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Dicembre 2002
ARABIA SAUDITA
Tortura, espulsioni, decapitazioni e lapidazioni sono materia di
tribunali specializzati, ma sopravvivono anche in questo paese che
continua voler rimanere un interlocutore privilegiato
dell'occidente.
L'USO INDISCRIMINATO DELLA TORTURA - L'Arabia Saudita è stata
citata da un largo numero di organizzazioni internazionali per i
diritti umani per il suo fallimento nel rispettarli. Amnesty
International riporta di un largo di numero di prigionieri politici
arrestati arbitrariamente, detenuti per un tempo prolungato senza
processo e regolarmente torturati durante gli interrogatori. I
metodi di tortura nel Mubahathat (l'ufficio della polizia segreta)
variano da mesi di isolamento alla deprivazione del sonno, dalle
percosse all'essere appesi per i polsi o per i piedi da soffitti o
finestre, fino all'uso di scariche elettriche in ogni parte del
corpo. Secondo i rapporti di Amnesty
International 66 persone sono state tenute prigioniere accusate
di attivismo sciita, 41 dei quali successivamente rilasciati nel
1990.
SORVEGLIARE E PUNIRE - Il sistema giudiziario si fonda sulla
sha'aria, in particolare sulla versione della scuola di
giurisprudenza islamica sunnita Hanbali, così come dal decreto del
1926 del Re Abd al
Aziz. La scuola Hanbali, considerata particolarmente rigida
dalla maggior parte dei giuristi islamici, rifiuta l'analogia come
fonte di esercizio della legge a favore di una stretta applicazione
delle tradizioni e delle parole del Profeta. Ci sono due categorie
di crimini delineate nella sha'aria:
i crimini dettagliatamente definiti e quelli che sono considerati
minare la possibilità di applicazione della sha'aria stessa. Per la
prima categoria esistono pene codificate. La punizione può essere
prescritta da un giudice (qadi) di una corte delle sha'aria nel
secondo caso. Una terza categoria si è sviluppata nel corso degli
anni dall'unione di vari decreti governativi che specificavano norme
di comportamento e di regole che sono considerate necessarie per il
mantenimento dell'ordine pubblico. Questa terza categoria si
riferisce a violazioni nel campo delle tasse, petrolio e gas e viene
gestita in forma amministrativa dai funzionari di governo. La
sha'aria definisce con cura i cirimini - omicidio, offesa personale,
adulterio, fornicazione, furto, rapina - e prescrive una punizione
per ciascuno. L'omicidio viene considerato come un crimine contro la
persona piuttosto che non contro la società; per questo motivo la
famiglia della vittima ha il diritto di esigere un compenso (di tipo
monetario o di altro tipo), la pena di morte o di pedonare il
colpevole. In questo sistema è riconosciuto il diritto alla
legittima difesa e anche la vendetta è consentita all'uomo parente
più prossimo della vittima. E' in casi di omicidio che il colpevole
è detenuto senza accesso a nessun tipo di comunicazione con
l'esterno, anche se il periodo di prigionia può durare mesi o anni.
I PROCESSI - Il giudice assegna grande importanza alla testimonianza
giurata dei testimoni anche se la testimonianza di un uomo vale
quella di due donne. I processi sono celebrati senza una giuria e
sono generalmente condotti a porte chiuse. L'assistenza consolare
non è normalmente permessa nel caso di persone di nazionalità
straniera. Gli appelli alla sentenza passano direttamente al
ministro della giustizia, o, in casi particolarmente gravi, alla
corte di appello. Ci sono due corti di appello nel paese, una a
Riyadh ed una a Mecca. Chi ricorre in appello viene giudicato da una
corte di tre giudici, con l'eccezione dei casi di amputazione e pena
di morte, per i quali una corte di cinque giudici è chiamata a
deliberare. I casi di sentenza capitale sono automaticamente
trasferiti al re per il giudizio finale.
I DELITTI E LE PENE - L'adulterio e la fornicazione sono gravi
crimini per la cui punizione si richiedono prove inconfutabili.
Almeno quattro testimoni devono giurare di essere stati presenti al
crimine, e se questo non viene confermato dalla sentenza del
processo, i quattro testimoni vengono a loro volta puniti. Nessuno
è stato giustiziato per adulterio nel 1990, anche se l'anno
precedente si era avuta notizia di una serie di lapidazioni
extra-giudiziali. L'amputazione con anestesia della mano destra è
la punizione comminata per il ladro recidivo. Il furto aggravato
viene tuttavia punito con la cosiddetta amputazione incrociata della
mano destra e del piede sinistro. Quattro casi di questo tipo sono
stati riportati da Amnesty
International nel 1986. Su dieci amputazioni condotte a termine
nel 1990, almeno cinque sono state fatte a stranieri. Le scudisciate
sono spesso comminate per offese contro la religione e la moralità
pubblica, per ubriachezza, scommesse al gioco e per negligenza delle
preghiere. Lo scopo di questo tipo di punizione è più
l'umiliazione inflitta al colpevole che non la sua menomazione; pene
di questo tipo sono spesso applicate come deterrente, perchè altri
non seguano lo stesso esempio. Cittadini statunitensi sono stati
scudisciati per crimini legati al consumo di alcolici. Un cittadino
di Riyadh ha recentemente (febbraio 2001) ricevuto la pena di sei
anni di prigione e 4.750 frustate per aver avuto ripetuti rapporti
sessuali con la cognata nubile. Le frustate saranno date in
cinquanta volte, con 95 colpi di frusta per volta. La donna è stata
a sua volta condannata a sei mesi di prigione e a cinquanta
frustate.
