31.01.2001 Repubblica
Usa: Settima esecuzione in Oklahoma nel 2001. Niente da fare
per Loyd Lafevers
MCALESTER (STATI UNITI) - Un uomo di 35 anni, riconosciuto
colpevole di aver rapito, violentato ed ucciso nel 1985 una donna
di 84 anni, è stato messo a morte con un'iniezione di sostanze
letali nel penitenziario di McAlester, nell'Oklahoma. Per lo stato
americano si tratta della settima condanna capitale eseguita nel
mese di gennaio. Alre tre sono già state programmate per il mese
di febbraio. Loyd Winford Lafevers, era accusato di aver rapito
sedici anni fa, insieme con un complice, Addie Hawley: l'ha poi
violentata e uccisa.
30.01.2001 Repubblica
Tennesse: la Corte suprema ferma l'esecuzione di Philip Workman
WASHINGTON - La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bloccato
oggi in extremis l'esecuzione nel Tennessee di un uomo condannato
nel 1981 per l'uccisione di un poliziotto al termine di un
processo non giusto, secondo gli avvocati della difesa. Philip
Workman, 47 anni, stava per diventare la seconda persona ad essere
giustiziata nello stato del Tennessee negli ultimi 40 anni: era già
stato trasferito venerdì scorso dal braccio della morte
all'anticamera della sala d'esecuzione e aveva già ordinato
l'ultimo pasto quando è giunta la notizia della decisione della
Corte Suprema.
30.01.2001 Repubblica
Usa: ennesima esecuzione in Texas
HUNTSVILLE - Lo stato del Texas ha portato a termine la sua
terza condanna capitale dall'inizio dell'anno, mettendo a morte
nel famigerato penitenziario di Huntisville un conducente di
autocarri che violentò ed uccise circa vent'anni fa la cameriera
diciannovenne di un ristorante. A concludere i propri giorni con
un'iniezione di sostanze chimiche legali è stato Alexander
Caruthers, 39 anni, che diventa così la 242ma persona messa a
morte nello stato americano dal 1982 quando venne ripristinata la
pena di morte. L'uomo era stato riconosciuto colpevole di aver
violentato e strangolato Lori Bruch, una giovane ragazza madre che
lavorava in un ristorante di San Antonio. Il cadavere della
giovane era stato trovato la mattina del 23 aprile del 1981.
30.01.2001
Giurati della Florida "ascoltano" Ciampi!
Per fortuna c'è ancora qualcuno sensibile agli appelli morali,
come quello di Ciampi sull'inciviltà della pena di morte. I
giurati americani della Florida due giorni dopo aver ascoltato il
discorso del nostro presidente, si sono rifiutati di condannare a
morte un assassino. Si tratta di un ragazzo di pelle molto scura
che due anni fa uccise, per gioco e per sbaglio, una sua
amichetta. La punizione prevista per lui potrebbe essere
l'ergastolo: non può lamentarsi, è riuscito a vivere ben 13 anni
da uomo, anzi da bambino libero.
29.01.2001 Manifesto
IRAN: A morte agenti-killer di stato
Con una clamorosa sentenza il Tribunale militare di Teheran ha
condannato a morte tre agenti segreti ritenuti gli esecutori
dell'uccisione nel 1998 di quattro dissidenti del regime degli
ayatollah. Il giudice Mohamad Reza Aqiqi, che ha presieduto il
processo a porte chiuse, ha condannato alla pena capitale Ali
Roshani, Mohamoud Jafarzadeh e Ali Mohesei. Due funzionari di
medio livello -Mostafa Kazemi e Mehrdad Alikhani- sono stati
invece condannati a quattro ergastoli ciascuno per avere impartito
l'ordine di uccidere. Altri dieci imputati sono stati condannati a
pene che vanno dai due ai dieci anni di carcere. Tutte le sentenze
sono appellabili davanti alla Corte suprema.
Il processo è stato visto come un banco di prova per la
determinazione del presidente Moahammad Khatami a ripristinare uno
Stato di diritto e a riassumere il controllo dei servizi segreti,
considerati il braccio operativo della vecchia guardia degli
ayatollah. Il primo colpo di scena è arrivato con le dimissini
del capo dei servizi segreti dopo l'ammissione che agenti
"deviati" avevano ucciso due dirigenti dell'opposizione,
Darioush e Parvaneh Forouhar, e due scrittori dissidenti, Mohammad
Mokhtari e Mohammad Jafar Pouyadeh. Ma per tutto l'iter
processuale le forze riformiste che appoggiano Khatami hanno
accusato i magistrati di avere deliberatamente sorvolato sui
collegamenti degli accusati con le autorità religiose di alto
livello e con i dirigenti dell'intelligence. L'opionione pubblica
riformista sostiene che sono oltre ottanta gli omicidi e le
"sparizioni" di cui sono state responsabili squadre
della morte, finanziate dal regime negli ultimi dieci anni per
stroncare l'opposizione. Il personaggio più in alto arrestato
durante questa inchiesta, il vice ministro per la Sicurezza, Saeed
Emami, si è suicidato in cella ingerendo un depilatore liquido,
ma sono in pochi a credere alla versione ufficiale.
26.01.2001 Corrire
Una nuova «Costituzione»
Giovanni Paolo II cancella la pena di morte nella Città del
Vaticano.
La «Legge fondamentale» è stata riscritta per tenere conto
delle novità intervenute nel tempo
CITTÀ DEL VATICANO - La pena di morte sta per essere
cancellata dalla «Legge fondamentale» dello Stato della Città
del Vaticano: era stata abolita da Paolo VI nel 1967, ma figura
ancora nella «Legge fondamentale» dello Stato (equivalente alla
nostra «costituzione») che risale al 1929, mentre non figurerà
più nella nuova Legge, che è ancora riservata, ma che sarà
promulgata probabilmente il 22 febbraio. Il Papa l’ha firmata il
novembre scorso. La nuova Legge fondamentale (20 articoli) è più
snella dell’attuale e accoglie le novità intervenute nel tempo,
tra le quali l’abolizione della pena di morte. Il Papa infatti -
si legge nel preambolo - la promulga «avendo preso atto della
necessità di dare forma sistematica e organica ai mutamenti
introdotti in fasi successive nell'ordinamento dello Stato della
Città del Vaticano».
Oltre alla pena di morte spariscono - dalla carta, ché dalla
realtà erano già scomparsi - i vari corpi militari nobili e non,
con l'eccezione della Guardia svizzera e le figure del governatore
dello Stato (che era un laico e che non c'è più dal 1952) e del
Consigliere generale dello Stato, mentre sono previste istituzioni
e procedure che prima non c’erano, come le cause di lavoro.
Naturalmente il Papa resta il sovrano assoluto del piccolo Stato:
«Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del
Vaticano - recita l'art. 1 - ha la pienezza dei poteri
legislativo, esecutivo e giudiziario». A differenza dello Stato
Pontificio, che non solo aveva la pena di morte ma l’applicava
regolarmente (come ci hanno ricordato le polemiche seguite alla
beatificazione di Pio IX: l’ultima condanna fu eseguita poche
settimane prima della breccia di Porta Pia), lo Stato della Città
del Vaticano, costituito nel 1929 a seguito dei Patti Lateranensi,
non l’ha mai applicata.
