ARABIA SAUDITA
Tortura, espulsioni, decapitazioni e lapidazioni

Dicembre 2002

ARABIA SAUDITA

 
Tortura, espulsioni, decapitazioni e lapidazioni sono materia di tribunali specializzati, ma sopravvivono anche in questo paese che continua voler rimanere un interlocutore privilegiato dell'occidente.

L'USO INDISCRIMINATO DELLA TORTURA - L'Arabia Saudita è stata citata da un largo numero di organizzazioni internazionali per i diritti umani per il suo fallimento nel rispettarli. Amnesty International riporta di un largo di numero di prigionieri politici arrestati arbitrariamente, detenuti per un tempo prolungato senza processo e regolarmente torturati durante gli interrogatori. I metodi di tortura nel Mubahathat (l'ufficio della polizia segreta) variano da mesi di isolamento alla deprivazione del sonno, dalle percosse all'essere appesi per i polsi o per i piedi da soffitti o finestre, fino all'uso di scariche elettriche in ogni parte del corpo. Secondo i rapporti di Amnesty International 66 persone sono state tenute prigioniere accusate di attivismo sciita, 41 dei quali successivamente rilasciati nel 1990.

SORVEGLIARE E PUNIRE - Il sistema giudiziario si fonda sulla sha'aria, in particolare sulla versione della scuola di giurisprudenza islamica sunnita Hanbali, così come dal decreto del 1926 del Re Abd al Aziz. La scuola Hanbali, considerata particolarmente rigida dalla maggior parte dei giuristi islamici, rifiuta l'analogia come fonte di esercizio della legge a favore di una stretta applicazione delle tradizioni e delle parole del Profeta. Ci sono due categorie di crimini delineate nella sha'aria: i crimini dettagliatamente definiti e quelli che sono considerati minare la possibilità di applicazione della sha'aria stessa. Per la prima categoria esistono pene codificate. La punizione può essere prescritta da un giudice (qadi) di una corte delle sha'aria nel secondo caso. Una terza categoria si è sviluppata nel corso degli anni dall'unione di vari decreti governativi che specificavano norme di comportamento e di regole che sono considerate necessarie per il mantenimento dell'ordine pubblico. Questa terza categoria si riferisce a violazioni nel campo delle tasse, petrolio e gas e viene gestita in forma amministrativa dai funzionari di governo. La sha'aria definisce con cura i cirimini - omicidio, offesa personale, adulterio, fornicazione, furto, rapina - e prescrive una punizione per ciascuno. L'omicidio viene considerato come un crimine contro la persona piuttosto che non contro la società; per questo motivo la famiglia della vittima ha il diritto di esigere un compenso (di tipo monetario o di altro tipo), la pena di morte o di pedonare il colpevole. In questo sistema è riconosciuto il diritto alla legittima difesa e anche la vendetta è consentita all'uomo parente più prossimo della vittima. E' in casi di omicidio che il colpevole è detenuto senza accesso a nessun tipo di comunicazione con l'esterno, anche se il periodo di prigionia può durare mesi o anni.

I PROCESSI - Il giudice assegna grande importanza alla testimonianza giurata dei testimoni anche se la testimonianza di un uomo vale quella di due donne. I processi sono celebrati senza una giuria e sono generalmente condotti a porte chiuse. L'assistenza consolare non è normalmente permessa nel caso di persone di nazionalità straniera. Gli appelli alla sentenza passano direttamente al ministro della giustizia, o, in casi particolarmente gravi, alla corte di appello. Ci sono due corti di appello nel paese, una a Riyadh ed una a Mecca. Chi ricorre in appello viene giudicato da una corte di tre giudici, con l'eccezione dei casi di amputazione e pena di morte, per i quali una corte di cinque giudici è chiamata a deliberare. I casi di sentenza capitale sono automaticamente trasferiti al re per il giudizio finale.

I DELITTI E LE PENE - L'adulterio e la fornicazione sono gravi crimini per la cui punizione si richiedono prove inconfutabili. Almeno quattro testimoni devono giurare di essere stati presenti al crimine, e se questo non viene confermato dalla sentenza del processo, i quattro testimoni vengono a loro volta puniti. Nessuno è stato giustiziato per adulterio nel 1990, anche se l'anno precedente si era avuta notizia di una serie di lapidazioni extra-giudiziali. L'amputazione con anestesia della mano destra è la punizione comminata per il ladro recidivo. Il furto aggravato viene tuttavia punito con la cosiddetta amputazione incrociata della mano destra e del piede sinistro. Quattro casi di questo tipo sono stati riportati da Amnesty International nel 1986. Su dieci amputazioni condotte a termine nel 1990, almeno cinque sono state fatte a stranieri. Le scudisciate sono spesso comminate per offese contro la religione e la moralità pubblica, per ubriachezza, scommesse al gioco e per negligenza delle preghiere. Lo scopo di questo tipo di punizione è più l'umiliazione inflitta al colpevole che non la sua menomazione; pene di questo tipo sono spesso applicate come deterrente, perchè altri non seguano lo stesso esempio. Cittadini statunitensi sono stati scudisciati per crimini legati al consumo di alcolici. Un cittadino di Riyadh ha recentemente (febbraio 2001) ricevuto la pena di sei anni di prigione e 4.750 frustate per aver avuto ripetuti rapporti sessuali con la cognata nubile. Le frustate saranno date in cinquanta volte, con 95 colpi di frusta per volta. La donna è stata a sua volta condannata a sei mesi di prigione e a cinquanta frustate.

