NEWS  MAGGIO 2001

(torna all'Archivio News Coalit)

13.05.2001 - Repubblica
Usa, no a secondo rinvio esecuzione McVeigh
Il ministro della giustizia John Ashcroft ha assicurato che non concederà ulteriori rinvii all'esecuzione di Timothy McVeigh, l'attentatore di Oklahoma city, già rimandata a dopo l'11 giugno. In un'intervista al Daily Oklahoma, il ministro ha spiegato che gli avvocati di McVeigh hanno "tempo in abbondanza" per esaminare quei documenti dell'Fbi che non erano stati inseriti nel processo e la cui scoperta aveva determinato il blocco all'esecuzione, fissata in origine per il 16 maggio.

12.05.2001 - Manifesto
McVeigh, il patibolo può attendere
Usa, il governo sospende l'esecuzione di Timothy McVeigh, l'autore della strage di Oklahoma City. Il Fbi ha nascosto alla difesa migliaia di documenti. In quelle carte le prove di una cospirazione?

Timothy McVeigh non morirà il 16 maggio. L'esecuzione dell'attentatore di Oklahoma City è stata infatti sospesa dopo la comparsa, la settimana scorsa, di migliaia di pagine di materiale d'inchiesta che l'Fbi aveva omesso di consegnare, durante il processo, agli avvocati dell'imputato della strage costata la vita a 168 persone. Il rinvio di un mese dell'esecuzione di McVeigh (era stata allestita una diretta televisiva) è stato deciso dal ministro della giustizia John Ashcroft che ha accolto la richiesta dei legali del Dipartimento della giustizia.

"Ho chiesto un'indagine su questo ritardo - ha detto Ashcroft -. Capisco l'irritazione e la frustrazione di molti americani, ma dobbiamo proteggere l'integrità del processo come garanzia per tutti i cittadini, in particolare nei casi di pena di morte. Questi documenti non hanno peso sulla colpevolezza accertata di McVeigh, mi hanno detto i nostri avvocati". La Casa Bianca, "preoccupata per l'intera vicenda", ha riferito di aver saputo due giorni fa dell'"errore" dell'Fbi e vuole sapere cosa abbia impedito ai documenti di essere consegnati alla difesa nei tempi previsti dalla legge.

Il materiale "dimenticato" dalla polizia federale è composto da tremila pagine: duecento tra testimonianze, lettere, fotografie e registrazioni relative all'inchiesta sulla strage che portò alla sbarra solo due imputati: l'ex volontario della guerra del Golfo McVeigh, che ha sempre sostenuto di aver messo la bomba da solo, e Terry Nichols, condannato all'ergastolo per complicità nella preparazione del peggior attentato mai avvenuto negli Usa. Gli avvocati di Nichols ritengono che i documenti ora nelle loro mani possono scagionare il loro cliente. In particolare sperano che possano far luce sul cosiddetto John Doe Two, il misterioso personaggio - o personaggi - che avrebbe partecipato all'attentato secondo diversi testimoni, ma che l'indagine del governo Usa ha concluso non essere mai esistito.

L'Fbi, la cui "dimenticanza" appare molto sospetta circa la conduzione dell'inchiesta, ha detto che i documenti non contraddirebbero la colpevolezza di McVeigh. D'altra parte, sostiene, McVeigh ha confessato di aver costruito e messo la bomba e anzi si è sempre dichiarato orgoglioso di quel gesto. Su che base, allora, i suoi avvocati potrebbero chiedere la riapertura del caso? A questa domanda Richard Burr, consulente degli avvocati dell'ex militare della guerra del Golfo, interpellato dalla Cnn, ha così risposto: "E se Stephen Jones ha ragione e McVeigh sta proteggendo altri complici?". Stephen Jones è stato il principale avvocato di McVeigh, che venne successivamente licenziato perché aveva sostenuto che il proprio cliente non aveva agito da solo e che, al contrario, faceva parte di un'organizzazione terroristica più vasta e che le prove che hanno portato a McVeigh vennero "contaminate" nei laboratori dell'Fbi.

13.05.2001 - Manifesto
Oklahoma City, McVeigh pensa al ricorso
Dopo la sospensione dell'esecuzione, gli avvocati dell'ex soldato non escludono la riapertura del caso
TI. BAR.

Nuovo appuntamento con la morte per Timothy McVeigh: 11 giugno 2001. "Ho deciso di rinviare l'esecuzione della condanna di McVeigh di un mese a partire da oggi - ha spiegato ieri il ministro della Giustizia Usa, John Ashcroft - allo scopo di consentire ai suoi avvocati un lasso di tempo ampio e adeguato per esaminare questi documenti e per assumere i provvedimenti del caso". In sostanza, l'orario dell'esecuzione del condannato sarebbe appeso alle tremila pagine di documenti firmati Fbi che potrebbero far riaprire il caso. Documenti investigativi mai consegnati ai difensori dell'attentatore di Oklahoma City. Documenti scoperti solo quando l'ufficio federale li stava archiviando e che ora hanno consentito la sospensione dell'esecuzione di McVeigh, fissata per il 16 maggio prossimo.

