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all'Archivio News Coalit)
13.05.2001 - Repubblica
Usa, no a secondo rinvio esecuzione McVeigh
Il ministro della giustizia John Ashcroft ha assicurato che non
concederà ulteriori rinvii all'esecuzione di Timothy McVeigh,
l'attentatore di Oklahoma city, già rimandata a dopo l'11 giugno.
In un'intervista al Daily Oklahoma, il ministro ha spiegato che
gli avvocati di McVeigh hanno "tempo in abbondanza" per
esaminare quei documenti dell'Fbi che non erano stati inseriti nel
processo e la cui scoperta aveva determinato il blocco
all'esecuzione, fissata in origine per il 16 maggio.
12.05.2001 - Manifesto
McVeigh, il patibolo può attendere
Usa, il governo sospende l'esecuzione di Timothy McVeigh, l'autore
della strage di Oklahoma City. Il Fbi ha nascosto alla difesa
migliaia di documenti. In quelle carte le prove di una
cospirazione?
Timothy McVeigh non morirà il 16 maggio.
L'esecuzione dell'attentatore di Oklahoma City è stata infatti
sospesa dopo la comparsa, la settimana scorsa, di migliaia di
pagine di materiale d'inchiesta che l'Fbi aveva omesso di
consegnare, durante il processo, agli avvocati dell'imputato della
strage costata la vita a 168 persone. Il rinvio di un mese
dell'esecuzione di McVeigh (era stata allestita una diretta
televisiva) è stato deciso dal ministro della giustizia John
Ashcroft che ha accolto la richiesta dei legali del Dipartimento
della giustizia.
"Ho chiesto un'indagine su questo
ritardo - ha detto Ashcroft -. Capisco l'irritazione e la
frustrazione di molti americani, ma dobbiamo proteggere l'integrità
del processo come garanzia per tutti i cittadini, in particolare
nei casi di pena di morte. Questi documenti non hanno peso sulla
colpevolezza accertata di McVeigh, mi hanno detto i nostri
avvocati". La Casa Bianca, "preoccupata per l'intera
vicenda", ha riferito di aver saputo due giorni fa
dell'"errore" dell'Fbi e vuole sapere cosa abbia
impedito ai documenti di essere consegnati alla difesa nei tempi
previsti dalla legge.
Il materiale "dimenticato"
dalla polizia federale è composto da tremila pagine: duecento tra
testimonianze, lettere, fotografie e registrazioni relative
all'inchiesta sulla strage che portò alla sbarra solo due
imputati: l'ex volontario della guerra del Golfo McVeigh, che ha
sempre sostenuto di aver messo la bomba da solo, e Terry Nichols,
condannato all'ergastolo per complicità nella preparazione del
peggior attentato mai avvenuto negli Usa. Gli avvocati di Nichols
ritengono che i documenti ora nelle loro mani possono scagionare
il loro cliente. In particolare sperano che possano far luce sul
cosiddetto John Doe Two, il misterioso personaggio - o personaggi
- che avrebbe partecipato all'attentato secondo diversi testimoni,
ma che l'indagine del governo Usa ha concluso non essere mai
esistito.
L'Fbi, la cui "dimenticanza"
appare molto sospetta circa la conduzione dell'inchiesta, ha detto
che i documenti non contraddirebbero la colpevolezza di McVeigh.
D'altra parte, sostiene, McVeigh ha confessato di aver costruito e
messo la bomba e anzi si è sempre dichiarato orgoglioso di quel
gesto. Su che base, allora, i suoi avvocati potrebbero chiedere la
riapertura del caso? A questa domanda Richard Burr, consulente
degli avvocati dell'ex militare della guerra del Golfo,
interpellato dalla Cnn, ha così risposto: "E se Stephen
Jones ha ragione e McVeigh sta proteggendo altri complici?".
Stephen Jones è stato il principale avvocato di McVeigh, che
venne successivamente licenziato perché aveva sostenuto che il
proprio cliente non aveva agito da solo e che, al contrario,
faceva parte di un'organizzazione terroristica più vasta e che le
prove che hanno portato a McVeigh vennero "contaminate"
nei laboratori dell'Fbi.
13.05.2001 - Manifesto
Oklahoma City, McVeigh pensa al ricorso
Dopo la sospensione dell'esecuzione, gli avvocati dell'ex soldato
non escludono la riapertura del caso
TI. BAR.
Nuovo appuntamento con la morte per
Timothy McVeigh: 11 giugno 2001. "Ho deciso di rinviare
l'esecuzione della condanna di McVeigh di un mese a partire da
oggi - ha spiegato ieri il ministro della Giustizia Usa, John
Ashcroft - allo scopo di consentire ai suoi avvocati un lasso di
tempo ampio e adeguato per esaminare questi documenti e per
assumere i provvedimenti del caso". In sostanza, l'orario
dell'esecuzione del condannato sarebbe appeso alle tremila pagine
di documenti firmati Fbi che potrebbero far riaprire il caso.
Documenti investigativi mai consegnati ai difensori
dell'attentatore di Oklahoma City. Documenti scoperti solo quando
l'ufficio federale li stava archiviando e che ora hanno consentito
la sospensione dell'esecuzione di McVeigh, fissata per il 16
maggio prossimo.
Ma anche se il più irritato per questa
decisione pare sia proprio lo stesso McVeigh, sembra anche
possibile che il fanatico reduce della Guerra del Golfo stia
valutando se approfittare dell'insperata occasione per impugnare
la sentenza con l'obiettivo di far annullare la condanna capitale.