LA PENA DI MORTE - I crimini per cui si incorre nella pena di morte includono l'omicidio, apostasia dall'Islam, adulterio, traffico di droghe e sabotaggio. Nella maggior parte dei casi anche stupro e rapina armata portano alla pena capitale. Tra i crimini punibili con la pena di morte si annovera anche la sodomia. I metodi principali di esecuzione sono: decapitazione, plotone d'esecuzione o la lapidazione dopo aver drogato il prigioniero. Alla fine del 1987 almeno nove persone erano state giustiziate per crimini legati al traffico di droga. Tutte le 17 esecuzioni del 1990 sono state decapitazioni. 29 persone sono state condannate a morte nel 1991, 66 nel 1992, 88 nel 1993, 54 nel 1994. Nel 1997 almeno 118 persone sono state giustiziate e nel 2000 le esecuzioni sono state almeno 123, a seguito di processi di cui sa molto poco. Sono questi dati che indicano una chiara tendenza a utilizzare questo sistema giustizia punitivo, un sistema che, secondo Amnesty International, "è stato organizzato per servire e sottolineare la potenza dello stato" e che, di conseguenza, continua a mostrare "un completo disinteresse per gli standard internazionale che regolano gli arresti ed i processi." Tra i giustiziati ci sono almeno tre donne. La maggioranza dei giustiziati erano stranieri dall'India, Pakistan, Nigeria, Filippine, Yemen, Sudan, Eritrea, Etiopia, Iraq, Egitto, Bangladesh, Syria, Afghanistan, Indonesia e Tailandia.

NON SOLO AMNESTY INTERNATIONAL - Amnesty International non è l'unica organizzazione che si occupa di monitorare la ripetuta e costante violazione dei diritti umani. Middle East Watch, il Minnesota Lawyers International Human Rights Committee e l'International Committee for Human Rights in the Gulf and the Arabian Peninsula hanno pubblicato un numero di rapporti su casi che testimoniavano il largo uso della tortura nelle prigioni saudite per estorcere confessioni dai prigionieri.

UN CAMBIO DI ROTTA? - Con una mossa senza precedenti, il governo saudita ha pubblicamente dichiarato nel 2000 l'universalità e 'indivisibilità dei diritti umani, annunciando allo stesso tempo l'adozione di misure per promuovere e proteggere tali diritti. Nella sessione aprile/maggio 2000 della commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, l'Arabia Saudita ha dichiarato che "i diritti umani sono un obiettivo non-negoziabile per il cui raggiungimento dobbiamo tutti lottare insieme" e che l'Arabia Saudita si impegnava nella "protezione e promozione dei diritti umani attraverso misure attentamente studiate nel contesto di una più larga strategia volta alla promozione dei diritti umani."
Non meglio specificate nuove regole per la professione legale, la creazione di strutture governative per la protezione dei diritti umani e l'istituzione di un comitato per investigare su presunti crimini in questo delicato settore facevano parte di questo pacchetto di riforme. Nel settembre 2000 l'Arabia Saudita ha addirittura accettato la Convenzione sulle Donne con una precisa riserva che in parte rivelava i limiti che il governo non era disposto ad oltrepassare. Ogniqualvolta la Convenzione e la Sha'aria fossero entrate in conflitto, sarebbero stati i dettami di quest'ultima a prevalere.

ALCUNI CASI - Solo nel 2000 gli arresti di cittadini su basi politiche o religiose sono stati continui. Centinaia di membri della comunità sciita sono stati arrestati in aprile in seguito ad una serie di dimostrazioni contro la chiusura della loro moschea. Coloro che non sono rimasti uccisi nella repressione della dimostrazione, sono stati frustati in prigione, detenuti senza accusa formale o uccisi in esecuzioni extra-giudiziarie. Un imprecisato numero di cristiani è stato nello stesso periodo arrestato per motivi religiosi. Tra di essi Amnesty International riporta i seguenti casi:

- Gennaio: 15 cittadini filippini (tra cui 3 donne e 10 bambini) sono stati arrestati nel corso di una messa tenuta in una casa privata a Riyadh. La maggior parte di essi è stata successivamente rilasciata dopo diverse settimane di isolamento nella prigione di Malaz.

- Agosto: Sheikh 'Ali bin 'Ali al Ghanim è stato arrestato al confine tra Arabia Saudita e Giordania al ritorno di una vacanza in Siria. Le ragioni per il suo arresto potrebbero essere legate al suo credo religioso sciita, o alle sue attività politiche.

- Il dott. Sa'id bin Zua'ir, capo del Dipartimento delle Informazioni all'Università Islamica Imam Mohamed bin Saud, ha trascorso il 2000 in prigione. Dal 1995 era in prigione, dopo essersi rifiutato di firmare un impegno di cessare ogni attività politica se rilasciato.

- Hani al Sayegh, rimpatriato di forza in Arabia Saudita nel 1999 dagli Stati Uniti dove aveva cercato asilo politico, è sato imprigionato senza informazioni e possibilità di comunicare in seguito al bombardamento del complesso militare americano al-Khobar nel 1996. Quattro anni dopo era ancora detenuto senza processo, privato del diritto di comunicare con i suoi legali e con la sua famiglia. Alla fine del 2000 era ancora un prigioniero che correva il rischio di venire torturato e di venire condannato a morte.