Le radicali riforme di Paolo VI all’indomani del Concilio
Vaticano II comportarono anche la riforma delle leggi penali e con
esse l’abolizione della pena di morte. Ma dovettero passare
altri 28 anni perché un Papa si pronunciasse - come Pontefice
della Chiesa cattolica e non come Sovrano dello Stato - contro la
pena di morte, seppure solo di fatto e non in linea di principio:
ciò è avvenuto nel 1995, con l’enciclica di Giovanni Paolo II
«Evangelium vitae» (Il Vangelo della vita). .L. Acc
26.01.2001 Repubblica
Oklahoma: sesta esecuzione dall'inizio dell'anno
OKLAHOMA CITY (USA) - Un uomo riconosciuto responsabile di aver
ucciso tre dipendenti di una drogheria durante una rapina è stato
messo a morte nel penitenziario di McAlester, in Oklahoma. Billy
Ray Fox, 35 anni, è la sesta persona consegnata al boia nello
stato americano dall'inizio dell'anno. Un complice di Fox nella
rapina, Mark Andrew Fowler, anche lui di 35 anni, era stato
giustiziato martedì scorso nello stesso 'braccio della morte' del
carcere dell' Oklahoma.
25.01.2001 Corriere
La Cina in testa alla classifica delle nazioni «senza pietà»
IL PRIMATO Nel 1999 (ultimi dati disponibili) la Cina ha
stabilito il record mondiale di esecuzioni (1.077). Gli Stati
Uniti nel 2000 ne hanno portate a termine 85 (sono al quinto posto
nel mondo dopo Iran, Arabia Saudita, Congo).
GLI USA:In 38 Stati americani vige la pena di morte.
INNOCENTI: Dal 1977 sono 87 i condannati a morte americani che
sono stati liberati dal braccio della morte. I principali motivi:
testimoni chiave hanno cambiato la loro deposizione oppure test
del Dna hanno incolpato qualcun altro.
25.01.2001 Corriere
DENUNCIA DOPO L’ARRESTO
Gli ex evasi in tv: le carceri del Texas sono l’inferno
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON - Erano chiamati «I sette del Texas» e figuravano
sulla lista dei criminali più ricercati dagli Stati Uniti, i most
wanted dell’Fbi, la polizia federale. Erano evasi da un carcere
di massima sicurezza, quello di Kennedy City, il 13 dicembre
scorso e sono sospettati dell’assassinio di un poliziotto a
Irving, alla vigilia di Natale. Uno di loro, Larry Harper, si è
suicidato; quattro sono stati catturati a Woodland Park nel
Colorado; gli ultimi due, Patrick Murphy e Donald Newbury, si sono
arresi ieri a Colorado Spring dopo una lunga trattativa. Ma solo
dopo avere ottenuto di parlare alla tv locale e aver denunciato il
sistema carcerario texano, pena di morte inclusa. E’ stata una
delle poche volte che l’America ha sentito dei detenuti
criticare pubblicamente la giustizia, chiedere che non li punisca
soltanto, ma che li riabiliti. Nel Paese è polemica sulla
concessione fatta dall’Fbi ai due criminali, sul ruolo di «megafono»
avuto dei media e sull’impatto che la vicenda potrebbe avere
sulla presidenza Bush: da governatore del Texas, George jr.
registrò il record delle esecuzioni annue. Ma gli abolizionisti
della pena capitale e i fautori della riforma carceraria ritengono
che non sia stato un errore dare voce ai criminali. Rilevano che
lo stesso presidente, in un’intervista a Barbara Walters della
tv Abc , ammise che il sistema giudiziario e la condanna a morte
vanno riesaminati. Molti sottolineano che lo Stato dell’Illinois
ha appena prolungato e rafforzato la moratoria delle esecuzioni
decisa un anno fa e che nei prossimi mesi il Congresso dibatterà
a Washington se estenderla temporaneamente all’intera America.
Ha sostenuto Patrick Murphy, uno stupratore di 39 anni: «Le
istituzioni penali del Texas mi hanno costretto a fuggire. Sono
tali che uno ritorna alla criminalità, se lasciato libero. Vorrei
che la gente sapesse che le cose nel Texas non funzionano».
Donald Newbury, un rapinatore di 38 anni, è stato più
articolato: «Dovevo prendere posizione. Il sistema giudiziario
texano è un inferno. Noi ci becchiamo 99 anni di galera per una
rapina di 68 dollari (circa 140 mila lire, ndr )». «La ragione
deve prevalere - ha proseguito Newbury -. Nelle carceri ci sono
dei ragazzi che non vedranno più la luce, ridotti a scarafaggi in
una gabbia. Il sistema deve cambiare.
E’ corrotto come noi. Bisogna che il pubblico si mobiliti».
La tv di Colorado Spring non ha chiesto ai due evasi
dell’assassinio del poliziotto a Irving. Eric Singer, il loro
intervistatore, li ha invece esortati ad arrendersi e a evitare
spargimenti di sangue. Ma Murphy e Newbury hanno smentito di
essere dei violenti: «Durante l’evasione avremmo potuto
uccidere i secondini - hanno spiegato -. Non lo abbiamo fatto,
invece di fuggire in mezz’ora abbiamo impiegato due ore e mezza».
L’Fbi ha rifiutato commenti: «I due erano in un motel - ha
detto un portavoce -. Ci premeva mettere tutti in salvo e farli
uscire dalla loro stanza con le mani in alto e disarmati. Ci siamo
riusciti». Sono stati una taglia di 500 mila dollari (un miliardo
di lire) e un noto programma tv, «America’s most wanted», a
porre fine alla odissea dei sette fuggitivi. Lunedì, dopo 40
giorni, alcuni telespettatori di Woodland Park nel Colorado, ai
confini con il Texas, li hanno identificati e hanno chiamato l’Fbi.
Gli agenti hanno trovato i sette al Coachlight Motel, hanno atteso
che quattro di loro uscissero per fare la spesa e li hanno
catturati. Il quinto si è tolto la vita, gli ultimi due sono
scappati. Non sono andati lontani, solo una trentina di
chilometri. Nel loro caravan, l’Fbi ha trovato un vero arsenale,
35 armi da fuoco, cassette di munizioni e 10 mila dollari in
contanti, 20 milioni di lire.
Le prime indagini hanno confermato che dopo l’evasione i
sette compirono alcune rapine, in una delle quali morì il
poliziotto di Irving e acquistarono tre veicoli e le armi. Si
cammuffarono tingendosi i capelli o facendosi crescere la barba e
si spacciarono per un gruppo di «cristiani rinati». «All’interno
del caravan - hanno precisato al Coachlight Motel - suonavano
musica religiosa. Erano molto gentili con i vicini».
Ennio Caretto
25.01.2001 Corriere
Il Senato consegna un rapporto al capo dello Stato. Mancino: «Le
Nazioni Unite si pronuncino per una moratoria»
Ciampi: «Pena di morte? Nei Paesi incivili»
ROMA - Il Capo dello Stato, con un intervento fuori programma
pronunciato a Palazzo Madama, ha voluto rilanciare l’impegno
profuso dal «Comitato del Senato contro la pena di morte»: «Ho
sempre considerato che in un Paese civile non possa albergare nel
proprio ordinamento giuridico la previsione di una pena di morte».
Carlo Azeglio Ciampi ha così incitato i parlamentari (uno per
ogni gruppo) che hanno intrapreso questa battaglia: «Mi fa
particolarmente piacere vedere come il Senato della Repubblica
italiana abbia preso a cuore questo tema, l’abbia portato avanti
con il lavoro che questo Comitato ha fatto sotto la presidenza
della senatrice Salvato andando in giro per il mondo con questa
campagna di civiltà. Un campagna di civiltà che ha alla base il
rispetto della dignità dell’uomo». Sono ancora 75 i Paesi che
mantengono la pena di morte: nella lista figurano la Cina (circa
mille esecuzioni nel 2000), gli Usa (85 nel 2000), Giappone (3-4
ogni anno) e l’Autorità palestinese (5 casi, tra il ’98 e il
2000).
