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Gennaio 2003
SOMALIA
Abitanti: 9,2
milioni.
Religione: maggioranza
musulmana.
Pena di morte: in
vigore.
Metodo di esecuzione:
fucilazione.
Il sistema giuridico
si basa su un insieme di vari sistemi giuridici e norme
tradizionali.
In seguito alla
caduta del regime di Siad Barre, nel 1991, nel Paese vige una
situazione di instabilità politica, caratterizzata dalla lotta fra
fazioni e da banditismo.
Il 4 dicembre
2002 l’organizzazione umanitaria “Medici senza Frontiere” ha
presentato un rapporto sulla questione somala al fine di riportarla
alla ribalta e di invertire la tendenza degli ultimi anni. Le
organizzazioni umanitarie impegnate sul territorio sono costrette ad
operare in un ambiente ostile e la loro presenza sta diminuendo, così
come stanno diminuendo i fondi a disposizione per interventi
umanitari e di sviluppo. Infatti, a dieci anni di distanza
dall’avvio dell’operazione Restore
Hope il 9 dicembre 1992, cioè quando le Nazioni Unite mettevano
piedi in Somalia, i riflettori su questo Paese si sono spenti, ma la
Somalia, dilaniata dalla guerra civile che imperversa da 12 anni,
continua ad avere bisogno di tutto.
Background
(in base al rapporto
di Amnesty International relativo
all’anno 2001)
Il Transitional National Government (TNG) [alla lettera Governo
Nazionale Transitorio] con sede a Mogadiscio, costituito
nell’ottobre del 2000 in seguito alla Conferenza di Pace tenutasi
a Gibuti appoggiata a livello internazionale, è riconosciuto
soltanto da una piccola parte nel sud del Paese e almeno fino alla
fine del 2001 ha incontrato l’opposizione degli autoproclamatisi
governi del Somaliland e Puntland
e di fazioni armate che controllavano diverse aree di Mogadiscio e
del sud del Paese. Sono continuati gli scontri per il controllo del
territorio fra queste fazioni e il TNG, e fra fazioni armate opposte
nella parte meridionale del Paese. Alcune milizie sono state
integrate nelle forze di polizia e nell’esercito.
Tutte le parti
coinvolte nel conflitto hanno arruolato come soldati anche bambini,
di cui molti con con appena 10 anni di età.
Nel marzo del
2001 diversi leader di fazioni opposte al TNG si sono incontrati in
Etiopia e hanno dato vita al Somali
Reconciliation and Restoration Coucil (SRRC) dichiarando di
voler organizzare una conferenza nell’anno 2002 al fine di
nominare un Governo Transitorio di Unità Nazionale.
Nel luglio del
2001 gli elettori del Somaliland
in un referendum nazionale hanno approvato la nuova Costituzione che
dichiarava il Somaliland
uno Stato indipendente. Al referendum si sono opposti il TNG e
l’autorità regionale del Puntland.
Nel giugno del
2001, alla scadenza del mandato, il leader del Puntland
Abdullah Yusuf Ahmed è stato temporaneamente sostituito dal
Presidente della Corte Suprema, Yusuf Haji Nur, così come previsto
dallo Statuto del Puntland,
ma Abdullah Yusuf Ahmed si è rifiutato di riconoscere il suo
successore e i supporter di entrambe le parti nel mese di agosto
hanno dato il via ad una serie di scontri a Bosasso durante i quali
40 persone hanno perduto la vita. In novembre Jama Ali è stato
nominato nuovo leader dal consiglio degli anziani, nonostante
l’opposizione di Abdullah Yusuf Ahmed. In seguito a questa nomina
nei mesi di novembre e dicembre 2001 si sono avuti altri scontri fra
i rappresentanti delle due parti a Garowe, durante i quali almeno 13
persone sono morte.
In novembre è
stato nominato un nuovo Primo Ministro del TGN, Hassan Abshir Farah.
