CAMERUN
 
Astenuto contro la risoluzione ONU, ma violenze contro gli attivisti

Dicembre 2002

 REPUBBLICA DEL CAMERUN

 La popolazione è composta da 15,2 milioni di persone, di cui un 40% è di religione cristiana, un altro 40% credenze locali e il restante 20% diverse minoranze.

 Il sistema giuridico di questa democrazia limitata si basa su quello francese con norme consuetudinarie.

 La pena di morte viene applicata per i reati di omicidio premeditato, furto aggravato e tradimento, e le esecuzioni avvengono tramite impiccagione.

 In vista del summit franco-africano (Yaoundé, gennaio 2001) le autorità proibiscono lo svolgimento di qualsiasi meeting annunciato da gruppi della società civile che hanno l’intenzione di attirare l’attenzione sulla questione dei Diritti Umani. La Banca Mondiale nomina una speciale commissione che verifichi il mantenimento degli standard previsti internazionalmente a tutela dei Diritti Umani e che vigili sul modo in cui vengono utilizzate le entrate e i prestiti in relazione allo svolgimento del Chad-Cameroon Development and Pipeline Project. La disputa territoriale con la Nigeria per la penisola di Bakassi, zona ricca di petrolio, resta irrisolta. Gli oppositori continuano a sfidare il Governo in relazione ai supervisori alle elezioni, Observatoire national des élections, esprimendo particolare preoccupazione sui poteri di questo organismo, sulla sua composizione e la sua presunta mancanza di indipendenza.

 Di fronte all’accusa di condonare le numerose esecuzioni extragiudiziali eseguite dal CO, Commandement opérationnel (una speciale forza di sicurezza fondata nel 2000), nel gennaio del 2001 il Governo annuncia di avere l’intenzione di ristrutturare questo corpo. Dopo un breve periodo nel corso del summit franco-africano, periodo in cui risulta non siano state eseguite esecuzioni, a partire dal febbraio 2001 viene segnalata un’altra escalation di esecuzioni extragiudiziali. Nell’aprile del 2001, in seguito alle molte proteste pubbliche, il Governo decide di condurre un’indagine interna, in seguito alla quale 8 ufficiali della forza di sicurezza vengono arrestati (resteranno in carcere almeno fino alla fine del 2001). Non sono stati resi noti i risultati dell’indagine interna e il CO ha continuato a rendersi responsabile dell’esecuzione extragiudiziale di sospetti criminali. Un esempio delle atrocità commesse dal CO: il 23 febbraio 2001 nove giovani sono stati arrestati dalle forze di sicurezza nei pressi di Douala con l’accusa di aver rubato una bottiglia di gas da cucina. I nove sono stati trasferiti in un centro di detenzione di proprietà del CO a Bonanjo-Douala. I ragazzi sono stati visti per l’ultima volta dai propri famigliari il 26 e 27 febbraio 2001. Non sono mai più state fornite informazioni su questi ragazzi. Si ritiene siano stati uccisi dalle forze di sicurezza.

 Nel corso del 2001 la tensione nelle province occidentali del nord e del sud del Paese è aumentata e sono stati arrestati molti attivisti del gruppo SCNC, gruppo che chiede l’indipendenza di quelle province (dove si parla inglese).

 Le forze di sicurezza hanno continuato a fare un uso eccessivo della forza, a volte letale, durante le manifestazioni di protesta nel tentativo di eliminare la libertà di espressione.

 I giornalisti e i difensori dei Diritti Umani hanno continuato ad essere oggetto di continui attacchi per le loro denunce sulle violazioni dei Diritti Umani e i loro commenti sulle azioni commesse dalle forze di sicurezza.

 Le azioni intraprese nel maggio del 2001 in Belgio da gruppi appartenenti alla società civile e politica al fine di perseguire il Presidente Paul Biya per crimini contro l’umanità sono state seguite da un numero crescente di atti di repressione nei confronti di difensori dei Diritti Umani.

 Alcuni esempi:

 -          gli uffici del gruppo ACAT (Action des Chrétiens pour l’abolition de la torture), sono stati oggetto di un fallito tentativo di incendio doloso che ha però danneggiato gli uffici adiacenti.

 -          Gli uffici del movimento MDDHL (Mouvement pour la Défense des Droits de l’Homme et des Libertées) di Maroua è stato svaligiato, il suo Presidente, Abdoulaye Math, è stato arrestato nell’agosto del 2001 e sottoposto anche a perquisizioni corporali, e gli sono stati sottratti e mai restituiti documenti riportanti violazioni dei Diritti Umani.

 -          Jean-Marc Soboth, editore del quotidiano di Douala La Nouvelle Expression è stato arrestato ed interrogato dalla polizia su un articolo pubblicato dal suo giornale il 24 settembre 2001 nel quale si parlava dei piani delle autorità per contrastare le manifestazioni previste per il 1° ottobre. Il giorno successivo Soboth è stato rilasciato senza alcuna imputazione.

 -          Il 26 aprile 2001 cinque uomini, quattro dei quali attivisti del gruppo Collectif national contre l’impunité, sono stati arrestati mentre si stavano recando ad un meeting. Gli uomini sono stati rilasciati 3 giorni dopo senza che nei loro confronti fosse stata formulata alcuna accusa.

 -          Dopo aver inoltrato un formale reclamo alle autorità militari regionali, un parente di Luc Bassilekin, ucciso a Douala dalle forze del CO nell’ottobre del 2000, è stato oggetto di attacchi continui, le sue proprietà sono state perquisite e gli sono stati rubati dei documenti dal suo ufficio durante un furto con scasso. Alla fine del 2001 non era stato ancora fatto alcun progresso nelle indagini.

 Alla fine del 2001 diciotto prigionieri politici, giudicati colpevoli di omicidio e rapina in relazione agli attacchi armati nella provincia del nord ovest nel marzo del 1997 e condannati nel 1999 dopo un processo ingiusto, risultano essere ancora in carcere a Yaoundé. E’ noto che quasi tutti questi prigionieri soffrono di gravi problemi di salute causati dalle terribili condizioni di detenzione, fra cui il prolungato isolamento al buio. Fino alla fine del 2001 è stato sistematicamente negato a tutti l’accesso ad adeguate cure mediche.

 Il 25 aprile 2002 il Camerun si è astenuto in merito alla Risoluzione 2002/77 sulla pena di morte alla 58ma Commissione ONU per i Diritti Umani.

 (Fonti: Amnesty International, Nessuno Tocchi Caino - Coalit)

 

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