SIERRA LEONE
 
Verso una nuova fase politica, ma sempre con la pena di morte

Dicembre 2002

 SIERRA LEONE

 Il sistema di questa democrazia si basa sulla common law e su tradizioni locali. Il Paese ha 4,6 milioni di abitanti, di cui: 51% animisti, 39% musulmani, 2% cattolici, restante percentuale vari culti.

 Le condanne a morte vengono eseguite tramite fucilazione ed impiccagione. Sono reati capitali: rapina aggravata e tradimento. La Sierra Leone ha adottato ufficialmente la pena di morte nel 1991 includendola nell’articolo 16 (1) della Costituzione di quell’anno e da allora i successivi regimi hanno compiuto uccisioni istituzionalizzate dallo Stato, di cui la più recente, per mano dell’attuale Governo del Partito Popolare della Sierra Leone (SLPP), è stata la fucilazione, avvenuta nel 1998, di 24 ufficiali e uomini del destituito AFRC condannati a morte per tradimento dalla Corte Marziale di Freetown.

 Il 25 aprile 2002 la Sierra Leone ha votato contro la Risoluzione 2002/77 sulla pena di morte alla 58ma Commissione ONU per i Diritti Umani.

 Background

L’accordo per il cessate il fuoco risalente al novembre del 2000 stretto fra il Governo e gli oppositori del RUF (Revolutionary United Front) è stato fino ad ora rispettato e nel 2001 la situazione politica, la sicurezza e il rispetto dei Diritti Umani hanno fatto segnalare un miglioramento.

Alla fine del 2001 un totale di 17.500 uomini appartenenti alle truppe della Missione delle Nazioni Unite in Sierra Leone (UNMASIL) erano schierati in tutto il Paese, anche nelle aree in mano al RUF, e questo ha facilitato il disarmo e la smobilitazione di circa 48.000 combattenti, fra cui circa 3.000 bambini, quasi tutti membri del RUF e delle milizie assistite dal Governo o CDF (Civil Defense Forces).

Le truppe del Regno Unito, schieratesi nel 2000 in seguito ad un accordo bilaterale fra il Regno Unito e il Governo al fine di rendere sicura la città di Freetown e il suo aeroporto e di addestrare l’esercito della Sierra Leone, alla fine del 2001 sono state ridotte da 1.000 a 360 unità.

Nel corso del 2001 il Governo e le agenzie umanitarie sono riuscite ad avere accesso alle zone del Paese prima controllate dal RUF, tranne il distretto di Koinadugu nella Provincia del Nord e dei distretti di Kono e Kailahun nella Provincia dell’Est, e alla fine del 2001 il Governo ha dichiarato sicuri per la popolazione civile tutti i distretti nel sud del Paese e molti nelle zone a nord e a est del Paese.

Nei primi mesi del 2001 si sono registrati costanti conflitti lungo il confine fra la Sierra Leone e la Guinea, con attacchi intermittenti delle forze del RUF ai campi dei rifugiati in Guinea e bombardamenti aerei da parte delle forze armate della Guinea a danno del RUF in Sierra Leone. Moltissimi civili sono stati spostati dai distretti della Provincia del Nord ad aree più sicure nei pressi di Freetown.

Nel maggio del 2001 si è tenuto in Nigeria un meeting presieduto dalle Nazioni Unite conclusosi con un nuovo impegno per la pace, il disarmo e il processo di smobilitazione in Sierra Leone da parte di tutte le parti in guerra.

Nel giugno e nel luglio del 2001 altri sconri hanno avuto luogo fra il RUF e il CDF interrompendo temporaneamente il processo di pace. Lungo il confine con la Liberia le forze del RUF hanno continuato a fornire armi, munizioni e combattenti alle forze armate della Liberia in lotta contro i gruppi liberiani armati di opposizione con base in Guinea. In agosto è iniziato un processo ufficiale di consultazione fra i Governi di Sierra Leone, Liberia e Guinea per esaminare la questione della sicurezza in quell’area. Incontri fra i rappresentanti dei 3 Paesi, con il supporto della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale e delle Nazioni Unite, si sono tenuti per tutto il 2001.