Riconciliazione
Per tutto il
2001 i tentativi di riconciliazione sono stati diversi. In marzo la
Lega degli Stati Arabi ha adottato una risoluzione chiedendo
sostegno in Somalia per il TNG. In maggio il TNG ha annunciato
l’intenzione di nominare una Commissione composta da 25 membri
denominata Commission for
Reconciliation and Property Settlement, ma a luglio la
Presidenza si è dimessa lamentando mancanza di appoggio da parte
del Governo. A dicembre il governo del Kenya ha ospitato una
conferenza al fine di favorire la riconciliazione delle parti alla
quale hanno partecipato il Presidente del TNG e i leader di diverse
fazioni. Nella risoluzione che ne è seguita si chiedeva la
creazione di un Governo composto da tutte le parti, ma i leader del
SRRC hanno boicottato le trattative e hanno respinto il risultato.
In dicembre gli scontri a Mogadiscio fra i sostenitori del leader
Musa Sudi Yalahow e uno dei suoi ufficiali hanno portato alla morte
di 19 civili. In dicembre delegati dell’Autorità
Inter-Governativa per lo Sviluppo si sono incontrati a Mogadiscio
con rappresentanti della task-force
nazionale contro il terrorismo del TNG e hanno discusso del processo
di pace e della lotta al terrorismo.
Un nuovo esperto in
Diritti Umani, indipendente, è stato nominato dalle Nazioni Unite e
nel settembre del 2001 ha reso visita al Paese.
La risposta agli
attacchi dell’11 settembre negli USA
Le autorità del
TNG e del Puntland hanno
velocemente e puntualmente smentito le voci secondo cui sarebbero
stati presenti campi di addestramento di al-Qaeda
sul territorio somalo, hanno costituito una task-force
contro il terrorismo ed incluso il gruppo islamico al-Itihad, con sede in Somalia, nella lista di organizzazioni
bandite dal Governo statunitense.
Migliaia di
cittadini somali hanno subìto gravi ripercussioni economiche dopo
il congelamento da parte degli USA dei fondi esteri della Al-Barak,
la più importante banca somala, in quanto sospettata di aver girato
fondi ad al-Qaeda.
In seguito
all’emissione di rapporti secondo i quali la Somalia era stata
identificata dal Governo americano come uno dei possibili target di
azioni anti-terrorismo, verso la fine del 2001 la tensione è
montata e in dicembre delegazioni del Governo degli USA e delle
Nazioni Unite si sono recate in Somalia per discutere di sicurezza
con i rappresentanti del TNG e del Somaliland.
Civili vittime
dei conflitti armati
Per tutto il
2001 si sono avuti scontri fra i clan e le fazioni rivali e
centinaia di civili hanno perduto la vita anche a causa dell’uso
indiscriminato della forza. Gli incidenti hanno avuto luogo
principalmente nell’area di Mogadiscio e nel sud del Paese e hanno
visto coinvolte anche le truppe etiopi unitesi al Rahanwein Resistance Army.
Nei mesi di
maggio e luglio molti civili sono stati indiscriminatamente uccisi a
Mogadiscio durante gli scontri fra fazioni rivali e in ottobre,
sempre a Mogadiscio, almeno 30 persone hanno perduto la vita durante
gli scontri fra le forze governative e le milizie legate alle
fazioni armate.
Numerose le
rappresaglie e le uccisioni di membri di clan rivali, così come i
casi di rapimenti, nonché di torture a danno dei prigionieri,
soprattutto donne e persone appartenenti a gruppi etnici minoritari.
Nessuna delle parti in lotta ha rispettato i principi della legge
umanitaria internazionale che dovrebbe regolare i conflitti armati e
proteggere i civili.
A marzo uomini
armati hanno rapito a Mogadiscio 4 membri dello staff delle Nazioni
Unite e 3 rappresentanti dell’organizzazione non governativa Medici
Senza Frontiere. Tutti sono stati rilasciati molti giorni dopo,
incolumi.
Il 18 novembre 18
studenti sono stati uccisi da fazioni armate a colpi di arma da
fuoco nella loro scuola a Buulo Barde, nella regione dell’Hiran.
Principio di legalità
A Mogadiscio si è
dato il via ad un processo per portare gradualmente le Corti
Islamiche, istituite dai leader delle fazioni, nel sistema giuridico
nazionale, ma si teme che non rispettino gli standard riconosciuti
di equità e competenza. Tali Corti hanno emesso numerose condanne a
morte, eseguite immediatamente. Inoltre, le persone preposte per
l’amministrazione della giustizia e le forze di polizia nel Somaliland
e nel Puntland hanno dimostrato in moltissime occasioni di non aver alcun
rispetto per i diritti legali. I difensori dei Diritti Umani in Somaliland
hanno emesso numerosi rapporti su detenzioni arbitrarie, processi
non equi, condizioni carcerarie disumane, casi di tortura ed
uccisioni illegali da parte della polizia.