- George Joseph, di nazionalità indiana, è stato arrestato fuori dalla sua casa mentre tornava dal una messa cattolica. Detenuto senza possibilità di comunicazione con l'esterno per diversi mesi, è stato picchiato prima di venire espulso e deportato in India.

- Agosto: Ad 'Abdel Mo'ti 'Abdel Rahman Mohammad, nazionalità egiziana, è stato tolto un occhio come punizione inflitta dal tribunale di Medina per aver tirato dell'acido in faccia ad un connazionale ed aver danneggiato il suo occhio sinistro.

- Due insegnanti, arrestati a seguito delle dimostrazioni del Najran, hanno ricevuto 1.500 frustate ciascuno di fronte a famiglie, studenti, ed altri insegnanti.

 

Di Simoni Marcella

(dal sito L’URLO CONTRO LA PENA DI  MORTE)

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Governo: monarchia tradizionale
Costituzione: si applica la Sharia; una legge fondamentale che fissa i diritti e le responsabilità del governo è stata introdotta nel 1993
Sistema Giuridico: si basa sulla legge islamica sono state introdotte alcune norme laiche
Sistema Legislativo: Consiglio Consultivo, nominato dal re per 4 anni
Sistema Giudiziario: Consiglio Supremo di Giustizia
Religione: maggioranza musulmana
Metodi di esecuzione: decapitazione e lapidazione
Esecuzioni: 30
Condanne a morte: 2
Detenuti nel braccio della morte: 59 persone sono detenute con accuse che potrebbero portarle alla pena di morte

Trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte

·         Convenzione sui Diritti del Fanciullo

·         Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti



SITUAZIONE


L'Arabia Saudita segue un'interpretazione rigida della legge islamica, che prescrive la pena di morte per omicidio, stupro, traffico di droga e rapina. L'Arabia Saudita ha un numero di esecuzioni tra i più alti al mondo, sia in termini assoluti che in percentuale sulla popolazione, avendo giustiziato più di 1000 persone negli ultimi 20 anni. Il record è stato stabilito nel 1995 con 191 esecuzioni. Quasi i due terzi delle persone giustiziate in Arabia Saudita sono stranieri. Molte delle esecuzioni rese note sono state inflitte per omicidi e stupri, anche se un buon numero di reati nonviolenti si sono risolti con la decapitazione. I reati meno gravi che hanno condotto a esecuzioni sono stati: apostasia, stregoneria, violenze sessuali e crimini relativi all'uso di droga, leggera e pesante. La giustizia saudita è particolarmente rigida con i lavoratori stranieri, specie con quelli provenienti dai paesi poveri del Medioriente, dell'Africa e dell'Asia, che rappresentano quasi un quarto della popolazione saudita. I lavoratori immigrati sono vulnerabili agli abusi dei loro datori di lavoro e delle autorità. Se arrestati, i cittadini stranieri possono essere ingannati perché costretti a firmare una confessione in lingua araba, che spesso non comprendono. I lavoratori immigrati sono stati frequentemente torturati e maltrattati, giustiziati, flagellati o amputati, molto più dei cittadini sauditi.
Organizzazioni umanitarie denunciano l'esistenza in Arabia Saudita di processi senza garanzie e rilevano che l'Islam pone limiti ben precisi all'uso della pena di morte.

Nel 2001, 82 esecuzioni, tra cui 2 donne

 

Nazioni Unite

25 aprile 2002: l'Arabia Saudita ha votato contro la risoluzione 2002/77 sulla pena di morte alla 58ma Commissione Onu per i Diritti Umani.


NOTIZIE


17 luglio 2002: l'agenzia di stampa ufficiale saudita ha riportato la notizia secondo cui un uomo colpevole di omicidio è stato decapitato.Secondo quanto riportato dall'agenzia l'uomo in questione si chiamava Saeed bin Jari al-Bishi e la vittima, uccisa dopo un litigio, Mohammad bin Abdullah al-Shahrani. Erano entrambi di nazionalità saudita.L'esecuzione, avvenuta nella città di Bishah, ha fatto salire a 22 il numero delle persone giustiziate quest'anno nel regno. L'Arabia Saudita applica la severa legge della Sharia (legge islamica) nei casi di omicidio, stupro e traffico di droga e le esecuzioni avvengono solitamente con decapitazione pubblica.

(Fonti: Reuters, 17/07/2002)

1 giugno 2002: secondo dichiarazioni rese dal vice ministro dell'interno, l'Arabia Saudita ha condannato alcuni degli arrestati per l'attentato del 1996 contro una caserma dell'Aviazione americana, con un bilancio di 19 soldati americani uccisi e centinaia di feriti.
Il Principe Ahmed ibn Abdulaziz non ha specificato quante persone siano state condannate né l'entità delle pene. I verdetti "saranno resi noti al momento opportuno", ha detto il vice ministro in un'intervista concessa al quotidiano al-Jazirah.
Il Principe Ahmed, fratello di Re Fahd, ha detto che gli imputati dell'attentato dinamitardo sono stati condannati in base alla legge islamica, e che le sentenze necessitano ancora dell'approvazione del consiglio supremo di giustizia e del re.
L'Arabia Saudita applica la pena di morte per l'omicidio, lo stupro, la rapina a mano armata e il traffico di droga.

