L'uomo che ripara le sedie elettriche:
Negli Usa circola un documentario su "Mr. Death", lo "specialista" della pena capitale

(da un articolo di Irene Bignardi)

A  proposito di pena di morte, ma anche di Eichmann e di obbedienti e servizievoli manovali del male.

Con MrDeath: The Rise and Fall of Fred A. Leuchter - un impressionante documentario - ritratto di un'ora e mezza che è stato programmato nei mesi scorsi in America e poi presentato alla Berlinale nella sezione "Panorama" - un grande documentarista e polemista cinematografico, Erroll Morris, ci dice che la loro genia, nonostante gli insegnamenti della storia, non si esaurisce mai, e ci fa conoscere un personaggio che avrebbe dato a Hannah Arendt la prova della sua teoria sulla banalità del male: un virtuoso della morte, uno stupido tragicamente pericoloso, una specie di perverso Bouvard (o Pécuchet) che a Morris, nascosto dietro un'oggettiva e imperturbabile cinepresa, ha affidato la sua esperienza, il suo pensiero, la sua filosofia, convinto di essere, lui così probo, lavoratore, serio, una vittima dell'incom-prensione altrui.

 Fred A.Leuchter è un omino con l'aria da leprotto che da trent'anni esercita, in America, il mestiere dei suoi sogni, quello che lo fa sentire la Florence Nightingale del braccio della morte. Leuchter è un esperto nella manuntenzione, riparazione, ottimizzazione delle macchine di morte in uso nei penitenziari americani, ed è stato a lungo un consulente molto apprezzato dagli Stati che applicano la pena capitale.

 A modo suo è convinto di fare del bene, spiega alla cinepresa di Erroll Morris, perché, con la sua esperienza e la sua attenzione, evita ulteriori torture ai condannati, impedisce che vengano "cotti" o che vengano uccisi troppo lentamente, o che le guardie ricevano una scossa elettrica attraverso l'urina che si spande sul pavimento quando i giustiziati perdono il controllo delle loro funzioni. E quindi costruisce sedie elettriche ottimali, le ripara, tara gli iniettori delle sostanze letali. E fa anche proposte innovative: per esempio, perché non consentire al condannato che deve morire per iniezione di avere nella stanza della morte un televisore, delle foto a lui care, delle immagini che rendano più piacevoli i suoi ultimi minuti?

 Ci sarebbe da ridere se la cosa non fosse così tragica - e reale. Da bravo soldatino della morte, Leuchter non è sfiorato dal dubbio di base. La pena di morte c'è, si dice, quindi applichiamola bene. Il suo è il sogno americano della professionalità e della specializzazione portato alle estreme conseguenze. E quanto più minuto e preciso si fa il suo campo, tanto più attorno a lui i problemi morali generali sfumano e si perdono. 

Ma non per chi lo ha usato. Perché è successo che nel 1988 un neonazista canadese di qualche seguito, Ernest Zundell, sotto processo in Canada per aver pubblicato un libro in cui negava l'esistenza dell'Olocausto, abbia chiamato Leuchter a testimoniare per lui come esperto, e lo abbia spedito ad Auschwitz a raccogliere "prove" del "fatto" che le camere a gas non sono mai esistite. Leuchter ha compiuto questo viaggio durante la sua luna di miele (incredibile!), è riuscito ad aggirare la sorveglianza, è entrato nel Krematorium III di Birkenau in mezzo a un gruppo di turisti, ha staccato dal muro (ridendo allegramente, lo vediamo nel filmino che ha girato per l'occasione) dei grossi pezzi di intonaco, li ha riportati a casa in briciole, li ha affidati a un chimico perché li analizzasse. E poiché la quantità di cianuro trovata dopo questo bel trattamento era irrisoria (e il chimico forse non sapeva bene cosa cercare), ha portato le conclusioni della sua indagine al tribunale canadese come prova che l'Olocausto non è mai esistito.

Ha anche pubblicato i suoi risultati in un libro intitolato The Leuchter Report, che è stato prontamente adottato come un testo sacro dai negazionisti. Ha fatto soldi andando in giro a parlare della sua teoria. Le scritture non gli sono mancate. Ma la sua carriera di consulente degli stati americani è finita. Anche loro devono aver pensato che quel che è troppo è troppo. E Leuchter è rimasto solo, convinto di essere nel giusto, di aver sempre voluto il bene, di aver fatto quello che considera il suo dovere: esattamente come i piccoli manovali della crudeltà nazista, molto più stupido e più cieco di loro (la storia non avrebbe dovuto insegnargli qualcosa?), campione terrificante della banalità del male, esempio della cecità di chi dimentica il quadro complessivo dei valori per affidarsi solo al culto del dovere e della scienza senza morale.

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