CONGO
Morte di  prigionieri in seguito a torture: frustate, pestaggi con tubi metallici o cinghie, 
stupro, isolamento totale del prigioniero per lungo tempo. 

Ccentinaia di esecuzioni sommarie ed uccisioni extragiudiziali di civili, 
soldati ed agenti di polizia ad opera del gruppo ribelle RCD-G

Dicembre 2002

Repubblica Democratica del Congo

Dal 10 dicembre 1999 è in atto una moratoria sulle esecuzioni (per i crimini ordinari) decretata dal Ministro degli Esteri Leonard She Okitundu in occasione del 51° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

In base ai dati forniti dall’associazione Nessuno Tocchi Caino, nel 2001 sono state eseguite 35 esecuzioni (per reati eccezionali). I condannati vengono giustiziati tramite fucilazione ed impiccagione.

Dal 1994 la Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) ha subìto scontri etnici, una guerra civile e l’arrivo di rifugiati in fuga dal Ruanda e dal Burundi.

Laurent Désiré Kabila, che aveva rovesciato il Governo di Mobutu Sese Seko nel maggio del 1997, è stato assassinato nel gennaio del 2001 e il potere è stato assunto da suo figlio Joseph Kabila, il quale ha annunciato il proprio impegno al fine di mettere in esecuzione l’accordo di Lusaka per il cessate il fuoco del 1999.

Verso la fine del 2001 i principali protagonisti della guerra hanno ritirato le proprie forze armate dal fronte sotto la supervisione dei controllori delle Nazioni Unite, ma nonostante gli accordi per il cessate il fuoco, si sono verificati ulteriori, seppur sporadici, scontri fra fazioni di diversi gruppi armati.

Nell’agosto del 2001 gli incontri tenutisi in Botswana fra alcuni dei gruppi politici armati, parti politiche e società civile non hanno portato ad alcuna sostanziale conclusione. L’Uganda ha rimpatriato la maggior parte delle sue forze e altri Governi stranieri hanno fatto altrettanto. Tuttavia, nel dicembre del 2001 il Ruanda ha rinforzato le proprie truppe avvalendosi anche del reclutamento di bambini nella provincia di Katanga e altre zone orientali del Paese. Il Governo della RDC ha continuato ad essere appoggiato da Angola, Namibia e Zimbabwe, mentre gruppi politici armati in opposizione al Governo della RDC hanno continuato ad essere appoggiati da Burundi, Ruanda e Uganda.

Per tutto il 2001 si sono verificati scontri nella zona est del Paese, con da una parte la fazione Rassemblement Congolais pour la Démocratie – Goma (RCD-Goma), l’RCD-Mouvement de Libération (RCD-ML), il Mouvement pour la Libération du Congo (MLC) e le forze governative di Burundi, Ruanda e Uganda, e dall’altra parte gruppi armati in opposizione ai 3 Governi e non firmatari dell’accordo di Lusaka, fra cui il congolese mayi-mayi e gruppi politici armati del Burundi e del Ruanda che si crede appoggiati dal Governo della RDC.

Una Coalizione fra il RCD-ML e il gruppo MLC, formatasi nell’aprile del 2001 con l’appoggio dell’Uganda, si è sgretolata, portando a duri scontri ed ulteriori uccisioni di civili disarmati.

Nel settembre del 2001 il Governo della RDC ha annunciato di essere in procinto di smobilitare diverse migliaia di combattenti Hutu ruandesi della zona sudorientale del Paese.

I civili sono continuati ad essere oggetto di esecuzioni extragiudiziali, torture e stupri, da parte dei combattenti di entrambe le parti nel tentativo di controllare e sfruttare le aree ricche di risorse minerali.

Secondo un’organizzazione umanitaria internazionale, l’International Rescue Committee, dall’agosto 1998 in poi almeno 2,5 milioni di civili sono stati uccisi o sono morti di fame e/o malattia come conseguenza del conflitto.

Quasi tutte le forze in campo - i Governi della RDC, del Ruanda e dell’Uganda, le fazioni del RCD e il gruppo mayi-mayi - hanno reclutato combattenti bambini.