LA PENA DI MORTE - I crimini per cui si incorre nella pena di morte
includono l'omicidio, apostasia dall'Islam, adulterio, traffico di
droghe e sabotaggio. Nella maggior parte dei casi anche stupro e
rapina armata portano alla pena capitale. Tra i crimini punibili con
la pena di morte si annovera anche la sodomia. I metodi principali
di esecuzione sono: decapitazione, plotone d'esecuzione o la
lapidazione dopo aver drogato il prigioniero. Alla fine del 1987
almeno nove persone erano state giustiziate per crimini legati al
traffico di droga. Tutte le 17 esecuzioni del 1990 sono state
decapitazioni. 29 persone sono state condannate a morte nel 1991, 66
nel 1992, 88 nel 1993, 54 nel 1994. Nel 1997 almeno 118 persone sono
state giustiziate e nel 2000 le esecuzioni sono state almeno 123, a
seguito di processi di cui sa molto poco. Sono questi dati che
indicano una chiara tendenza a utilizzare questo sistema giustizia
punitivo, un sistema che, secondo Amnesty
International, "è stato organizzato per servire e
sottolineare la potenza dello stato" e che, di conseguenza,
continua a mostrare "un completo disinteresse per gli standard
internazionale che regolano gli arresti ed i processi." Tra i
giustiziati ci sono almeno tre donne. La maggioranza dei giustiziati
erano stranieri dall'India, Pakistan, Nigeria, Filippine, Yemen,
Sudan, Eritrea, Etiopia, Iraq, Egitto, Bangladesh, Syria,
Afghanistan, Indonesia e Tailandia.
NON SOLO AMNESTY INTERNATIONAL - Amnesty International non è
l'unica organizzazione che si occupa di monitorare la ripetuta e
costante violazione dei diritti umani. Middle East Watch, il
Minnesota Lawyers International Human Rights Committee e l'International
Committee for Human Rights in the Gulf and the Arabian Peninsula
hanno pubblicato un numero di rapporti su casi che testimoniavano il
largo uso della tortura nelle prigioni saudite per estorcere
confessioni dai prigionieri.
UN CAMBIO DI ROTTA? - Con una mossa senza precedenti, il governo
saudita ha pubblicamente dichiarato nel 2000 l'universalità e
'indivisibilità dei diritti umani, annunciando allo stesso tempo
l'adozione di misure per promuovere e proteggere tali diritti. Nella
sessione aprile/maggio 2000 della commissione per i diritti umani
delle Nazioni Unite, l'Arabia Saudita ha dichiarato che "i
diritti umani sono un obiettivo non-negoziabile per il cui
raggiungimento dobbiamo tutti lottare insieme" e che l'Arabia
Saudita si impegnava nella "protezione e promozione dei diritti
umani attraverso misure attentamente studiate nel contesto di una più
larga strategia volta alla promozione dei diritti umani."
Non meglio specificate nuove regole per la professione legale, la
creazione di strutture governative per la protezione dei diritti
umani e l'istituzione di un comitato per investigare su presunti
crimini in questo delicato settore facevano parte di questo
pacchetto di riforme. Nel settembre 2000 l'Arabia Saudita ha
addirittura accettato la Convenzione sulle Donne con una precisa
riserva che in parte rivelava i limiti che il governo non era
disposto ad oltrepassare. Ogniqualvolta la Convenzione e la Sha'aria
fossero entrate in conflitto, sarebbero stati i dettami di
quest'ultima a prevalere.
ALCUNI CASI - Solo nel 2000 gli arresti di cittadini su basi
politiche o religiose sono stati continui. Centinaia di membri della
comunità sciita sono stati arrestati in aprile in seguito ad una
serie di dimostrazioni contro la chiusura della loro moschea. Coloro
che non sono rimasti uccisi nella repressione della dimostrazione,
sono stati frustati in prigione, detenuti senza accusa formale o
uccisi in esecuzioni extra-giudiziarie. Un imprecisato numero di
cristiani è stato nello stesso periodo arrestato per motivi
religiosi. Tra di essi Amnesty International riporta i seguenti
casi:
- Gennaio: 15 cittadini filippini (tra cui 3 donne e 10 bambini)
sono stati arrestati nel corso di una messa tenuta in una casa
privata a Riyadh. La maggior parte di essi è stata successivamente
rilasciata dopo diverse settimane di isolamento nella prigione di
Malaz.
- Agosto: Sheikh 'Ali bin 'Ali al Ghanim è stato arrestato al
confine tra Arabia Saudita e Giordania al ritorno di una vacanza in
Siria. Le ragioni per il suo arresto potrebbero essere legate al suo
credo religioso sciita, o alle sue attività politiche.
- Il dott. Sa'id bin Zua'ir, capo del Dipartimento delle
Informazioni all'Università Islamica Imam Mohamed bin Saud, ha
trascorso il 2000 in prigione. Dal 1995 era in prigione, dopo
essersi rifiutato di firmare un impegno di cessare ogni attività
politica se rilasciato.
- Hani al Sayegh, rimpatriato di forza in Arabia Saudita nel 1999
dagli Stati Uniti dove aveva cercato asilo politico, è sato
imprigionato senza informazioni e possibilità di comunicare in
seguito al bombardamento del complesso militare americano al-Khobar
nel 1996. Quattro anni dopo era ancora detenuto senza processo,
privato del diritto di comunicare con i suoi legali e con la sua
famiglia. Alla fine del 2000 era ancora un prigioniero che correva
il rischio di venire torturato e di venire condannato a morte.