Nel novembre del ’99, anche per le forti pressioni che gli
osservatori attribuiscono agli inglesi, l’Italia e gli altri
Paesi della Ue decisero di non dare battaglia in sede di assemblea
generale dell’Onu per una moratoria generale delle esecuzioni.
«Un’occasione persa, un neo», osserva la senatrice Francesca
Scopelliti (Fi). Ma già il prossimo autunno, al Palazzo di Vetro
di New York, potrebbero ripresentarsi le condizioni per una
risoluzione che porti, quantomeno, al congelamento delle
esecuzioni. Per questo il presidente del Senato, Nicola Mancino,
ha auspicato che l’assemblea generale dell’Onu «possa
arrivare a esprimersi per una moratoria di fatto o di diritto in
vista della completa abolizione della pena di morte». Anche
Mancino è voluto andare oltre ogni formalismo: «Le più recenti
statistiche confermano la scarsa efficacia della pena di morte sul
piano della deterrenza del crimine, smentendo così uno degli
argomenti più diffusi portati a sostegno delle tesi
antiabolizioniste».
Il Senato italiano ha consegnato a Ciampi un documento di 41
pagine nel cui incipit viene citata una splendida frase tratta da
«Dei delitti e delle pene» di Cesare Beccaria: «La pena di
morte non è un diritto ma è una guerra della nazione contro un
suo cittadino». Nel ’94, l’Italia l’ha cancellata anche dal
Codice penale militare di guerra e si è così unita al gruppo dei
74 Paesi che rifiutano in ogni caso il ricorso alla pena di morte.
Nella classificazione mondiale ci sono altre due categorie: quella
dei Paesi che l’hanno abolita solo per i crimini ordinari (sono
14, tra i quali Israele, Perù, Albania, Bosnia) e quella dei
Paesi in cui è legge ma non viene applicata da anni (sono 27,
molti dei quali africani, e comprende Russia e Cile). Il fronte
abolizionista si prepara al Congresso mondiale contro la pena di
morte previsto a giugno a Strasburgo. Con la legislatura agli
sgoccioli, la presidente del Comitato parlamentare, Salvato,
propone l’istituzione di «un organismo permanente ad hoc sui
diritti umani». In Giappone, è al lavoro la potente «Lega
parlamentare» e le associazioni degli avvocati.
In Francia l’attrice Catherine Deneuve ha consegnato
all’ambasciata Usa di Parigi una petizione con mezzo milione di
firme (comprese quelle dell’editore di «Marie Claire»; del
presidente del Parlamento Europeo, Nicole Fontaine; del presidente
dell’Assemblea nazionale, Raymond Forni; dell’ex
Guardasigilli, Robert Bandinter). Avverte infine Sergio D’Elia,
responsabile dell’associazione «Nessuno tocchi Caino», che due
anni fa scrisse a Mancino per istituire un comitato ad hoc al
Senato: «L’esperienza del ’99 ci insegna che i Parlamenti
europei devono arrivare compatti all’appuntamento dell’Onu,
previsto per l’autunno 2001».
Dino Martirano
24.01.2001
Editoriale: Mississipi
Il parlamento dovrebbe approvare la proposta, sopprimendo la pena
di morte
Altre volte questo giornale ha scritto editoriali esprimendo la
sua opposizione alla pena di morte. E' barbarica ed ingiustamente
applicata. Ora due rappresentanti del Missisipi hanno preparato un
progetto di legge che finalmente potrebbe eliminare questa atroce
pratica. Erik Fleming di Jacson e John Mayo di Clarksdale
sottoporranno le loro proposte di legge alla commissione
giudiziaria mercoledì. La proposta di Mayo è per l'abolizione
della pena di morte, sostituita dai lavori forzati, come riferisce
l'Associated Press.
La proposta di Fleming contiene l'eliminazione della pena di
morte se si evidenziano pregiudizi razziali, se l'accusato è
sotto i 18 anni o se ha un quoziente intellettivo inferiore a 70.
Vorrebbe l'abolizione della pena di morte dal 2010. Mayo si oppone
alla pena di morte per motivi religiosi. Rappresentanti delle
chiese cattolica, metodista ed episcopale sostengono la sua
proposta.
Il Nuovo Testamento contiene ingiunzioni contro la pena di
morte, per esempio quando Gesù disperse una folla intenta a
lapidare un'adultera, dicendo: "Chi è senza peccato scagli
la prima pietra". Purtroppo l'opposizione a queste proposte
sta già iniziando. Il portavoce della Ford, D.Baldwin, dice che
il Missisipi non è pronto per l'abolizione della pena di morte.
Il governatore Ronnie Musgrove lo ha pubblicamente appoggiato.
Alla Ford noi diciamo che il Missisipi può essere più
progressista di quanto lui pensi. Musgrove dovrebbe pensare per
una volta cosa è giusto fare, piuttosto che ad espedienti
politici.
Noi siamo d'accordo con tutti gli elementi della proposta
Fleming. Il mese passato, 2 cittadini dell'Oklhoma mentalmente
ritardati sono stati messi nel braccio della morte. Il pregiudizio
razziale è anche subito visibile in casi di omicidi capitali. I
cittadini neri hanno più probabilità di essere giustiziati che i
bianchi e un bianco che uccide un bianco ha più probabilità di
uno che uccide un nero. Questi pregiudizi attirano la nostra
attenzione, al fine della completa eliminazione della pena di
morte.
Visto che la proposta Flemig prevede delle fasi nel togliere la
pena di morte, ha una maggiore opportunità di passare di quanto
non ne abbia l'immediata abolizione di Mayo. Il Governatore George
Ryan dell'Illinois, un sostenitore della pena di morte, ha creato
scalpore l'anno scorso decretando una moratoria delle esecuzioni.
Musgrove dovrebbe seguire questa strada, almeno fino a che la
nostra legislatura non abbia lo spirito di iniziativa per fare ciò
che è giusto ed eliminare la pena di morte. Bisogna sanare gli
errori e sbarazzarsi di essi.
(Daily Missisipian, Università del Missisipi - Coalit)
24.01.2001 Il Nuovo
Ciampi: "No alla pena di morte"
Inatteso fuori programma durante la relazione conclusiva del
Comitato del Senato anti-pena di morte. Ciampi prende la parola, e
dice: "In un paese civile non può albergare nel proprio
diritto la pena di morte".
ROMA- "Ho sempre considerato che in un paese civile non possa
albergare nel proprio diritto la pena di morte. E' un sentimento
che ho sempre avuto nella mia vita e sono lieto di poterlo
rinnovare e testimoniare qui", ha detto il presidente della
Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, a Palazzo Madama, ringraziando
il presidente Mancino e la senatrice Ersilia Salvato per l'
attività del Comitato per l' abolizione della pena di morte che
ha presentato oggi la relazione conclusiva.
"Ho sempre condiviso appieno - ha proseguito il presidente
della Repubblica - questa vostra battaglia per l'abolizione della
pena di morte in tutto il mondo. Mi fa particolarmente piacere che
il Senato abbia preso a cuore questo tema e lo abbia portato
avanti, con il Comitato presieduto dalla senatrice Salvato,
portando in giro per il mondo questa campagna di civiltà che è
alla base di quello che io considero il fatto fondamentale di ogni
Stato e di ogni democrazia: il rispetto della dignità dell'
uomo". Ciampi ha preso la parola, con un inatteso fuori
programma su invito del presidente Mancino. "L'invito a
parlare mi coglie del tutto impreparato, ma lo accolgo
volentieri", ha detto fra gli applausi dei presenti.