Ma anche se il più irritato per questa decisione pare sia proprio lo stesso McVeigh, sembra anche possibile che il fanatico reduce della Guerra del Golfo stia valutando se approfittare dell'insperata occasione per impugnare la sentenza con l'obiettivo di far annullare la condanna capitale. "Il mio assistito è una persona estremamente duttile - ha infatti spiegato l'avvocato Rob Nigh - è in grado di valutare le nuove informazioni a sua disposizione e di prendere una decisione su tali basi". E quando i giornalisti gli hanno domandato se McVeigh cambierà idea e cercherà di ottenere una revisione della sentenza, se non del processo (si è sempre dichiarato colpevole e orgoglioso di aver piazzato quella bomba negli uffici federali di Oklahoma City nel 1995 e che costò la vita a 168 persone), ha risposto: "Certo, è possibile. La sua sarà una decisione presa con piena cognizione di causa".

Sul caso è intervenuto anche il presidente Bush, che ha voluto vedere il lato "positivo" dell'intricata vicenda. "Il rinvio dell'esecuzione - ha detto in una frettolosa conferenza stampa - è un ulteriore esempio che la pena di morte è applicata con equità negli Stati Uniti. McVeigh è fortunato ad essere nato in America, questo è un paese disposto a farsi in quattro per tutelare la garanzia dei suoi diritti e la giustizia del suo destino". E se la "dimenticanza" dell'Fbi, vale a dire la montagna di documenti (che potrebbero dimostrare che McVeigh non ha agito da solo) saltati fuori a sei giorni dall'esecuzione, fosse emersa dopo l'esecuzione? "McVeigh ha già ammesso di essere colpevole. Mi fido della sua parola", ha risposto Bush. Nessuna risposta, invece, dal ministro John Ashcroft.

11.05.2001 - CNN
McVeigh, esecuzione rimandata mistero sui documenti
DENVER (CNN) -- Il ministro della Giustizia americano John Ashcroft ha rimandato di l'esecuzione di Timothy McVeigh. L'attentatore reo confesso dell'attentato di Oklahoma City non sarà giustiziato la prossima settimana ma l'undici giugno.

La clamorosa decisione è arrivata dopo che l'Fbi ha ammesso di aver dimenticato di consegnare al collegio difensivo una serie di documenti riguardanti l'inchiesta.

George W. Bush ha definito giusta la scelta del suo ministro. "E' importante - ha detto il presidente americano - in particolare nei casi in cui è in ballo la pena di morte, che le persone siano trattate con giustizia".

Le carte misteriose
Ashcroft si è detto certo che nelle carte dimenticate non ci sia nulla che mette in dubbio la colpevolezza di McVeigh. "Non ho nessun dubbio che sia colpevole - ha spiegato - ma è mia responsabilità proteggere l'integrità del nostro sistema di giustizia e assicurare a tutti gli americani che non ci sono questioni aperte".

"Per questo - ha concluso il ministro - ho deciso di rimandare l'esecuzione per dare modo alla difesa di studiare quelle carte".

Ma Greta Van Schusteren, esperta legale di CNN, ha un'opinione diversa. "Credo che il vero motivo per il rinvio della esecuzione è che nei documenti sia stato trovato qualcosa di rilevante alle indagini - ha detto - magari non un documento che possa cambiare la questione della colpevolezza o dell'innocenza di McVeigh, ma per esempio un documento che potrebbe modificare la sentenza di condanna a morte".

"Sono l'unico responsabile"
McVeigh, 33 anni, si è sempre assunto interamente la responsabilità di aver messo la bomba che il 19 aprile del 1995 distrusse completamente un edificio federale nel centro di Oklahoma city, provocando la morte di 168 persone, tra 19 bambini.

Gli avvocati di McVeight non hanno ancora preso posizione sulla questione del rinvio: non è però escluso che l'uomo chieda comunque di essere messo a morte il più presto possibile.

Al termine del processo McVeight aveva rifiutato la possibilità di presentare un appello per la sentenza di condanna, sostenendo che preferiva morire che passare il resto dei suoi giorni in carcere.

Hanno annunciato invece ricorso i legali di Terry Nichols, l'ex compagno di armi dell'attentatore condannato all'ergastolo per aver contribuito alla costruzione della bomba.

Altri complici?
Fra le ipotesi avanzate nel dibattimento, c'era quella che l'attentatore stesse proteggendo altre persone: durante il processo il principale legale della difesa, Stephen Jones, fu licenziato proprio perché aveva sostenuto che il suo cliente non aveva agito da solo e che al contrario era parte di un'organizzazione terroristica più vasta.

Il dossier scoperto dall'Fbi mentre il proprio ufficio stava archiviando dei fascicoli contiene 3.100 pagine di documenti, lettere, fotografie e registrazioni mai consegnati alla difesa del condannato.

Il procuratore che aveva seguito il caso, Patrick Ryan, ha definito l'errore "totalmente inaccettabile " e "imbarazzante": secondo Ryan alcuni dei documenti scoperti rivelano l'esistenza di un secondo sospettato, che viene chiamato "John Doe No.2".

La stessa cosa sostiene Stephen Jones: "Se dovesse venire fuori che i documenti riguardano John Doe No.2 - ha detto il legale - siamo lontani dall'aver raggiunto la certezza che sul caso di Oklahoma city la corte federale abbia scoperto la verità".