In ottobre 2001 il RUF ha dato vita ad un partito politico, il Revolutionary United Front Party (RUF-P) e ha aperto un ufficio a Freetown. Alla fine del 2001 la sezione Diritti Umani dell’UNAMSIL ha aperto uffici regionali a Makeni, Magburaka, Kenema e Port Loko. Visite da parte dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) hanno portato massima attenzione alla situazione dei rifugiati e delle persone costrette a spostarsi all’interno del Paese. Alla fine del 2001 circa 80.000 rifugiati della Sierra Leone in Guinea e Liberia hanno fatto ritorno nel loro Paese anche grazie all’aiuto dell’UNHCR.

Per tutto il 2001 le forze del RUF hanno continuato ad uccidere, torturare e rapire civili nelle aree sotto il loro controllo. Hanno reclutato con la forza molti civili costringendoli a combattere o a lavorare per loro, hanno stuprato donne e ragazze, saccheggiato villaggi. Anche le forze del CDF si sono rese responsabili di torture ed uccisioni a danno di presunti ribelli, nonché del reclutamento di bambini per i combattimenti e di vessazioni nei confronti di civili e personale delle agenzie umanitarie.

Nei primi 6 mesi del 2001 in risposta alle continue tensioni nella regione e alle incursioni da parte di gruppi armati, fra cui il RUF, all’interno della Guinea, le forze armate della Guinea hanno dato il via ad operazioni militari aeree nel territorio della Sierra Leone, prendendo di mira soprattutto il distretto di Kambia nella Provincia del Nord, ma anche altre aree nella stessa provincia, come i distretti di Bombali e Koinadugu, e costringendo la popolazione civile a fuggire da quelle zone. Le forze di terra della Guinea hanno oltrepassato il confine nel distretto di Kambia al fine di attaccare le forze del RUF costringendo i civili a trasportare i frutti dei saccheggi e reclutando gli uomini con la forza per i combattimenti.

Per tutto il 2001 la comunità internazionale e il Governo della Sierra Leone hanno continuato a prendere provvedimenti al fine di evitare che il denaro ricavato dal commercio di diamanti fosse utilizzato per finanziare l’assistenza militare al RUF. A maggio il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha proibito l’esportazione dei diamanti grezzi dalla Liberia, accusata di commercio di diamanti col RUF in cambio di assistenza militare. Un sistema di certificazione sull’export dei diamanti approvato dalle Nazioni Unite introdotto dal Governo della Sierra Leone nell’ottobre del 2000 ha continuato a funzionare, ma non distinguendo i diamanti per zona d’origine, non ha dato modo di prevenire il commercio di diamanti dalle aree del RUF. Nel luglio del 2001 il Governo della Sierra Leone, il RUF e le Nazioni Unite si sono accordate su un divieto per l’estrazione dei diamanti nel distretto di Kono nella zona orientale del Paese, ma tale bando non è stato reso esecutivo né sono stati fatti controlli rendendo così lo stesso del tutto inefficace.

Sono stati fatti progressi nei meccanismi per combattere l’impunità, tuttavia alla fine del 2001 i fondi risultavano essere ancora insufficienti per la Corte Speciale della Sierra Leone che, come deciso dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU nell’agosto del 2000, si deve occupare dei processi per crimini contro l’umanità, crimini di guerra e altre serie violazioni delle leggi umanitarie internazionali.

Nel maggio del 2002, dopo molte pressioni da parte della Commissione Internazionale dei Giuristi, il Governo della Sierra Leone ha introdotto una legge che permette ai cittadini della Sierra Leone, soldati inclusi, di ricorrere in appello nei casi di condanna capitale.