- George Joseph, di nazionalità indiana, è stato arrestato fuori
dalla sua casa mentre tornava dal una messa cattolica. Detenuto
senza possibilità di comunicazione con l'esterno per diversi mesi,
è stato picchiato prima di venire espulso e deportato in India.
- Agosto: Ad 'Abdel Mo'ti 'Abdel Rahman Mohammad, nazionalità
egiziana, è stato tolto un occhio come punizione inflitta dal
tribunale di Medina per aver tirato dell'acido in faccia ad un
connazionale ed aver danneggiato il suo occhio sinistro.
- Due insegnanti, arrestati a seguito delle dimostrazioni del Najran,
hanno ricevuto 1.500 frustate ciascuno di fronte a famiglie,
studenti, ed altri insegnanti.
Di Simoni Marcella
(dal sito L’URLO CONTRO
LA PENA DI MORTE)
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Governo:
monarchia
tradizionale
Costituzione: si applica
la Sharia; una legge fondamentale che fissa i diritti e le
responsabilità del governo è stata introdotta nel 1993
Sistema Giuridico: si
basa sulla legge islamica sono state introdotte alcune norme laiche
Sistema Legislativo: Consiglio
Consultivo, nominato dal re per 4 anni
Sistema Giudiziario: Consiglio
Supremo di Giustizia
Religione: maggioranza
musulmana
Metodi di esecuzione: decapitazione
e lapidazione
Esecuzioni: 30
Condanne a morte: 2
Detenuti nel braccio della
morte: 59 persone sono detenute con accuse che potrebbero
portarle alla pena di morte
Trattati internazionali sui
diritti umani e la pena di morte
·
Convenzione sui Diritti del Fanciullo
·
Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le
Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti
SITUAZIONE
L'Arabia Saudita segue un'interpretazione rigida della legge
islamica, che prescrive la pena di morte per omicidio, stupro,
traffico di droga e rapina. L'Arabia Saudita ha un numero di
esecuzioni tra i più alti al mondo, sia in termini assoluti che in
percentuale sulla popolazione, avendo giustiziato più di 1000
persone negli ultimi 20 anni. Il record è stato stabilito nel 1995
con 191 esecuzioni. Quasi i due terzi delle persone giustiziate in
Arabia Saudita sono stranieri. Molte delle esecuzioni rese note sono
state inflitte per omicidi e stupri, anche se un buon numero di
reati nonviolenti si sono risolti con la decapitazione. I reati meno
gravi che hanno condotto a esecuzioni sono stati: apostasia,
stregoneria, violenze sessuali e crimini relativi all'uso di droga,
leggera e pesante. La giustizia saudita è particolarmente rigida
con i lavoratori stranieri, specie con quelli provenienti dai paesi
poveri del Medioriente, dell'Africa e dell'Asia, che rappresentano
quasi un quarto della popolazione saudita. I lavoratori immigrati
sono vulnerabili agli abusi dei loro datori di lavoro e delle
autorità. Se arrestati, i cittadini stranieri possono essere
ingannati perché costretti a firmare una confessione in lingua
araba, che spesso non comprendono. I lavoratori immigrati sono stati
frequentemente torturati e maltrattati, giustiziati, flagellati o
amputati, molto più dei cittadini sauditi.
Organizzazioni umanitarie denunciano l'esistenza in Arabia Saudita
di processi senza garanzie e rilevano che l'Islam pone limiti ben
precisi all'uso della pena di morte.
Nel 2001, 82 esecuzioni, tra cui 2 donne
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Nazioni Unite
25 aprile 2002: l'Arabia Saudita ha votato contro la
risoluzione 2002/77 sulla pena di morte alla 58ma Commissione
Onu per i Diritti Umani.
NOTIZIE
17 luglio 2002: l'agenzia di stampa ufficiale saudita ha
riportato la notizia secondo cui un uomo colpevole di omicidio
è stato decapitato.Secondo quanto riportato dall'agenzia
l'uomo in questione si chiamava Saeed bin Jari al-Bishi e la
vittima, uccisa dopo un litigio, Mohammad bin Abdullah
al-Shahrani. Erano entrambi di nazionalità
saudita.L'esecuzione, avvenuta nella città di Bishah, ha
fatto salire a 22 il numero delle persone giustiziate
quest'anno nel regno. L'Arabia Saudita applica la severa legge
della Sharia (legge islamica) nei casi di omicidio, stupro e
traffico di droga e le esecuzioni avvengono solitamente con
decapitazione pubblica.
(Fonti: Reuters,
17/07/2002)
1 giugno 2002: secondo dichiarazioni rese dal vice ministro
dell'interno, l'Arabia Saudita ha condannato alcuni degli
arrestati per l'attentato del 1996 contro una caserma
dell'Aviazione americana, con un bilancio di 19 soldati
americani uccisi e centinaia di feriti.
Il Principe Ahmed ibn Abdulaziz non ha specificato quante
persone siano state condannate né l'entità delle pene. I
verdetti "saranno resi noti al momento opportuno",
ha detto il vice ministro in un'intervista concessa al
quotidiano al-Jazirah.
Il Principe Ahmed, fratello di Re Fahd, ha detto che gli
imputati dell'attentato dinamitardo sono stati condannati in
base alla legge islamica, e che le sentenze necessitano ancora
dell'approvazione del consiglio supremo di giustizia e del re.
