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Dicembre 2002
CINA
Governo: regime autoritario
Costituzione: la più recente risale al 4 dicembre 1982
Sistema Giuridico: è un insieme di norme consuetudinarie e statali
Sistema Legislativo: monocamerale, Congresso Nazionale del Popolo (Quanguo Renmin Daibiao Dahui)
Sistema Giudiziario: Corte Suprema del Popolo, giudici nominati dal Congresso Nazionale del Popolo
Religione: 17% confuciani, 14% buddisti, 4% musulmani, 3% taoisti
Metodi di esecuzione: fucilazione o iniezione letale
Trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte
· Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (solo firmato)
· Convenzione sui Diritti del Fanciullo
· Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti
SITUAZIONE
In Cina, la tigre siberiana, il panda gigante e la scimmia d'oro sono specie protette, la loro caccia è punibile con la galera per lunghi periodi e con la pena di morte.
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4 MINUTI DALLA MORTE…
da: The Australian 18/07/2002
18 luglio 2002: grazie alla perseveranza del suo avvocato e l'aiuto di un cellulare, un cinese si è visto annullare la sua esecuzione quando mancavano solo quattro minuti. Il caso ha suscitato un vero e proprio dibattito nazionale sui giornali cinesi sul progresso e sul sistema giudiziario. Nel maggio dell'anno scorso Dong Wei, 26 anni, aveva colpito a morte con un mattone un uomo all'uscita di un locale notturno nella città di Yan'an. Accusato d'omicidio, era stato condannato a morte nel dicembre scorso. Il padre di Wei aveva quindi assunto l'avvocato Zhu Zhanping per presentare appello alla corte provinciale.
Zhu argomentava che il suo cliente aveva agito così per difendersi dopo essere stato attaccato violentemente dalla vittima e dai suoi amici che avevano anche insultato la fidanzata di Dong Wei. La corte aveva respinto l'appello il 22 di aprile ma Zhu era venuto a conoscenza del verdetto soltanto il 27 dello stesso mese. Quindi, preso il primo treno per Beijing, e dopo aver viaggiato tutta la notte si era presentato alla Corte Suprema. Aveva così trascorso l'intera giornata nel tentativo di trovare qualcuno disposto a riesaminare il caso.
La sicurezza non permetteva però che Zhu raggiungesse le aule del tribunale adducendo che non era provvisto del necessario permesso che gli avrebbe consentito di parlare con i giudici. Ma poiché proprio quei giorni la corte stava trasferendo i suoi uffici, tutte le linee telefoniche erano disattivate ed era quindi impossibile procurarsi il permesso. Per puro caso in uno dei suoi numerosissimi tentativi una giudice ha risposto ad una sua telefonata accettando di analizzare il caso. Alle cinque del pomeriggio dello stesso giorno Zhu ha ricevuto una telefonata da parte del padre dell'imputato che gli comunicava che l'esecuzione era prevista per il giorno seguente alle 10 e 30.L'avvocato si è presentato allora davanti ai cancelli della Corte Suprema alle 8 del mattino senza però riuscire ad individuare la giudice con cui aveva parlato il giorno precedente.
Si è trovato di nuovo di fronte alle stesse difficoltà: le guardie non gli davano la possibilità di entrare ne lui riusciva a mettersi in contatto telefonicamente con nessuno dei giudici. Alle 9 e 45 Zhu riusciva ad entrare con il permesso delle guardie dopo aver detto di voler comprare il rapporto giornaliero della Corte disponibile soltanto all'interno delle aule. Dopo una corsa frenetica attraverso i corridoi del tribunale è entrato nell'ufficio del giudice Li Wuqing, vice-presidente della Prima Corte Penale.Il giudice si è trovato d'accordo con la tesi di Zhu ed ha quindi iniziato una lunga serie di telefonate, dal suo cellulare (il telefono dell'ufficio era fuori funzione) affinché l'esecuzione venisse bloccata. In quel momento Dong era nella sua cella e dopo aver regalato tutti i suoi effetti personali ai compagni di prigionia attendeva la sua esecuzione, che sarebbe dovuta avvenire con un colpo di pistola alla nuca.