L'inchiesta dell'Fbi era giunta alla conclusione che McVeigh avesse agito da solo basandosi soprattutto sulla registrazione di una telecamera a circuito chiuso del McDonald's di Junction City, in Kansas, che aveva ripreso McVeigh pochi minuti prima che lasciasse il furgone con la bomba. L'attentatore era arrivato solo, aveva mangiato solo e solo se n'era andato.

Al processo, McVeigh non si è difeso, anzi si è sempre dichiarato orgoglioso del gesto compiuto. La sua esecuzione è la prima inflitta da un tribunale federale (anziché statale) dal 1963.

11.05.2001 - Repubblica
Pechino: Pena di Morte; Cina a convegno con Ue
Un convegno dedicato ai diritti dell'uomo e in particolare alla pena di morte ha riunito a Pechino esperti cinesi ed europei, mentre in Cina è in atto una vera ondata di esecuzioni capitali: almeno 500 in un mese. Il seminario, che si articola in piccoli gruppi di lavoro misti concentrati sui temi della pena di morte e dell'educazione, si svolge, infatti, proprio nel pieno svolgimento della campagna di lotta alla criminalità denominata 'Colpire forte', lanciata un mese fa dal presidente Jiang Zemin e che ha già prodotto, sulla base spesso di processi sommari, 500 esecuzioni capitali.

Gli appelli dei condannati sono sistematicamente respinti e alcuni esperti temono che si sia ritornati al metodo delle quote, utilizzato nel corso di precedenti analoghe campagne in base al quale le autorità di ogni regione vengono obbligate a mettere a morte un certo numero minimo di sospetti. La Cina non fornisce dati sulle esecuzioni capitali e li considera un segreto di stato, ma - secondo gli esperti - essa esegue più condanne a morte che tutti gli altri paesi del mondo messi insieme. Secondo Amnesty International, nel solo 1999 in Cina sono state eseguite almeno 1.263 sentenze di morte.

11.05.01 - Repubblica
McVeigh, ministero giustizia per rinvio esecuzione
Il ministero della giustizia Usa, in seguito alla vicenda dei documenti Fbi non consegnati alla difesa (leggi qui), ha raccomandato un rinvio dell'esecuzione di Timothy McVeigh, condannato a morte per la strage di Oklahoma City.

11.05.2001 - Repubblica
McVeigh, Bush preoccupato per errori Fbi
Il presidente Usa George Bush ha espresso oggi "preoccupazione" dopo aver appreso che l'Fbi non ha consegnato migliaia di pagine di documenti alla difesa di Timothy McVeigh (leggi qui), ma non ha preso posizione su un possibile rinvio dell'esecuzione dello stragista di Oklahoma City. La Casa Bianca, che ha saputo due giorni fa dell'errore, vuole sapere cosa abbia impedito ai documenti di essere consegnati alla difesa. McVeigh dovrebbe essere messo a morte mercoledì prossimo a Terre Haute, Indiana.

11.05.2001 - Repubblica
I federali hanno sottratto dei documenti alla difesa durante il processo
McVeigh, un errore dell'Fbi potrebbe bloccare l'esecuzione
L'autore della strage di Oklahoma City (169 vititme) dovrebbe essere giustiziato mercoledì 16 maggio

WASHINGTON - Potrebbe essere sospesa l'esecuzione dell'attentatore di Oklahoma, Timothy McVeigh, perché l'Fbi durante il processo ha sottratto per errore dei documenti alla difesa. Lo ha riferito all'Ap una fonte che ha chiesto di mantenere l'anonimato.

L'Fbi ha informato i giudici, a pochi giorni dall'esecuzione di McVeigh, fissata per mercoledì 16 maggio, di avere sottratto alla difesa del terrorista elementi di prova durante il processo, spiegando che l'errore è stato scoperto mentre l'ufficio federale stava archiviando dei documenti. L'avvocato di McVeigh deve ora decidere come utilizzare le rivelazioni a vantaggio del suo cliente, che, però, dal canto suo e nonostante gli appelli per fermare il boia giunti persino dal Papa, non ha mai detto di volere chiedere un rinvio dell'esecuzione.

"Timothy sembra felice ed è pronto a morire" aveva detto il padre del terrorista quando era giunta la lettera di Giovanni Paolo II a George Bush. McVeigh, 33 anni, fece saltare in aria un palazzo intero a Oklahoma City uccidendo 169 persone, tra cui 19 bambini, e non ha mai mostrato rimpianto per la strage né ha mai voluto chiedere perdono ai parenti delle vittime. Per lui si era parlato addirittura di un'esecuzione in diretta web ma poi l'amministrazione penitenziaria si era opposta.

Le reazioni dei parenti delle vittime alla notizia che McVeigh potrebbe scampare al boia sono state durissime. "Se quell'uomo se la cava, vi assicuro, qualche testa qui cadrà" ha detto Kathleen Treanor, sorella di uno dei piccoli morti nell'attentato. "Sono certa che la gente di Oklahoma city e soprattutto i sopravvissuti alla strage compiuta da McVeigh non lo sopporteranno - ha detto Patti Hall che rimase ferita nell'esplosione mentre lavorava nel suo ufficio alla Federal Employees Credit Union - Sono sconvolta, è un'ingiustizia". Patti Hall ribadisce di essere sempre stata contraria all'esecuzione di McVeigh: "Io sono contraria alla pena di morte, ma non così non per un errore e a pochi giorni dall'esecuzione".

