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Gennaio 2003
ALGERIA
(Repubblica Democratica di Algeria)
Il sistema
giuridico algerino si basa su quello francese e islamico.
Gli abitanti
sono 30,9 milioni, di cui la maggioranza è di religione musulmana
(minoranze cattoliche ed ebree).
Il Codice Penale
prevede l’applicazione della pena di morte (tramite fucilazione)
per diversi reati, tra cui tradimento e spionaggio, tentativi di
rovesciare il regime o atti di istigazione, distruzione del
territorio, sabotaggio di servizi pubblici o dell’economia,
massacri e stragi, partecipazione a bande armate o a movimenti
insurrezionali, falsificazione, omicidio, torture o crudeltà,
rapimento di bambini e furto aggravato.
Pur avendo
l’Algeria votato contro la Risoluzione 2002/77 sulla pena di morte
alla 58ma Commissione ONU per i Diritti Umani il 25 aprile 2002, nel
Paese è in atto una moratoria sulle esecuzioni.
Gli eventi
politici del 1991/1992, culminati nell’annullamento del voto dopo
la vittoria elettorale del Fronte Islamico, e le successive azioni
terroristiche, hanno portato a dichiarare lo stato d’emergenza e a
introdurre leggi speciali nel settembre 1992 (decreto
anti-terrorismo) allargando l’applicazione della pena di morte.
Questo decreto speciale è stato quasi totalmente ripreso nella
legge ordinaria del 1995 attualmente in vigore. L’ex Presidente
Liamine Zeroual aveva dichiarato una moratoria sulle esecuzioni nel
1993 e da allora non ci sono più state esecuzioni.
Il 15 aprile
1999 Abdelaziz Bouteflika è stato eletto Presidente dell’Algeria.
Dopo 7 anni di guerra civile, 100.000 omicidi, centinaia di persone
scomparse, disoccupazione e difficoltà istituzionali, il nuovo
Presidente ha lanciato una politica di riconciliazione. Nel giugno
1999, allo scopo di incoraggiare la riconciliazione civile, il
Parlamento algerino ha approvato una legge che riduce le pene
detentive dei membri dei gruppi islamici fondamentalisti. La legge
prevede la riduzione di pena per chi non ha commesso omicidi per 6
mesi ed è disposto a testimoniare contro i complici. Il mese
successivo il Presidente Bouteflika ha graziato migliaia di
fondamentalisti, nel solco della nuova legge sulla riconciliazione
nazionale, che è stata approvata a settembre con l’84,96% dei
voti in un referendum popolare. Nel 2001 il Presidente ha graziato
7.000 prigionieri e 115 condannati a morte hanno avuto la pena
commutata in ergastolo.
Nell’ultimo
rapporto emesso da Amnesty
International, si segnala che per tutto il 2001 il livello di
violenza e di uccisioni è restato alto. Centinaia di civili, fra
cui donne e bambini, sono stati uccisi dai gruppi armati che si
autodefiniscono “Gruppi Islamici”. Centinaia di membri delle
forze di sicurezza, delle milizie armate dallo Stato e altri gruppi
armati sono morti in imboscate, aggressioni e scontri armati. Dozzine di civili sono stati uccisi illegalmente dalle forze
di sicurezza o dalle milizie armate. Oltre 80 civili disarmati sono
stati uccisi a colpi di arma da fuoco dalle forze di sicurezza nel
corso di manifestazioni nella regione di Kabylia (nord est del
Paese) tenutesi in seguito alla morte di uno scolaro che si trovava
in custodia presso la gendarmeria.
Nonostante il
numero di casi di tortura (noti) sia diminuito negli ultimi 3 anni,
essendo stati effettuati meno arresti politici, questa pratica resta
diffusa. Amnesty International continua infatti a ricevere informazioni su
dozzine di casi di persone torturate o trattate in modo inadeguato
durante la prigionia. Molte persone vengono arrestate perché
sospettate di avere legami con i gruppi armati o di essere coinvolte
nelle proteste contro il Governo. Gli avvocati che si occupano di
Diritti Umani all’interno del Paese ritengono che i casi di
tortura resi noti rappresentino soltanto la punta dell’iceberg, in
quanto molte vittime scelgono di non dire la verità per timore di
ulteriori abusi nei loro confronti e nei confronti delle loro
famiglie. Il caso famoso più recente riguarda Tahar Facouli, un
negoziante di poco più di 30 anni che vive nel villaggio di Surcouf,
nei pressi di Algeri, arrestato e torturato dalle forze di sicurezza
algerine unicamente al fine di ottenere informazioni su un suo
amico, Rachid Mesli, che vive in esilio in Svizzera ed è un
avvocato difensore dei Diritti Umani della gente del suo Paese.