Libertà di
espressione
Molto limitata la
libertà di espressione in tutto il Paese, con pochissima tolleranza
da parte delle autorità governative o delle fazioni armate nei
confronti di critiche mosse dai media o da singoli individui. Molti
i giornalisti arrestati e detenuti senza accusa. Molti i prigionieri
di coscienza.
***
Per meglio comprendere
la situazione in Somalia, riportiamo per intero l’articolo
SOMALIA al bivio fra separazione e
pace. Analisi politica del momento,
pubblicato dal sito www.italosomali.org
che invitiamo tutti a visionare.
quote
In questo
approfondimento intendo affrontare quanto sta avvenendo o è già
avvenuto. Nei giorni passati nel nostro sito abbiamo pubblicato due
articoli: cosa sta
succedendo
e piatto velenoso
ai warlords. La presente si collega a
questi articoli e portando ulteriori elementi concreti cioè
documenti o atti che ci condurranno e aiuteranno ad affrontare
compiutamente l’argomento.
Parto dal presupposto
oggettivo che a Eldoret sono stati applicati due pesi e due misure.
Ai partecipanti dell’Assemblea di riconciliazione sono state
minacciate delle sanzioni, che di fatto hanno obbligato per la prima
volta ad incontrarsi i maggiori pretendenti delle spoglie somale a
Eldoret. Finalmente, un assise “autorevole”, con un convitato di
pietra: il Somaliland. Tuttavia a scorrere la lista dei partecipanti
gli Issaq (Somaliland) ci sono a Eldoret con il Ministro degli
esteri del GTN Yusuf Hassan Ibrahim e con il Vice Primo Ministro del
medesimo governo Osman Jama, tutte due Issaq nativi di Hargheisa e
ciò nonostante, l’ingombrante presenza fisica a Eldoret di
Mohamed Said Hersi “Morgan”, genero di Siad Barre, noto come il
“macellaio di Hargeisa” per i suoi precedenti massacri contro la
popolazione civile di Hargeisa.
A Mogadiscio, inoltre
nel governo di Abdiqassim ci sono altri membri Issaq tra cui Mohamed
Warsame Ali, Ministro dei Lavori Pubblici e numerosi deputati.
Abdiqassim Salad Presidente del GTN, a Eldoret ha mandato una folta
e autorevole delegazione guidata dal Primo Ministro Hassan Abshir
Farah, però ha denunciato da Mogadiscio l’assenza politica del
Somaliland o di una delegazione anche minima dell’omologo Dahir
Riraale Kahin, che pare non abbia subito il diktat delle sanzioni.
Capire la frustrazione di Abdiqassim è doverosa, il Somaliland
degli ultimi mesi si sente emancipato dalla Somalia (errando in
questa valutazione per una serie di motivi che analizzeremo
prossimamente) per una serie di segnali positivi che riceve dalla
Amministrazione americana, dall’Unione Europea, da inglesi, danesi
etc. in virtù anche dei contratti economici che sta siglando con
numerose società e, fatto positivo unico dell’attuale
superframmentato panorama somalo, dalla stabilità interna della
Regione anche se ultimamente si sta segnalando una crescita della
tensione anche nel Somaliland.
I segnali sono
politici ed economici, nel Somaliland sono state concesse licenze
per perforazioni petrolifere terrestri e Off-shore a numerose
imprese: la Rovagold Ltd,
società dei sobborghi di Londra congiuntamente alle società cinesi
CPEC Ltd. e CPC
Ltd. hanno avuto le autorizzazioni per esplorazione nella costa
quasi due anni fa, ai blocchi marini denominati M10 e M10A con
altrettanti blocchi terrestri denominati 35 e 36, per un totale
complessivo di circa 7 milioni di acri. La Joint Venture deve
perforare quattro pozzi secondo il relativo contratto di licenza.