Zhu ha dichiarato che è incoraggiato dal fatto che la Cina nonostante tutto abbia ancora un giudice come Li, fedele alle leggi e responsabile verso le vite umane. Ma secondo il giornale China Youth Daily, il caso ha dimostrato ancora una volta come il sistema giudiziario sia più legato alle qualità individuali che alle leggi: "Se una di queste tre persone- l'avvocato, il giudice o il supervisore alle esecuzioni- non avesse avuto a portata di mano un cellulare che cosa sarebbe successo?" si chiede il giornale. Il caso di Dong ha rappresentato un'altra occasione per la Corte Suprema per chiedere maggior professionalità ai magistrati.
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DATI E INFORMAZIONI:
ESECUZIONI DI MASSA
Un giovane uomo si inginocchia. Ha le mani ed i piedi legati, la testa china. Un soldato gli ordina di stare fermo. Uno sparo e l'uomo si raggomitola al suolo. Un momento dopo, un altro sparo ed un altro corpo raggomitolato. Ancora ed ancora fino a che dozzine di vite sono state stroncate a sangue freddo.
La scena è quella di un'esecuzione di massa. Sono frequenti in Cina, dove migliaia di persone sono condannate a morte ogni anno. Alcune esecuzioni sono pubbliche. La maggior parte si svolgono in luoghi nascosti dopo che i prigionieri sono stati fatti sfilare per le strade nei cassoni dei camion.
1. Chengdu, capitale della provincia del Sichuan, 8 luglio 1989. Un giudice legge il verdetto dell'Alta Corte del Popolo della Provincia del Sichuan in cui si confermano le condanne a morte nei confronti di Wang Guiyan e Zhou Xiangcheng, colpevoli di aver incendiato alcuni veicoli il 5 giugno.
2. Il luogo dell'esecuzione: i soldati fanno inginocchiare i due condannati e circondano la zona onde evitare possibili disordini.
3. Un istante prima dell'esecuzione due soldati puntano il fucile all'altezza del cuore delle vittime, un terzo controlla la situzione.
4. Le due vittime crollano a terra dopo la fucilazione. (Foto: Pascal G. Agence Vu)
LA MORTE IN CIFRE
Le autorità cinesi usano molto la pena di morte per creare paura. La paura dovrebbe fermare i crimini. Non lo fa. Eppure, vengono giustiziate più persone in un anno in Cina che in tutto il resto del mondo. In molti casi, la pena di morte viene applicata arbitrariamente senza garanzie contro errori giudiziari. La Cina continua ad allargare il numero di reati per cui è prevista la pena di morte. A tutt'oggi, 68 reati sono punibili con la morte, e sempre più persone vengono giustiziate per crimini non violenti. Gli standard internazionali stabiliscono che la pena di morte dovrebbe essere applicata solo in caso di "crimini molto gravi".
Quasi ogni aspetto del modo in cui la pena di morte viene applicata in Cina è caratterizzato da violazioni dei più basilari diritti umani. Ondate di esecuzioni spesso precedono i principali festival o eventi internazionali e solitamente accompagnano annunci ufficiali di campagne anti-crimine.
La pena di morte è stata largamente applicata durante le repressioni dell'opposizione. Decine di cittadini sono stati giustiziati sommariamente a Pechino e nel resto del Paese dopo la protesta del 1989 a favore della democrazia. Nazionalisti musulmani sono stati giustiziati nello Xinjiang in questi anni per supposto coinvolgimento in gruppi d'opposizione clandestini o attentati dinamitardi.
Un numero crescente di persone è giustiziato per reati relativamente modesti. Nel 1994 due contadini sono stati messi a morte nella provincia di Henan per aver rubato 36 mucche e macchinari agricoli del valore di 9.300 dollari. Una legge del 1983 permette processi sommari in casi che prevedano la pena di morte. Tali processi sono particolarmente frequenti durante campagne di "pulizia". Ad esempio, durante manifestazioni pubbliche nella provincia di Guangxi nel giugno 1995, 34 persone sono state condannate per spaccio di droga ed immediatamente giustiziate.
Gli imputati possono essere processati senza un avvocato e senza conoscere l'accusa fino al momento di entrare in tribunale. I verdetti sono spesso decisi prima del processo per via di pressioni politiche. Alcune persone sono condannate solo in base alle loro confessioni, a volte estorte sotto tortura. Le esecuzioni possono avere luogo entro pochi giorni dalla sentenza. Gli appelli sono formalità e raramente hanno successo. I prigionieri condannati a morte sono incatenati dal momento della sentenza fino all'esecuzione e spesso vengono esposti al pubblico prima dell'uccisione.
