei suoi ufficiali hanno portato alla morte di 19 civili. In dicembre delegati dell’Autorità Inter-Governativa per lo Sviluppo si sono incontrati a Mogadiscio con rappresentanti della task-force nazionale contro il terrorismo del TNG e hanno discusso del processo di pace e della lotta al terrorismo.

Un nuovo esperto in Diritti Umani, indipendente, è stato nominato dalle Nazioni Unite e nel settembre del 2001 ha reso visita al Paese.

 La risposta agli attacchi dell’11 settembre negli USA

 Le autorità del TNG e del Puntland hanno velocemente e puntualmente smentito le voci secondo cui sarebbero stati presenti campi di addestramento di al-Qaeda sul territorio somalo, hanno costituito una task-force contro il terrorismo ed incluso il gruppo islamico al-Itihad, con sede in Somalia, nella lista di organizzazioni bandite dal Governo statunitense.

 Migliaia di cittadini somali hanno subìto gravi ripercussioni economiche dopo il congelamento da parte degli USA dei fondi esteri della Al-Barak, la più importante banca somala, in quanto sospettata di aver girato fondi ad al-Qaeda.

 In seguito all’emissione di rapporti secondo i quali la Somalia era stata identificata dal Governo americano come uno dei possibili target di azioni anti-terrorismo, verso la fine del 2001 la tensione è montata e in dicembre delegazioni del Governo degli USA e delle Nazioni Unite si sono recate in Somalia per discutere di sicurezza con i rappresentanti del TNG e del Somaliland.

 Civili vittime dei conflitti armati

 Per tutto il 2001 si sono avuti scontri fra i clan e le fazioni rivali e centinaia di civili hanno perduto la vita anche a causa dell’uso indiscriminato della forza. Gli incidenti hanno avuto luogo principalmente nell’area di Mogadiscio e nel sud del Paese e hanno visto coinvolte anche le truppe etiopi unitesi al Rahanwein Resistance Army.

 Nei mesi di maggio e luglio molti civili sono stati indiscriminatamente uccisi a Mogadiscio durante gli scontri fra fazioni rivali e in ottobre, sempre a Mogadiscio, almeno 30 persone hanno perduto la vita durante gli scontri fra le forze governative e le milizie legate alle fazioni armate.

 Numerose le rappresaglie e le uccisioni di membri di clan rivali, così come i casi di rapimenti, nonché di torture a danno dei prigionieri, soprattutto donne e persone appartenenti a gruppi etnici minoritari. Nessuna delle parti in lotta ha rispettato i principi della legge umanitaria internazionale che dovrebbe regolare i conflitti armati e proteggere i civili.

 A marzo uomini armati hanno rapito a Mogadiscio 4 membri dello staff delle Nazioni Unite e 3 rappresentanti dell’organizzazione non governativa Medici Senza Frontiere. Tutti sono stati rilasciati molti giorni dopo, incolumi.

Il 18 novembre 18 studenti sono stati uccisi da fazioni armate a colpi di arma da fuoco nella loro scuola a Buulo Barde, nella regione dell’Hiran.

Principio di legalità

A Mogadiscio si è dato il via ad un processo per portare gradualmente le Corti Islamiche, istituite dai leader delle fazioni, nel sistema giuridico nazionale, ma si teme che non rispettino gli standard riconosciuti di equità e competenza. Tali Corti hanno emesso numerose condanne a morte, eseguite immediatamente. Inoltre, le persone preposte per l’amministrazione della giustizia e le forze di polizia nel Somaliland e nel Puntland hanno dimostrato in moltissime occasioni di non aver alcun rispetto per i diritti legali. I difensori dei Diritti Umani in Somaliland hanno emesso numerosi rapporti su detenzioni arbitrarie, processi non equi, condizioni carcerarie disumane, casi di tortura ed uccisioni illegali da parte della polizia.

Libertà di espressione

Molto limitata la libertà di espressione in tutto il Paese, con pochissima tolleranza da parte delle autorità governative o delle fazioni armate nei confronti di critiche mosse dai media o da singoli individui. Molti i giornalisti arrestati e detenuti senza accusa. Molti i prigionieri di coscienza.