(Fonti: Washington Post, 02/06/2002)

11 aprile 2002: L'Arabia Saudita ha decapitato un suddito saudita per aver sparato contro un soldato, uccidendolo, all'esterno di una base militare, secondo un resoconto dell'agenzia di stampa ufficiale dell'Arabia Saudita.
Yasser bin Ahmad al-Aseeri aveva aperto il fuoco contro i soldati che non lo lasciavano entrare nella base militare, in una città sudoccidentale. Altri due militari erano rimasti feriti nell'incidente.
L'Arabia Saudita attua con rigore la legge islamica Sharia, giustiziando omicidi, stupratori e trafficanti di droga, solitamente con decapitazioni pubbliche.

(Fonti: Reuters, 11/04/2002)

10 aprile 2002: Amnesty International ha detto che il numero delle esecuzioni capitali nel mondo è raddoppiato nel 2001, soprattutto a causa del duro colpo inflitto al crimine da parte della Cina. Nel suo rapporto annuale sulla pena di morte ha dichiarato essere almeno 3048 le persone giustiziate nel 2001, benché la cifra reale sia molto più alta.
Le esecuzioni vengono perpetrate in 31 paesi.
Solo tra aprile e luglio 2001, la Cina ha giustiziato almeno 1781 persone all'interno della campagna nazionale anti-crimine denominata "colpire duro". Il numero totale delle esecuzioni cinesi nel 2001 è di 2468.
"Molti condannati a morte potrebbero essere stati torturati per ottenere delle confessioni. I prigionieri condannati sono spesso incatenati e umiliati in parate pubbliche," ha detto Amnesty. L'associazione ha presentato il rapporto di 39 pagine a Ginevra, dove sostiene i progetti dell'Unione Europea per proporre una risoluzione contro la pena di morte alla Commissione per i Diritti umani delle Nazioni Unite. I 53 paese della Commissione votano, ogni anno, per chiedere una moratoria delle esecuzioni sebbene non abbiano poi il potere di costringere nessun paese ad attenersi alla loro decisione.
Amnesty ha inoltre detto che quattro paesi, Cina, Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti d'America, sono responsabili del 90% delle condanne a morte perpetrate nel 2001, ed ha aggiunto di essere particolarmente preoccupata riguardo all'aumento delle condanne capitali per reati non violenti, come l'omosessualità in Arabia Saudita, il traffico di droga nell'Asia sud-orientale, l'adulterio in Nigeria e in Sudan e la corruzione o il furto in Cina.

(Fonti: MX 10/04/2002)

1 febbraio 2002: l'Arabia Saudita ha decapitato un cittadino saudita che aveva ucciso un connazionale con un'arma da fuoco a seguito di un litigio.
Saad bin Mubarak al-Harithi è stato giustiziato dopo essere stato condannato per aver ucciso con un colpo di pistola allo stomaco Badr bin Mishal al-Harithi, ha dichiarato il Ministero degli Interni in una dichiarazione riportata dall'agenzia di stampa ufficiale saudita. Badr è morto in seguito alle ferite riportate.
L'esecuzione, è avvenuta nella città di Taif, provincia di Mecca.
L'Arabia Saudita adotta la severa legge islamica della sharia, giustiziando gli omicidi, i rapitori ed i trafficanti di droga, generalmente mediante decapitazioni in pubblico.

(Fonti: Reuters, 01/02/2002)

Prese di posizione sulla pena di morte

30 gennaio 2002: Il principe Talal bin, fratellastro di re Fahad dell'Arabia Saudita, ha detto che se il regno, una monarchia assoluta, vuole inserirsi nel mondo moderno ha bisogno di una graduale evoluzione politica.
Questo, ha argomentato, richiede riforme democratiche e l'adozione di leggi islamiche più coerenti con le convenzioni internazionali sui diritti umani.
Ha detto che è "molto difficile" cambiare la pratica in aree in cui il Corano offre una guida chiara. Ma alcuni casi, come la decapitazione di criminali, potrebbero essere dovuti a precedenti nella storia islamica, in cui i governanti avevano il diritto religioso di sospendere, ma non eliminare, certe pratiche.
"Dobbiamo cercare modi più umani per giustiziare", ha detto.

(Fonti: FT.Com, 30/01/2002)

Pena di morte per "reati" sessuali

1 gennaio 2002: tre cittadini sauditi riconosciuti colpevoli di omosessualità, sono stati decapitati il primo gennaio nel sud dell'Arabia Saudita.
Ali Ben Hatan Ben Saad, Mohamed Ben Suleiman Ben Mohamed e Khalil Ben Abdallah erano stati condannati a morte per "sodomia, matrimonio tra loro e incitazione alla pedofilia".
Nel 2001, almeno 81 esecuzioni sono state effettuate nel regno che applica strettamente la legge coranica "sharia". Le persone riconosciute colpevoli di omicidio, stupro, apostasia e furto a mano armata, così come i trafficanti di droga e i tossicomani recidivi, in Arabia Saudita vengono condannati a morte.