Sono stati già effettuati studi di fattibilità e selezionato i
luoghi delle prime ricerche che sono nel blocco 35 terrestre; La Simenole
Copenhagen Group società danese, ha firmato il 22.10.02
il suo contratto; La Zarara
Energy Ltd di Dubai, società a scatole cinesi registrata in
Sud Africa con capitale e
proprietà mista texana/nigeriana ha il suo contratto
d’esplorazione; nell’area ci sono concessioni in essere per Agip, Amoco, Chevron, Conoco e Phillips. Per la verità ci sono
concessioni petrolifere, per un anno, anche nel Basso Scebeli per
Elf, Total e Fina. Awdal
Roads Company società euroamericana di pesca con sede a Seylac (Zeila),
ha acquisito il suo bel contratto e sta pubblicizzando i prodotti
ittici nel web.
La WorldWater
Corp americana ha un contratto chiamato Master
Implementing Contractor per lo sviluppo/ripristino di pozzi
alimentati con energia rinnovabile (fotovoltaica); una società
sudafricana ha strappato un contratto minerario a seguito della
scoperta di giacimenti di ametista, acquamarine, smeraldi, graniti,
opali, rubini, zaffiri esattamente gli smeraldi a Laagaleh e Sinnar,
acquamarine a Daarbuduq, Gaalloley e Lafaruug, granite sempre a
Laagaleh, Borama e Daarbuduq sono stati inoltre individuati depositi
di feldspato, ferro, caolino, calcare, gas naturale, quarzo,
silicio, tantalo, stagno e uranio. Evidentemente la consistenza dei
giacimenti è considerevole se ha fatto muovere l’Unione
Europea, cioè la lobby inglese, che ha creato immediatamente
con il “governo del Somaliland” un’organizzazione non
governativa per esplorare ulteriori risorse minerarie locali. Sono
stati stanziati fondi per l’esplorazione mineraria, gli
equipaggiamenti minerari, la formazione di personale minerario,
l’organizzazione dell’associazione di vendita e
commercializzazione delle risorse minerarie, il marketing delle
gemme ed infine la formazione del personale addetto al taglio e
delle pulizie delle gemme.
Notevole, il tempismo
dell’UE in Somaliland, che mal si concilia con quanto affermato
nel bollettino 7/8 2000 sulla Risoluzione 1.6.152. del Parlamento europeo sulla situazione in
Somalia: “Il Parlamento condanna senza riserve l'uso della
violenza e gli atti di banditismo perpetrati dalle milizie armate in
Somalia. Invita l'Unione europea a sostenere il governo nazionale
di transizione affinché esso possa affermare la propria autorità
in TUTTO IL PAESE, a intensificare l'assistenza umanitaria a
profughi e sfollati, in stretta cooperazione con le agenzie delle
Nazioni Unite, e a dare attuazione ai programmi di aiuti e
ripristino. Sollecita la rigorosa applicazione dell'embargo sulle
armi decretato nei confronti della Somalia dal Consiglio di
sicurezza delle Nazioni Unite” non ci sono commenti per queste
performance diplomatiche dell’Unione Europea, inoltre l’UE ha
stanziato 199 milioni di € per la Somalia per i prossimi 5
anni richiamandosi ad uno spirito di “neutralità” dando la
priorità alle zone considerate SICURE (Somaliland, Puntland?) che
aggiunto ai precedenti sforzi economici sono notevoli. Il tempismo
dell’UE, tuttavia, sembra puntare a problemi economici anziché
soluzioni politiche per la Somalia, è evidente che non c’è un
Europa politica ma emergono azioni di singoli paesi europei che
vanno a colmare o insediare posizioni prominenti per il
futuro.
Tuttavia il succitato
tempismo è una forza anche del “governo del Somaliland” che nel
suo sito “ufficiale” ha già prontamente e provvidamente
inserito i contratti tipo per società, Joint Ventures con società
straniere e non solo questo nel sito vi è anche il N° di fax
252-828-0006, per contattare direttamente l’ufficio del Ministro
Mohamud Abdi Farah. Tuttavia con tutte queste segnalazioni
economiche classificate come positive bisogna aggiungere la debacle
nei conti finanziari del Somaliland che ha creato un PIL di 20
milioni di USD, poca cosa, rapportati agli introiti persi con il
commercio del bestiame di cui primo destinatario era l’Arabia
Saudita. Alla luce di tutte queste manovre che includono
l’interesse dell’Amministrazione Bush per le infrastrutture
aeree e portuali di Berbera, dopo la sicura smobilitazione dalle
basi saudite e dal pericoloso porto di Aden. L’insieme dei fatti
ha fatto crescere lo smisurato ego di un Somaliland
autosufficiente.