REATI PUNIBILI CON LA MORTE
In Cina lo stato uccide per:
avvelenamento di bestiame - omicidio - tentato omicidio - omicidio colposo - uccisione di una tigre - rapina a mano armata - rapina - stupro - ferimento - assalto - furto ripetuto - furto - intrusione - rapimento - traffico di donne o bambini - organizzazione della prostituzione - sfruttamento della prostituzione - organizzazione di spettacoli pornografici - pubblicazione di materiale pornografico - teppismo - disturbo dell'ordine pubblico - esplosioni provocate - distruzione o danneggiamento della proprietà pubblica o privata - sabotaggio controrivoluzionario - incendio - traffico di droga - corruzione - truffa - concussione - frode - usura - contraffazione - rivendita di ricevute IVA - evasione fiscale - furto o costruzione illegale di armi - possesso o vendita illegali di armi e munizioni - furto o contrabbando di tesori nazionali o reliquie culturali - spaccio di denaro falso - ricatto.
TRAPIANTI DI ORGANI
La posizione ufficiale.
"Il prelievo di organi dai condannati a morte necessita del consenso e della firma del criminale o del consenso dei suoi parenti, oltre all'approvazione del tribunale"
(Wang Min, diplomatico cinese alle Nazioni Unite, aprile 1994).
La realtà
I prigionieri condannati sono incatenati in permanenza, non possono contattare avvocati e la loro posta è censurata. Solo poche ore prima dell'esecuzione viene detto loro del fallimento dell'appello. In questo modo, è poco probabile che possano acconsentire liberamente al prelievo, ammesso che ne vengano informati. Le strette relazioni tra tribunali ed ospedali, oltre alla segretezza che circonda il processo e all'aumentato introito generato dai trapianti per gli ospedali, fanno sorgere il fondato sospetto che in alcuni casi la tempestività delle esecuzioni possa essere collegata al bisogno di organi per i trapianti.
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UNA STORIA
Jane Zhizhen Dai ha 38 anni. Non li dimostrerebbe, se non fosse per i capelli bianchi che compaiono qua e là sulla chioma nera e per il viso segnato dall'angoscia, più che dal tempo.Jane è cinese, ma un anno fa ha ottenuto la cittadinanza australiana e ora vive a Sydney con la sua bambina di due anni. Ogni volta che si sente chiedere "Dov'è papà?" Jane non può far altro che scuotere la testa. E piangere.Suo marito Chengyong Chen è uno dei tanti cinesi torturati a morte dal governo perché seguace del Falun Gong, la pratica di meditazione e purificazione introdotta in Cina nel 1992 e oggi seguita da più di 100 milioni di persone in 45 paesi del mondo.
Il corpo straziato di Chengyong Chen, elettricista in una fabbrica di carta, è stato ritrovato nel luglio del 2001, ma Jane ha potuto avere le sue ceneri solo otto mesi dopo, grazie all'aiuto del governo australiano. Attualmente la cognata di Jane si trova detenuta ai lavori forzati, mentre suo fratello è stato minacciato dalla polizia e per mantenere casa e lavoro ha dovuto rinunciare alla pratica del Falun Gong.Jane ha lasciato la Cina e ha trovato il coraggio di parlare, di denunciare, ma - come lei stessa dice - tante sono le famiglie che non possono farlo. E che continuano a vivere nel terrore. L'11 giugno scorso la Corte Suprema cinese ha emesso una sentenza interpretativa dei reati di omicidio e sovversione che consentirebbe l'uso della pena di morte per i seguaci del Falun Gong.Esecuzioni in aumentoLa storia di Jane è solo una delle tante che si possono trovare in Cina, così come la persecuzione per motivi religiosi e politici rappresenta solo un tassello del quadro a tinte fosche della pena di morte nel mondo.
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La battaglia per la moratoria
L'obiettivo è che l'Unione europea presenti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite la proposta di moratoria e la porti al voto entro il 2003, quando la presidenza dell'Ue sarà nelle mani
dell'Italia.
A dare sostegno all'associazione e alla sua campagna ci sarà il governo italiano - come assicurato dal sottosegretario agli Esteri Mario Baccini, che ha partecipato alla presentazione del Rapporto - e anche dalla Nazionale Italiana Cantanti, che ha promesso di spostare - come ha dichiarato Enrico Ruggeri - "l'attenzione dagli stadi dove si gioca a pallone e si fanno concerti anche a quelli dove, come succede ancora in Cina, si compiono esecuzioni capitali".
fonti: clorofilla.it - Nessuno tocchi Caino - Laura D'Alessandro
- Coalit)
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