"Il mio assistito è una persona estremamente duttile - ha
infatti spiegato l'avvocato Rob Nigh - è in grado di valutare le
nuove informazioni a sua disposizione e di prendere una decisione
su tali basi". E quando i giornalisti gli hanno domandato se
McVeigh cambierà idea e cercherà di ottenere una revisione della
sentenza, se non del processo (si è sempre dichiarato colpevole e
orgoglioso di aver piazzato quella bomba negli uffici federali di
Oklahoma City nel 1995 e che costò la vita a 168 persone), ha
risposto: "Certo, è possibile. La sua sarà una decisione
presa con piena cognizione di causa".
Sul caso è intervenuto anche il
presidente Bush, che ha voluto vedere il lato "positivo"
dell'intricata vicenda. "Il rinvio dell'esecuzione - ha detto
in una frettolosa conferenza stampa - è un ulteriore esempio che
la pena di morte è applicata con equità negli Stati Uniti.
McVeigh è fortunato ad essere nato in America, questo è un paese
disposto a farsi in quattro per tutelare la garanzia dei suoi
diritti e la giustizia del suo destino". E se la
"dimenticanza" dell'Fbi, vale a dire la montagna di
documenti (che potrebbero dimostrare che McVeigh non ha agito da
solo) saltati fuori a sei giorni dall'esecuzione, fosse emersa
dopo l'esecuzione? "McVeigh ha già ammesso di essere
colpevole. Mi fido della sua parola", ha risposto Bush.
Nessuna risposta, invece, dal ministro John Ashcroft.
11.05.2001 - CNN
McVeigh, esecuzione rimandata mistero sui documenti
DENVER (CNN) -- Il ministro della Giustizia americano John
Ashcroft ha rimandato di l'esecuzione di Timothy McVeigh.
L'attentatore reo confesso dell'attentato di Oklahoma City non sarà
giustiziato la prossima settimana ma l'undici giugno.
La clamorosa decisione è arrivata dopo
che l'Fbi ha ammesso di aver dimenticato di consegnare al collegio
difensivo una serie di documenti riguardanti l'inchiesta.
George W. Bush ha definito giusta la
scelta del suo ministro. "E' importante - ha detto il
presidente americano - in particolare nei casi in cui è in ballo
la pena di morte, che le persone siano trattate con
giustizia".
Le carte misteriose
Ashcroft si è detto certo che nelle carte dimenticate non ci sia
nulla che mette in dubbio la colpevolezza di McVeigh. "Non ho
nessun dubbio che sia colpevole - ha spiegato - ma è mia
responsabilità proteggere l'integrità del nostro sistema di
giustizia e assicurare a tutti gli americani che non ci sono
questioni aperte".
"Per questo - ha concluso il
ministro - ho deciso di rimandare l'esecuzione per dare modo alla
difesa di studiare quelle carte".
Ma Greta Van Schusteren, esperta legale
di CNN, ha un'opinione diversa. "Credo che il vero motivo per
il rinvio della esecuzione è che nei documenti sia stato trovato
qualcosa di rilevante alle indagini - ha detto - magari non un
documento che possa cambiare la questione della colpevolezza o
dell'innocenza di McVeigh, ma per esempio un documento che
potrebbe modificare la sentenza di condanna a morte".
"Sono l'unico responsabile"
McVeigh, 33 anni, si è sempre assunto interamente la
responsabilità di aver messo la bomba che il 19 aprile del 1995
distrusse completamente un edificio federale nel centro di
Oklahoma city, provocando la morte di 168 persone, tra 19 bambini.
Gli avvocati di McVeight non hanno ancora
preso posizione sulla questione del rinvio: non è però escluso
che l'uomo chieda comunque di essere messo a morte il più presto
possibile.
Al termine del processo McVeight aveva
rifiutato la possibilità di presentare un appello per la sentenza
di condanna, sostenendo che preferiva morire che passare il resto
dei suoi giorni in carcere.
Hanno annunciato invece ricorso i legali
di Terry Nichols, l'ex compagno di armi dell'attentatore
condannato all'ergastolo per aver contribuito alla costruzione
della bomba.
Altri complici?
Fra le ipotesi avanzate nel dibattimento, c'era quella che
l'attentatore stesse proteggendo altre persone: durante il
processo il principale legale della difesa, Stephen Jones, fu
licenziato proprio perché aveva sostenuto che il suo cliente non
aveva agito da solo e che al contrario era parte di
un'organizzazione terroristica più vasta.
Il dossier scoperto dall'Fbi mentre il
proprio ufficio stava archiviando dei fascicoli contiene 3.100
pagine di documenti, lettere, fotografie e registrazioni mai
consegnati alla difesa del condannato.
Il procuratore che aveva seguito il caso,
Patrick Ryan, ha definito l'errore "totalmente inaccettabile
" e "imbarazzante": secondo Ryan alcuni dei
documenti scoperti rivelano l'esistenza di un secondo sospettato,
che viene chiamato "John Doe No.2".
La stessa cosa sostiene Stephen Jones:
"Se dovesse venire fuori che i documenti riguardano John Doe
No.2 - ha detto il legale - siamo lontani dall'aver raggiunto la
certezza che sul caso di Oklahoma city la corte federale abbia
scoperto la verità".