All'appello del Colle ha fatto seguito l'auspicio del
presidente del Senato Nicola Macino, anch'esso presente alla
relazione del comitato per l'abolizione della pena capitale.
''Auspichiamo che al più presto l 'Assemblea Generale della
Nazioni Unite possa arrivare ad esprimersi su una moratoria della
pena capitale, di fatto o di diritto, in vista della completa
abolizione della stessa''. Mancino ha sottolineato la grande
determinazione del comitato nello svolgimento del suo lavoro. ''E'
stata un'azione condotta nella convinzione di dover operare perchè
nel mondo del terzo millennio non trovi più posto la pena di
morte che, privando l'uomo del più fondamentale dei diritti,
quello della vita -ha detto il presidentedel Senato- assume
esclusivamente la forma di una vendetta delloStato e non risponde
ad alcuna esigenza di una vera giustizia''.
24.01.2001 CNNItalia
USA, Sondaggio su 260.000 matricole: poca politica, tanto
computer...no alla pena di morte
STATI UNITI (CN) -- Usano e conoscono le nuove tecnologie,
sperano di raggiungere una buona condizione finanziaria, sono poco
interessati alla politica: è il ritratto delle matricole entrate
nei college e nelle università americani che esce da un sondaggio
a tutto campo pubblicato negli Stati Uniti.
(...)
...Dal sondaggio risulta che le matricole hanno un atteggiamento
più liberale in politica - approvano i diritti per gli
omosessuali e si oppongono alla pena di morte - ma sono meno
interessati agli avvenimenti politici in quanto tali e all'impegno
politico.
24.01.2001 Repubblica
Usa: due evasi si fanno arrestare dopo intervista in tv
COLORADO SPRINGS - Erano evasi in sette da un carcere nel
Texas, ma sono stati tutti ripresi, tranne uno, che si è
suicidato. Gli ultimi due, sono stati arrestati stamane senza che
opponessero resistenza. Avevano appena risposto ad alcune domande
di una televisione locale. Nell'intervista avevano sottolineato
che il sistema penale del Texas impedisce la riabilitazione. Gli
altri quattro erano stati arrestati lunedì.
24.01.2001 CNNItalia
Gli ultimi due evasi del Texas si sono consegnati pacificamente
Una fuga durata più di 40 giorni
COLORADO SPRINGS, Colorado (CNN) -- I due evasi dalla prigione
del Texas rimasti soli nella fuga iniziata in sette più di
quaranta giorni fa si sono consegnati pacificamente prima
dell'alba di mercoledì, dopo aver parlato in un'intervista dal
vivo con un giornalista televisivo dalla stanza di un motel del
Colorado in cui si erano rifugiati.
Patrick Murphy Jr. e Donald Newbury sono usciti dalla loro
stanza al Colorado Springs Holiday Inn dopo aver parlato cinque
minuti ciascuno con il mezzobusto della televisione di Colorado
Springs, Eric Singer. I due uomini si erano accordati per
consegnarsi se avessero potuto parlare con Singer. Entrambi hanno
protestato contro il sistema giudiziario del Texas, dicendo di
essere stati trattati ingiustamente. "Speriamo che questo
possa aprire gli occhi a qualcuno sui difetti del sistema
penale", ha detto Murphy.
Gli uomini sono usciti fuori dalla loro stanza alle 5.45 locali
(le 11.45 italiane), dopo quasi sei ore di trattative con l'Fbi e
con altre autorità. Il tenente Skip Arms, del dipartimento di
polizia di Colorado Springs, in Colorado, ha salutato con favore
l'esito finale della vicenda. "Ora è un episodio
finito", ha detto Arms. Una spiata aveva condotto la polizia
all'Holiday Inn. Le trattative erano iniziate intorno alla
mezzanotte locale.
24.01.2001 Repubblica
Usa: eseguita condanna capitale in Oklahoma
MCALESTER (Usa) - Un uomo condannato per l'uccisione di tre
commessi di un negozio compiuta durante una rapina nel 1985, è
stato messo a morte nella prigione statale di Mcalestr, in
Oklahoma. La 35ma persona affidata al boia nello stato americano
dal 1990 e la quinta nel mese in corso era Mark Andrew Fowler, di
35 anni. Insieme con un complice, Billy Ray Fox, anche lui di 35
anni ed anche lui condannato alla pena capitale, avrebbe ucciso a
Edmond, nell'Oklahoma, tre dipendenti di un grande magazzino nel
corso di una notte 'brava' di assalti e rapine. Mentre Fowler era
nel 'braccio della morte' in attesa dell'esecuzione, sua madre,
Ann Laura Fowler, di 83 anni, è stata violentata ed uccisa nella
sua abitazione.
24.01.2001
Usa: evaso circondato da polizia si uccide
NEW YORK - Ha preferito uccidersi invece di tornare nel braccio
della morte uno degli evasi fuggiti oltre un mese fa da un carcere
di massima sicurezza del Texas, quattro dei quali sono stati
arrestati oggi in Colorado. Due evasi rimangono alla macchia. Il
suicida era in una roulotte presa in affitto con i complici in un
parcheggio per case-mobili di Woodland Park, piccola località nel
Colorado centroorientale, e da alcune ore si trovava sotto
l'assedio della polizia che in precedenza era riuscita a
convincere altri quattro evasi ad arrendersi. I sette erano evasi
il 13 dicembre dando il via a una caccia all'uomo che si è in
breve estesa a tutto il territorio degli Stati Uniti. Sono
sospettati di una rapina avvenuta la vigilia di Natale a Dallas,
durante la quale è stato ucciso un poliziotto.
24.01.2001
Nfl: Rae Carruth evita la pena di morte
FOOTBALL (CNN) -- Si è concluso venerdì - dopo 20 ore di
confronto fra i giurati - il processo a Rae Carruth, ventiseienne
giocatore di football americano dei Carolina Panthers, accusato di
aver organizzato l'uccisione della ventiquattrenne fidanzata
incinta, Cherica Adams, nel novembre del 1999. Carruth è stato
riconosciuto responsabile come mandante dell'omicidio ma non come
esecutore materiale dello stesso.
La sentenza potrebbe tradursi per l'uomo in 20 anni di carcere,
ma esclude l'ipotesi della condanna a morte. La Adams venne uccisa
mentre si trovava al volante della propria vettura da quattro di
colpi di pistola sparati da un'altra macchina e prima di morire
riuscì a partorire - pur con 10 settimane d'anticipo - il bambino
di cui era in attesa. Il figlio di Carruth.
Il bambino è stato affidato alla nonna della ragazza, Saundra
Adams. Secondo la testimonianza di Van Brett Watkins - l'esecutore
materiale dell'omicidio - Carruth avrebbe organizzato la morte
della ragazza proprio non volendosi fare carico del nascituro. I
difensori del giocatore invece hanno sotenuto che Watkins sarebbe
l'unico vero responsabile della tragedia. L'uomo, secondo gli
avvocati, avrebbe ucciso la Adams per ritorsione, dopo la rinuncia
di Carruth a partecipare a un affare di droga.
22.01.2001 Repubblica
Internet: condannato a morte si racconta on line
SAN QUINTINO (California) - "Ciao, mi chiamo Dean. Sto qui
seduto nella mia cella nel braccio della morte della prigione di
San Quintino". Su Internet
(http://utopia.ision.nl/users/annegr/deadman/talking.htm)
si può seguire il dramma del condannato a morte americano, Dean
Carter, che in attesa dell'esecuzione, ha rotto l'isolamento con
il mondo attraverso le pagine di un sito sul quale ormai da quasi
sei anni raccoglie le sue memorie.