10.05.01 - Coalit
Celentano, Gad Lerner...NO ALLA PENA DI MORTE

Una breve fiction in cui l'innocente viene salvato dalla sedia elettrica pochi minuti prima dell'esecuzione e poi un dialogo di 5 minuti per parlare di e contro la pena di morte.

Un semplice e chiaro duetto tra i due, per lanciare un messaggio: "partecipiamo alla moratoria mondiale delle esecuzioni". E' questo il succo dei 10 minuti dedicati dal molleggiato alla battaglia contro la pena di morte. Ricordate da Lerner le belle parole di Bobbio, riferendosi a quanti pensano ancora che la pena capitale sia "cosa buona e giusta": Togliamo alla democrazia la scelta di decidere se avere la pdm...!

10.05.01 - Amnesty USA
Amnesty International premia l'Italia per la battaglia condotta contro la pena di morte.
New York City - Nella sesta giornata dell'annuale "get on the Bus", alcuni membri di Amnesty International si sono riuniti al Consolato Italiano per ringraziare gli italiani visti i recenti sforzi nella lotta alla pena di morte.

Una delegazione internazionale composta da tedeschi, italiani francesi e da rappresentanti di associazioni studentesche americane del nord-est compreso il direttore esecutivo di Amnesty International USA, Curt Goering, ha incontrato per circa un'ora e mezzo il Console italiano Giorgio Radicati.

L'incontro ha fornito l'occasione alla delegazione di fare il punto sulla battaglia alla pena di morte e su quanto i singoli Paesi si siano adoperati in tal senso.

Alla fine dell'incontro, Paul Bugala, membro del Gruppo Amnesty USA 133, ha presentato un documento al Console Radicati in cui vengono sottolineati il lavoro e gli sforzi compiuti negli ultimi anni dall'Italia.

In una lettera della Coalizione Italiana per l'Abolizione della Pena di Morte, la Presidentessa Arianna Ballotta scrive: " è giusto e doveroso ringraziare tutti coloro che sono qui oggi a rinnovare il loro impegno e la loro opposizione alla pena di morte, soluzione questa che non può avere posto in un Paese civile come gli Stati Uniti d'America". Continua Arianna Ballotta sostenendo che questo incontro con il Console italiano serve per "confermare la nostra filosofia, perché è importante lavorare insieme per abolire la pena di morte negli Stati Uniti, ed in generale in tutti i Paesi che ancora vi ricorrono".

"Collaborare con molti gruppi, così come con singoli cittadini o con associazioni in tutto il mondo, è stato ed è molto utile per portare avanti questa battaglia e siamo convinti che questa catena umana, di cui ognuno è parte integrante, sia la soluzione giusta", si afferma nella lettera.

Lo scorso anno, il Gruppo Amnesty USA 133, con sede in Somerville, Massachussets, ha condotto, insieme ad un rappresentante tedesco, un'azione di supporto nei confronti della Germania, alle Nazioni Unite, esprimendo apprezzamento per il contributo dato da questa Nazione alla lotta alla pena di morte.

Alla luce dell'azione di supporto dello scorso anno nei confronti del Governo Tedesco, il Gruppo Amnesty USA 133 ha quest'anno riconosciuto all'Italia pieno merito per gli sforzi compiuti per l'abolizione della pena di morte negli ultimi anni, ponendo l'accento sul lavoro compiuto dalle varie organizzazioni, dai singoli e dal Governo stesso, inclusa la Moratoria 2000, progetto questo della Comunità di Sant' Egidio che ha raccolto ben 3.4 milioni di firme per una moratoria della pena di morte.

E' stata inoltre premiata l'iniziativa "il Colosseo illumina la Vita", nata nel dicembre 1999 e durata un anno. Ogni volta che una condanna di morte veniva sospesa o commutata in qualsiasi parte del mondo, ed ogni volta che un Paese votava per una moratoria delle esecuzioni o per l'abolizione della pena di morte, il Colosseo, a Roma, veniva illuminato con luci color oro per due notti consecutive.

Importanti sforzi del Senato Italiano, ed i programmi di "Nessuno tocchi Caino" sono stati inoltre riconosciuti. In particolare, l'organizzazione senza scopo di lucro, la "Coalizione Italiana Contro la Pena di Morte", è stata premiata per la sua forte opposizione alla pena di morte in tutto il mondo, specialmente negli Stati Uniti. I membri della Coalizione, sono soliti recarsi in Texas per visitare detenuti nel braccio della morte, per assistere alle esecuzioni e per consegnare personalmente petizioni al Governo Texano e durante il mese di novembre 2000 hanno sostenuto 20 conferenze nelle università e in varie comunità Texane.

L'Italia ha avuto sempre un ruolo importante nella lotta alla pena di morte, e questo da secoli, a partire dal 1786 quando venne abolita dal Granduca di Toscana, fino ai giorni nostri, quando nel 1994 sollevò per la prima volta un dibattito sulla pena di morte all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

La pena di morte è stata abolita in Italia nel 1948, per i crimini di guerra nel 1994.
L'Italia è un Paese assolutamente abolizionista e la sua Costituzione ne proibisce un eventuale reinserimento.
L'ultima esecuzione si ebbe a Torino, il 4 marzo del 1947.