L'inchiesta dell'Fbi era giunta alla
conclusione che McVeigh avesse agito da solo basandosi soprattutto
sulla registrazione di una telecamera a circuito chiuso del
McDonald's di Junction City, in Kansas, che aveva ripreso McVeigh
pochi minuti prima che lasciasse il furgone con la bomba.
L'attentatore era arrivato solo, aveva mangiato solo e solo se
n'era andato.
Al processo, McVeigh non si è difeso,
anzi si è sempre dichiarato orgoglioso del gesto compiuto. La sua
esecuzione è la prima inflitta da un tribunale federale (anziché
statale) dal 1963.
11.05.2001 - Repubblica
Pechino: Pena di Morte; Cina a convegno con Ue
Un convegno dedicato ai diritti dell'uomo e in particolare alla
pena di morte ha riunito a Pechino esperti cinesi ed europei,
mentre in Cina è in atto una vera ondata di esecuzioni capitali:
almeno 500 in un mese. Il seminario, che si articola in piccoli
gruppi di lavoro misti concentrati sui temi della pena di morte e
dell'educazione, si svolge, infatti, proprio nel pieno svolgimento
della campagna di lotta alla criminalità denominata 'Colpire
forte', lanciata un mese fa dal presidente Jiang Zemin e che ha già
prodotto, sulla base spesso di processi sommari, 500 esecuzioni
capitali.
Gli appelli dei condannati sono
sistematicamente respinti e alcuni esperti temono che si sia
ritornati al metodo delle quote, utilizzato nel corso di
precedenti analoghe campagne in base al quale le autorità di ogni
regione vengono obbligate a mettere a morte un certo numero minimo
di sospetti. La Cina non fornisce dati sulle esecuzioni capitali e
li considera un segreto di stato, ma - secondo gli esperti - essa
esegue più condanne a morte che tutti gli altri paesi del mondo
messi insieme. Secondo Amnesty International, nel solo 1999 in
Cina sono state eseguite almeno 1.263 sentenze di morte.
11.05.01 - Repubblica
McVeigh, ministero giustizia per rinvio esecuzione
Il ministero della giustizia Usa, in seguito alla vicenda dei
documenti Fbi non consegnati alla difesa (leggi qui), ha
raccomandato un rinvio dell'esecuzione di Timothy McVeigh,
condannato a morte per la strage di Oklahoma City.
11.05.2001 - Repubblica
McVeigh, Bush preoccupato per errori Fbi
Il presidente Usa George Bush ha espresso oggi
"preoccupazione" dopo aver appreso che l'Fbi non ha
consegnato migliaia di pagine di documenti alla difesa di Timothy
McVeigh (leggi qui), ma non ha preso posizione su un possibile
rinvio dell'esecuzione dello stragista di Oklahoma City. La Casa
Bianca, che ha saputo due giorni fa dell'errore, vuole sapere cosa
abbia impedito ai documenti di essere consegnati alla difesa.
McVeigh dovrebbe essere messo a morte mercoledì prossimo a Terre
Haute, Indiana.
11.05.2001 - Repubblica
I federali hanno sottratto dei documenti alla difesa durante il
processo
McVeigh, un errore dell'Fbi potrebbe bloccare l'esecuzione
L'autore della strage di Oklahoma City (169 vititme) dovrebbe
essere giustiziato mercoledì 16 maggio
WASHINGTON - Potrebbe essere sospesa
l'esecuzione dell'attentatore di Oklahoma, Timothy McVeigh, perché
l'Fbi durante il processo ha sottratto per errore dei documenti
alla difesa. Lo ha riferito all'Ap una fonte che ha chiesto di
mantenere l'anonimato.
L'Fbi ha informato i giudici, a pochi
giorni dall'esecuzione di McVeigh, fissata per mercoledì 16
maggio, di avere sottratto alla difesa del terrorista elementi di
prova durante il processo, spiegando che l'errore è stato
scoperto mentre l'ufficio federale stava archiviando dei
documenti. L'avvocato di McVeigh deve ora decidere come utilizzare
le rivelazioni a vantaggio del suo cliente, che, però, dal canto
suo e nonostante gli appelli per fermare il boia giunti persino
dal Papa, non ha mai detto di volere chiedere un rinvio
dell'esecuzione.
"Timothy sembra felice ed è pronto
a morire" aveva detto il padre del terrorista quando era
giunta la lettera di Giovanni Paolo II a George Bush. McVeigh, 33
anni, fece saltare in aria un palazzo intero a Oklahoma City
uccidendo 169 persone, tra cui 19 bambini, e non ha mai mostrato
rimpianto per la strage né ha mai voluto chiedere perdono ai
parenti delle vittime. Per lui si era parlato addirittura di
un'esecuzione in diretta web ma poi l'amministrazione
penitenziaria si era opposta.
Le reazioni dei parenti delle vittime
alla notizia che McVeigh potrebbe scampare al boia sono state
durissime. "Se quell'uomo se la cava, vi assicuro, qualche
testa qui cadrà" ha detto Kathleen Treanor, sorella di uno
dei piccoli morti nell'attentato. "Sono certa che la gente di
Oklahoma city e soprattutto i sopravvissuti alla strage compiuta
da McVeigh non lo sopporteranno - ha detto Patti Hall che rimase
ferita nell'esplosione mentre lavorava nel suo ufficio alla
Federal Employees Credit Union - Sono sconvolta, è
un'ingiustizia". Patti Hall ribadisce di essere sempre stata
contraria all'esecuzione di McVeigh: "Io sono contraria alla
pena di morte, ma non così non per un errore e a pochi giorni
dall'esecuzione".