Dall’altro canto,
dal congresso di Eldoret, con la lista diramata d’uffico dall’Igad
per la composizione dei sei comitati e le percentuali assegnate per
i vari componenti, formalizzata il 5 Ottobre, si è di fatto
riconosciuto il governo GTN di Abdiqassim Salad, a cui sono stati
assegnati 14 seggi che vanno sommati a quelli assegnati ai suoi
alleati. A ciò va aggiunto la vittoria complessiva degli Hawiya con
tutti i suoi clan e sottoclan, che di fatto hanno avuto mano libera
e maggioranza effettiva in tutti gli schieramenti contrapposti. A
questo punto tanto vale dare un sostegno totale al Governo di
Transizione Nazionale e trattare “realisticamente” gli aspetti
di contorno della disputa somala. Vorrei sottolineare l’aspetto
che Abdiqassim è forte del mandato di Rappresentanza per la
Somalia presso tutte le istituzioni internazionali: Oua, Onu, Lega
Araba et. Giocoforza vuole, che piaccia o meno, fare i conti con il
governo di Abdiqassim che può porre veti, il Somaliland e le altre
autoproclamate repubbliche sono prive di questa importante e
peculiare caratteristica.
Eldoret, ha
evidenziato anche un aspetto molto importante, che sfugge a tutti
gli analisti della questione somala, l’assoluta mancanza di una
classe politica somala che possa mediare, governare, trattare gli
aspetti contrapposti in maniera superpartes e nell’interesse della
“nazione somala”. E’ una grave lacuna, che la nostra
associazione aveva precedentemente già analizzato e denunciato.
Nell’insieme degli avvenimenti c’è una flebile speranza che, si
spera riporti la Somalia nel contesto civile ed esaurisca
l’anarchia decennale in cui versa il paese. Ma, questa operazione
non deve andare a discapito dell’unità del paese e del popolo
somalo, anche se i segnali che giungono dimostrano che c’è una
forte attività politica “estera” destabilizzante e che lavora
inconsciamente contro gli sforzi di riappacificazione, non basta la
sola buona volontà bisogna applicare una lungimiranza di vedute.
L’aggiornamento della situazione somala ci porta al 19 Novembre, e
alla nuova composizione emessa dall’Igad per correggere la
precedente del 5 Ottobre, che aveva creato tanto malumore, rivolta e
la paralisi del congresso somalo di Eldoret, il risultato sembra sia
stato peggiorativo. La nuova lista è su composizione cabilistica,
è stata ampliata la platea dei partecipanti da 362 a 400 e,
ovviamente, si sono create altre tensioni tra i partecipanti che si
sono ribellati anche a questa seconda lista. Di peggio in peggio. Ciò
rafforza ulteriormente la perplessità sul percorso intrapreso per
la riappacificazione, senza aver voluto considerare le varie
proposte, tra cui la nostra, che certamente non è perfetta, ma
sicuramente era condivisibile, migliorabile e che nessuno ha voluto
prendere in considerazione. Dalla diaspora somala avevamo ottenuto
un ampia solidarietà e consenso ma per mancanza dei necessari
supporti politici per portare avanti la proposta. Questa giace da
Marzo ancora a livello di proposta. Invitiamo
i nostri visitatori a leggerla.
Da quanto su esposto
vediamo che ci sono dei protagonisti politici ed economici diversi
dall’Italia, legato alla Somalia da vincoli storici. L’Italia si
fregia dello status di Presidente dei paesi donors a Eldoret, ma di
fatto ha abdicato ad altri la sua vocazione e i suoi legami storici
con la Somalia. Qualche passaggio di mano della politica italiana
pro Somalia è da citare. In Europa: il gruppo dei deputati DS
(Democratici di Sinistra) ha firmato una Risoluzione comune sulla
situazione in Somalia (Doc.: B5-0408/2002), un mero atto formale
privo di costrutto e privo di contenuti forti, un documento che fa
più male piuttosto che merito alla capacità politica della
sinistra italiana presente in Europa. Per contro l’eurodeputato
Moscardini di An, ha posto più interrogazioni al parlamento europeo
sulla Somalia, alla fine dello scorso anno: Organigramma
del fondamentalismo islamico in Somalia; Misure a favore di uno
Stato federale somalo e Pericolo terrorismo in Somalia, pervenute al
deputato “Da fonti interne della Regione autonoma del Puntland
Somalo”. E’ pericoloso affidarsi alle notizie degli uomini
dell’iroso, irrascibile, scontroso e vendicativo Abdullahi Yusuf.