10.05.01 - Repubblica
Terre Haute: McVeigh, composto un Requiem per l'esecuzione
Il compositore David Woodard suonerà un Requiem, da lui creato, durante l'esecuzione di Timothy McVeigh, che sarà messo a morte il 16 maggio per l'attentato di Oklahoma City. Avrebbe voluto suonare nel carcere la musica per "accompagnare verso il paradiso" l'attentatore, ma le autorità gli hanno negato il permesso. Dunque, il Requiem verrà suonato in una chiesa della stessa cittadina, Terre Haute, in cui verrà giustiziato. E un'emittente radiofonica porterà le note dentro la cella del terrorista, che potrà ascoltarle poco prima dell'appuntamento con il boia. L'iniziativa ha ricevuto reazioni irritate da parte dei parenti delle vittime.

McVeigh e Woodard hanno avuto scambi di lettere e un incontro per discutere il progetto dell'esecuzione di 'Ave atque vale', questo il titolo della composizione, un antico commiato latino. Lo stragista ha scritto che il musicista è "la prima persona che è riuscita a capirmi". Woodard, in realtà, aveva realizzato il brano tempo fa, pensando di dedicarlo a Jack Kevorkian, il celebre 'dottor Morte' che stava morendo per uno sciopero della fame. Poi Kevorkian ha interrotto la protesta e Woodard ha scelto un altro soggetto. Il compositore è conosciuto per aver fatto parte del circolo di amicizie dello scrittore William Burroughs.

10.05.01 - Repubblica
Oklahoma City: Riesaminate 3mila condanne dopo errore giudiziario.
L'ombra del rimorso cala sulla giustizia penale dello stato dell'Oklahoma.

Dopo la scarcerazione di un uomo che ha passato 15 anni in carcere per colpa di una perizia sbagliata che lo fece condannare per stupro, lo stato sta riesaminando 3.000 processi in cui è coinvolto l'ufficio della perita chimica Joyce Gilchrist. Tra questi, 12 processi conclusi con condanne a morte, 11 delle quali già eseguite.

Gilchrist, la cui testimonianza fece finire in carcere Jeffrey Pierce, che oggi ha 39 anni, era stata criticata spesso per i suoi test dai risultati troppo sbrigativi da giudici, avvocati e imputati. L'Fbi ha già affermato che in almeno sei casi, compreso quello di Pierce, Gilchrist è andata "oltre i limiti accettabili della medicina legale". La specialista della polizia, attiva dal 1980, difende il proprio lavoro: "Accetterò le mie responsabilità se l'inchiesta stabilirà che ho fatto errori. Ma non ho mai fatto niente di sbagliato intenzionalmente, in nessun caso nel quale sono stata coinvolta". Per quel che riguarda i casi di pena di morte, un esame preliminare indica che nessuno dei condannati è stato riconosciuto colpevole soltanto grazie ai test condotti da Gilchist, ma le autorità dicono che l'inchiesta dovrà "togliere ogni dubbio sulla colpevolezza degli imputati".

10.05.01 - Manifesto 5/5
Diritti umani: Stati uniti bocciati
Dopo lo "straordinario" voto di giovedì che ha escluso gli Usa dalla Commissione Onu di Ginevra. Dove è stato eletto, fra altri 13, il Sudan. Bush (foto Ap) "irritato". Ma per Human Rights Watch "non c'è da sorprendersi" .
MAURIZIO MATTEUZZI
Stati uniti fuori, Sudan dentro la prossima Commissione Onu per i diritti umani di Ginevra. Lo straordinario - nel senso di fuori dall'ordinario - risultato della votazione segreta di giovedì in sede di Consiglio economico e sociale delle Nazioni unite, da cui dipende la Commissione ginevrina, è caduta come un fulmine a ciel sereno sia sulla testa degli americani - che schiumano rabbia - sia su quelle dei loro tradizionali e annuali bersagli (le 6 settimane di lavori della Commissione si sono chiuse il 27 aprile), come Cuba, Cina e Iran - che esultano.

Che gli Usa siano stati cacciati, per il prossimo anno, dal consesso dei 53 paesi con diritto di voto, e che fra i 14 paesi eletti giovedì ci sia il Sudan - non propriamente un campione dei diritti umani - è, come ha detto Joanna Weschler, rappresentante all'Onu di Human Rights Watch, "chiaramente un assurdo", dovuto, a suo avviso (ma solo in parte), a quella che ha definito "una sinistra galleria di violatori dei diritti umani" eletti nella Commissione l'anno scorso e adesso: Uganda, Togo, Siria, Algeria, Libia, Arabia saudita, Burundi, Congo, Pakistan, Nigeria, Kenya, Perù, Tailandia e compagnia bella. Ma questi paesi da soli (e neppure altri bersagli tradizionali, con più peso e seguito come Cina e Cuba) non sarebbero mai riusciti da soli a infliggere uno schiaffo così umiliante agli Stati uniti. In realtà se non fosse stato per gli alleati storici degli Usa - gli europei in primis -, gli americani avrebbero conservato il loro seggio alla Commissione - in cui, con India e Russia, siedevano dalla data della sua fondazione, nel '47.