Le elezioni presidenziali inizialmente previste per il novembre 2001 si sono tenute il 14 maggio 2002 e dopo 10 anni di guerra civile il popolo della Sierra Leone è andato alle urne il per rieleggere il Presidente Ahmed Tejan Kabbah e il suo partito, il SLPP, per altri 5 anni. L’organizzazione internazionale Human Rights Watch scrive in data 11 luglio 2002:

QUOTE

[…] Il fatto che le elezioni si siano potute svolgere pacificamente in tutto il Paese indica che la Sierra Leone è entrata in una nuova fase, più ottimista, dopo anni di conflitto, distruzioni ed abusi. Tuttavia, la pace resta fragile. Le questioni così radicate che hanno portato alla guerra – cultura dell’impunità, corruzione endemica, debole principio di legalità, povertà schiacciante e distribuzione diseguale delle grandi risorse naturali del Paese – sono rimaste irrisolte. Il nuovo Governo, con l’appoggio della comunità internazionale, deve fare quanto necessario quanto prima per porre rimedio a questi problemi se si vuole evitare che il popolo della Sierra Leone sprofondi nuovamente nella miseria e nella distruzione che hanno portato alla perdita di così tante vite negli anni ’90. In particolare, i responsabili dei terribili abusi commessi nel passato devono essere portati dinanzi alla giustizia al cospetto della nuova Corte Speciale della Sierra Leone, la Commissione per la Verità e la Riconciliazione deve esporre le cause della guerra e dare raccomandazioni per evitare ricadute, un equo sistema giudiziario deve essere ricostruito al fine di sostenere il principio di legalità e il processo di riforma delle forze di polizia e dell’esercito al fine di inculcare il rispetto per i Diritti Umani deve essere portato a termine. Inoltre, la comunità internazionale deve cercare di evitare che i conflitti in essere in Liberia intacchino nuovamente la Sierra Leone.

I 10 anni di guerra civile in Sierra Leone fra le forze governative e i ribelli del RUF sono stati caratterizzati da indicibile brutalità e gravissimi abusi dei Diritti Umani della popolazione civile. Nel corso di quella che è stata una delle guerre più brutali dell’Africa, decine di migliaia di civili sono stati uccisi e almeno un quarto della popolazione del Paese ha dovuto lasciare le proprie case per trasferirsi in aree più sicure.

Oggi ci sono buoni motivi per essere ottimisti e sperare che la pace sia duratura: oltre 47.000 combattenti sono stati disarmati e smobilitati, centinaia di migliaia di civili che avevano cercato rifugio in Guinea, Liberia o in aree più sicure della Sierra Leone sono tornate nelle loro case e stanno cercando di ricominciare a vivere, i civili rapiti dai loro villaggi durante gli attacchi dei ribelli si stanno riunendo con le loro famiglie, le entrate governative rappresentate dall’enorme ricchezza di diamanti sono salite enormemente dal 1999 ad oggi e le elezioni presidenziali e parlamentari del 14 maggio si sono svolte in un clima di pace.

Ma le sfide che il Governo dovrà affrontare restano difficili, [in quanto] per decadi gli abitanti della Sierra Leone hanno subìto i danni di corruzione, malgoverno e abusi da parte dei politici di diverse fazioni politiche: furto di denaro pubblico da parte di politici o rappresentanti pubblici che ha portato quasi al collasso la maggior parte delle istituzioni governative, intimidazioni ed estorsioni di denaro da parte delle forze di polizia e dell’esercito a danno di civili, abusi dei diritti umani, imposizione arbitraria di tasse, sovversione del sistema giudiziario per manipolazioni politiche e bustarelle prese da magistrati e giudici. Gli sforzi condotti principalmente dal Regno Unito per riabilitare e rieducare le forze di polizia e l’esercito della Sierra Leone e la presenza in Sierra Leone di oltre 17.000 membri delle forze di pace delle Nazioni Unite […] hanno portato a notevoli miglioramenti e speranze per la pace, la sicurezza e il rispetto dei Diritti Umani. Tuttavia, gli indicatori chiave del benessere della società, fra cui la mortalità infantile e delle partorienti, l’analfabetismo e l’aspettativa di vita, indicano che le condizioni degli abitanti della Sierra Leone restano fra le peggiori del mondo. […] Il Governo e la comunità internazionale devono porre rimedio a questi problemi […] anche dando supporto alle istituzioni responsabili della promozione dei diritti economici e sociali della Sierra Leone, fra cui il diritto all’istruzione, all’assistenza medica e a giuste e favorevoli condizioni di lavoro, e soprattutto […] risolvendo il problema della corruzione.