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Per meglio comprendere la situazione in Somalia, riportiamo per intero l’articolo SOMALIA al bivio fra separazione e pace. Analisi politica del momento, pubblicato dal sito www.italosomali.org che invitiamo tutti a visionare.

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In questo approfondimento intendo affrontare quanto sta avvenendo o è già avvenuto. Nei giorni passati nel nostro sito abbiamo pubblicato due articoli: cosa sta succedendo e piatto velenoso ai warlords. La presente si collega a questi articoli e portando ulteriori elementi concreti cioè documenti o atti che ci condurranno e aiuteranno ad affrontare compiutamente l’argomento. 

Parto dal presupposto oggettivo che a Eldoret sono stati applicati due pesi e due misure. Ai partecipanti dell’Assemblea di riconciliazione sono state minacciate delle sanzioni, che di fatto hanno obbligato per la prima volta ad incontrarsi i maggiori pretendenti delle spoglie somale a Eldoret. Finalmente, un assise “autorevole”, con un convitato di pietra: il Somaliland. Tuttavia a scorrere la lista dei partecipanti gli Issaq (Somaliland) ci sono a Eldoret con il Ministro degli esteri del GTN Yusuf Hassan Ibrahim e con il Vice Primo Ministro del medesimo governo Osman Jama, tutte due Issaq nativi di Hargheisa e ciò nonostante, l’ingombrante presenza fisica a Eldoret di Mohamed Said Hersi “Morgan”, genero di Siad Barre, noto come il “macellaio di Hargeisa” per i suoi precedenti massacri contro la popolazione civile di Hargeisa. 

A Mogadiscio, inoltre nel governo di Abdiqassim ci sono altri membri Issaq tra cui Mohamed Warsame Ali, Ministro dei Lavori Pubblici e numerosi deputati. Abdiqassim Salad Presidente del GTN, a Eldoret ha mandato una folta e autorevole delegazione guidata dal Primo Ministro Hassan Abshir Farah, però ha denunciato da Mogadiscio l’assenza politica del Somaliland o di una delegazione anche minima dell’omologo Dahir Riraale Kahin, che pare non abbia subito il diktat delle sanzioni. Capire la frustrazione di Abdiqassim è doverosa, il Somaliland degli ultimi mesi si sente emancipato dalla Somalia (errando in questa valutazione per una serie di motivi che analizzeremo prossimamente) per una serie di segnali positivi che riceve dalla Amministrazione americana, dall’Unione Europea, da inglesi, danesi etc. in virtù anche dei contratti economici che sta siglando con numerose società e, fatto positivo unico dell’attuale superframmentato panorama somalo, dalla stabilità interna della Regione anche se ultimamente si sta segnalando una crescita della tensione anche nel Somaliland.

 I segnali sono politici ed economici, nel Somaliland sono state concesse licenze per perforazioni petrolifere terrestri e Off-shore a numerose imprese: la Rovagold Ltd, società dei sobborghi di Londra congiuntamente alle società cinesi CPEC Ltd. e CPC Ltd. hanno avuto le autorizzazioni per esplorazione nella costa quasi due anni fa, ai blocchi marini denominati M10 e M10A con altrettanti blocchi terrestri denominati 35 e 36, per un totale complessivo di circa 7 milioni di acri. La Joint Venture deve perforare quattro pozzi secondo il relativo contratto di licenza. Sono stati già effettuati studi di fattibilità e selezionato i luoghi delle prime ricerche che sono nel blocco 35 terrestre; La Simenole Copenhagen Group società danese, ha firmato il 22.10.02 il suo contratto; La Zarara Energy Ltd di Dubai, società a scatole cinesi registrata in Sud Africa con capitale e proprietà mista texana/nigeriana ha il suo contratto d’esplorazione; nell’area ci sono concessioni in essere per Agip, Amoco, Chevron, Conoco e Phillips. Per la verità ci sono concessioni petrolifere, per un anno, anche nel Basso Scebeli per Elf, Total e Fina. Awdal Roads Company società euroamericana di pesca con sede a Seylac (Zeila), ha acquisito il suo bel contratto e sta pubblicizzando i prodotti ittici nel web. 