Senza essere relegati in panchina, in qualità di "osservatori". Secondo il meccanismo in vigore, i "gruppi regionali" alle Nazioni unite propongono i propri candidati su cui poi si vota. Al gruppo "Europa occidentale e altri" spettavano 4 candidati per 3 posti e nel segreto dell'urna la Francia ha avuto 42 voti, l'Austria 41 e la Svezia 32, con gli Usa ultimi, e fuori, con 29 voti. Gli altri eletti sono stati Armenia, Bahrain, Cile, Croazia, Messico, Pakistan, Sierra Leone, Sud Corea, Sudan, Togo e Uganda. Un'umiliazione pesante per il paese che pretende il titolo di campione mondiale dei diritti umani e che ha sempre brandito quest'arma in modo arrogante e ipocrita - come hanno subito rilevato, gongolanti, l'Avana, Pechino, Tehran - ma che in fondo non "è sorprendente", come ha rilevato la Weschler, e si spiega nell'"effetto cumulativo delle posizioni americane su diverse questioni importanti relative ai diritti umani": "Troppe volte, negli ultimi anni, hanno votato dalla parte sbagliata".

Gli esempi sono un'infinità, e riguardano non solo l'arrembante Bush jr. ma anche il suo predecessore umanitario Bill Clinton. Il no di Clinton al trattato contro le mine anti-uomo, il no di Bush alla Corte penale internazionale di Roma (che Clinton aveva firmato); l'astensione di Bush (unica fra 52 sì) alla risoluzione brasiliana per rendere i medicamenti anti-Aids accessibili a tutti; il no di Bush all'appello europeo per una moratoria sulla pena di morte; l'ostinato no di Clinton e di Bush alla condanna di Israele per la repressione contro i palestinesi; il disprezzo americano verso l'Onu (considerata troppo ostile) e il rifiuto di pagare i debiti accumulati (1.7 miliardi di dollari); l'uso troppo spregiudicato del "doppio standard" e delle sanzioni unilitarali sotto il pretesto dei diritti uman; e, non ultime se non in ordine di tempo, la denuncia di Bush del Protocollo di Kyoto sull'ambiente e l'annuncio delle nuove star wars.

Se le reazioni a Pechino, l'Avana, Tehran sprizzano entusiasmo, quelle negli Stati uniti sprizzano indignazione - una indignazione bipartisan, di repubblicano e democratici - e promettono ritorsioni. Bush si dice "irritato", il Dipartimento di stato "contrariato"; lo speaker della Camera parla di "affronto"; un deputato repubblicano di un voto che prova "la crescente irrilevanza di alcuno organismi internazionali". E' probabile che la Casa bianca e il Congresso puniscano l'Onu bloccando i 600 milioni di dollari da poco stanziati a parziale ripiano del debito Usa. Lo straordinario voto di giovedì sembra già spaventare molti. Mary Robinson, Alto commissario Onu per i diritti umani, dice di "sperare che gli Usa recuperino al più presto il loro status" e quel marpione di Chirac versa lagrime di coccodrillo sulla "spiacevole assenza degli Stati uniti dalla Commissione".

10.05.01 -
Alla radio in onda l'audio terrificante di 23 esecuzioni
Voci, passi, ultime parole del condannato, persino i complimenti al boia: il network radiofonico americano National public radio trasmetterà, per la prima volta, l'audio di 23 esecuzioni avvenute sulla sedia elettrica della Georgia dal 1983 al 1998.

Si tratta di registrazioni effettuate dal personale carcerario, in cui i secondini descrivono tutte le fasi della morte dei condannati. Sui nastri, che verranno trasmessi stasera, non ci sono urla di dolore, ma ci sono i commenti dei responsabili dell'esecuzione su due condannati che non sono morti all'istante ma dopo minuti di agonia.

Le anticipazioni raccontano di sequenze agghiaccianti, e della freddezza assoluta dei funzionari. Terribile l'audio della morte di Alpha Otis Stevens, nel 1984, che non morì subito. "Qual è lo status del condannato?", chiede il direttore delle esecuzioni. "Sir, sembra che respiri ancora", risponde un assistente. "Controlla le spugne (bagnate per far passare la corrente, ndr) e i collegamenti", suggerisce un altro funzionario presente. Stevens fu dichiarato morto dopo 20 minuti dall'inizio dell'esecuzione. Non meno terrificante, la morte di Ivon Ray Stanley.

Dopo aver informato i presenti che non ci sono state sospensioni della pena, il direttore dice: "Al mio tre, premi i bottoni. Uno, due, tre". E l'assistente: "L'esecuzione è in corso, quando la prima scossa ha raggiunto il corpo si è udito uno strappo, come se una delle cinghie si fosse rotta. In questo momento è rigido con i pugni stretti". Alla fine, si sentono i complimenti del segretario alla giustizia statale: "Un lavoro senza intoppi".

10.05.01
Fece uccidere marito, giustiziata con iniezione letale
In un carcere dell'Oklahoma è stata uccisa con l'iniezione letale Marilyn Kay Plantz, 40 anni, madre di due bambini. La donna era stata condannata a morte per aver convinto l'amante e un altro complice a uccidere il marito per incassarne l'assicurazione sulla vita, 300.000 dollari, pari a oltre 600 milioni di lire.