A un giornalista della Rai (Paolo Di Giannantonio) aveva dato in
primis la notizia del luogo in cui terroristi di Al Qaeda si erano
rifugiati era, secondo lui, da far bombardare dagli aerei
americani.
Le coordinate erano
della sede del suo rivale del Puntland, Ali Jamà Ali, che tra
l’altro Abdullahi ha tentato di prendere a pugni a Eldoret in
questi giorni nel bel mezzo del convegno creando una gigantesca
rissa. Il gruppo Di Pietro si affida a interrogazioni
parlamentari europee sulla flotta Shifco che non importa più il
pesce in Europa, preoccupandosi per la sorte di 400(?) marinai
italiani che perderanno il lavoro, assieme a 2000 somali.
Impressionante luogo comune, quei pescherecci donati dalla
cooperazione italiana alla Somalia, ora di proprietà dell’Ing.
Mugne (primo caso di scippo ad uno Stato), che gestisce a suo
piacere tutti i proventi della pesca. Proventi che in questo momento
sono in distribuzione a Eldoret, dove Mugne sta cercando di
aggraziarsi le nuovi correnti che si stanno formando, donando soldi
a destra e manca. La flotta Shifco, composta da 5 pescherecci: la 21
Oktoobar, Faarax Oomar, Cusman Geedi Raghe, 21 Oktoobar III, 21
Oktoobar IV più volte coinvolte in scandali e loschi traffici, non
ha capacità strutturali e di flotta per avere l’enorme numero di
lavoratori citati nell’interrogazione e ciò si desume chiaramente
anche dal rapporto
di controllo della commissione avvenuto in Aden nello Yemen.
Italia,
partiamo dalle “proposte” diplomatiche per la Somalia, tutte del
Ministero degli Esteri italiano che poi dovranno a suo tempo avere
le risorse attuative. La
Direzione Generale della Farnesina per i Paesi dell'Africa
nel suo documento di programmazione dice: “sostenere i processi di
pace in Somalia attraverso
l’esercizio della presidenza dell’IGAD Partners Forum,
l’impegno in ambito europeo e l’azione per la mobilitazione di
risorse internazionali, contribuire ai meccanismi bilaterali e
multilaterali di prevenzione e gestione dei conflitti e al sostegno
delle istituzioni democratiche, dei processi elettorali e della
“good governance” attraverso il sostegno all’OUA, ad organismi
delle Nazioni Unite e ad organismi sub-regionali, con priorità per
il Corno d’Africa; l’obiettivo è il sostegno alla
riconciliazione e alla ricostituzione dello Stato in Somalia,
favorendo il dialogo tra le istituzioni scaturite dalla conferenza
di Arta e le amministrazioni già insediate in alcune parti del
paese.
Adeguamento degli
strumenti di presenza diplomatica in Somalia (Delegazione
Diplomatica Speciale) nella prospettiva della riapertura
dell’Ambasciata; Direzione
Generale per la Cooperazione allo sviluppo: alla luce delle opportunità offerte dalle intese politiche emergenti in loco,
specie nel Corno d’Africa, nonché delle esigenze di
consolidamento a livello sub-regionale delle politiche settoriali,
in particolare di risanamento socio-sanitario. La ventilazione
geografica concentrerà le attività nei Paesi prioritari (Etiopia,
Eritrea, Somalia, Mozambico, Angola, Uganda, Sudafrica) con i quali
la cooperazione si svolge o si svolgerà nel quadro di programmi
triennali concordati, collegati alle rispettive strategie di
sostegno allo sviluppo e di lotta alla povertà internazionalmente
concordate. Per la Somalia, ove la costituzione del Governo
transitorio consente di riprendere forme di cooperazione di medio
periodo, in aggiunta all’aiuto umanitario; in tale contesto verrà
rafforzata la nostra cooperazione tramite il canale multilaterale e
si cercherà di riavviare, per quanto possibile, quella sul canale
bilaterale”.