La WorldWater Corp americana ha un contratto chiamato Master Implementing Contractor per lo sviluppo/ripristino di pozzi alimentati con energia rinnovabile (fotovoltaica); una società sudafricana ha strappato un contratto minerario a seguito della scoperta di giacimenti di ametista, acquamarine, smeraldi, graniti, opali, rubini, zaffiri esattamente gli smeraldi a Laagaleh e Sinnar, acquamarine a Daarbuduq, Gaalloley e Lafaruug, granite sempre a Laagaleh, Borama e Daarbuduq sono stati inoltre individuati depositi di feldspato, ferro, caolino, calcare, gas naturale, quarzo, silicio, tantalo, stagno e uranio. Evidentemente la consistenza dei giacimenti è considerevole se ha fatto muovere l’Unione Europea, cioè la lobby inglese, che ha creato immediatamente con il “governo del Somaliland” un’organizzazione non governativa per esplorare ulteriori risorse minerarie locali. Sono stati stanziati fondi per l’esplorazione mineraria, gli equipaggiamenti minerari, la formazione di personale minerario, l’organizzazione dell’associazione di vendita e commercializzazione delle risorse minerarie, il marketing delle gemme ed infine la formazione del personale addetto al taglio e delle pulizie delle gemme. 

Notevole, il tempismo dell’UE in Somaliland, che mal si concilia con quanto affermato nel bollettino 7/8 2000 sulla Risoluzione 1.6.152. del Parlamento europeo sulla situazione in Somalia: “Il Parlamento condanna senza riserve l'uso della violenza e gli atti di banditismo perpetrati dalle milizie armate in Somalia. Invita l'Unione europea a sostenere il governo nazionale di transizione affinché esso possa affermare la propria autorità in TUTTO IL PAESE, a intensificare l'assistenza umanitaria a profughi e sfollati, in stretta cooperazione con le agenzie delle Nazioni Unite, e a dare attuazione ai programmi di aiuti e ripristino. Sollecita la rigorosa applicazione dell'embargo sulle armi decretato nei confronti della Somalia dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite” non ci sono commenti per queste performance diplomatiche dell’Unione Europea, inoltre l’UE ha stanziato 199 milioni di € per la Somalia per i prossimi 5 anni richiamandosi ad uno spirito di “neutralità” dando la priorità alle zone considerate SICURE (Somaliland, Puntland?) che aggiunto ai precedenti sforzi economici sono notevoli. Il tempismo dell’UE, tuttavia, sembra puntare a problemi economici anziché soluzioni politiche per la Somalia, è evidente che non c’è un Europa politica ma emergono azioni di singoli paesi europei che vanno a colmare o insediare posizioni prominenti per il futuro. 

Tuttavia il succitato tempismo è una forza anche del “governo del Somaliland” che nel suo sito “ufficiale” ha già prontamente e provvidamente inserito i contratti tipo per società, Joint Ventures con società straniere e non solo questo nel sito vi è anche il N° di fax 252-828-0006, per contattare direttamente l’ufficio del Ministro Mohamud Abdi Farah. Tuttavia con tutte queste segnalazioni economiche classificate come positive bisogna aggiungere la debacle nei conti finanziari del Somaliland che ha creato un PIL di 20 milioni di USD, poca cosa, rapportati agli introiti persi con il commercio del bestiame di cui primo destinatario era l’Arabia Saudita. Alla luce di tutte queste manovre che includono l’interesse dell’Amministrazione Bush per le infrastrutture aeree e portuali di Berbera, dopo la sicura smobilitazione dalle basi saudite e dal pericoloso porto di Aden. L’insieme dei fatti ha fatto crescere lo smisurato ego di un Somaliland autosufficiente. 