10.05.01 - Coalit
Celentano, Gad Lerner...NO ALLA PENA DI MORTE
Una breve fiction in cui l'innocente
viene salvato dalla sedia elettrica pochi minuti prima
dell'esecuzione e poi un dialogo di 5 minuti per parlare di e
contro la pena di morte.
Un semplice e chiaro duetto tra i due,
per lanciare un messaggio: "partecipiamo alla moratoria
mondiale delle esecuzioni". E' questo il succo dei 10 minuti
dedicati dal molleggiato alla battaglia contro la pena di morte.
Ricordate da Lerner le belle parole di Bobbio, riferendosi a
quanti pensano ancora che la pena capitale sia "cosa buona e
giusta": Togliamo alla democrazia la scelta di decidere se
avere la pdm...!
10.05.01 - Amnesty USA
Amnesty International premia l'Italia per la battaglia condotta
contro la pena di morte.
New York City - Nella sesta giornata dell'annuale "get on the
Bus", alcuni membri di Amnesty International si sono riuniti
al Consolato Italiano per ringraziare gli italiani visti i recenti
sforzi nella lotta alla pena di morte.
Una delegazione internazionale composta
da tedeschi, italiani francesi e da rappresentanti di associazioni
studentesche americane del nord-est compreso il direttore
esecutivo di Amnesty International USA, Curt Goering, ha
incontrato per circa un'ora e mezzo il Console italiano Giorgio
Radicati.
L'incontro ha fornito l'occasione alla
delegazione di fare il punto sulla battaglia alla pena di morte e
su quanto i singoli Paesi si siano adoperati in tal senso.
Alla fine dell'incontro, Paul Bugala,
membro del Gruppo Amnesty USA 133, ha presentato un documento al
Console Radicati in cui vengono sottolineati il lavoro e gli
sforzi compiuti negli ultimi anni dall'Italia.
In una lettera della Coalizione Italiana
per l'Abolizione della Pena di Morte, la Presidentessa Arianna
Ballotta scrive: " è giusto e doveroso ringraziare tutti
coloro che sono qui oggi a rinnovare il loro impegno e la loro
opposizione alla pena di morte, soluzione questa che non può
avere posto in un Paese civile come gli Stati Uniti
d'America". Continua Arianna Ballotta sostenendo che questo
incontro con il Console italiano serve per "confermare la
nostra filosofia, perché è importante lavorare insieme per
abolire la pena di morte negli Stati Uniti, ed in generale in
tutti i Paesi che ancora vi ricorrono".
"Collaborare con molti gruppi, così
come con singoli cittadini o con associazioni in tutto il mondo,
è stato ed è molto utile per portare avanti questa battaglia e
siamo convinti che questa catena umana, di cui ognuno è parte
integrante, sia la soluzione giusta", si afferma nella
lettera.
Lo scorso anno, il Gruppo Amnesty USA
133, con sede in Somerville, Massachussets, ha condotto, insieme
ad un rappresentante tedesco, un'azione di supporto nei confronti
della Germania, alle Nazioni Unite, esprimendo apprezzamento per
il contributo dato da questa Nazione alla lotta alla pena di
morte.
Alla luce dell'azione di supporto dello
scorso anno nei confronti del Governo Tedesco, il Gruppo Amnesty
USA 133 ha quest'anno riconosciuto all'Italia pieno merito per gli
sforzi compiuti per l'abolizione della pena di morte negli ultimi
anni, ponendo l'accento sul lavoro compiuto dalle varie
organizzazioni, dai singoli e dal Governo stesso, inclusa la
Moratoria 2000, progetto questo della Comunità di Sant' Egidio
che ha raccolto ben 3.4 milioni di firme per una moratoria della
pena di morte.
E' stata inoltre premiata l'iniziativa
"il Colosseo illumina la Vita", nata nel dicembre 1999 e
durata un anno. Ogni volta che una condanna di morte veniva
sospesa o commutata in qualsiasi parte del mondo, ed ogni volta
che un Paese votava per una moratoria delle esecuzioni o per
l'abolizione della pena di morte, il Colosseo, a Roma, veniva
illuminato con luci color oro per due notti consecutive.
Importanti sforzi del Senato Italiano, ed
i programmi di "Nessuno tocchi Caino" sono stati inoltre
riconosciuti. In particolare, l'organizzazione senza scopo di
lucro, la "Coalizione Italiana Contro la Pena di Morte",
è stata premiata per la sua forte opposizione alla pena di morte
in tutto il mondo, specialmente negli Stati Uniti. I membri della
Coalizione, sono soliti recarsi in Texas per visitare detenuti nel
braccio della morte, per assistere alle esecuzioni e per
consegnare personalmente petizioni al Governo Texano e durante il
mese di novembre 2000 hanno sostenuto 20 conferenze nelle
università e in varie comunità Texane.
L'Italia ha avuto sempre un ruolo
importante nella lotta alla pena di morte, e questo da secoli, a
partire dal 1786 quando venne abolita dal Granduca di Toscana,
fino ai giorni nostri, quando nel 1994 sollevò per la prima volta
un dibattito sulla pena di morte all'Assemblea Generale delle
Nazioni Unite.
La pena di morte è stata abolita in
Italia nel 1948, per i crimini di guerra nel 1994.
L'Italia è un Paese assolutamente abolizionista e la sua
Costituzione ne proibisce un eventuale reinserimento.
L'ultima esecuzione si ebbe a Torino, il 4 marzo del 1947.