(Fonti: www.gay.it, 02/02/2002)

Guerra al terrorismo

15 gennaio 2002: gli studiosi islamici provenienti da tutto il mondo islamico, col proposito di entrare nella lotta globale contro il terrorismo, si sono accordati su una definizione del termine, ma hanno escluso dalla loro condanna gli attacchi di palestinesi contro Israele.
Gli studenti hanno definito il terrorismo come "atti di aggressione commessi da individui, gruppi o stati contro esseri umani, inclusi attacchi alla loro religione, vita, mente o proprietà".
Nella dichiarazione rilasciata alla fine della conferenza di sei giorni tenutasi nella città saudita di Mecca sotto gli auspici della Accademia Islamica di Giurisprudenza della Lega Mondiale Musulmana con sede a Mecca, gli studiosi hanno detto che "ogni atto di violenza o minaccia finalizzata a terrorizzare le persone o a mettere in pericolo le loro vite o la loro sicurezza" costituisce terrorismo, così come la distruzione delle risorse naturali e ambientali.
"Allah ha promulgato punizioni severe e dal valore deterrente nei confronti dei terroristi, contro l'aggressione e la malvagità, compresa l'esecuzione, la crocifissione, il taglio delle mani e dei piedi e l'esilio", dice la dichiarazione.
Ha chiesto alle minoranze musulmane nei paesi non musulmani di "attenersi alle regole di residenza e di cittadinanza e contribuire all'ordine pubblico di quei paesi".

(Fonti: Asian Wall Street Journal, 15/01/2002)

Pena di morte per cittadini stranieri

14 agosto 2002: Hayel al-Sayed Mohammedain, un egiziano condannato per omicidio è stato decapitato.
Era stato condannato per aver ucciso Abdeen Mahmoud Mohammed, un altro egiziano, colpendolo alla testa con un'ascia e per avergli rubato il portafoglio. Mohammedain è stato giustiziato nella città orientale di Dammam.
Lo stesso giorno in due separati casi, è stata amputata la mano destra ad un afghano e ad un uomo egiziano-siriano perché ritenuti colpevoli di borseggio nel santuario della Mecca. Mohammed Nabi Rostum, afghano, e Ahmed Akash Abdul Kader, della Siria, avrebbero derubato i fedeli nella Gran Moschea de la Mecca.

(Fonti: Al-Bawaba, 14/08/2002)

12 agosto 2002: le autorità saudite hanno giustiziato a Jedda un uomo di nazionalità yemenita Muhammad Bin-Hasan Bin-Umar Bin-Ali accusato di stupro e furto e condannato dalla corte islamica Sharia.

(Fonti: SPA news ageancy web site, Riyadh, in arabo monitorato da BBC 12/08/2002)

29 luglio 2002: la madre di un uomo ucciso da un'auto bomba in Arabia Saudita ha invocatola clemenza per lo scozzese condannato per l'omicidio. Sandy Mitchell rischia di esser decapitato in seguito alla condanna pronunciata dalla Corte Suprema. Ann Howlett, la madre di Christopher Rodway, 48 anni, morto per l'esplosione dell'auto bomba considera Mitchell innocente e chiede che gli sia risparmiata la vita. "Dovrebbe essere punito se avesse ucciso mio figlio, ma non credo sia stato lui" ha detto.Il padre di Rodway, Jeremy, morto in giugno, aveva chiesto che gli assassini di suo figlio fossero giustiziati. Tuttavia, ha poi ritrattato perché pensava che Mitchell fosse stato giudicato da una corte fantoccio.

(Fonti: Scotsman, 30/07/2002)

29 luglio 2002: gli appelli presentati dai cittadini scozzese e canadese, contro la condanna a morte, in Arabia Saudita, è stato respinto. Alexander Mitchell, originario di Kirkintilloch e William Sampson, cittadino canadese nato a Glasgow, saranno giustiziati.
I due sono accusati di aver organizzato degli attentati con auto-bombe.
I cittadini inglesi James Lee, James Cottle, Les Walker e Peter Brandon e il belga Raf Schyvens, ha riportato l'avvocato Michael O'Kane, sono stati condannati alla prigione.
Il Ministro della Giustizia saudita non ha rilasciato commenti. O'Kane non è in grado di dire esattamente a quanto ammontino le condanne e neanche le accuse precise per cui sono stati condannati.
Ha detto che gli avvocati difensori sono stati ammessi alla lettura del verdetto solo una volta nell'ufficio del procuratore e che non hanno avuto copia del verdetto.
O'Kane ha aggiunto che i legali della difesa si sono appellati contro i verdetti e che le confessioni, successivamente ritirate, erano state ottenute con la tortura. Nell'appello viene detto anche che alla difesa non erano state notificate le udienze e che non gli è stato garantito l'accesso ad alcun documento o rapporto della polizia.
O'Kane ha detto che le autorità saudite hanno chiesto agli avvocati di non comunicare il verdetto ai loro assistiti.
"Ora quindi il loro morale è alto e stanno ancora sperando di essere liberati," ha aggiunto.
Le condanne a morte in Arabia vengono eseguite in pubblico, tramite decapitazione con una spada, in stretta osservanza della legge islamica.
Le ambasciate britannica e belga a Riyadh si sono rifiutate di commentare i verdetti.
L'ambasciatore canadese, Melvyn MacDonald, ha detto che la decisione non è definitiva e che il caso Sampson verrà discusso in un incontro tra i funzionari canadesi e il Ministro degli Interni saudita, Prince Nayef.
Gli uomini erano stati arrestati in seguito alla morte dell'inglese Christopher Rodway, 48 anni, impiegato in un ospedale saudita, avvenuta il 17 novembre 2000 durante un esplosione a Riyadh, la capitale saudita, nella quale è rimasta ferita anche la moglie.
Il 22 novembre un'altra auto-bomba ha ferito due uomini e una donna, tutti britannici.
Sampson e Mitchell hanno confessato gli attacchi alla televisione, senza dare alcuna motivazione.