Il corpo di Jim Plantz fu trovato, nel 1988, carbonizzato in un'auto data alle fiamme. La giuria valutò l'omicidio particolarmente efferato. La vittima fu selvaggiamente picchiata con una mazza da baseball e bruciata ancora viva. L'autore materiale dell'assassinio, William Clifford Bryson, è stato giustiziato nel giugno scorso, mentre il suo complice sta scontando l'ergastolo. Marilyn Kay Plantz è la seconda donna messa a morte nello stato dell'Oklahoma dall'inizio dell'anno. La prima era stata Wanda Jean Allen, condannata per l'uccisione della sua amante.

10.05.01 - Repubblica 3/5
Usa, niente diretta Internet per esecuzione stragista
L'esecuzione di Timothy McVeigh, l'autore della strage di Oklahoma City nella quale sei anni fa morirono 168 persone, non sarà trasmessa su Internet. Una società della Florida che era ricorsa alla magistratura per avere il permesso di trasmettere in webcast la morte di McVeigh, ha deciso di non presentare appello dopo che un giudice federale aveva respinto la richiesta.

L'esecuzione è in programma il 16 maggio e la società di Tampa, Entertainment Network, ha reso noto di non avere abbastanza tempo per preparare il caso e portarlo di fronte ad una Corte d'appello o alla Corte suprema degli Stati Uniti, per rivendicare il diritto alla libertà di informazione. David Marshlack, amministratore delegato della società, ha ribadito l'utilità della battaglia combattuta in queste settimane: ''Anche se a qualcuno può sembrare macabro, l'uso di Internet per trasmettere un'esecuzione va direttamente al cuore della tutela costituzionale contro i segreti del governo''.

01.05.01 - Manifesto
Pena morte, Usa: no a appello Papa per McVeigh
Il vice-presidente americano, Dick Cheney, ha respinto oggi l'appello di Papa Giovanni Paolo II al presidente George Bush a favore di Timothy McVeigh, l'uomo condannato a morte per la strage di Oklahoma City. "Se mai c'è stato un uomo che merita l'esecuzione, quello è McVeigh", ha detto Cheney in un'intervista alla Fox News.

Al numero due di George Bush l'intervistatore aveva chiesto la posizione dell'amministrazione sull'atto di clemenza papale: "Penso che risparmiargli la vita sarebbe un errore", ha risposto Cheney.

01.05.01 - fonte: Associated Press
USA: CHI ELARGISCE CONTRIBUTI HA PIU' PROBABILITA' CHE I PROPRI APPELLI VENGANO ESAMINATI
Secondo un rapporto reso noto martedì, gli studi legali che danno contributi alle campagne della Corte Suprema del Texas hanno più probabilità di veder presi in considerazione i propri appelli rispetto agli studi legali che non danno alcun contributo.

In base al rapporto emesso dall'associazione no-profit Texans for Public Justice, gli studi legali che donano 100.000 dollari o più hanno 7,5 possibilità in più di veder presi in considerazione i propri appelli dai tribunali.

"Il fatto che la giustizia in Texas sia in vendita diventa ancora più evidente ogni volta che si guarda alle pratiche dei tribunali", ha detto Craig McDonald, direttore del gruppo, che ha richiesto l'eliminazione delle campagne giudiziarie. Ma il Giudice della Corte Suprema Tom Phillips, che ha criticato il rapporto definendolo pieno di notizie false, ha negato che ciò sia vero, sostenendo che non sono i soldi bensì unicamente il merito a decidere quali casi devono essere discussi in aula.

"I giudici decidono in modo del tutto indipendente dal contesto di una campagna politica. Non abbiamo piani e secondi fini", ha detto Phillips.
[…]
Il rapporto completo è in rete all'indirizzo dell'associazione Texans for Public Justice www.tpj.org

01.05.01 - Amnesty
U.S.A. : LA CRUDELE INUTILITA' DELLA PENA DI MORTE
Amnesty International
Nuovo rapporto di A.I.: esecuzioni consensuali, Timothy McVeigh e la crudele inutilità della pena di morte.

A.I. ha emesso oggi un rapporto sulle esecuzioni consensuali negli U.S.A., cioè l'esecuzione di prigionieri che lasciano cadere i propri appelli e chiedono di essere messi a morte. Dal 1977 ad oggi sono state effettuate 90 esecuzioni del genere nel Paese.

"Consensuali o meno, le esecuzioni non servono ad altro che a reiterare la crudeltà e l'inutilità della politica di un governo che gioca con la vita umana e risponde ad un omicidio con un altro omicidio", dice Amnesty International.

Timothy McVeigh è destinato a diventare il primo condannato a morte federale ad essere giustiziato negli U.S.A. dal 1963 ad oggi. Condannato per aver piazzato una bomba in un edificio federale ad Oklahoma City nel 1995, il cui scoppio provocò la morte di 168 persone e il ferimento di centinaia di altre, sarà giustiziato tramite iniezione letale il 16 marzo 2001. Ha deciso di non ricorrere in appello e di non richiedere la grazia. Alcuni credono che abbia preso questa decisione nel tentativo di diventare una sorta di martire e che la sua esecuzione potrebbe portare ad atti di violenza vendicatori da parte di individui che condividono le sue stesse idee politiche.

"Il caso McVeigh dimostra chiaramente come la pratica della pena capitale permette agli assassini di abbassare il livello morale della società", dice Amnesty International.