L'Arabia Saudita applica la pena di morte per l'omicidio, lo
stupro, la rapina a mano armata e il traffico di droga.
(Fonti: Washington Post,
02/06/2002)
11 aprile 2002: L'Arabia Saudita ha decapitato un suddito
saudita per aver sparato contro un soldato, uccidendolo,
all'esterno di una base militare, secondo un resoconto
dell'agenzia di stampa ufficiale dell'Arabia Saudita.
Yasser bin Ahmad al-Aseeri aveva aperto il fuoco contro i
soldati che non lo lasciavano entrare nella base militare, in
una città sudoccidentale. Altri due militari erano rimasti
feriti nell'incidente.
L'Arabia Saudita attua con rigore la legge islamica Sharia,
giustiziando omicidi, stupratori e trafficanti di droga,
solitamente con decapitazioni pubbliche.
(Fonti: Reuters,
11/04/2002)
10 aprile 2002: Amnesty International ha detto che il numero
delle esecuzioni capitali nel mondo è raddoppiato nel 2001,
soprattutto a causa del duro colpo inflitto al crimine da
parte della Cina. Nel suo rapporto annuale sulla pena di morte
ha dichiarato essere almeno 3048 le persone giustiziate nel
2001, benché la cifra reale sia molto più alta.
Le esecuzioni vengono perpetrate in 31 paesi.
Solo tra aprile e luglio 2001, la Cina ha giustiziato almeno
1781 persone all'interno della campagna nazionale anti-crimine
denominata "colpire duro". Il numero totale delle
esecuzioni cinesi nel 2001 è di 2468.
"Molti condannati a morte potrebbero essere stati
torturati per ottenere delle confessioni. I prigionieri
condannati sono spesso incatenati e umiliati in parate
pubbliche," ha detto Amnesty. L'associazione ha
presentato il rapporto di 39 pagine a Ginevra, dove sostiene i
progetti dell'Unione Europea per proporre una risoluzione
contro la pena di morte alla Commissione per i Diritti umani
delle Nazioni Unite. I 53 paese della Commissione votano, ogni
anno, per chiedere una moratoria delle esecuzioni sebbene non
abbiano poi il potere di costringere nessun paese ad attenersi
alla loro decisione.
Amnesty ha inoltre detto che quattro paesi, Cina, Iran, Arabia
Saudita e Stati Uniti d'America, sono responsabili del 90%
delle condanne a morte perpetrate nel 2001, ed ha aggiunto di
essere particolarmente preoccupata riguardo all'aumento delle
condanne capitali per reati non violenti, come l'omosessualità
in Arabia Saudita, il traffico di droga nell'Asia
sud-orientale, l'adulterio in Nigeria e in Sudan e la
corruzione o il furto in Cina.
(Fonti: MX 10/04/2002)
1 febbraio 2002: l'Arabia Saudita ha decapitato un cittadino
saudita che aveva ucciso un connazionale con un'arma da fuoco
a seguito di un litigio.
Saad bin Mubarak al-Harithi è stato giustiziato dopo essere
stato condannato per aver ucciso con un colpo di pistola allo
stomaco Badr bin Mishal al-Harithi, ha dichiarato il Ministero
degli Interni in una dichiarazione riportata dall'agenzia di
stampa ufficiale saudita. Badr è morto in seguito alle ferite
riportate.
L'esecuzione, è avvenuta nella città di Taif, provincia di
Mecca.
L'Arabia Saudita adotta la severa legge islamica della sharia,
giustiziando gli omicidi, i rapitori ed i trafficanti di
droga, generalmente mediante decapitazioni in pubblico.
(Fonti: Reuters,
01/02/2002)
Prese di posizione
sulla pena di morte
30 gennaio 2002: Il principe Talal bin, fratellastro di re
Fahad dell'Arabia Saudita, ha detto che se il regno, una
monarchia assoluta, vuole inserirsi nel mondo moderno ha
bisogno di una graduale evoluzione politica.
Questo, ha argomentato, richiede riforme democratiche e
l'adozione di leggi islamiche più coerenti con le convenzioni
internazionali sui diritti umani.
Ha detto che è "molto difficile" cambiare la
pratica in aree in cui il Corano offre una guida chiara. Ma
alcuni casi, come la decapitazione di criminali, potrebbero
essere dovuti a precedenti nella storia islamica, in cui i
governanti avevano il diritto religioso di sospendere, ma non
eliminare, certe pratiche.
"Dobbiamo cercare modi più umani per giustiziare",
ha detto.
(Fonti: FT.Com,
30/01/2002)
Pena di morte per
"reati" sessuali
1 gennaio 2002: tre cittadini sauditi riconosciuti colpevoli
di omosessualità, sono stati decapitati il primo gennaio nel
sud dell'Arabia Saudita.
Ali Ben Hatan Ben Saad, Mohamed Ben Suleiman Ben Mohamed e
Khalil Ben Abdallah erano stati condannati a morte per
"sodomia, matrimonio tra loro e incitazione alla
pedofilia".
Nel 2001, almeno 81 esecuzioni sono state effettuate nel regno
che applica strettamente la legge coranica "sharia".
Le persone riconosciute colpevoli di omicidio, stupro,
apostasia e furto a mano armata, così come i trafficanti di
droga e i tossicomani recidivi, in Arabia Saudita vengono
condannati a morte.