(Fonti: Evening Times, 29/07/2002)

12 luglio 2002: l'Arabia Saudita ha decapitato un cittadino indiano per l'omicidio di tre donne saudite, uccise nelle loro case, secondo notizie dell'Agenzia di stampa saudita.Si legge che il colpevole strangolò le sue vittime dopo esserne stato scoperto, nel corso di tre diverse rapine. L'Arabia Saudita segue strettamente le leggi islamiche della Sharia, eseguendo, generalmente a mezzo della decapitazione, condanne a morte di assassini, stupratori e trafficanti di droga.

(Fonti: Reuters, 12/07/2002)

21 maggio 2002: il Ministro per il Lavoro delle Filippine, Patricia Santo Tomas, ha detto che, in occasione della sua visita di sei giorni nel paese, chiederà al governo dell'Arabia Saudita di risparmiare la vita di tre lavoratori filippini condannati a morte nel Regno mediorientale.
La ministra ha affermato che la priorità della sua visita sarà assicurare clemenza per i tre filippini condannati per omicidio -- Idan Tejano, Joselito Alejo e Ramiro Esmero. "Dobbiamo chiedere clemenza. Non sappiamo quando avrà luogo l'esecuzione."
In seguito alle richieste delle famiglie dei tre condannati, funzionari del Dipartimento del Lavoro a Manila avevano già spiegato che il governo delle Filippine non avrebbe potuto chiedere a quello saudita la liberazione dei tre lavoratori, poiché, se la situazione fosse stata rovesciata, le Filippine non avrebbero permesso il rilascio di tre sospetti stranieri, e che la richiesta di clemenza è il massimo che è possibile fare.
Nel corso della visita in Arabia Saudita, i funzionari del Dipartimento discuteranno la creazione di linee guida per i lavoratori domestici.

(Fonti: ASIA AFRICA INTELLIGENCE WIRE, 21/05/2002)

13 maggio 2002: l'Agenzia di stampa saudita ha reso nota la decapitazione di un afgano condannato per contrabbando di un quantitativo imprecisato di eroina.
L'uomo aveva nascosto la droga negli intestini, scrive l'agenzia di stampa saudita.
L'esecuzione porta ad almeno 17 il numero delle persone giustiziate nel 2002 fino ad oggi nel regno musulmano conservatore.

(Fonti: Reuters, 13/05/2002)

10 maggio 2002: quattro pachistani sono stati decapitati in Arabia Saudita, per aver massacrato a colpi di randello un loro connazionale allo scopo di derubarlo, lo ha reso noto l'agenzia di stampa ufficiale saudita.
Si legge nel comunicato che i quattro sono stati condannati per aver diffuso "corruzione sulla Terra", un'accusa che comporta la pena di morte secondo le leggi islamiche, dopo aver ucciso il loro connazionale ed essersene divisi i beni.

(Fonti: Reuters, 10/05/2002)

28 aprile 2002: l'Arabia Saudita ha decapitato un cittadino pakistano che aveva ucciso a coltellate un connazionale, ha riportato l'agenzia di stampa ufficiale Saudi Press Agency.
Ghaleb bin Mahmoud Akramulhaq ha indicato "l'odio" come la ragione che lo ha portato ad accoltellare Hafiz bin Naeem Abdul-Sattar ed ha tagliarli la gola, ha detto l'agenzia.
L'Arabia Saudita applica le severe leggi islamiche della sharia, giustiziando gli omicidi, i violentatori ed i trafficanti di droghe, generalmente mediante decapitazioni in pubblico.

(Fonti: Reuters, 28/04/2002)

9 aprile 2002: Un uomo d'affari britannico, gestore di un club illegale per la mescita di sostanze alcoliche è stato condannato a 800 frustate con un processo segreto. Gary O'Nions rischia anche otto anni di carcere e una multa di 400.000 sterline, mentre le autorità saudite cercano di districare il destino di un gruppo di uomini d'affari britannici accusati di essere implicati in una guerra criminale tra spacciatori di alcool rivali.
Cinque cittadini britannici - Alexander Mitchell, James Cottle, Les Walker, Peter Brandon e James Lee - rischiano la pena di morte per l'accusa di complicità in una guerra a colpi di esplosivo, ma la loro vita potrebbe essere risparmiata giacché le autorità saudite sembrano voler lasciare cadere le accuse di omicidio che pendono su di loro.
L'acuirsi della violenza nel Medio Oriente ha spinto le autorità saudite a rompere gl'indugi nei confronti degli imputati britannici, accusati di aver condotto una serie di attentati dinamitardi a partire dal Novembre 2000.
Gl'investigatori affermano che i cinque avrebbero usato bombe per uccidere o ferire i rivali nell'attività di traffico di bevande alcoliche, lucrosa ancorché illegale: si tratterebbe di milioni di sterline nell'intero regno saudita.
Le pressioni diplomatiche, durate per mesi, sembrano aver avuto successo con il ritiro della minaccia delle esecuzioni capitali contro i cinque, che, secondo le famiglie, sarebbero stati costretti a confessare di essere i responsabili degli attentati.