"Timothy McVeigh è considerato da molti un esempio del perché la pena di morte è giustificata. Tuttavia, le prove mostrano che anziché avere un effetto deterrente nei confronti del crimine, la pena di morte addirittura può far aumentare la violenza nella società", sostiene A.I. e continua "chiediamo al Presidente Bush di tenere in considerazione questi elementi e di fare quanto in suo potere per eliminare questa pena crudele, irrevocabile e datata".

Il rapporto di A.I. contiene note sulle 90 esecuzioni consensuali, inclusa quella di Gary Gilmore, la prima persona messa a morte dopo la reintroduzione della pena capitale da parte della Corte Suprema degli U.S.A. nel 1976, una dichiarazione sul caso McVeigh emessa dall'associazione dei famigliari delle vittime Murder Victims' Families for Reconciliation e una dichiarazione di Bud Welch, la cui figlia morì nell'attentato di Oklahoma City.

01.05.01 - NCADP
U.S.A.: ESECUZIONE DI PERSONE APPARTENENTI A GRUPPI ETNICI MINORITARI - UNA TRADIZIONE AMERICANA
L'imposizione della pena capitale è discriminatoria dal punto di vista razziale.

Quasi il 90% delle persone già giustiziate venne condannata per l'omicidio di persone di razza bianca, nonostante le persone di colore rappresentino circa la metà di tutte le vittime di omicidio nel Paese.

In Illinois, Oklahoma e Carolina del Nord chi uccide persone di razza bianca ha 4 probabilità in più di essere condannato a morte rispetto a chi uccide persone di colore. In Mississippi le probabilità diventano 5 e nel Maryland 7.
[…]
Al 1° gennaio 1997, su 13 persone giustiziate in Alabama 11 erano afro-americane. Gli afro-americani costituiscono la metà della popolazione dei bracci della morte della Carolina del Nord, Carolina del Sud, Ohio, Delaware, Mississippi, Virginia e oltre i due terzi dei bracci della Pennsylvania, dell'Illinois e della Louisiana. Inoltre, 3 su 4 persone in attesa di esecuzione nei bracci federali e militari sono di colore.

Il 60% dei prigionieri nei bracci della morte della California e del Texas sono neri, o latini, o asiatici o nativi americani.

Il 90% delle persone per le quali la Pubblica Accusa chiede la pena di morte sono neri o latini.

Nel passato ogni 3 persone giustiziate negli U.S.A. per crimini commessi prima dei 18 anni di età 2 erano afro-americane. Dal 1900 ad oggi, diminuendo il problema dei linciaggi, la proporzione è 3 su 4.

01.05.2001 - Associated Press
LE NAZIONI UNITE CHIEDONO CHE LE ESECUZIONI VENGANO FERMATE IN TUTTO IL MONDO - Di Johnathan Fowler
Il 25 aprile scorso il più alto organismo per la difesa dei diritti umani all'interno delle Nazioni Unite ha chiesto una moratoria mondiale sulle esecuzioni capitali come primo passo verso l'abolizione della pena di morte.

Gli Stati Uniti, insieme al Giappone, alla Cina, all'Indonesia, all'Arabia Saudita e ad altri Paesi, hanno respinto la Risoluzione presentata dall'Unione Europea alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Ventisette Paesi hanno votato in favore della Risoluzione, diciotto contro, sette si sono astenuti e la Liberia non era presente.

L'Ambasciatore statunitense George Moose ha detto alla Commissione che negli Stati Uniti è in atto un dibattito sulla pena capitale […] e che "ogni nazione deve decidere autonomamente, in base a processi democratici, se le proprie leggi consentono o meno l'uso della pena capitale".

La mozione dell'Unione Europea chiedeva a tutti i Paesi che ancora applicano la p.d.m. di "dichiarare una moratoria sulle esecuzioni in vista della completa abolizione della p.d.m.".

La Risoluzione raccomandava altresì di non concedere l'estradizione "in assenza di certezze reali … in merito all'applicazione della pena capitale".

L'Ambasciatore svedese Johan Molander, che ha parlato per conto della U.E., ha detto che l'abolizione della p.d.m. è fondamentale per perseguire la politica della U.E. sui diritti umani.

Negli anni scorsi quattro simili Risoluzioni - seppur non vincolanti - sono state approvate dalla Commissione dei 53 Paesi con grande gioia dei gruppi abolizionisti.

"Questo indebolisce la teoria che la pena capitale è una questione interna di un Paese", ha detto all'Associated Press Mario Marazziti, portavoce dell'italiana Comunità di S. Egidio, che a dicembre ha consegnato alle Nazioni Unite una petizione con 3 milioni di firme nella quale si chiedeva una moratoria sulle esecuzioni.

"E' una questione che riguarda i diritti umani", ha detto Marazziti, "e sempre più nazioni stanno diventando abolizioniste. Soltanto due settimane fa sia il Cile che l'Ucraina hanno approvato delle leggi per l'abolizione".

La portavoce internazionale di Amnesty International, Anna Wegelin, ha dichiarato che continuando con l'uso della p.d.m. gli Stati Uniti si stanno isolando dai Paesi democratici ed abolizionisti.

In base a quanto riportato da A.I., 108 Paesi hanno già abolito la p.d.m. di legge o di fatto, mentre 87 ne fanno ancora uso.

.