Dall’altro canto, dal congresso di Eldoret, con la lista diramata d’uffico dall’Igad per la composizione dei sei comitati e le percentuali assegnate per i vari componenti, formalizzata il 5 Ottobre, si è di fatto riconosciuto il governo GTN di Abdiqassim Salad, a cui sono stati assegnati 14 seggi che vanno sommati a quelli assegnati ai suoi alleati. A ciò va aggiunto la vittoria complessiva degli Hawiya con tutti i suoi clan e sottoclan, che di fatto hanno avuto mano libera e maggioranza effettiva in tutti gli schieramenti contrapposti. A questo punto tanto vale dare un sostegno totale al Governo di Transizione Nazionale e trattare “realisticamente” gli aspetti di contorno della disputa somala. Vorrei sottolineare l’aspetto che Abdiqassim è forte del mandato di Rappresentanza per la Somalia presso tutte le istituzioni internazionali: Oua, Onu, Lega Araba et. Giocoforza vuole, che piaccia o meno, fare i conti con il governo di Abdiqassim che può porre veti, il Somaliland e le altre autoproclamate repubbliche sono prive di questa importante e peculiare caratteristica.

Eldoret, ha evidenziato anche un aspetto molto importante, che sfugge a tutti gli analisti della questione somala, l’assoluta mancanza di una classe politica somala che possa mediare, governare, trattare gli aspetti contrapposti in maniera superpartes e nell’interesse della “nazione somala”. E’ una grave lacuna, che la nostra associazione aveva precedentemente già analizzato e denunciato. Nell’insieme degli avvenimenti c’è una flebile speranza che, si spera riporti la Somalia nel contesto civile ed esaurisca l’anarchia decennale in cui versa il paese. Ma, questa operazione non deve andare a discapito dell’unità del paese e del popolo somalo, anche se i segnali che giungono dimostrano che c’è una forte attività politica “estera” destabilizzante e che lavora inconsciamente contro gli sforzi di riappacificazione, non basta la sola buona volontà bisogna applicare una lungimiranza di vedute. L’aggiornamento della situazione somala ci porta al 19 Novembre, e alla nuova composizione emessa dall’Igad per correggere la precedente del 5 Ottobre, che aveva creato tanto malumore, rivolta e la paralisi del congresso somalo di Eldoret, il risultato sembra sia stato peggiorativo. La nuova lista è su composizione cabilistica, è stata ampliata la platea dei partecipanti da 362 a 400 e, ovviamente, si sono create altre tensioni tra i partecipanti che si sono ribellati anche a questa seconda lista. Di peggio in peggio. Ciò rafforza ulteriormente la perplessità sul percorso intrapreso per la riappacificazione, senza aver voluto considerare le varie proposte, tra cui la nostra, che certamente non è perfetta, ma sicuramente era condivisibile, migliorabile e che nessuno ha voluto prendere in considerazione. Dalla diaspora somala avevamo ottenuto un ampia solidarietà e consenso ma per mancanza dei necessari supporti politici per portare avanti la proposta. Questa giace da Marzo ancora a livello di proposta. Invitiamo i nostri visitatori a leggerla.

Da quanto su esposto vediamo che ci sono dei protagonisti politici ed economici diversi dall’Italia, legato alla Somalia da vincoli storici. L’Italia si fregia dello status di Presidente dei paesi donors a Eldoret, ma di fatto ha abdicato ad altri la sua vocazione e i suoi legami storici con la Somalia. Qualche passaggio di mano della politica italiana pro Somalia è da citare. In Europa: il gruppo dei deputati DS (Democratici di Sinistra) ha firmato una Risoluzione comune sulla situazione in Somalia (Doc.: B5-0408/2002), un mero atto formale privo di costrutto e privo di contenuti forti, un documento che fa più male piuttosto che merito alla capacità politica della sinistra italiana presente in Europa. Per contro l’eurodeputato Moscardini di An, ha posto più interrogazioni al parlamento europeo sulla Somalia, alla fine dello scorso anno: Organigramma del fondamentalismo islamico in Somalia; Misure a favore di uno Stato federale somalo e Pericolo terrorismo in Somalia, pervenute al deputato “Da fonti interne della Regione autonoma del Puntland Somalo”. E’ pericoloso affidarsi alle notizie degli uomini dell’iroso, irrascibile, scontroso e vendicativo Abdullahi Yusuf. A un giornalista della Rai (Paolo Di Giannantonio) aveva dato in primis la notizia del luogo in cui terroristi di Al Qaeda si erano rifugiati era, secondo lui, da far bombardare dagli aerei americani. 