(Fonti: www.gay.it,
02/02/2002)
Guerra al terrorismo
15 gennaio 2002: gli studiosi islamici provenienti da tutto il
mondo islamico, col proposito di entrare nella lotta globale
contro il terrorismo, si sono accordati su una definizione del
termine, ma hanno escluso dalla loro condanna gli attacchi di
palestinesi contro Israele.
Gli studenti hanno definito il terrorismo come "atti di
aggressione commessi da individui, gruppi o stati contro
esseri umani, inclusi attacchi alla loro religione, vita,
mente o proprietà".
Nella dichiarazione rilasciata alla fine della conferenza di
sei giorni tenutasi nella città saudita di Mecca sotto gli
auspici della Accademia Islamica di Giurisprudenza della Lega
Mondiale Musulmana con sede a Mecca, gli studiosi hanno detto
che "ogni atto di violenza o minaccia finalizzata a
terrorizzare le persone o a mettere in pericolo le loro vite o
la loro sicurezza" costituisce terrorismo, così come la
distruzione delle risorse naturali e ambientali.
"Allah ha promulgato punizioni severe e dal valore
deterrente nei confronti dei terroristi, contro l'aggressione
e la malvagità, compresa l'esecuzione, la crocifissione, il
taglio delle mani e dei piedi e l'esilio", dice la
dichiarazione.
Ha chiesto alle minoranze musulmane nei paesi non musulmani di
"attenersi alle regole di residenza e di cittadinanza e
contribuire all'ordine pubblico di quei paesi".
(Fonti: Asian Wall
Street Journal, 15/01/2002)
Pena di morte per
cittadini stranieri
14 agosto 2002: Hayel al-Sayed Mohammedain, un egiziano
condannato per omicidio è stato decapitato.
Era stato condannato per aver ucciso Abdeen Mahmoud Mohammed,
un altro egiziano, colpendolo alla testa con un'ascia e per
avergli rubato il portafoglio. Mohammedain è stato
giustiziato nella città orientale di Dammam.
Lo stesso giorno in due separati casi, è stata amputata la
mano destra ad un afghano e ad un uomo egiziano-siriano perché
ritenuti colpevoli di borseggio nel santuario della Mecca.
Mohammed Nabi Rostum, afghano, e Ahmed Akash Abdul Kader,
della Siria, avrebbero derubato i fedeli nella Gran Moschea de
la Mecca.
(Fonti: Al-Bawaba,
14/08/2002)
12 agosto 2002: le autorità saudite hanno giustiziato a Jedda
un uomo di nazionalità yemenita Muhammad Bin-Hasan Bin-Umar
Bin-Ali accusato di stupro e furto e condannato dalla corte
islamica Sharia.
(Fonti: SPA news ageancy
web site, Riyadh, in arabo monitorato da BBC 12/08/2002)
29 luglio 2002: la madre di un uomo ucciso da un'auto bomba in
Arabia Saudita ha invocatola clemenza per lo scozzese
condannato per l'omicidio. Sandy Mitchell rischia di esser
decapitato in seguito alla condanna pronunciata dalla Corte
Suprema. Ann Howlett, la madre di Christopher Rodway, 48 anni,
morto per l'esplosione dell'auto bomba considera Mitchell
innocente e chiede che gli sia risparmiata la vita.
"Dovrebbe essere punito se avesse ucciso mio figlio, ma
non credo sia stato lui" ha detto.Il padre di Rodway,
Jeremy, morto in giugno, aveva chiesto che gli assassini di
suo figlio fossero giustiziati. Tuttavia, ha poi ritrattato
perché pensava che Mitchell fosse stato giudicato da una
corte fantoccio.
(Fonti: Scotsman,
30/07/2002)
29 luglio 2002: gli appelli presentati dai cittadini scozzese
e canadese, contro la condanna a morte, in Arabia Saudita, è
stato respinto. Alexander Mitchell, originario di
Kirkintilloch e William Sampson, cittadino canadese nato a
Glasgow, saranno giustiziati.
I due sono accusati di aver organizzato degli attentati con
auto-bombe.
I cittadini inglesi James Lee, James Cottle, Les Walker e
Peter Brandon e il belga Raf Schyvens, ha riportato l'avvocato
Michael O'Kane, sono stati condannati alla prigione.
Il Ministro della Giustizia saudita non ha rilasciato
commenti. O'Kane non è in grado di dire esattamente a quanto
ammontino le condanne e neanche le accuse precise per cui sono
stati condannati.
Ha detto che gli avvocati difensori sono stati ammessi alla
lettura del verdetto solo una volta nell'ufficio del
procuratore e che non hanno avuto copia del verdetto.
O'Kane ha aggiunto che i legali della difesa si sono appellati
contro i verdetti e che le confessioni, successivamente
ritirate, erano state ottenute con la tortura. Nell'appello
viene detto anche che alla difesa non erano state notificate
le udienze e che non gli è stato garantito l'accesso ad alcun
documento o rapporto della polizia.
O'Kane ha detto che le autorità saudite hanno chiesto agli
avvocati di non comunicare il verdetto ai loro assistiti.
"Ora quindi il loro morale è alto e stanno ancora
sperando di essere liberati," ha aggiunto.
Le condanne a morte in Arabia vengono eseguite in pubblico,
tramite decapitazione con una spada, in stretta osservanza
della legge islamica.
Le ambasciate britannica e belga a Riyadh si sono rifiutate di
commentare i verdetti.
L'ambasciatore canadese, Melvyn MacDonald, ha detto che la
decisione non è definitiva e che il caso Sampson verrà
discusso in un incontro tra i funzionari canadesi e il
Ministro degli Interni saudita, Prince Nayef.