La sua prima lettera al mondo Dean la inviò nel maggio del
'95. Poi il suo diario si è trasformato in un vero e proprio
libro che per ora è composto da 28 capitoli, nei quali il
condannato si dichiara estraneo al delitto di cui è stato
riconosciuto colpevole, precisando, comunque, di non volere che la
sua idea di scrivere venga attribuita alla sua voglia di
rivendicare la propria innocenza. E infatti le sue memorie
contengono pochi riferimenti al caso giudiziario di cui è
protagonista. "Dead Man Talking" è per Carter un modo,
come lui stesso sottolinea, per confrontarsi "con il mondo
degli uomini liberi, con il mondo degli uomini vivi". Sulle
pagine del sito, Dean descrive minuziosamente cosa significhi
trovarsi nel braccio della morte, "35 celle per piano, una
per ogni detenuto, un modesto letto e una lampadina", stanze
dalle quali si esce solo otto minuti per la doccia.
21.01.2001 Repubblica
Cina: pena di morte per spionaggio su Internet
PECHINO - La Corte suprema cinese ha deciso la condanna a morte
per coloro che usano Internet per diffondere segreti di Stato,
militari o per spionaggio. Non è la prima volta che le autorità
di Pechino usano le maniere forti per intervenire sulla diffusione
di Internet: a dicembre il parlamento aveva varato una
regolamentazione per l'uso di Internet diretta a combattere le
attività criminali che vengono svolte sulla Rete, compilando una
lista di tutto ciò che veniva considerato illegale. Nonostante ciò
la popolarità di Internet continua a crescere fra i cinesi, che a
fine anno contavano oltre 25 milioni di navigatori.
21.01.2001 CnnItalia
Nelle 140 grazie di Clinton non c'è spazio per Pollard e
Peltier
WASHINGTON (CNN) -- Come aveva promesso, Bill Clinton ha
lavorato fino alle ultime ore della sua presidenza. Poco prima di
lasciare la Casa Bianca al suo successore George W. Bush, ha
concesso la grazia o la commutazione di pena a un totale di 140
persone.
La maggior parte dei graziati sono personaggi sconosciuti al
grande pubblico, ma nel gruppo dei condonati dell'ultimo minuto,
spiccano i nomi di Susan McDougal, imputata per lo scandalo
Whitewater che aveva coinvolto anche il presidente e la moglie
Hillary, l'ex-militante rivoluzionaria Patty Hearst e il fratello
del presidente uscente, Roger, che era implicato in una storia di
droga.
Dall'elenco sono rimasti fuori nomi eccellenti: fra gli altri
quello dell'ex-re dei junk bond Michael Milken, l'ex-numero tre
del ministero della giustizia Webster Hubbell (finito in carcere
per la vicenda Whitewater), l'attivista pellerossa Leonard Peltier
e la spia israeliana Jonathan Pollard.
Nel dare l'annuncio della grazia, il portavoce di Clinton ha
spiegato che la maggior parte dei beneficiari aveva già scontato
buona parte del loro debito con la giustizia e che l'azione del
presidente era volta a restituire i pieni diritti politici e
sociali.
Poco prima di concedere le grazie, Clinton aveva chiuso i suoi
personali debiti con la giustizia: aveva ammesso di aver fornito
una testimonianza "evasiva" sul caso Lewinsky e
accettato una sospensione di cinque anni della sua licenza da
avvocato.
20.01.2001 Repubblica
Usa: Clinton grazia Patricia Hearst e protagonista del
Whitewater
WASHINGTON - Il presidente Bill Clinton ha concesso la grazia
all'imputata del Whitewater Susan McDougal, all'ex-militante
rivoluzionaria Patty Hearst e al fratello Roger Clinton (per una
storia di droga) poche ore prima di lasciare la Casa Bianca. Una
lista di un centinaio di persone incluse nella grazia
presidenziale comprende anche l'ex-ministro della casa Henry
Cisneros (coinvolto in accuse di frode). Il provvedimento
presidenziale cancella anche le conseguenze civili della pena.
Nell'elenco non sono stati invece inclusi l'ex-re dei junk bond
Michael Milken, l'ex-numero tre del ministero della giustizia
Webster Hubbell (finito in carcere per la vicenda Whitewater),
l'attivista pellerossa Leonard Peltier e la spia israeliana
Jonathan Pollard.
20.01.2001 Repubblica
Filippine, l'ex presidente perseguito per saccheggio di fondi
pubblici. Un reato che prevede il patibolo
La prima mossa della Arroyo "Estrada rischia la pena di
morte"
MANILA - Nel giro di poche ore le Filippine sono passate da un
presidente all'altro. E quello dimissionario, Joseph Estrada, in
poche ore rischia di passare dalla presidenza al patibolo. Ha
fatto tutto in fretta, Gloria Macapagal Arroyo. L'ex
vicepresidente e braccio destro di Estrada, dopo essere passata
alla guida dell'opposizione, ha ottenuto con l'aiuto della Chiesa,
dei vertici militari e della Corte suprema la poltrona
presidenziale. Ha giurato e ha promesso al Paese la lotta alla
corruzione e lo sviluppo. E poi, colpo finale, ha lasciato
intendere che il futuro di Estrada potrebbe essere la condanna a
morte.
L'ex presidente sarà perseguito penalmente per
"saccheggio economico", un crimine per il quale è
prevista appunto la pena capitale, ha dichiarato un portavoce
della Arroyo. "C'è una questione di saccheggio in
corso" contro l'ex capo di Stato davanti al tribunale
speciale anticorruzione, ha precisato Alex Magno, portavoce del
gruppo di transizione. "Noi ci congratuliamo con l'ex
presidente Estrada per la sua decisione di restare (nelle
Filippine) e di rispondere alle accuse contro di lui. Speriamo che
la giustizia faccia il suo corso nella trasparenza e nella
credibilità, nelle settimane e nei mesi a venire", ha
aggiunto.
Una delle accuse mosse a Estrada è quella di aver stornato
circa due milioni e mezzo di dollari (5 miliardi di lire)
appartenenti allo Stato. Secondo una legge filippina del 1994, che
non è stata finora mai interamente applicata, una persona
riconosciuta colpevole di storno di fondi pubblici per almeno un
milione di dollari rischia la pena di morte. L'altra accusa mossa
a Estrada è quella di avere intascato bustarelle per decine di
milioni di dollari da organizzazioni illegali di gioco d'azzardo.
Insomma, nel giro di una notte, tutto è cambiato a Manila.
Estrada ha rassegnato le dimissioni accettando, diceva il primo
comunicato ufficiale, di "attenersi alla sentenza della Corte
suprema che lo ha privato dei poteri presidenziali".
Subito dopo Gloria Arrojo, 53 anni, economista di formazione
cattolica, ha prestato giuramento e ha assunto i poteri. A
dichiarare il nuovo presidente delle Filippine è stato il
presidente della Corte Suprema Hilario Davide.
Nella notte, prima della proclamazione, ci sono stati
incidenti: tre colpi di pistola sono stati sparati contro il
palazzo presidenziale, un uomo è stato arrestato. Una folla di
oltre 50 mila persone che assediava da ore il palazzo
presidenziale a Manila ha acclamato Gloria Arroyo durante il
discorso tenuto subito dopo il giuramento. La Arrojo ha auspicato
che le dimissioni lungamente attese di Estrada aprano ora la
strada alle "Filippine del 2000, libere dalla
corruzione". Il nuovo presidente ha preannunciato lotta
contro la povertà, cambiamento dei metodi della politica e
sviluppi dell'economia.