(Fonti: The Times, 09/04/2002)

15 marzo 2002: cinque cittadini britannici, accusati di un attacco dinamitardo in Arabia Saudita, hanno ritrattato la loro confessione.
Gli avvocati di Alexander Mitchell, James Cottle, Les Walker, James Lee e di un quinto uomo sconosciuto, hanno detto: "La difesa procederà coerentemente con le ritrattazioni. Non sembra ci siano altre prove oltre le loro confessioni".
Mitchell, Cottle, Walker, Lee, un canadese e un belga, avevano confessato alla TV saudita, nel 2001, di essere coinvolti in un attentato che aveva ucciso un cittadino britannico, e ferito diverse persone. Insieme a un quinto cittadino britannico, rischiano la pena di morte.

(Fonti: The Mirror, 15/03/2002)

11 marzo 2002: un uomo è stato pubblicamente decapitato, in Arabia Saudita, per aver ucciso un uomo investendolo più volte con la macchina.
Il Ministero degli Interno ha detto che l'omicida è straniero ma non ha specificato il suo paese d'origine.

(Fonti: Belfast Newsletter, 12/03/2002)

27 febbraio 2002: l'Arabia Saudita sta processando sette stranieri imputati di azioni dinamitarde che hanno aumentato i timori di terrorismo anti-occidentale nel regno, ha detto il ministro degli interni.
"Il loro caso è adesso davanti ai magistrati," ha detto il principe Nayef al giornale saudita Okaz, sui cinque britannici, il belga ed il canadese.
Non ha fornito altri dettagli. Il vice ministro degli interni, principe Ahmed aveva precedentemente legato gli attentati a regolamenti di conti tra persone coinvolte in attività illegali come il redditizio traffico di alcolici.
Se condannati, i sette saranno giustiziati mediante decapitazione, secondo la legge islamica saudita.
In interviste trasmesse dalla televisione di stato saudita nel 2001, i quattro britannici, il canadese ed il belga avevano confessato il loro coinvolgimento negli attentati, attuati nel novembre e dicembre 2000 e nel marzo 2001.
Un britannico è stato ucciso in uno degli attentati e molte altre persone sono rimaste ferite negli atti dinamitardi.
L'avvocato d'ufficio Salah al-Hejailan ha detto che al momento un quinto cittadino britannico risulta imputato, senza fornire dettagli.
Ha aggiunto che il canadese sta sottoponendosi ad un trattamento psichiatrico e non è in condizioni di affrontare il processo.
I cinque britannici, che Hejailan non ha chiamato per nome, stanno affrontando il processo per gli attentati dinamitardi avvenuti nella capitale Riyadh.
Quattro sono stati citati come Alexander Mitchell, James Cottle, Les Walker e James Lee. Del quinto britannico non sono state fornite le generalità.

(Fonti: Reuters, 27/02/2002)

1 febbraio 2002: tre associazioni marocchine per i diritti dell'uomo hanno reclamato un nuovo processo per Majda Mostefa Mahir, una donna marocchina recentemente condannata a morte per l'omicidio di un'emiro saudita, Farid Ben Abdallah Al-Mishari Al-Saoud. Le tre organizzazioni non governative, l'AMDH, l'OMDH e il Forum Verità e Giustizia, hanno inviato una lettera aperta all'ambasciatore dell'Arabia Saudita a Rabat per esprimere la loro preoccupazione nei riguardi della donna.
Nella lettera si fa presente che la donna si è sempre dichiarata innocente sostenendo che la morte del principe è stata accidentale. Questa versione era stata inizialmente accettata fin quando la famiglia del principe non ha insistito affinché la donna venisse giustiziata.
Su queste basi Amnesty Internationl e altre organizzazioni umanitarie hanno chiesto al Ministro degli Interni saudita, il principe Naïf Ben Abdulaziz, di commutare la condanna a morte, ricordando che l'Arabia Saudita ha il dovere di rispettare i diritti dell'uomo universalmente riconosciuti e, tra questi, il diritto alla vita.
Le organizzazioni per i diritti dell'uomo insieme ad Amnesty International hanno detto che la donna è stata giudicata "senza beneficiare dell'assistenza legale" e stanno intraprendendo una campagna di ampia portata per convincere le autorità di Ryad a fare chiarezza sulla sorte della marocchina.
Majda è incarcerata nella prigione saudita di Malaz dal 1997.

(Fonti: www.allafrica.com, 01/02/2001, www.central.co.ma, 5/02/2001)

Pena di morte per le donne

12 maggio 2002: l'Arabia Saudita ha decapitato una donna saudita per l'omicidio del padre, e un cittadino etiope per aver ucciso a colpi d'ascia un connazionale, secondo notizie diffuse dall'Agenzia di stampa saudita.
La donna era stata condannata per aver soffocato il padre mentre questi era addormentato, e averlo colpito alla testa con una pietra.
L'etiope aveva ucciso il connazionale durante una lite, ma la notizia non riporta altri dettagli.
Le esecuzioni, svoltesi nella regione dell'Asir, portano ad almeno 16 il numero delle persone messe a morte nel regno musulmano conservatore fino ad oggi.