Gli uomini erano stati arrestati in seguito alla morte
dell'inglese Christopher Rodway, 48 anni, impiegato in un
ospedale saudita, avvenuta il 17 novembre 2000 durante un
esplosione a Riyadh, la capitale saudita, nella quale è
rimasta ferita anche la moglie.
Il 22 novembre un'altra auto-bomba ha ferito due uomini e una
donna, tutti britannici.
Sampson e Mitchell hanno confessato gli attacchi alla
televisione, senza dare alcuna motivazione.
(Fonti: Evening Times,
29/07/2002)
12 luglio 2002: l'Arabia Saudita ha decapitato un cittadino
indiano per l'omicidio di tre donne saudite, uccise nelle loro
case, secondo notizie dell'Agenzia di stampa saudita.Si legge
che il colpevole strangolò le sue vittime dopo esserne stato
scoperto, nel corso di tre diverse rapine. L'Arabia Saudita
segue strettamente le leggi islamiche della Sharia, eseguendo,
generalmente a mezzo della decapitazione, condanne a morte di
assassini, stupratori e trafficanti di droga.
(Fonti: Reuters,
12/07/2002)
21 maggio 2002: il Ministro per il Lavoro delle Filippine,
Patricia Santo Tomas, ha detto che, in occasione della sua
visita di sei giorni nel paese, chiederà al governo
dell'Arabia Saudita di risparmiare la vita di tre lavoratori
filippini condannati a morte nel Regno mediorientale.
La ministra ha affermato che la priorità della sua visita sarà
assicurare clemenza per i tre filippini condannati per
omicidio -- Idan Tejano, Joselito Alejo e Ramiro Esmero.
"Dobbiamo chiedere clemenza. Non sappiamo quando avrà
luogo l'esecuzione."
In seguito alle richieste delle famiglie dei tre condannati,
funzionari del Dipartimento del Lavoro a Manila avevano già
spiegato che il governo delle Filippine non avrebbe potuto
chiedere a quello saudita la liberazione dei tre lavoratori,
poiché, se la situazione fosse stata rovesciata, le Filippine
non avrebbero permesso il rilascio di tre sospetti stranieri,
e che la richiesta di clemenza è il massimo che è possibile
fare.
Nel corso della visita in Arabia Saudita, i funzionari del
Dipartimento discuteranno la creazione di linee guida per i
lavoratori domestici.
(Fonti: ASIA AFRICA
INTELLIGENCE WIRE, 21/05/2002)
13 maggio 2002: l'Agenzia di stampa saudita ha reso nota la
decapitazione di un afgano condannato per contrabbando di un
quantitativo imprecisato di eroina.
L'uomo aveva nascosto la droga negli intestini, scrive
l'agenzia di stampa saudita.
L'esecuzione porta ad almeno 17 il numero delle persone
giustiziate nel 2002 fino ad oggi nel regno musulmano
conservatore.
(Fonti: Reuters,
13/05/2002)
10 maggio 2002: quattro pachistani sono stati decapitati in
Arabia Saudita, per aver massacrato a colpi di randello un
loro connazionale allo scopo di derubarlo, lo ha reso noto
l'agenzia di stampa ufficiale saudita.
Si legge nel comunicato che i quattro sono stati condannati
per aver diffuso "corruzione sulla Terra", un'accusa
che comporta la pena di morte secondo le leggi islamiche, dopo
aver ucciso il loro connazionale ed essersene divisi i beni.
(Fonti: Reuters,
10/05/2002)
28 aprile 2002: l'Arabia Saudita ha decapitato un cittadino
pakistano che aveva ucciso a coltellate un connazionale, ha
riportato l'agenzia di stampa ufficiale Saudi Press Agency.
Ghaleb bin Mahmoud Akramulhaq ha indicato "l'odio"
come la ragione che lo ha portato ad accoltellare Hafiz bin
Naeem Abdul-Sattar ed ha tagliarli la gola, ha detto
l'agenzia.
L'Arabia Saudita applica le severe leggi islamiche della
sharia, giustiziando gli omicidi, i violentatori ed i
trafficanti di droghe, generalmente mediante decapitazioni in
pubblico.
(Fonti: Reuters,
28/04/2002)
9 aprile 2002: Un uomo d'affari britannico, gestore di un club
illegale per la mescita di sostanze alcoliche è stato
condannato a 800 frustate con un processo segreto. Gary
O'Nions rischia anche otto anni di carcere e una multa di
400.000 sterline, mentre le autorità saudite cercano di
districare il destino di un gruppo di uomini d'affari
britannici accusati di essere implicati in una guerra
criminale tra spacciatori di alcool rivali.
Cinque cittadini britannici - Alexander Mitchell, James Cottle,
Les Walker, Peter Brandon e James Lee - rischiano la pena di
morte per l'accusa di complicità in una guerra a colpi di
esplosivo, ma la loro vita potrebbe essere risparmiata giacché
le autorità saudite sembrano voler lasciare cadere le accuse
di omicidio che pendono su di loro.
L'acuirsi della violenza nel Medio Oriente ha spinto le
autorità saudite a rompere gl'indugi nei confronti degli
imputati britannici, accusati di aver condotto una serie di
attentati dinamitardi a partire dal Novembre 2000.
Gl'investigatori affermano che i cinque avrebbero usato bombe
per uccidere o ferire i rivali nell'attività di traffico di
bevande alcoliche, lucrosa ancorché illegale: si tratterebbe
di milioni di sterline nell'intero regno saudita.