Il 25 aprile 2002 la Repubblica Democratica del Congo si è astenuta in relazione alla Risoluzione 2002/77 sulla pena di morte alla 58ma Commissione ONU per i Diritti Umani.

Con l’adozione all’unanimità della Risoluzione 1417-2002 (giugno 2002), il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha esteso la durata della missione nella Repubblica Democratica del Congo fino al 30 giugno 2003. La Risoluzione, che peraltro chiede la smilitarizzazione del Kisangani, riafferma di ritenere il Rassemblement Congolais pour la Démocratie – Goma, l’autorità di fatto del Paese, responsabile del mettere fine alle esecuzioni extragiudiziali, alle violazioni dei Diritti Umani e alla vessazione arbitraria della popolazione civile del Kisangani e di tutte le altre aree sotto il controllo del RCD-Goma.

Il tribunale militare (COM) istituito da Kabila nell’agosto del 1997 per giudicare soldati accusati di reati militari ha illegalmente processato anche civili accusati di reati politici ed economici, molti dei quali condannati per reati d’opinione e reati politici.

Almeno 100 persone fra soldati e civili accusati di essere coinvolti nel presunto colpo di Stato dell’ottobre del 2000 e nell’assassinio in gennaio del Presidente Laurent Désiré Kabila sono stati incarcerati senza alcuna imputazione in centri di detenzione di Kinshasa e nella provincia di Katanga, nel sud est del Paese. Fra questi prigionieri anche molti difensori dei diritti umani minacciati ed incarcerati per evitare che continuassero a portare avanti il proprio lavoro.

Il COM ha violato in modo sostanziale gli standard internazionali per un giusto processo, nonché gli standard previsti dalle Nazioni Unite a tutela dei diritti dei condannati a morte. Centinaia di persone sono state condannate a morte e almeno 250 sono state giustiziate. Non è previsto ricorso in appello e gli imputati non possono impugnare dichiarazioni di colpevolezza e sentenze. L’unica cosa permessa agli imputati è chiedere clemenza al Presidente.

Secondo lo special rapporteur delle Nazioni Unite, nel corso del 2002 sono state eseguite centinaia di esecuzioni sommarie ed uccisioni extragiudiziali di civili, soldati ed agenti di polizia ad opera del gruppo ribelle RCD-G, ma il gruppo ha negato di aver eseguito tali uccisioni, dichiarando che “gli ammutinati che sono morti sono rimasti uccisi a causa della resistenza opposta alle nostre forze che cercavano di sedare la rivolta e ristabilire l’ordine. Sono i propagandisti di Kinshasa a parlare di esecuzioni extragiudiziali allo scopo di demonizzarci”.

Nell’ottobre di quest’anno la Federazione Internazionale delle Leghe per i Diritti Umani ha protestato contro i tentativi di intimidazione nei confronti di Sebastian Kayembe, un avvocato congolese che presiede l’osservatorio per i Diritti Umani della Repubblica Democratica del Congo e che si occupa della difesa di diverse persone sospettate di aver preso parte all’assassinio di Laurent Kabila. Secondo la FIDH, civili armati e soldati hanno rapito Kayembe il 15 ottobre scorso e lo hanno portato nella foresta, dove lo hanno torturato prima di abbandonarlo. L’organizzazione non governativa ha denunciato anche le 155 condanne a morte richiesta dalla Pubblica Accusa del Tribunale Militare contro i presunti assassini del Presidente Kabila.

Le condizioni di detenzione nelle carceri locali violano i diritti dell’uomo e costituiscono punizione disumana, crudele e degradante. Sono state denunciate gravi e preoccupanti violazioni dei diritti umani, fra cui il ricorso frequente alla tortura da parte delle forze di sicurezza e dei gruppi politici armati a danno di civili disarmati, fra cui diversi giornalisti, sospettati di appoggiare le forze di opposizione. Tali torture includono frustate, pestaggi con tubi metallici o cinghie, stupro, isolamento totale del prigioniero per lungo tempo. Si registra la morte di diversi prigionieri in seguito a tali torture.

(Fonti: Amnesty International, Nessuno Tocchi Caino, Reuters, RNA, BBC, AAIW, PANA - Coalit)

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