Secondo testimoni che l’hanno visto subito dopo la scarcerazione,
sul corpo di Facouli erano evidenti i segni delle percosse. Si è
inoltre saputo che, durante la detenzione, Facouli è stato tenuto
in una vasca di acqua fredda per 4 giorni di seguito alla fine dei
quali il suo corpo era così duramente provato che egli riusciva a
malapena a sollevare il capo.
Nel giugno del
2002, alla vigilia della missione della UE in Algeria, Amnesty
International ha posto una serie di domande a Javier Solana,
Joseph Pique, Per Stig Moller e Chris Patten in relazione alle
relazioni della UE con l’Algeria. Nella lettera aperta (documento
pubblico - AI-Index MDE 28/014/2002 del 05.06.2002 visionabile al
sito <www.amnesty.org>)
si legge:
QUOTE
Egregi Signori,
[…]
la segretezza
con cui vengono portati avanti i dialoghi della UE con altri Paesi
è motivo di preoccupazione per molti cittadini europei, ma
soprattutto quando si tratta di rapporti con Paesi come l’Algeria,
dove vengono commessi gravi abusi dei Diritti Umani, fra cui
uccisioni, torture e detenzione segreta.
[…]
Chiediamo che si
ponga fine a questa segretezza. Chiediamo a VV.SS., rappresentanti
dei cittadini europei, una maggiore responsabilità. Alla luce del
recente accordo siglato fra UE e Algeria, Amnesty
International chiede che vengano poste 5 domande specifiche alle
autorità algerine in occasione della prossima visita ufficiale nel
Paese e che vengano rese pubbliche le risposte alle 5 domande:
Manifestanti
uccisi
Fatti: circa 100
civili disarmati cono stati uccisi nel corso di manifestazioni in
Algeria dall’aprile del 2001 ad oggi. E’ stata nominata una
commissione di inchiesta ufficiale, la quale è arrivata alla
conclusione che le forze di sicurezza hanno fatto ricorso alla forza
e alla violenza ripetutamente ed in modo del tutto eccessivo.
Domanda: dopo oltre un
anno dall’inizio dell’ondata di uccisioni, quanti membri delle
forze di sicurezza sono stati perseguiti?
Civili uccisi nel
conflitto armato
Fatti: il numero di
persone uccise nel conflitto armato resta terribilmente alto,
aggirandosi su una media di 200 persone al mese, fra cui civili
uccisi dai gruppi armati sia in attentati mirati che durante
l’esplosione indiscriminata di ordigni.
Domanda: quali misure
concrete sono state intraprese al fine di assicurare che vengano
svolte indagini complete, indipendenti ed imparziali in queste
uccisioni?
Scomparse
Fatti: dal 1993 ad
oggi circa 4.000 persone sono ‘scomparse’ dopo essere state
arrestate dai membri delle forze di sicurezza o delle milizie armate
dallo Stato, ma fino ad ora non risulta sia stata svolta alcuna
indagine al fine di chiarire l’accaduto.
Domanda: sono iniziate
le indagini in alcune di queste scomparse e i famigliari degli
scomparsi vengono tenuti informati dei risultati delle indagini?
Intimidazione dei
difensori dei Diritti Umani
Fatti: in Algeria sono
aumentate le intimidazioni nei confronti dei difensori dei Diritti
Umani. Il caso più recente documentato da A.I. riguarda
l’attivista Abderrahmane Khelil e il suo amico Sid Ahmed Mourad
che il 26 maggio 2002 sono stati condannati a sei mesi di carcere,
con sospensione della pena, per le ricerche da loro svolte
nell’arresto arbitrario di diversi studenti.
Domanda: la autorità
algerine la smetteranno di ostacolare il lavoro dei difensori dei
Diritti Umani?
Ingresso
vietato agli osservatori internazionali
Fatti: la autorità
algerine continuano a negare l’accesso nel Paese ai rappresentanti
delle Nazioni Unite e delle organizzazione umanitarie internazionali
non governative come Amnesty
International.
Domanda: le autorità
algerine approveranno l’ingresso in Algeria di esperti di Diritti
Umani delle Nazioni Unite che da tempo hanno inoltrato richiesta di
visitare il Paese?