Le coordinate erano della sede del suo rivale del Puntland, Ali Jamà Ali, che tra l’altro Abdullahi ha tentato di prendere a pugni a Eldoret in questi giorni nel bel mezzo del convegno creando una gigantesca rissa. Il gruppo Di Pietro si affida a interrogazioni parlamentari europee sulla flotta Shifco che non importa più il pesce in Europa, preoccupandosi per la sorte di 400(?) marinai italiani che perderanno il lavoro, assieme a 2000 somali. Impressionante luogo comune, quei pescherecci donati dalla cooperazione italiana alla Somalia, ora di proprietà dell’Ing. Mugne (primo caso di scippo ad uno Stato), che gestisce a suo piacere tutti i proventi della pesca. Proventi che in questo momento sono in distribuzione a Eldoret, dove Mugne sta cercando di aggraziarsi le nuovi correnti che si stanno formando, donando soldi a destra e manca. La flotta Shifco, composta da 5 pescherecci: la 21 Oktoobar, Faarax Oomar, Cusman Geedi Raghe, 21 Oktoobar III, 21 Oktoobar IV più volte coinvolte in scandali e loschi traffici, non ha capacità strutturali e di flotta per avere l’enorme numero di lavoratori citati nell’interrogazione e ciò si desume chiaramente anche dal rapporto di controllo della commissione avvenuto in Aden nello Yemen.

Italia, partiamo dalle “proposte” diplomatiche per la Somalia, tutte del Ministero degli Esteri italiano che poi dovranno a suo tempo avere le risorse attuative. La Direzione Generale della Farnesina per i Paesi dell'Africa nel suo documento di programmazione dice: “sostenere i processi di pace in Somalia attraverso l’esercizio della presidenza dell’IGAD Partners Forum, l’impegno in ambito europeo e l’azione per la mobilitazione di risorse internazionali, contribuire ai meccanismi bilaterali e multilaterali di prevenzione e gestione dei conflitti e al sostegno delle istituzioni democratiche, dei processi elettorali e della “good governance” attraverso il sostegno all’OUA, ad organismi delle Nazioni Unite e ad organismi sub-regionali, con priorità per il Corno d’Africa; l’obiettivo è il sostegno alla riconciliazione e alla ricostituzione dello Stato in Somalia, favorendo il dialogo tra le istituzioni scaturite dalla conferenza di Arta e le amministrazioni già insediate in alcune parti del paese. 

Adeguamento degli strumenti di presenza diplomatica in Somalia (Delegazione Diplomatica Speciale) nella prospettiva della riapertura dell’Ambasciata; Direzione Generale per la Cooperazione allo sviluppo: alla luce delle opportunità offerte dalle intese politiche emergenti in loco, specie nel Corno d’Africa, nonché delle esigenze di consolidamento a livello sub-regionale delle politiche settoriali, in particolare di risanamento socio-sanitario. La ventilazione geografica concentrerà le attività nei Paesi prioritari (Etiopia, Eritrea, Somalia, Mozambico, Angola, Uganda, Sudafrica) con i quali la cooperazione si svolge o si svolgerà nel quadro di programmi triennali concordati, collegati alle rispettive strategie di sostegno allo sviluppo e di lotta alla povertà internazionalmente concordate. Per la Somalia, ove la costituzione del Governo transitorio consente di riprendere forme di cooperazione di medio periodo, in aggiunta all’aiuto umanitario; in tale contesto verrà rafforzata la nostra cooperazione tramite il canale multilaterale e si cercherà di riavviare, per quanto possibile, quella sul canale bilaterale”.