L'ex capo dello stato ha lasciato malinconicamente con la sua
famiglia il palazzo presidenziale. "Me ne vado per amore
della pace e del mio paese", ha detto in un comunicato,
sollevando però "forti dubbi" sulla legittimità e
costituzionalità della proclamazione della sua ex vicepresidente.
E, in un'intervista alla tv, Channel Seven, ha detto: "Io
vivrò e morirò in questo paese".
19.01.2001 Manifesto
TOCCA A BUSH. Forze di sicurezza in allarme.
Sarà contestato anche per la Pena di Morte!!!
(Che si stia davvero svegliando quest'America? - ndr)
George W. Bush si prepara a entrare domani alla Casa bianca e
le forze di sicurezza Usa sono in stato di massima allerta. Stanno
già arrivando migliaia di persone per la grande manifestazione di
protesta contro una vittoria ritenuta truffaldina fissata in
concomitanza con l'insediamento: sarà la più grande dopo quella
che coincise con l'insediamento di Richard Nixon nel 1973, in
piena guerra del Vietnam. Saranno dispiegati quasi tutti i 2.800
agenti del Secret Service (il servizio di sicurezza della Casa
Binca), e 1.200 altri agenti in uniforme.
Tutti mobilitati i 3.600 agenti della polizia municipale,
rafforzati da altre 1.400 unità fatte arrivare dalle zone
circostanti. I festeggiamenti sono cominciati ieri sera con il
grande concerto sul Lincoln Mall. Ne sono in programma almeno una
decina in cui ci sarà tutta la Washington che conta e - almeno in
due di essi - è assicurata la presenza di George Jr. e Laura Bush.
Numerosi anche i "balli anti-insediamento".
Greenpeace ha informato che tre suoi attivisti sono stati
arrestati mentre protestavano contro le politiche energetiche
annunciate da Bush Jr e la nomina dell'anti-amnientalista Gale
Norton al ministero dell'interno. Il fronte anti-Bush comprende
centinaia di gruppi di diverso orientamento: dai difensori dei
diritti civili agli oppositori della pena di morte, dai
difensori dell'autodeterminazione delle donne in materia di aborto
a gruppi ecologisti e sindacali. Più o meno lo stesso
"popolo di Seattle" ma non solo.
19.01.2001 Repubblica
Usa: Giustiziati Goldwin e Smallwood
WASHINGTON - Alvin Goodwin, 37 anni, condannato alla pena
capitale per omicidio, è stato ucciso con un'iniezione letale
alle 02 italiane di oggi nel carcere di Huntsville, in Texas. E'
la 241\a persona ad essere messa a morte in quello stato dopo la
ripresa delle esecuzioni capitali nel 1982.
Poche ore dopo, un'altra condanna a morte è stata eseguita in
Oklahoma, a Mcalester: Dio Athanasius Smallwood, 31 anni,
condannato alla pena capitale per aver bastonato una donna di 68
anni prima di bruciarla viva, è stato messo a morte mediante
iniezione letale.
18.01.2001 Repubblica
Sospesa esecuzione in nord Carolina di Bobby Lee Harris
NEW YORK - Bobby Lee Harris non morirà venerdì prossimo: la
Corte suprema della Nord Carolina ha infatti convalidato la
sospensione della condanna decisa da un giudice di grado
inferiore. Il caso è ora rimandato a un'udienza che si terrà il
20 febbraio.
Gli avvocati hanno argomentato, e la Corte ha accolto le loro
eccezioni, che il processo di Harris - condannato per aver ucciso
un pescatore nel 1991 - non avrebbe dovuto essere fatto in un
tribunale statale, perché avvenne su un tratto di fiume
all'interno di una base dei marines, Camp Lejeune, che ricade
sotto la giurisdizione del governo federale.
17.01.2001 - Repubblica
Usa: in Oklahoma eseguita condanna a morte
MCALESTER - Un uomo condannato per aver stuprato e ucciso una
bambina di sette anni è stato messo a morte con un'iniezione
letale. Floyd Allen Medlock, 29 anni - ha annunciato un portavoce
carcerario - è stato pronunciato morto cinque minuti dopo aver
ricevuto il micidiale cocktail chimico. Nell'Oklahoma sono
previste otto esecuzioni nel solo mese di gennaio, un numero
record per lo stato. L'11 gennaio scorso (il 12 mattina in Italia)
era toccato a Wanda Jean Allen, prima donna nera messa a morte
negli Usa dal 1954. Medlock era stato condannato alla pena
capitale per aver ucciso a coltellate nel 1991, dopo averla
stuprata, Katherine Ann Busch, di sette anni. Durante il processo
aveva confessato e si era dichiarato colpevole.
17.01.2001 - CNN Italia
Strage di Oklahoma City: McVeigh a morte il 16 maggio.
Uccise 168 persone con quell'esplosione.
OKLAHOMA CITY (CNN) -- L'ultimo giorno di Timothy McVeigh sarà
il 16 maggio. Lo hanno stabilito i funzionari federali che hanno
fissato per quel giorno la data dell'esecuzione dell'uomo
giudicato colpevole di aver ucciso 168 persone facendo saltare in
aria l'Alfred P.Murrah Federal Building a Oklahoma City, il 19
aprile 1995.
L'ufficio federale carcerario ha confermato di avere informato
McVeigh della decisione. McVeigh aspetta la fine in una prigione
federale a Terre Haute, in Indiana, e ha rifiutato di ricorrere in
appello; ma si è riservato il diritto di chiedere clemenza.
Giovedì, trascorsa la scadenza per ricorrere in appello, la
macchina carceraria ha cominciato a programmare l'iniezione
mortale che lo ucciderà. Il governo federale non manda a morte un
prigioniero da 37 anni. L'ultima esecuzione fu nel 1963. Il 12
dicembre scorso era stata fissata quella del pluriomicida e
narcotafficante Juan Garza, ma Bill Clinton l'ha sospesa per sei
mesi.
McVeigh aveva chiesto di essere messo a morte al più presto,
saltando tutti gli appelli rimasti, ed è stato accontentato. Il
giudice federale Richard Matsch aveva detto sì alla sua richiesta
nel tribunale di Denver, in Colorado, con McVeigh collegato in
videoconferenza dal braccio della morte del penitenziario federale
di Terre Haute.
Al fianco del terrorista che il 19 aprile del 1995 mandò in
frantumi il Murrah Federal Building con un furgone imbottito di
esplosivo, c'era uno dei suoi avvocati, Nathan Chambers, che ha
provato fino alla fine a fargli cambiare idea, invano.
Il giudice Matsch non aveva però fissato immediatamente la
data per l'esecuzione, dandogli tempo fino all'11 gennaio per
ripensarci. "Non prevedo di cambiare idea entro l'11
gennaio", aveva replicato l'uomo quando il magistrato gli ha
concesso la possibilità di tornare sui suoi passi. E così è
stato: la scadenza è spirata via senza che McVeigh abbia
sfruttato la sua chance di marcia indietro. E la data
dell'esecuzione è stata fissata per questa primavera.
Secondo la legge, la data dell'esecuzione non può essere prima
di 120 giorni dalla fine della procedura giudiziaria. Così il 16
maggio sarà tutto finito, rispettando la volontà del terrorista
e le norme della legge americana.
McVeigh, simpatizzante delle milizie antigovernative di estrema
destra, era stato condannato a morte nel 1997.