UNQUOTE
Il 3 luglio 2002
Amnesty International ha
diffuso un comunicato stampa nel quale si chiedeva di porre fine
alle aggressioni nei confronti delle famiglie delle persone
scomparse. “Coloro che chiedono la verità sulle migliaia di
persone scomparse non devono subire intimidazioni da parte delle
autorità”, citava il comunicato (AI-index MDE 28/041/2002 – www.amnesty.org
), di cui si riportano alcuni stralci:
QUOTE
[…] Per la
seconda volta in due settimane la polizia ad Algeri ha provveduto in
modo violento alla dispersione di una manifestazione pacifica dei
famigliari delle persone scomparse. La folla si era riunita di
fronte all’ufficio della CNCPDH (Commission nationale consultative de promotion et de protection des
droits de l’homme). Secondo alcuni testimoni oculari, alcuni
manifestanti che si sono rifiutati di obbedire alle richieste della
polizia sono stati trascinati via con la forza e altri sono stati
picchiati con gli sfollagente. Le famiglie degli scomparsi sono
state minacciate dalle polizia affinché non tornassero a
manifestare.
Le autorità
algerine devono non soltanto garantire il diritto alla libertà di
espressione dei famigliari delle persone scomparse, ma devono
altresì assicurare che non siano soggetti a maltrattamenti, minacce
o intimidazione. […] I famigliari delle persone scomparse temono
che le autorità algerine tentino di chiudere il capitolo
‘scomparse’ senza portare alla luce la verità e portare dinanzi
alla giustizia le persone responsabili.
[…]
Background
Decine di
famigliari di persone scomparse si riunivano settimanalmente di
fronte agli uffici della CNCPDH ed erano soliti restare di fronte
all’edificio a protestare pacificamente anche dopo la chiusura
degli uffici. Verso le 10 del mattino [il 3 luglio 2002] decine di
poliziotti li hanno circondati e hanno chiesto loro di andare via.
Quando alcune madri di scomparsi si sono sedute per terra al fine di
mostrare la loro determinazione e il loro intento di continuare la
protesta pacifica, le forze di sicurezza hanno iniziato a disperdere
la folla in modo violento.
Il 23 giugno
2002 si sono verificati incidenti simili nel corso di un’altra
manifestazione pacifica da parte dei famigliari delle persone
scomparse che chiedevano alle autorità di indagare sulle migliaia
di casi di scomparsi.
[…]
Dal 1993 in poi
sono scomparse in Algeria circa 4.000 persone dopo essere state
arrestate dalle forze di sicurezza. Le loro famiglie chiedono
informazioni sui loro cari e si recano regolarmente alle stazioni di
polizia, alle basi dell’esercito, visitano le prigioni, gli
obitori, i cimiteri. Hanno anche inoltrato petizioni alle autorità
giudiziarie, al Governo, al Parlamento e al Presidente della
Repubblica. Nonostante il Governo abbia ripetutamente promesso di
indagare sulle scomparse, fino ad ora non è stato esaminato in modo
approfondito ed indipendente un singolo caso.
Per anni i
famigliari di queste persone scomparse hanno avuto troppa paura per
protestare pubblicamente, ma dall’agosto del 1998 centinaia di
parenti, soprattutto madri, si incontrano regolarmente e protestano
ad Algeri e in altre città e chiedono notizie sui loro cari.
Nonostante le manifestazioni siano state generalmente permesse, in
alcune occasioni negli ultimi 3 anni le forze di sicurezza hanno
interrotto le manifestazioni con la forza, hanno maltrattato i
manifestanti e/o arrestato alcuni di loro.
[…]
UNQUOTE
Nel settembre
2002 l’Unione Europea ha ribadito le proprie preoccupazioni sulla
situazione dei Diritti Umani in Algeria e invitato le autorità
algerine ad abolire la pena di morte, a migliorare la legislazione
carceraria del Paese e la condizione delle donne.
Il 10 ottobre
2002 il Parlamento Europeo ha dato la sua approvazione per
l’adesione dell’Algeria all’Unione Europea. La risoluzione
istituzionale che garantisce la disponibilità a questa adesione non
era tuttavia accompagnata da un’altra risoluzione presentata da
parte di tutti i membri della Commissione Affari Esteri dal
Presidente Elmar Brok. La risoluzione parla della persistente
violenza non solo attribuita ai gruppi terroristici, ma anche alla
milizia paramilitare e all’esercito. Altre richieste riguardano i
diritti degli uomini e delle donne e della stampa, il diritto di
associazione, l’abolizione della pena di morte, il rispetto delle
forti minoranze linguistiche (lingua berbera).
(Fonti:
Nessuno Tocchi Caino, Amnesty International, Agence Europe, European
Report
- Coalit)
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