10.05.01 - Repubblica
Terre Haute: McVeigh, composto un Requiem per l'esecuzione
Il compositore David Woodard suonerà un Requiem, da lui creato,
durante l'esecuzione di Timothy McVeigh, che sarà messo a morte
il 16 maggio per l'attentato di Oklahoma City. Avrebbe voluto
suonare nel carcere la musica per "accompagnare verso il
paradiso" l'attentatore, ma le autorità gli hanno negato il
permesso. Dunque, il Requiem verrà suonato in una chiesa della
stessa cittadina, Terre Haute, in cui verrà giustiziato. E
un'emittente radiofonica porterà le note dentro la cella del
terrorista, che potrà ascoltarle poco prima dell'appuntamento con
il boia. L'iniziativa ha ricevuto reazioni irritate da parte dei
parenti delle vittime.
McVeigh e Woodard hanno avuto scambi di
lettere e un incontro per discutere il progetto dell'esecuzione di
'Ave atque vale', questo il titolo della composizione, un antico
commiato latino. Lo stragista ha scritto che il musicista è
"la prima persona che è riuscita a capirmi". Woodard,
in realtà, aveva realizzato il brano tempo fa, pensando di
dedicarlo a Jack Kevorkian, il celebre 'dottor Morte' che stava
morendo per uno sciopero della fame. Poi Kevorkian ha interrotto
la protesta e Woodard ha scelto un altro soggetto. Il compositore
è conosciuto per aver fatto parte del circolo di amicizie dello
scrittore William Burroughs.
10.05.01 - Repubblica
Oklahoma City: Riesaminate 3mila condanne dopo errore
giudiziario.
L'ombra del rimorso cala sulla giustizia penale dello stato
dell'Oklahoma.
Dopo la scarcerazione di un uomo che ha passato 15 anni in carcere
per colpa di una perizia sbagliata che lo fece condannare per
stupro, lo stato sta riesaminando 3.000 processi in cui è
coinvolto l'ufficio della perita chimica Joyce Gilchrist. Tra
questi, 12 processi conclusi con condanne a morte, 11 delle quali
già eseguite.
Gilchrist, la cui testimonianza fece
finire in carcere Jeffrey Pierce, che oggi ha 39 anni, era stata
criticata spesso per i suoi test dai risultati troppo sbrigativi
da giudici, avvocati e imputati. L'Fbi ha già affermato che in
almeno sei casi, compreso quello di Pierce, Gilchrist è andata
"oltre i limiti accettabili della medicina legale". La
specialista della polizia, attiva dal 1980, difende il proprio
lavoro: "Accetterò le mie responsabilità se l'inchiesta
stabilirà che ho fatto errori. Ma non ho mai fatto niente di
sbagliato intenzionalmente, in nessun caso nel quale sono stata
coinvolta". Per quel che riguarda i casi di pena di morte, un
esame preliminare indica che nessuno dei condannati è stato
riconosciuto colpevole soltanto grazie ai test condotti da
Gilchist, ma le autorità dicono che l'inchiesta dovrà
"togliere ogni dubbio sulla colpevolezza degli
imputati".
10.05.01 - Manifesto 5/5
Diritti umani: Stati uniti bocciati
Dopo lo "straordinario" voto di giovedì che ha escluso
gli Usa dalla Commissione Onu di Ginevra. Dove è stato eletto,
fra altri 13, il Sudan. Bush (foto Ap) "irritato". Ma
per Human Rights Watch "non c'è da sorprendersi" .
MAURIZIO MATTEUZZI
Stati uniti fuori, Sudan dentro la prossima Commissione Onu per i
diritti umani di Ginevra. Lo straordinario - nel senso di fuori
dall'ordinario - risultato della votazione segreta di giovedì in
sede di Consiglio economico e sociale delle Nazioni unite, da cui
dipende la Commissione ginevrina, è caduta come un fulmine a ciel
sereno sia sulla testa degli americani - che schiumano rabbia -
sia su quelle dei loro tradizionali e annuali bersagli (le 6
settimane di lavori della Commissione si sono chiuse il 27
aprile), come Cuba, Cina e Iran - che esultano.
Che gli Usa siano stati cacciati, per il
prossimo anno, dal consesso dei 53 paesi con diritto di voto, e
che fra i 14 paesi eletti giovedì ci sia il Sudan - non
propriamente un campione dei diritti umani - è, come ha detto
Joanna Weschler, rappresentante all'Onu di Human Rights Watch,
"chiaramente un assurdo", dovuto, a suo avviso (ma solo
in parte), a quella che ha definito "una sinistra galleria di
violatori dei diritti umani" eletti nella Commissione l'anno
scorso e adesso: Uganda, Togo, Siria, Algeria, Libia, Arabia
saudita, Burundi, Congo, Pakistan, Nigeria, Kenya, Perù,
Tailandia e compagnia bella. Ma questi paesi da soli (e neppure
altri bersagli tradizionali, con più peso e seguito come Cina e
Cuba) non sarebbero mai riusciti da soli a infliggere uno schiaffo
così umiliante agli Stati uniti. In realtà se non fosse stato
per gli alleati storici degli Usa - gli europei in primis -, gli
americani avrebbero conservato il loro seggio alla Commissione -
in cui, con India e Russia, siedevano dalla data della sua
fondazione, nel '47.