Le pressioni diplomatiche, durate per mesi, sembrano aver
avuto successo con il ritiro della minaccia delle esecuzioni
capitali contro i cinque, che, secondo le famiglie, sarebbero
stati costretti a confessare di essere i responsabili degli
attentati.
(Fonti: The Times,
09/04/2002)
15 marzo 2002: cinque cittadini britannici, accusati di un
attacco dinamitardo in Arabia Saudita, hanno ritrattato la
loro confessione.
Gli avvocati di Alexander Mitchell, James Cottle, Les Walker,
James Lee e di un quinto uomo sconosciuto, hanno detto:
"La difesa procederà coerentemente con le ritrattazioni.
Non sembra ci siano altre prove oltre le loro
confessioni".
Mitchell, Cottle, Walker, Lee, un canadese e un belga, avevano
confessato alla TV saudita, nel 2001, di essere coinvolti in
un attentato che aveva ucciso un cittadino britannico, e
ferito diverse persone. Insieme a un quinto cittadino
britannico, rischiano la pena di morte.
(Fonti: The Mirror,
15/03/2002)
11 marzo 2002: un uomo è stato pubblicamente decapitato, in
Arabia Saudita, per aver ucciso un uomo investendolo più
volte con la macchina.
Il Ministero degli Interno ha detto che l'omicida è straniero
ma non ha specificato il suo paese d'origine.
(Fonti: Belfast
Newsletter, 12/03/2002)
27 febbraio 2002: l'Arabia Saudita sta processando sette
stranieri imputati di azioni dinamitarde che hanno aumentato i
timori di terrorismo anti-occidentale nel regno, ha detto il
ministro degli interni.
"Il loro caso è adesso davanti ai magistrati," ha
detto il principe Nayef al giornale saudita Okaz, sui cinque
britannici, il belga ed il canadese.
Non ha fornito altri dettagli. Il vice ministro degli interni,
principe Ahmed aveva precedentemente legato gli attentati a
regolamenti di conti tra persone coinvolte in attività
illegali come il redditizio traffico di alcolici.
Se condannati, i sette saranno giustiziati mediante
decapitazione, secondo la legge islamica saudita.
In interviste trasmesse dalla televisione di stato saudita nel
2001, i quattro britannici, il canadese ed il belga avevano
confessato il loro coinvolgimento negli attentati, attuati nel
novembre e dicembre 2000 e nel marzo 2001.
Un britannico è stato ucciso in uno degli attentati e molte
altre persone sono rimaste ferite negli atti dinamitardi.
L'avvocato d'ufficio Salah al-Hejailan ha detto che al momento
un quinto cittadino britannico risulta imputato, senza fornire
dettagli.
Ha aggiunto che il canadese sta sottoponendosi ad un
trattamento psichiatrico e non è in condizioni di affrontare
il processo.
I cinque britannici, che Hejailan non ha chiamato per nome,
stanno affrontando il processo per gli attentati dinamitardi
avvenuti nella capitale Riyadh.
Quattro sono stati citati come Alexander Mitchell, James
Cottle, Les Walker e James Lee. Del quinto britannico non sono
state fornite le generalità.
(Fonti: Reuters,
27/02/2002)
1 febbraio 2002: tre associazioni marocchine per i diritti
dell'uomo hanno reclamato un nuovo processo per Majda Mostefa
Mahir, una donna marocchina recentemente condannata a morte
per l'omicidio di un'emiro saudita, Farid Ben Abdallah
Al-Mishari Al-Saoud. Le tre organizzazioni non governative, l'AMDH,
l'OMDH e il Forum Verità e Giustizia, hanno inviato una
lettera aperta all'ambasciatore dell'Arabia Saudita a Rabat
per esprimere la loro preoccupazione nei riguardi della donna.
Nella lettera si fa presente che la donna si è sempre
dichiarata innocente sostenendo che la morte del principe è
stata accidentale. Questa versione era stata inizialmente
accettata fin quando la famiglia del principe non ha insistito
affinché la donna venisse giustiziata.
Su queste basi Amnesty Internationl e altre organizzazioni
umanitarie hanno chiesto al Ministro degli Interni saudita, il
principe Naïf Ben Abdulaziz, di commutare la condanna a
morte, ricordando che l'Arabia Saudita ha il dovere di
rispettare i diritti dell'uomo universalmente riconosciuti e,
tra questi, il diritto alla vita.
Le organizzazioni per i diritti dell'uomo insieme ad Amnesty
International hanno detto che la donna è stata giudicata
"senza beneficiare dell'assistenza legale" e stanno
intraprendendo una campagna di ampia portata per convincere le
autorità di Ryad a fare chiarezza sulla sorte della
marocchina.
Majda è incarcerata nella prigione saudita di Malaz dal 1997.
(Fonti:
www.allafrica.com, 01/02/2001, www.central.co.ma, 5/02/2001)
Pena di morte per le
donne
12 maggio 2002: l'Arabia Saudita ha decapitato una donna
saudita per l'omicidio del padre, e un cittadino etiope per
aver ucciso a colpi d'ascia un connazionale, secondo notizie
diffuse dall'Agenzia di stampa saudita.
La donna era stata condannata per aver soffocato il padre
mentre questi era addormentato, e averlo colpito alla testa
con una pietra.
L'etiope aveva ucciso il connazionale durante una lite, ma la
notizia non riporta altri dettagli.