(Fonti: Reuters, 12/05/2002)

Pena di morte per reati di droga

11 febbraio 2002: trentacinque trafficanti di droga sono stati giustiziati in Arabia Saudita nel 2000, nella maggioranza dei casi dopo processi sommari segreti senza avvocati o giurie.

(Fonti: The New York Times, 11/02/2002)

Pena di morte per reati violenti

18 settembre, 2002. Il ministro degli interni ha dichiarato che un uomo è stato giustiziato per aver ucciso una donna sua parente. Nel comunicato del ministro si legge che Mohammad bin Sulayem bin Mushael al-Harthi ha più volte pugnalato Ghalia bint Mufrih bin Sulayem al-Harthi con un pugnale dopo una lite fra i loro due figli. Il ministro ha aggiunto che l'uomo è stato arrestato, condannato a morte e giustiziato nella città di Bisha nella provincia sudoccidentale di Asir.

(Fonti: Reuters, 18/09/2002, Al-Bawaba News, 19/09/2002)

21 Agosto 2002: Il ministero degli interni ha dichiarato che un uomo, le cui generalità non sono state rese note, è stato impiccato per aver ucciso un uomo con una pistola dopo una lite.

(Fonti: Reuters News Service- Middle East, 21/08/2002)

26 luglio 2002: l'Arabia Saudita ha decapitato un saudita per aver ucciso un parente durante una lite per la proprietà di un terreno. L'esecuzione è avvenuta nella regione meridionale dell'Asir.

(Fonti: Reuters, 26/07/2002)

16 giugno 2002: Mohammad bin Ali al-Khorim, un saudita condannato per omicidio, è stato decapitato con la spada nella provincia meridionale del Najran.
Mohammad bin Ali al-Khorim era stato dichiarato colpevole dell'accoltellamento del suo compatriota Mohammad bin Yahia al-Humama, nel corso di una lite dopo un incidente d'auto.
Questa decapitazione porta a 22 il numero delle esecuzioni nel regno Saudita quest'anno, in base alle informazioni rilasciate dal ministero degli interni e monitorate dall'AFP.

(Fonti: al-bawaba news, 17/06/2002)

28 maggio 2002: l'agenzia di stampa ufficiale saudita, SPA, ha riportato una dichiarazione del Ministro dell'interno che afferma che la Corte di Sharia ha condannato il saudita Dawud Bin-Muhammad Bin-Salih Al Mutarid al-Yami, per l'omicidio del connazionale Muhammad Bin-Husayn Bin-Ali Al Sharmah, e che la sentenza è di morte.
L'esecuzione ha avuto luogo nella città di Najran. E' almeno la 19a esecuzione nel regno conservatore quest'anno.

(Fonti: REUTERS, 28/05/2002; sito web dell'agenzia di notizie SPA monitorata dalla BBC, 28/05/2002)

18 maggio 2002: un uomo è stato decapitato per aver stuprato un altro uomo, ha detto il ministero degli interni saudita citato da AP.
Hamad bin Saleh bin Abdul Aziz Al Fadl è stato condannato per ubriachezza e per aver sequestrato e violentato un uomo, ha aggiunto la dichiarazione. E' stato decapitato nella provincia di Al Qatif.
La decapitazione ha portato a 21 il numero delle persone giustiziate nel 2002 in Arabia Saudita.

(Fonti: Al-Bawaba News 19/05/2002)

8 maggio 2002: l'agenzia di stampa ufficiale dell'Arabia Saudita (SPA) ha reso nota la decapitazione di due uomini, colpevoli dello stupro di una donna, rapita dai due mentre passeggiava con il marito a Riyadh.
Si legge nel comunicato che Faleh bin Saad al-Qahtani e Saad bin Mulais al-Baqmi, entrambi sauditi, avevano rapito la donna nella capitale, scaraventandola nel bagagliaio della loro automobile, e poi l'avevano portata nel deserto dove l'avevano violentata.
L'agenzia di stampa non ha reso note le nazionalità della donna e del marito. I due sauditi erano armati, scrive l'agenzia.

(Fonti: Reuters, 08/05/2002)

3 maggio 2002: secondo una notizia dell'agenzia di stampa ufficiale (SPA), l'Arabia Saudita ha decapitato un uomo colpevole di omicidio.
Ibrahim bin Omar bin Yahya al-Barakaty aveva portato la sua vittima in un'area abbandonata e le aveva sparato tre volte alla testa.
L'esecuzione è stata eseguita in una città vicina alla città santa della Mecca.
Almeno 75 persone sono state giustiziate l'anno scorso, e 121 nel 2000.

(Fonti: Reuters, 03/05/2002)

30 aprile 2002: un cittadino saudita che aveva ucciso sua madre ed altre quattro persone con un coltello è stato decapitato in pubblico. Uno dopo l'altro, Eid bin Abdullah Asiri ha ucciso la madre, due zii, una zia ed un uomo pakistano, ha detto il ministero degli interni.
Asiri è stato il decimo saudita ad essere giustiziato nel 2002.

(Fonti: Liverpool Post, 01/05/2002)

 

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