Assicurare una pace sostenibile in Sierra Leone dipende anche dalla stabilità dei altri Paesi che, come la Sierra Leone, fanno parte della Mano River Union, cioè Guinea e Liberia. In questi Paesi chi ha commesso gravi abusi dei Diritti Umani fino ad ora ha goduto dell’impunità. Mentre in Sierra Leone gli sforzi per portare dinanzi alla giustizia chi si è macchiato di questi crimini si stanno facendo più intensi, in Liberia il problema dell’impunità resta estremamente serio. La nuova guerra fra il Governo del Presidente Charles Taylor e i ribelli del LURD ha già portato centinaia di ex combattenti della Sierra Leone in Liberia a combattere come mercenari per una parte o l’altra. Dal 2001 le forze del LURD che operano dalla Sierra Leone continuano a reclutare clandestinamente e ad operare sulla linea di confine Sierra Leone/Liberia. La Guinea, che fornisce supporto logistico, finanziario e anche militare al LURD, attualmente sta alimentando il conflitto. Dato il crescente numero di rifugiati e combattenti liberiani che entrano in Sierra Leone la zona di confine rischia di diventare instabile e soggetta a raid.

In questo sfondo di problemi interni e minacce esterne il futuro della Sierra Leone è incerto. […] Molto deve essere ancora fatto. […] Assicurare alla giustizia chi ha commesso terribili atrocità e altri abusi in questi 10 anni di guerra è di importanza fondamentale. […] La stragrande maggioranza di questi abusi sono stati commessi dai ribelli del RUF, ma anche i soldati dell’ex esercito nazionale che appoggiavano l’Armed Forces Revolutionary Council (AFRC) dopo l’ascesa al potere nel 1997 hanno commesso gravi violazioni dei Diritti Umani. Questi abusi includevano esecuzioni sommarie di civili, amputazione di arti, torture, mutilazioni, stupri (anche di gruppo), abusi sessuali, schiavitù sessuale, distruzioni. Migliaia di civili, inclusi bambini, sono stati rapiti e addestrati a diventare soldati oppure costretti a lavorare come schiavi, altri sono stati utilizzati come scudi umani. Gravi abusi sono stati commessi anche dalle milizie filo governative del CDF, che hanno utilizzato bambini come combattenti e hanno torturato ed ucciso prigionieri, nonché dai soldati nigeriani delle forze di pace noti come ECOMOG e da membri di monitoraggio dell’ECOWAS, che hanno eseguito esecuzioni sommarie di ribelli e collaboratori.

Due meccanismi chiave di transizione – la Corte Speciale per la Sierra Leone (SCSL) e la Commissione per la Verità e la Riconciliazione (TRC) – sono stati ora creati per esaminare questi crimini. [L’organizzazione] Human Rights Watch è lieta che siano stati creati questi due organismi, che hanno un ruolo storico. Ora è necessario anche ricostruire urgentemente il sistema giudiziario della Sierra Leone affinché gli abitanti della Sierra Leone possano chiedere un risarcimento per gli abusi subiti.

La SCSL è un’istituzione creata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che mette insieme meccanismi e leggi internazionali e locali. Il suo compito è quello di assicurare alla giustizia coloro che hanno la responsabilità delle gravi violazioni della legge umanitaria internazionale e di alcune leggi del Paese, commesse dal novembre del 1996 in poi. […] La SCSL è stata istituita su iniziativa del Presidente Kabbah il quale, in seguito al crollo del processo di pace nel maggio del 2000, ha chiesto aiuto alle Nazioni Unite al fine di istituire in Sierra Leone un tribunale misto nazionale ed internazionale per processare “membri del RUF e i loro complici”. Nell’agosto del 2000 il Consiglio di Sicurezza ha adottato una Risoluzione che autorizzava il Segretario Generale delle Nazioni Unite ad entrare in trattative con il Governo della Sierra Leone al fine di istituire tale tribunale. Il 16 gennaio del 2002, dopo oltre un anno di trattative, le Nazioni Unite e il Governo della Sierra Leone hanno firmato un accordo che delineava la struttura di tale tribunale, che avrà sede a Freetown e sarà composto da staff, Giudici, e accusatori sia internazionali che della Sierra Leone. Il 19 aprile 2002 il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha nominato l’avvocato David Crane del Ministero della Difesa degli Stati Uniti Procuratore Capo della SCSL e l’inglese Robin Vincent cancelliere del tribunale. In seguito a queste prime nomine, le Nazioni Unite hanno detto che la Corte Speciale potrà iniziare ad operare in Sierra Leone ed emettere i primi atti formali d’accusa entro la fine dell’anno 2002.