Senza essere relegati in panchina, in
qualità di "osservatori". Secondo il meccanismo in
vigore, i "gruppi regionali" alle Nazioni unite
propongono i propri candidati su cui poi si vota. Al gruppo
"Europa occidentale e altri" spettavano 4 candidati per
3 posti e nel segreto dell'urna la Francia ha avuto 42 voti,
l'Austria 41 e la Svezia 32, con gli Usa ultimi, e fuori, con 29
voti. Gli altri eletti sono stati Armenia, Bahrain, Cile, Croazia,
Messico, Pakistan, Sierra Leone, Sud Corea, Sudan, Togo e Uganda.
Un'umiliazione pesante per il paese che pretende il titolo di
campione mondiale dei diritti umani e che ha sempre brandito
quest'arma in modo arrogante e ipocrita - come hanno subito
rilevato, gongolanti, l'Avana, Pechino, Tehran - ma che in fondo
non "è sorprendente", come ha rilevato la Weschler, e
si spiega nell'"effetto cumulativo delle posizioni americane
su diverse questioni importanti relative ai diritti umani":
"Troppe volte, negli ultimi anni, hanno votato dalla parte
sbagliata".
Gli esempi sono un'infinità, e
riguardano non solo l'arrembante Bush jr. ma anche il suo
predecessore umanitario Bill Clinton. Il no di Clinton al trattato
contro le mine anti-uomo, il no di Bush alla Corte penale
internazionale di Roma (che Clinton aveva firmato); l'astensione
di Bush (unica fra 52 sì) alla risoluzione brasiliana per rendere
i medicamenti anti-Aids accessibili a tutti; il no di Bush
all'appello europeo per una moratoria sulla pena di morte;
l'ostinato no di Clinton e di Bush alla condanna di Israele per la
repressione contro i palestinesi; il disprezzo americano verso l'Onu
(considerata troppo ostile) e il rifiuto di pagare i debiti
accumulati (1.7 miliardi di dollari); l'uso troppo spregiudicato
del "doppio standard" e delle sanzioni unilitarali sotto
il pretesto dei diritti uman; e, non ultime se non in ordine di
tempo, la denuncia di Bush del Protocollo di Kyoto sull'ambiente e
l'annuncio delle nuove star wars.
Se le reazioni a Pechino, l'Avana, Tehran
sprizzano entusiasmo, quelle negli Stati uniti sprizzano
indignazione - una indignazione bipartisan, di repubblicano e
democratici - e promettono ritorsioni. Bush si dice
"irritato", il Dipartimento di stato
"contrariato"; lo speaker della Camera parla di
"affronto"; un deputato repubblicano di un voto che
prova "la crescente irrilevanza di alcuno organismi
internazionali". E' probabile che la Casa bianca e il
Congresso puniscano l'Onu bloccando i 600 milioni di dollari da
poco stanziati a parziale ripiano del debito Usa. Lo straordinario
voto di giovedì sembra già spaventare molti. Mary Robinson, Alto
commissario Onu per i diritti umani, dice di "sperare che gli
Usa recuperino al più presto il loro status" e quel marpione
di Chirac versa lagrime di coccodrillo sulla "spiacevole
assenza degli Stati uniti dalla Commissione".
10.05.01 -
Alla radio in onda l'audio terrificante di 23 esecuzioni
Voci, passi, ultime parole del condannato, persino i complimenti
al boia: il network radiofonico americano National public radio
trasmetterà, per la prima volta, l'audio di 23 esecuzioni
avvenute sulla sedia elettrica della Georgia dal 1983 al 1998.
Si tratta di registrazioni effettuate dal
personale carcerario, in cui i secondini descrivono tutte le fasi
della morte dei condannati. Sui nastri, che verranno trasmessi
stasera, non ci sono urla di dolore, ma ci sono i commenti dei
responsabili dell'esecuzione su due condannati che non sono morti
all'istante ma dopo minuti di agonia.
Le anticipazioni raccontano di sequenze
agghiaccianti, e della freddezza assoluta dei funzionari.
Terribile l'audio della morte di Alpha Otis Stevens, nel 1984, che
non morì subito. "Qual è lo status del condannato?",
chiede il direttore delle esecuzioni. "Sir, sembra che
respiri ancora", risponde un assistente. "Controlla le
spugne (bagnate per far passare la corrente, ndr) e i
collegamenti", suggerisce un altro funzionario presente.
Stevens fu dichiarato morto dopo 20 minuti dall'inizio
dell'esecuzione. Non meno terrificante, la morte di Ivon Ray
Stanley.
Dopo aver informato i presenti che non ci
sono state sospensioni della pena, il direttore dice: "Al mio
tre, premi i bottoni. Uno, due, tre". E l'assistente:
"L'esecuzione è in corso, quando la prima scossa ha
raggiunto il corpo si è udito uno strappo, come se una delle
cinghie si fosse rotta. In questo momento è rigido con i pugni
stretti". Alla fine, si sentono i complimenti del segretario
alla giustizia statale: "Un lavoro senza intoppi".
10.05.01
Fece uccidere marito, giustiziata con iniezione letale
In un carcere dell'Oklahoma è stata uccisa con l'iniezione letale
Marilyn Kay Plantz, 40 anni, madre di due bambini. La donna era
stata condannata a morte per aver convinto l'amante e un altro
complice a uccidere il marito per incassarne l'assicurazione sulla
vita, 300.000 dollari, pari a oltre 600 milioni di lire.
