KAZAKISTAN
nessuna difesa dei diritti umani, ma repressesione e punizione

Gennaio 2003

 KAZAKISTAN (Repubblica di)

 Il sistema giuridico di questa repubblica si basa sul diritto civile.

 Abitanti: 16,1 milioni (maggioranza di religione sunnita, minoranze ortodosse, cattoliche e protestanti).

 La pena di morte viene comminata per i reati di omicidio premeditato, genocidio, sabotaggio e per 8 crimini militari.

Le esecuzioni avvengono tramite fucilazione.

 Fino al 1998 non sono state rese note statistiche ufficiali sull’applicazione della pena capitale in Kazakistan. Tuttavia, secondo quanto reso noto dalla televisione del Paese nel 2000, è stato possibile stimare il numero di esecuzioni eseguite ogni anno fra le 40 e 60.

 Il 15 giugno 2000 l’Ufficio Internazionale del Kazakistan per i DD.UU. ha dichiarato di ritenere che almeno 400 persone siano state giustiziate nella repubblica nei 9 anni precedenti e descrive le forze di polizia “funzionanti non come una struttura per difendere i diritti dei cittadini, bensì come un corpo repressivo e punitivo”.

 I parenti dei prigionieri del braccio della morte vengono spesso trattati dalle autorità in modo particolarmente crudele. Risulta infatti che le famiglie non vengano preventivamente informate della data di esecuzione del loro caro e pare anche che non abbiamo diritto di reclamarne la salma. I corpi dei prigionieri vengono solitamente seppelliti  in tombe senza nome in località segrete. In passato ci sono stati casi in cui i famigliari del condannato sono venuti a conoscenza della sua esecuzione soltanto molti mesi dopo l’avvenuta fucilazione.

 Nel rapporto emesso da Amnesty International per l’anno 2001 è indicato che i tribunali, compresa la Corte Suprema, hanno spesso ammesso prove ottenute con la forza al fine di comminare condanne a morte. Si teme pertanto che diverse persone possano essere state condannate a morte unicamente sulla base di confessioni estorte sotto tortura. Nello stesso rapporto si legge che continuano le torture e gli abusi a danno dei prigionieri e le vessazioni nei confronti degli appartenenti ai gruppi etnici minoritari e dei difensori dei Diritti Umani. Il 9 giugno 2001 è stato scoperto il corpo senza vita della quarantaquattrenne Dilbirim Samsakova che difendeva i diritti delle minoranze. Si ritiene che l’omicidio della donna sia stato politicamente motivato

 Nonostante la situazione ancora particolarmente critica, è comunque innegabile che il Paese abbia fatto qualche passo in avanti con il nuovo Codice Penale entrato in vigore il 1° gennaio 1998 nel quale i reati passibili di morte in tempo di pace sono stati ridotti da 18 a 3. La riforma del Codice Penale ha modificato anche la Commissione per la Grazia. L’abolizione resta comunque un obiettivo di medio-lungo termine. In teoria, la sostituzione della pena di morte con l’ergastolo dovrebbe avvenire entro il 2003, ma attivisti per i Diritti Umani in Kazakistan hanno affermato che nel Paese esiste una “politica penale estremamente repressiva, molti parametri della quale contraddicono le tendenze internazionali in materia”. Fra le altre cose, il direttore della sede kazaka di International Human Rights ha detto che ci sono 700 detenuti ogni 700.000 abitanti in Kazakistan, a fronte dei 20/30 nella maggioranza degli altri Paesi.

 (Fonti: NTC, BBC Monitoring International Reports, Amnesty International) 

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