Versante
politico italiano. Cronologicamente superata la fase dei bombardamenti “immininenti” a
causa dei “presunti terroristi” rifugiati in Somalia, la
Farnesina con il Sottosegretario Mantica, responsabile per la
politica somala ha avuto una serie d’incontri con “autorevoli
personalità somale” tra cui il Presidente Osman Jama, della
Commissione Mista (Parlamento-Governo) somalo a cui il
Sottosegretario ha comunicato “che l'iniziativa italiana, benché
autonoma, si affianca a quella in corso dell'IGAD,
l'organizzazione intergovernativa che riunisce tutti i Paesi del
Corno d'Africa, per sostenerla e assicurarne il successo" era
il 7.02.2002 (Nota informativa MAE); nell’intervista
del 19 Aprile Mantica ribadiva il concetto: “non c'è
dubbio che la pace in Somalia sia nelle mani dei somali stessi, ma
è altresì chiaro che una pace duratura dovrà essere il risultato
anche dell'accordo e del sostegno di tutti i paesi del Corno
d'Africa. L'Igad, in quanto organizzazione che li comprende
tutti, è la sede naturale dove delle negoziazioni efficaci
sulla riconciliazione somala possano aver luogo".
Il 27 marzo scorso, il sottosegretario senatore Mantica ha ricevuto
Hussein Mohamed Farah Aidid e Abdullahi Nur «Gabyow» del SRRC.
L’On. COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i
rapporti con il Parlamento dell’incontro riferiva in aula a
interrogazione dell’On.Fiori: “tuttavia, l'SRRC appare soggetto
a tendenze alla disgregazione derivanti dalla recente scissione del
gruppo RRA (Esercito di resistenza Rahanweyni, si è già scisso l’RRA con sanguinosi scontri nella città
di Baidoa) di Shatigudud, autoproclamatosi capo dello Stato del
sud-ovest somalo con capitale Baidoa, e minaccia di perdere anche
Mussa Sudi Yalahow (ha perso
questo alleato e, Musa a sua volta ha perso il suo luogotenente Omar
Finish, ora suo avversario con relativi scontri sanguinosi a
Mogadiscio), il quale starebbe autonomamente consolidando la
propria base territoriale di Medina e del porto di Mogadiscio. Ciò
sembra rendere più difficile che l'SRRC, può presentandosi con un
fronte unico a Nairobi, possa dare in quella occasione prova di
autentica coesione”. La coesione non è mai esistita è fallita
nei mesi successivi, l’alleanza del SRRC si sosteneva solamente
per l’ostilità contro ricambiata per il TNG di Mogadiscio, si
amalgama a secondo delle convenienze molto mobili e “quotidiane”
dei suoi leader, inutile cercare il bandolo della matassa delle
alleanze. Nel frattempo a Roma ci sono stati altri incontri oltre a
quelli citati e si sono evitati altri incontri che nel TNG avevano
creato dei malumori verso la Farnesina, sorvoliamo.
Nel contesto succitato una domanda sorge verso la politica italiana: a
qual fine e perché incontrare questi personaggi partendo dalle
premesse finali dell’On. Ventucci? Realpolitik. Ultima
considerazione, la riappacificazione sotto l’egida IGAD cioè
Etiopia, Kenya e Gibuti i paesi front-line, significa che la
riappacificazione è un utopia non attuabile. L’equivoco di fondo
è proprio l’ente che sponsorizza tale evento. L’Igad non è un
organizzazione internazionalmente rilevante ne’ rappresentante, è
semplicemente il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo dei
paesi dell’Africa Orientale, Inter Governmental Authority on
Development. Quale valenza e peso politico può avere e dare un ente
di promozione agricola? Cosa offre come valore aggiunto ai somali
per farli smettere di litigare un ente di promozione agricola? Che
sostegno può dare un ente di promozione agricola? Per contro, i
paesi da cui è composto l’Igad per un motivo o l’altro hanno
una visione politica (ovviamente non agricola) divergente per la
Somalia, è inutile nella presente cercare di analizzare la realtà
della situazione dei paesi front-line, nell’Igad qualcuno rema
contro la pace somala e non c’entra assolutamente nulla con la
diatriba interna della Somalia e la sua riappacificazione. Per
esempio guardiamo una notizia che è iniziata a circolare avente
attinenza con la Somalia e siccome le notizie vanno capite guardiamo
quella del 28/09/02, fonte
African Intelligence:
Academics study the idea of a regional Confederacy. A conference
is to study the possibilities of creating a confederacy of countries
on the Horn of Africa – Ethiopia, Eritrea, Djibouti, Somalia.