Il corpo di Jim Plantz fu trovato, nel
1988, carbonizzato in un'auto data alle fiamme. La giuria valutò
l'omicidio particolarmente efferato. La vittima fu selvaggiamente
picchiata con una mazza da baseball e bruciata ancora viva.
L'autore materiale dell'assassinio, William Clifford Bryson, è
stato giustiziato nel giugno scorso, mentre il suo complice sta
scontando l'ergastolo. Marilyn Kay Plantz è la seconda donna
messa a morte nello stato dell'Oklahoma dall'inizio dell'anno. La
prima era stata Wanda Jean Allen, condannata per l'uccisione della
sua amante.
10.05.01 - Repubblica 3/5
Usa, niente diretta Internet per esecuzione stragista
L'esecuzione di Timothy McVeigh, l'autore della strage di Oklahoma
City nella quale sei anni fa morirono 168 persone, non sarà
trasmessa su Internet. Una società della Florida che era ricorsa
alla magistratura per avere il permesso di trasmettere in webcast
la morte di McVeigh, ha deciso di non presentare appello dopo che
un giudice federale aveva respinto la richiesta.
L'esecuzione è in programma il 16 maggio
e la società di Tampa, Entertainment Network, ha reso noto di non
avere abbastanza tempo per preparare il caso e portarlo di fronte
ad una Corte d'appello o alla Corte suprema degli Stati Uniti, per
rivendicare il diritto alla libertà di informazione. David
Marshlack, amministratore delegato della società, ha ribadito
l'utilità della battaglia combattuta in queste settimane: ''Anche
se a qualcuno può sembrare macabro, l'uso di Internet per
trasmettere un'esecuzione va direttamente al cuore della tutela
costituzionale contro i segreti del governo''.
01.05.01 - Manifesto
Pena morte, Usa: no a appello Papa per McVeigh
Il vice-presidente americano, Dick Cheney, ha respinto oggi
l'appello di Papa Giovanni Paolo II al presidente George Bush a
favore di Timothy McVeigh, l'uomo condannato a morte per la strage
di Oklahoma City. "Se mai c'è stato un uomo che merita
l'esecuzione, quello è McVeigh", ha detto Cheney in
un'intervista alla Fox News.
Al numero due di George Bush
l'intervistatore aveva chiesto la posizione dell'amministrazione
sull'atto di clemenza papale: "Penso che risparmiargli la
vita sarebbe un errore", ha risposto Cheney.
01.05.01 - fonte: Associated Press
USA: CHI ELARGISCE CONTRIBUTI HA PIU' PROBABILITA' CHE I PROPRI
APPELLI VENGANO ESAMINATI
Secondo un rapporto reso noto martedì, gli studi legali che danno
contributi alle campagne della Corte Suprema del Texas hanno più
probabilità di veder presi in considerazione i propri appelli
rispetto agli studi legali che non danno alcun contributo.
In base al rapporto emesso
dall'associazione no-profit Texans for Public Justice, gli studi
legali che donano 100.000 dollari o più hanno 7,5 possibilità in
più di veder presi in considerazione i propri appelli dai
tribunali.
"Il fatto che la giustizia in Texas
sia in vendita diventa ancora più evidente ogni volta che si
guarda alle pratiche dei tribunali", ha detto Craig McDonald,
direttore del gruppo, che ha richiesto l'eliminazione delle
campagne giudiziarie. Ma il Giudice della Corte Suprema Tom
Phillips, che ha criticato il rapporto definendolo pieno di
notizie false, ha negato che ciò sia vero, sostenendo che non
sono i soldi bensì unicamente il merito a decidere quali casi
devono essere discussi in aula.
"I giudici decidono in modo del
tutto indipendente dal contesto di una campagna politica. Non
abbiamo piani e secondi fini", ha detto Phillips.
[…]
Il rapporto completo è in rete all'indirizzo dell'associazione
Texans for Public Justice www.tpj.org
01.05.01 - Amnesty
U.S.A. : LA CRUDELE INUTILITA' DELLA PENA DI MORTE
Amnesty International
Nuovo rapporto di A.I.: esecuzioni consensuali, Timothy McVeigh e
la crudele inutilità della pena di morte.
A.I. ha emesso oggi un rapporto sulle
esecuzioni consensuali negli U.S.A., cioè l'esecuzione di
prigionieri che lasciano cadere i propri appelli e chiedono di
essere messi a morte. Dal 1977 ad oggi sono state effettuate 90
esecuzioni del genere nel Paese.
"Consensuali o meno, le esecuzioni
non servono ad altro che a reiterare la crudeltà e l'inutilità
della politica di un governo che gioca con la vita umana e
risponde ad un omicidio con un altro omicidio", dice Amnesty
International.
Timothy McVeigh è destinato a diventare
il primo condannato a morte federale ad essere giustiziato negli
U.S.A. dal 1963 ad oggi. Condannato per aver piazzato una bomba in
un edificio federale ad Oklahoma City nel 1995, il cui scoppio
provocò la morte di 168 persone e il ferimento di centinaia di
altre, sarà giustiziato tramite iniezione letale il 16 marzo
2001. Ha deciso di non ricorrere in appello e di non richiedere la
grazia. Alcuni credono che abbia preso questa decisione nel
tentativo di diventare una sorta di martire e che la sua
esecuzione potrebbe portare ad atti di violenza vendicatori da
parte di individui che condividono le sue stesse idee politiche.
"Il caso McVeigh dimostra
chiaramente come la pratica della pena capitale permette agli
assassini di abbassare il livello morale della società",
dice Amnesty International.