17.01.2001 - Corriere
Ottimismo del premier, che riferirà al Vaticano sulla situazione
dei cattolici
«Cina, la libertà mette radici»
Amato: i diritti umani non si impongono, Pechino chiede gradualità
PECHINO - Ancora due anni fa, quando il presidente cinese Jiang
Zemin venne in visita a Roma, un muro di incomunicabilità
impediva di andare oltre gli appelli («la Cina ci deve risposte
certe») e le repliche diplomatiche («nel nostro Paese è
prioritaria la stabilità») sul tema più imbarazzante per un
leader cinese all’estero: i diritti umani. Quando Oscar Luigi
Scalfaro da presidente della Repubblica lo venne a trovare a
Pechino, uscì dall’incontro con Jiang facendo un discorso che
era una condanna della Cina. Ieri invece Giuliano Amato no. Anzi.
Tre giorni a Pechino e Shanghai e il giro di incontri
ufficiali, dal premier Zhu Rongji al presidente Jiang, ma anche
con industriali e intellettuali, fanno dire ad Amato che è
inutile continuare con gli appelli, perché «i diritti umani non
si possono imporre dall’esterno ma devono venire dalla società
che si libera». «L’importante - aggiunge Amato - è che la
leadership sia positivamente orientata, non li contrasti. Poi le
cose accadono quando accadono e devono accadere, ma alla lunga le
libertà economiche portano le libertà civili. Come dimenticare
l’esperienza delle costituzioni africane, che tutti abbiamo
salutato con entusiasmo nei decenni scorsi ma che si sono rivelate
ottimi strumenti per i dittatori? Le società in Africa non erano
pronte e l’imposizione dei diritti non ha funzionato».
E’ vero che Pechino ha fatto grandi passi avanti in questi
anni: basti pensare che le due convenzioni dell’Onu, quella sui
diritti sociali ed economici e quella su diritti civili sono in
fase di ratifica la prima e allo studio preliminare del governo la
seconda. Ma a colpire Amato, che in Cina è stato 10 anni fa, è
soprattutto il cambiamento rapidissimo di economia e società.
La nuova impostazione italiana non dispiace certo a Pechino: «Non
ho trovato affatto diniego sulla questione dei diritti umani -
spiega Amato - nel mio colloquio con Jiang. Lui pone un problema
di gradualità, ma riconosce che le libertà stanno mettendo le
radici in Cina». La risposta alle insistenze europee e
occidentali sui temi dei diritti umani, dalla pena di morte al
rispetto degli standard democratici, è infatti pragmatica. In
sintesi, così come la riferisce Amato: «Siamo il 22% e cioè
quasi un quarto dell’umanità.
Noi cerchiamo e vogliamo mantenere un tessuto omogeneo,
altrimenti se la situazione dovesse degenerare, sareste
disponibili a farvi carico di buona parte di questa popolazione?».
La preoccupazione maggiore è quella di non finire in polvere come
l’Urss. E un’emigrazione di massa, se la situazione dovesse
degenerare, è una grande minaccia per i Paesi occidentali.
Quello che Amato ha cercato di fare con questa visita è di
consolidare i rapporti tra Italia e Cina, sia nei rapporti
bilaterali che sui temi di politica internazionale. Ecco allora
l’annuncio dell’accordo tra le due polizie per scambiarsi
agenti coperti e informazioni su criminalità organizzata e
immigrazione clandestina. Ecco Amato proporsi come mediatore, come
«uno che parla con le due parti» ma è imparziale e affidabile,
nel difficile compito di far riprendere il dialogo con il
Vaticano. «Andrò a riferire confidenzialmente alla Santa Sede
sperando che ci possano essere in futuro comportamenti per
superare l’impasse e permettere che la comunità cattolica possa
vivere serenamente in Cina», spiega Amato, incassando «l’attenzione
e l’interesse» del Vaticano al suo lavoro. Sul piano più
pratico Amato associa di fatto la Cina al G8 facendo passare la
sua proposta: in vista del vertice di Genova di giugno si
predisporranno una procedura informale e una commissione per
tenere Pechino aggiornata dell’agenda e dei lavori del G8.
Specie in campo ambientale si rafforzerà la collaborazione
diretta tra i due Paesi. Resta il buco nero della presenza -
ancora scarsa e difficoltosa - delle aziende italiane in Cina.
I problemi sono molti, li ha spiegati in parte Amato: «Le
dimensioni delle nostre aziende sono inadatte per un Paese così
grande. Abbiamo chiesto alla Cina di migliorare l’informazione,
la consulenza e l’appoggio. Presto potremo disporre di uno
sportello unico per le aziende, come già avviene in Italia». Ma
queste per ora sono solo promesse.
Gianna Fregonara
16.01.2001 - Manifesto
Gaza sotto assedio
...dopo le proteste contro le esecuzioni dei collaborazionisti, l'Anp
annuncia l'aministia per i "pentiti"
Intanto si continua a discutere della fucilazione da parte
della polizia dell'Anp di due palestinesi giudicati colpevoli di
aver aiutato i servizi segreti israeliani ad uccidere dirigenti
politici e militari di Hamas e "Al-Fatah" (ieri vicino
Nablus è stato trovato ucciso un sospetto collaborazionista,
Mohammed Abdel Rahman, 40 anni). Le esecuzioni sono state
condannate da diversi centri palestinesi per i diritti umani - tra
cui Adamir e il Centro diritti umani di Gaza - e dure critiche
all'Anp sono giunte anche dall'Unione europea, oltre che da
Israele.
L'Unione europea ha espresso il suo "profondo
rammarico" per l'esecuzione dei due palestinesi
colaborazionisti e ha lanciato un appello al presidente Arafat
perché "commuti le condanne a morte pronunciate sabato
contro Ali al-Khatib e Husa al-Din Musa a Betlemme".
E' davvero curioso questo improvviso appello dell'Unione
europea contro l'uso della pena di morte nei Territori. Quando nel
1998 e nel 1999 il manifesto aveva condannato l'esecuzione a Gaza
di tre palestinesi (uno non era nemmeno stato accusato di
omicidio), i governi europei si erano guardati bene
dall'intervenire su questa politica dell'Anp.
E l'Europa è rimasta a guardare in tutti questi anni anche di
fronte alle violazioni dei diritti umani, all'uso della tortuta
nelle carceri e agli arresti indiscriminati di oppositori politici
(specie se islamisti e dirigenti della sinistra). Sorge perciò il
dubbio che questo appello all'eliminazione della pena di morte -
che il nostro giornale in ogni caso sostiene - sia dovuto al fatto
che i due collaborazionisti erano accusati di aver spiato per
Israele e contribuito ad uccidere esponenti palestinesi, reato
evidentemente ritenuto "veniale" nelle capitali europee.
La Ue peraltro non è intervenuta con tanto ardore nelle
recenti "sentenze di morte" contro i dirigenti politici
e militari palestinesi compiute dalle unità di élite
dell'esercito israeliano. Una politica di "eliminazioni
mirate" - non sono anche queste condanne a morte? - ammessa
implicitamente dalle autorità governative israeliane.
L'ultimo caso, secondo testimoni, è stato quello di Akram
Hassasieh ucciso a Hebron la scorsa settimana e portato via, come
hanno mostrato anche le foto, come un sacco di patate dai soldati
(ai quali i coloni di Hebron hanno anche offerto dolci). E piùattenta
dell'Unione europea è stata proprio la Corte Suprema israeliana
che ha ordinato al premier e ministro della difesa Ehud Barak di
fornire spiegazioni sulla politica di uccisioni di dirigenti della
rivolta palestinese. L'intervento del massimo tribunale era stato
richiesto dalla vedova del medico palestinese Thabet Thabet, un
dirigente locale di Al-Fatah, che è stato ucciso il 31 dicembre
scorso a Tulkarem dal fuoco di cecchini mentre usciva dalla sua
abitazione. Per Thabet Thabet nessun ministro europeo aveva
fiatato.