Versante politico italiano. Cronologicamente superata la fase dei bombardamenti “immininenti” a causa dei “presunti terroristi” rifugiati in Somalia, la Farnesina con il Sottosegretario Mantica, responsabile per la politica somala ha avuto una serie d’incontri con “autorevoli personalità somale” tra cui il Presidente Osman Jama, della Commissione Mista (Parlamento-Governo) somalo a cui il Sottosegretario ha comunicato “che l'iniziativa italiana, benché autonoma, si affianca a quella in corso dell'IGAD, l'organizzazione intergovernativa che riunisce tutti i Paesi del Corno d'Africa, per sostenerla e assicurarne il successo" era il 7.02.2002 (Nota informativa MAE); nell’intervista del 19 Aprile Mantica ribadiva il concetto: “non c'è dubbio che la pace in Somalia sia nelle mani dei somali stessi, ma è altresì chiaro che una pace duratura dovrà essere il risultato anche dell'accordo e del sostegno di tutti i paesi del Corno d'Africa. L'Igad, in quanto organizzazione che li comprende tutti, è la sede naturale dove delle negoziazioni efficaci sulla riconciliazione somala possano aver luogo". 

Il 27 marzo scorso, il sottosegretario senatore Mantica ha ricevuto Hussein Mohamed Farah Aidid e Abdullahi Nur «Gabyow» del SRRC. L’On. COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento dell’incontro riferiva in aula a interrogazione dell’On.Fiori: “tuttavia, l'SRRC appare soggetto a tendenze alla disgregazione derivanti dalla recente scissione del gruppo RRA (Esercito di resistenza Rahanweyni, si è già scisso l’RRA con sanguinosi scontri nella città di Baidoa) di Shatigudud, autoproclamatosi capo dello Stato del sud-ovest somalo con capitale Baidoa, e minaccia di perdere anche Mussa Sudi Yalahow (ha perso questo alleato e, Musa a sua volta ha perso il suo luogotenente Omar Finish, ora suo avversario con relativi scontri sanguinosi a Mogadiscio), il quale starebbe autonomamente consolidando la propria base territoriale di Medina e del porto di Mogadiscio. Ciò sembra rendere più difficile che l'SRRC, può presentandosi con un fronte unico a Nairobi, possa dare in quella occasione prova di autentica coesione”. La coesione non è mai esistita è fallita nei mesi successivi, l’alleanza del SRRC si sosteneva solamente per l’ostilità contro ricambiata per il TNG di Mogadiscio, si amalgama a secondo delle convenienze molto mobili e “quotidiane” dei suoi leader, inutile cercare il bandolo della matassa delle alleanze. Nel frattempo a Roma ci sono stati altri incontri oltre a quelli citati e si sono evitati altri incontri che nel TNG avevano creato dei malumori verso la Farnesina, sorvoliamo. 

Nel contesto succitato una domanda sorge verso la politica italiana: a qual fine e perché incontrare questi personaggi partendo dalle premesse finali dell’On. Ventucci? Realpolitik. Ultima considerazione, la riappacificazione sotto l’egida IGAD cioè Etiopia, Kenya e Gibuti i paesi front-line, significa che la riappacificazione è un utopia non attuabile. L’equivoco di fondo è proprio l’ente che sponsorizza tale evento. L’Igad non è un organizzazione internazionalmente rilevante ne’ rappresentante, è semplicemente il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo dei paesi dell’Africa Orientale, Inter Governmental Authority on Development. Quale valenza e peso politico può avere e dare un ente di promozione agricola? Cosa offre come valore aggiunto ai somali per farli smettere di litigare un ente di promozione agricola? Che sostegno può dare un ente di promozione agricola? Per contro, i paesi da cui è composto l’Igad per un motivo o l’altro hanno una visione politica (ovviamente non agricola) divergente per la Somalia, è inutile nella presente cercare di analizzare la realtà della situazione dei paesi front-line, nell’Igad qualcuno rema contro la pace somala e non c’entra assolutamente nulla con la diatriba interna della Somalia e la sua riappacificazione. Per esempio guardiamo una notizia che è iniziata a circolare avente attinenza con la Somalia e siccome le notizie vanno capite guardiamo quella del 28/09/02, fonte African Intelligence: Academics study the idea of a regional Confederacy. A conference is to study the possibilities of creating a confederacy of countries on the Horn of Africa – Ethiopia, Eritrea, Djibouti, Somalia. Nello stesso momento abbiamo delegazioni etiopi impegnate in visite di “Stato” nel Puntland e nel Somaliland, sono per promuovere la pace di Eldoret?