Le esecuzioni, svoltesi nella regione dell'Asir, portano ad
almeno 16 il numero delle persone messe a morte nel regno
musulmano conservatore fino ad oggi.
(Fonti: Reuters,
12/05/2002)
Pena di morte per reati
di droga
11 febbraio 2002: trentacinque trafficanti di droga sono stati
giustiziati in Arabia Saudita nel 2000, nella maggioranza dei
casi dopo processi sommari segreti senza avvocati o giurie.
(Fonti: The New York
Times, 11/02/2002)
Pena di morte per reati
violenti
18 settembre, 2002. Il ministro degli interni ha dichiarato
che un uomo è stato giustiziato per aver ucciso una donna sua
parente. Nel comunicato del ministro si legge che Mohammad bin
Sulayem bin Mushael al-Harthi ha più volte pugnalato Ghalia
bint Mufrih bin Sulayem al-Harthi con un pugnale dopo una lite
fra i loro due figli. Il ministro ha aggiunto che l'uomo è
stato arrestato, condannato a morte e giustiziato nella città
di Bisha nella provincia sudoccidentale di Asir.
(Fonti: Reuters,
18/09/2002, Al-Bawaba News, 19/09/2002)
21 Agosto 2002: Il ministero degli interni ha dichiarato che
un uomo, le cui generalità non sono state rese note, è stato
impiccato per aver ucciso un uomo con una pistola dopo una
lite.
(Fonti: Reuters News
Service- Middle East, 21/08/2002)
26 luglio 2002: l'Arabia Saudita ha decapitato un saudita per
aver ucciso un parente durante una lite per la proprietà di
un terreno. L'esecuzione è avvenuta nella regione meridionale
dell'Asir.
(Fonti: Reuters,
26/07/2002)
16 giugno 2002: Mohammad bin Ali al-Khorim, un saudita
condannato per omicidio, è stato decapitato con la spada
nella provincia meridionale del Najran.
Mohammad bin Ali al-Khorim era stato dichiarato colpevole
dell'accoltellamento del suo compatriota Mohammad bin Yahia
al-Humama, nel corso di una lite dopo un incidente d'auto.
Questa decapitazione porta a 22 il numero delle esecuzioni nel
regno Saudita quest'anno, in base alle informazioni rilasciate
dal ministero degli interni e monitorate dall'AFP.
(Fonti: al-bawaba news,
17/06/2002)
28 maggio 2002: l'agenzia di stampa ufficiale saudita, SPA, ha
riportato una dichiarazione del Ministro dell'interno che
afferma che la Corte di Sharia ha condannato il saudita Dawud
Bin-Muhammad Bin-Salih Al Mutarid al-Yami, per l'omicidio del
connazionale Muhammad Bin-Husayn Bin-Ali Al Sharmah, e che la
sentenza è di morte.
L'esecuzione ha avuto luogo nella città di Najran. E' almeno
la 19a esecuzione nel regno conservatore quest'anno.
(Fonti: REUTERS,
28/05/2002; sito web dell'agenzia di notizie SPA monitorata
dalla BBC, 28/05/2002)
18 maggio 2002: un uomo è stato decapitato per aver stuprato
un altro uomo, ha detto il ministero degli interni saudita
citato da AP.
Hamad bin Saleh bin Abdul Aziz Al Fadl è stato condannato per
ubriachezza e per aver sequestrato e violentato un uomo, ha
aggiunto la dichiarazione. E' stato decapitato nella provincia
di Al Qatif.
La decapitazione ha portato a 21 il numero delle persone
giustiziate nel 2002 in Arabia Saudita.
(Fonti: Al-Bawaba News
19/05/2002)
8 maggio 2002: l'agenzia di stampa ufficiale dell'Arabia
Saudita (SPA) ha reso nota la decapitazione di due uomini,
colpevoli dello stupro di una donna, rapita dai due mentre
passeggiava con il marito a Riyadh.
Si legge nel comunicato che Faleh bin Saad al-Qahtani e Saad
bin Mulais al-Baqmi, entrambi sauditi, avevano rapito la donna
nella capitale, scaraventandola nel bagagliaio della loro
automobile, e poi l'avevano portata nel deserto dove l'avevano
violentata.
L'agenzia di stampa non ha reso note le nazionalità della
donna e del marito. I due sauditi erano armati, scrive
l'agenzia.
(Fonti: Reuters,
08/05/2002)
3 maggio 2002: secondo una notizia dell'agenzia di stampa
ufficiale (SPA), l'Arabia Saudita ha decapitato un uomo
colpevole di omicidio.
Ibrahim bin Omar bin Yahya al-Barakaty aveva portato la sua
vittima in un'area abbandonata e le aveva sparato tre volte
alla testa.
L'esecuzione è stata eseguita in una città vicina alla città
santa della Mecca.
Almeno 75 persone sono state giustiziate l'anno scorso, e 121
nel 2000.
(Fonti: Reuters,
03/05/2002)
30 aprile 2002: un cittadino saudita che aveva ucciso sua
madre ed altre quattro persone con un coltello è stato
decapitato in pubblico. Uno dopo l'altro, Eid bin Abdullah
Asiri ha ucciso la madre, due zii, una zia ed un uomo
pakistano, ha detto il ministero degli interni.
Asiri è stato il decimo saudita ad essere giustiziato nel
2002.
(Fonti: Liverpool Post,
01/05/2002)
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Coalizione
Italiana Contro la Pena di Morte - Nessuno tocchi Caino
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