Nello stesso momento abbiamo delegazioni etiopi impegnate in visite
di “Stato” nel Puntland e nel Somaliland, sono per promuovere la
pace di Eldoret?
E’ inutile
nascondersi dietro ad un dito, la verità è che le autorevoli
Istituzioni Internazionali sono latitanti: l’OUA, ONU, l’UE e la
Lega Araba. Sono “wanted” per la ricomposizione della Somalia.
La dimostrazione sta a Eldoret, non ci sono gli osservatori di tali
Istituzioni; l’Italia presidente donors è presente con il
“Rappresentante diplomatico per la Somalia” Carlo Ungaro, a cui
il 25 Novembre u.s. gli è stato negato l’entrata a Hargheysa, in
quanto secondo la polizia di frontiera era privo di visto
d’entrata(?), il messaggio politico è chiaro, per inciso
bisogna notare che il medesimo Ungaro nel mese
di Maggio veniva accolto all’aeroporto di Hargheysa dal
“Ministro degli Affari Esteri del Somaliland” il Sig. Qasim
Shekh Yusuf Ibrahim. Secondo il Somaliland, in questi giorni in
subbuglio interno, l’Italia è ritenuta correa dell’attuale
situazione somala (quella del Sud). In realtà la mossa del
Somaliland è uno schiaffo politico di larga ampiezza, perché il
rappresentante italiano Ungaro era latore di messaggi provenienti da
ElDoret e da Mogadiscio, inoltre Ungaro in un certo qual modo
tentava di smentire la voce che l’Italia sta parteggiando per
alcuni clan, cosa che tra l’altro gli è già stata rinfacciata
dagli autorevoli membri del clan dei DIR
il 15 Novembre, clan che ha intenzione di abbandonare il congresso.
Il Somaliland pensa e vuole altri interlocutori, è incoraggiato
come abbiamo detto da molti piccoli segnali ultimo dei quali è
l’invito del Presidente
del Senegal al Presidente Dahir di recarsi in visita nel paese
dell’Africa Occidentale per cominciare ad intrattenere relazioni
diplomatiche.
Concludendo, è ovvio
che ci sono sicuramente percorsi alternativi alla gravosa situazione
somala, ma il fatto è che nessuno vuole intraprendere realmente e
compiutamente tragitti alternativi. C’è un insieme d’interessi
economici e industriali (alla luce di quanto abbiamo verificato,
l’Italia è tagliata fuori dalla Somalia) ma non una seria volontà
politica. Deleteriamente c’è una confusione d’azioni e di ruoli
non coordinati in ambito UE che portano ad una contraddizione
stridente ed evidente nell’azione dei suoi membri visto anche le
risoluzioni votate unanimemente dai parlamentari europei (è giunta
il 25.11.02 a Eldoret, Jacobus Richelle, Direttore Generale per lo
Sviluppo UE, lei dice che la sua presenza conferma e porta un chiaro
messaggio dell’Unione Europea, far procedere la riappacificazione
giunta ad un punto morto). La mano destra non sa cosa fa la
sinistra, è grave. Leggendo gli ulteriori segnali quasi
impercettibili sulla Somalia viene un sospetto e fanno chiedere cosa
bolle in pentola? Il 19.10.02,
la rivista in rete THE
INDIAN OCEAN NEWSLETTER, che si fregia anche dell’appellativo
di African Intelligence, rivela il Presidente del Puntland era in
visita negli States. Sempre la stessa rivista comunica che il 5
Ottobre, data d’uscita del controverso documento a Eldoret,
c’era una folta delegazione diplomatica americana che ha
incontrato numerosi leader, è stata per una settimana in Somalia, e
a ranghi separati ha avuto incontri a Nord e Sud.
UNQUOTE
(Fonti: Amnesty International,
clorofilla.it,italosomali.org,
NTC - Coalit)
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