HRW chiede al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di riconsiderare il periodo di giurisdizione, attualmente con decorrenza 30 novembre 1996, e chiede altresì che tale giurisdizione copra tutto il periodo della guerra, iniziata il 23 marzo 1991. Un tribunale internazionale che limita la giustizia ai crimini commessi durante meno della metà di questi 10 terribili anni di conflitto e ignora i responsabili di crimini altrettanto gravi o più gravi commessi prima di tale arco di tempo rischia di insidiare gli obiettivi del tribunale stesso nella sua globalità.

Affinché il lavoro della SCSL abbia un significato e il tribunale sia credibile e produca risultati duraturi, si deve fare quanto necessario per salvaguardare l’indipendenza di giudizio e dell’Accusa e non devono essere tollerate manipolazioni politiche da parte del partito di Governo né di qualsiasi altra parte politica. Inoltre, al fine di poter essere definita legittima ed efficace, tale Corte deve svolgere indagini imparziali nei reati commessi  da tutte le fazioni coinvolte nella guerra in Sierra Leone. HRW ritiene che questo tribunale speciale sia importante non soltanto al fine di giudicare i responsabili delle atrocità commesse durante la guerra, ma anche al fine di rappresentare un deterrente nei confronti di futuri abusi.

La SCSL sarà funzionante per almeno 3 anni con un budget di US$ 56,8 milioni. I fondi necessari sono stati assicurati per il primo anno, ma non sono sufficienti per i due anni restanti. HRW chiede alla Comunità Internazionale di donare i fondi necessari.

Il mandato dell’UNAMSIL dovrà essere riesaminato al fine di includere il supporto diretto utile al buon funzionamento della Corte Speciale, fra cui indagini nelle atrocità passate, protezione del tribunale, assistenza nell’arresto delle persone messe in stato d’accusa e sicurezza per i detenuti. Inoltre, la Comunità Internazionale e particolarmente i Governi africani dovrebbero cooperare con la SCSL e consegnare i sospetti criminali che potrebbero cercare di sfuggire ai processi del tribunale speciale.

Il compito della TRC, istituita in seguito all’Accordo di Pace di Lomé del 1999 e grazie agli sforzi capeggiati dall’UNAMSIL e dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, è quello di ricostruire la storia del conflitto in modo storico ed imparziale, di promuovere la riconciliazione e dare raccomandazioni utili ad evitare che si ripetano le violazioni commesse. Il modus operandi della TRC – udienze pubbliche a porte aperte, sessioni a porte chiuse, pubblicazione dei rapporti e altre attività – dipenderà dalle raccomandazioni dei 7 commissari della TRC che dirigeranno le operazioni. Il 5 luglio 2002 il Presidente Kabbah ha accolto i giuramenti dei 7 commissari, di cui 4 della Sierra Leone e 3 internazionali, dando il via all’operato della TRC, che, dopo una fase preparatoria di 3 mesi, sarà operativa per un periodo iniziale di un anno con la possibilità di estensione di 6 mesi.

 Tuttavia, la TRC sta attraversando momenti difficili, sia per la mancanza di fondi che per  inutili ritardi burocratici nell’ambito delle Nazioni Unite. L’appello per i fondi necessari alla TRC è stato lanciato tardi, alla fine di febbraio di quest’anno, e dei 9,98 milioni di dollari necessari, ne sono stati assegnati fino ad ora soltanto 1,2. […] HRW teme che iniziare le operazioni senza i fondi necessari possa insidiare il lavoro della Commissione e mettere in pericolo la fiducia dell’opinione pubblica, e chiede pertanto alla comunità internazionale di donare fondi al fine di assicurare un corretto svolgimento dei lavori.

 […]

 UNQUOTE

 (Fonti: AI, HRW, NTC, ANS, The Times, Daily Telegraph, Standard Times - Coalit

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