E’ inutile nascondersi dietro ad un dito, la verità è che le autorevoli Istituzioni Internazionali sono latitanti: l’OUA, ONU, l’UE e la Lega Araba. Sono “wanted” per la ricomposizione della Somalia. La dimostrazione sta a Eldoret, non ci sono gli osservatori di tali Istituzioni; l’Italia presidente donors è presente con il “Rappresentante diplomatico per la Somalia” Carlo Ungaro, a cui il 25 Novembre u.s. gli è stato negato l’entrata a Hargheysa, in quanto secondo la polizia di frontiera era privo di visto d’entrata(?), il messaggio politico è chiaro, per inciso bisogna notare che il medesimo Ungaro nel mese di Maggio veniva accolto all’aeroporto di Hargheysa dal “Ministro degli Affari Esteri del Somaliland” il Sig. Qasim Shekh Yusuf Ibrahim. Secondo il Somaliland, in questi giorni in subbuglio interno, l’Italia è ritenuta correa dell’attuale situazione somala (quella del Sud). In realtà la mossa del Somaliland è uno schiaffo politico di larga ampiezza, perché il rappresentante italiano Ungaro era latore di messaggi provenienti da ElDoret e da Mogadiscio, inoltre Ungaro in un certo qual modo tentava di smentire la voce che l’Italia sta parteggiando per alcuni clan, cosa che tra l’altro gli è già stata rinfacciata dagli autorevoli membri del clan dei DIR il 15 Novembre, clan che ha intenzione di abbandonare il congresso. Il Somaliland pensa e vuole altri interlocutori, è incoraggiato come abbiamo detto da molti piccoli segnali ultimo dei quali è l’invito del Presidente del Senegal al Presidente Dahir di recarsi in visita nel paese dell’Africa Occidentale per cominciare ad intrattenere relazioni diplomatiche.

Concludendo, è ovvio che ci sono sicuramente percorsi alternativi alla gravosa situazione somala, ma il fatto è che nessuno vuole intraprendere realmente e compiutamente tragitti alternativi. C’è un insieme d’interessi economici e industriali (alla luce di quanto abbiamo verificato, l’Italia è tagliata fuori dalla Somalia) ma non una seria volontà politica. Deleteriamente c’è una confusione d’azioni e di ruoli non coordinati in ambito UE che portano ad una contraddizione stridente ed evidente nell’azione dei suoi membri visto anche le risoluzioni votate unanimemente dai parlamentari europei (è giunta il 25.11.02 a Eldoret, Jacobus Richelle, Direttore Generale per lo Sviluppo UE, lei dice che la sua presenza conferma e porta un chiaro messaggio dell’Unione Europea, far procedere la riappacificazione giunta ad un punto morto). La mano destra non sa cosa fa la sinistra, è grave. Leggendo gli ulteriori segnali quasi impercettibili sulla Somalia viene un sospetto e fanno chiedere cosa bolle in pentola? Il 19.10.02, la rivista in rete THE INDIAN OCEAN NEWSLETTER, che si fregia anche dell’appellativo di African Intelligence, rivela il Presidente del Puntland era in visita negli States. Sempre la stessa rivista comunica che il 5 Ottobre, data d’uscita del controverso documento a Eldoret, c’era una folta delegazione diplomatica americana che ha incontrato numerosi leader, è stata per una settimana in Somalia, e a ranghi separati ha avuto incontri a Nord e Sud.

 UNQUOTE

 (Fonti: Amnesty International, clorofilla.it,italosomali.org, NTC - Coalit)

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