"Timothy McVeigh è considerato da
molti un esempio del perché la pena di morte è giustificata.
Tuttavia, le prove mostrano che anziché avere un effetto
deterrente nei confronti del crimine, la pena di morte addirittura
può far aumentare la violenza nella società", sostiene A.I.
e continua "chiediamo al Presidente Bush di tenere in
considerazione questi elementi e di fare quanto in suo potere per
eliminare questa pena crudele, irrevocabile e datata".
Il rapporto di A.I. contiene note sulle
90 esecuzioni consensuali, inclusa quella di Gary Gilmore, la
prima persona messa a morte dopo la reintroduzione della pena
capitale da parte della Corte Suprema degli U.S.A. nel 1976, una
dichiarazione sul caso McVeigh emessa dall'associazione dei
famigliari delle vittime Murder Victims' Families for
Reconciliation e una dichiarazione di Bud Welch, la cui figlia morì
nell'attentato di Oklahoma City.
01.05.01 - NCADP
U.S.A.: ESECUZIONE DI PERSONE APPARTENENTI A GRUPPI ETNICI
MINORITARI - UNA TRADIZIONE AMERICANA
L'imposizione della pena capitale è discriminatoria dal punto di
vista razziale.
Quasi il 90% delle persone già
giustiziate venne condannata per l'omicidio di persone di razza
bianca, nonostante le persone di colore rappresentino circa la metà
di tutte le vittime di omicidio nel Paese.
In Illinois, Oklahoma e Carolina del Nord
chi uccide persone di razza bianca ha 4 probabilità in più di
essere condannato a morte rispetto a chi uccide persone di colore.
In Mississippi le probabilità diventano 5 e nel Maryland 7.
[…]
Al 1° gennaio 1997, su 13 persone giustiziate in Alabama 11 erano
afro-americane. Gli afro-americani costituiscono la metà della
popolazione dei bracci della morte della Carolina del Nord,
Carolina del Sud, Ohio, Delaware, Mississippi, Virginia e oltre i
due terzi dei bracci della Pennsylvania, dell'Illinois e della
Louisiana. Inoltre, 3 su 4 persone in attesa di esecuzione nei
bracci federali e militari sono di colore.
Il 60% dei prigionieri nei bracci della
morte della California e del Texas sono neri, o latini, o asiatici
o nativi americani.
Il 90% delle persone per le quali la
Pubblica Accusa chiede la pena di morte sono neri o latini.
Nel passato ogni 3 persone giustiziate
negli U.S.A. per crimini commessi prima dei 18 anni di età 2
erano afro-americane. Dal 1900 ad oggi, diminuendo il problema dei
linciaggi, la proporzione è 3 su 4.
01.05.2001 - Associated Press
LE NAZIONI UNITE CHIEDONO CHE LE ESECUZIONI VENGANO FERMATE IN
TUTTO IL MONDO - Di Johnathan Fowler
Il 25 aprile scorso il più alto organismo per la difesa dei
diritti umani all'interno delle Nazioni Unite ha chiesto una
moratoria mondiale sulle esecuzioni capitali come primo passo
verso l'abolizione della pena di morte.
Gli Stati Uniti, insieme al Giappone,
alla Cina, all'Indonesia, all'Arabia Saudita e ad altri Paesi,
hanno respinto la Risoluzione presentata dall'Unione Europea alla
Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Ventisette
Paesi hanno votato in favore della Risoluzione, diciotto contro,
sette si sono astenuti e la Liberia non era presente.
L'Ambasciatore statunitense George Moose
ha detto alla Commissione che negli Stati Uniti è in atto un
dibattito sulla pena capitale […] e che "ogni nazione deve
decidere autonomamente, in base a processi democratici, se le
proprie leggi consentono o meno l'uso della pena capitale".
La mozione dell'Unione Europea chiedeva a
tutti i Paesi che ancora applicano la p.d.m. di "dichiarare
una moratoria sulle esecuzioni in vista della completa abolizione
della p.d.m.".
La Risoluzione raccomandava altresì di
non concedere l'estradizione "in assenza di certezze reali
… in merito all'applicazione della pena capitale".
L'Ambasciatore svedese Johan Molander,
che ha parlato per conto della U.E., ha detto che l'abolizione
della p.d.m. è fondamentale per perseguire la politica della U.E.
sui diritti umani.
Negli anni scorsi quattro simili
Risoluzioni - seppur non vincolanti - sono state approvate dalla
Commissione dei 53 Paesi con grande gioia dei gruppi
abolizionisti.
"Questo indebolisce la teoria che la
pena capitale è una questione interna di un Paese", ha detto
all'Associated Press Mario Marazziti, portavoce dell'italiana
Comunità di S. Egidio, che a dicembre ha consegnato alle Nazioni
Unite una petizione con 3 milioni di firme nella quale si chiedeva
una moratoria sulle esecuzioni.
"E' una questione che riguarda i
diritti umani", ha detto Marazziti, "e sempre più
nazioni stanno diventando abolizioniste. Soltanto due settimane fa
sia il Cile che l'Ucraina hanno approvato delle leggi per
l'abolizione".
La portavoce internazionale di Amnesty
International, Anna Wegelin, ha dichiarato che continuando con
l'uso della p.d.m. gli Stati Uniti si stanno isolando dai Paesi
democratici ed abolizionisti.
In base a quanto riportato da A.I., 108
Paesi hanno già abolito la p.d.m. di legge o di fatto, mentre 87
ne fanno ancora uso.
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