Ieri, peraltro, il ministro della giustizia palestinese, Freih
abu Meddein, ha lanciato la proposta di una amnistia per i
collaborazionisti che si consegneranno alle autorità e sveleranno
i legami con i servizi israeliani. Meddein ha ricordato che ci
sono 45 giorni a partire dal 13 gennaio per consegnarsi. In caso
contrario i collaborazionisti "subiranno le punizioni
previste dalla legge", ha detto il ministro. Abu Meddein
sostiene che negli ultimi due giorni si sono già consegnati sette
collaborazionisti "pentiti"...
15.01.2001 - Repubblica
Esecuzione in piazza per due spie d'Israele
L'Autorità palestinese ordina la fucilazione davanti alla folla
che applaude
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
GERUSALEMME - Li hanno legati a un palo, con la testa infilata
dentro un cappuccio. Poi il plotone di esecuzione, composto da
nove agenti con il volto coperto da una maschera, ha aperto il
fuoco. Quindi un ufficiale, anche lui mascherato, si è avvicinato
a ciascun condannato, gli ha puntato una rivoltella alla tempia e
ha sparato il colpo di grazia. A quel punto dal folto pubblico
presente si sono levati applausi scroscianti, grida di "morte
ai traditori" e altisonanti preghiere, "Allah akbar",
Allah è grande.
Non esiste un modo civile o pulito di eseguire una fucilazione,
ma questo, usato ieri dall'Autorità Palestinese contro due
"collaborazionisti", è decisamente macabro. Merita
aggiungere che il primo è stato giustiziato davanti a centinaia
di testimoni in una caserma di Gaza, e il secondo addirittura
sulla pubblica piazza di Nablus, in Cisgiordania, di fronte a una
folla inferocita di 5 mila persone che avrebbe potuto riempire uno
stadio. Il mese scorso un tribunale speciale palestinese aveva
riconosciuto Majdi Makaoui, 28 anni, e Allan Beni Ouda, 24,
colpevoli di alto tradimento per aver passato a Israele
informazioni utili a eliminare cinque cittadini palestinesi.
"Quando ho sentito la scarica di fucile del plotone di
esecuzione, ho pianto lacrime di gioia", racconta la madre di
uno dei cinque assassinati dalle forze israeliane. "Ringrazio
il presidente Arafat per non avere impedito questa punizione, che
non mi restituisce mio figlio ma almeno vendica la sua
scomparsa". Nei territori governati dall'Autorità
Palestinese la pena di morte è ammissibile, ma viene
somministrata di rado: da quando, nel '94, Arafat ha insediato un
governo autonomo in Cisgiordania e a Gaza, erano state eseguite
soltanto tre condanne, per punire delitti comuni particolarmente
efferati, tra cui l'omicidio e lo stupro di un bambino. Ma le due
aggiunte ieri sono le prime esecuzioni per
"collaborazionismo", ovvero per aver fatto la spia a
favore del "nemico" israeliano, e nel clima infuocato
della nuova Intifada l'intenzione di mandare un segnale politico
è esplicita. "L'esecuzione di questi due criminali sarà un
messaggio per quanti pensano di potere tradire impunemente la
patria e il proprio popolo", ha dichiarato il ministro della
Giustizia palestinese, Freih Abu Meddein.
Non tutti la pensano così. Protesta il Centro Palestinese per
i Diritti Umani: "Siamo contrari alla pena di morte e
comunque chiediamo che i processi per collaborazionismo siano
affidati alla giustizia civile, non a un tribunale speciale".
Del processo, che si è svolto a porte chiuse, si è saputo ben
poco. Uno dei due imputati, Makaoui, ha ammesso di aver fornito a
Israele informazioni per eliminare quattro attivisti dei "Tanzim",
la milizia di al-Fatah che guida la rivolta. L'altro, Beni Ouda,
ha negato qualsiasi implicazione nella morte di suo cugino, un
militante di Hamas saltato in aria sulla propria auto non appena
rilasciato da un carcere palestinese. Dopo la condanna a morte,
non hanno potuto presentare appello. Solo Arafat aveva la facoltà
di modificare la sentenza, concedendo la grazia, ma non è
intervenuto. Riguardo alle polemiche, il ministro della Giustizia
Meddein alza le spalle: "Siamo in guerra".
Poche ore dopo le fucilazioni, un altro tribunale speciale, a
Betlemme, ha emesso due ulteriori condanne a morte per
"collaborazionismo" contro due giovani palestinesi.
L'accusa è di avere aiutato Israele a eliminare uno dei capi
militari di al-Fatah, centrato da un elicottero con un missile in
pieno giorno mentre si recava a Betlemme a bordo della sua jeep.
Entrambi i condannati si proclamano innocenti. La
"caccia" ai capi della rivolta lanciata da Israele
avrebbe soppresso una quindicina di attivisti palestinesi (c'è
chi dice più di 30) con agguati di vario genere. E' per
operazioni di questo tipo che l'Autorità Palestinese accusa
Israele di "assassinio di stato" e minaccia di
denunciare il governo Barak alla corte internazionale dell'Aia per
"crimini di guerra". Intanto, Arafat punisce a modo suo
i "collaborazionisti".
15.01.2001 - Corriere
Arafat fa giustiziare due collaborazionisti
GERUSALEMME - Due palestinesi, accusati di aver collaborato con
le autorità israeliane nella caccia ad alcuni leader ricercati,
sono stati giustiziati ieri nei Territori. Alam Bani Odeh è stato
fucilato in una piazza di Nablus dove si erano raccolte 5 mila
persone, Majdi Makali in una caserma a Gaza davanti a 500 persone.
Le esecuzioni sono state decise, con il benestare di Arafat, dopo
un processo sommario. Poche ore dopo si è svolto l’incontro a
Erez tra lo stesso Arafat e Peres per salvare quel che resta del
dialogo.
15.01.2001 - Il Mattino del 13
Boia al lavoro in Oklahoma: Senza applausi
ALDO FORBICE
Ora possiamo rivelarlo: una mattina a «Zapping» è arrivato
un fax dal contenuto inquietante. L’anonimo ascoltatore ci
invitava fermamente a leggere in trasmissione un messaggio
favorevole alla pena capitale. In caso contrario - sì minacciava
- «mi brucerò il giorno dopo davanti ai cancelli di Saxa Rubra o
all’ingresso di un grande quotidiano di Roma». Abbiamo
naturalmente avvertito la polizia ma certo qualche preoccupazione
l’abbiamo avuta, anche se si fosse trattato di un mitomane, di
un «disturbato» o semplicemente di un ascoltatore che non
condivideva la nostra campagna per la commutazione della pena di
morte in carcere.
Ovviamente, per fortuna, nessuno si è cosparso di benzina per
darsi fuoco ma ci è rimasta lo stesso la puzza di bruciato
addosso, cioè quella sensazione sgradevole che ci fa capire che
forse non è ancora stato fatto tutto per far capire alla gente
quanto disumana, assurda, mediovale sia la pena capitale, ancora
praticata in tanti Stati del mondo (87, contro 108 paesi dove la
pena di morte è stata cancellata dalle Costituzioni o non più
applicata).
In 20 mesi «Zapping» ha raccolto circa 203mila adesioni,
raddoppiando l’obiettivo iniziale che era di 100 mila firme da
inviare all’Onu, in vista della sessione speciale che avrebbe
dovuto decidere sulla moratoria universale. Quella battaglia, come
sappiamo, è stata perduta per l’insipienza (e forse anche per
qualche complicità con gli Stati Uniti) dell’Unione Europea
che, per la verità, è stata sempre in prima linea nella lotta
per l’abolizione della pena capitale. Ma nel novembre ’99
l’Europa preferì rinunciare, ritirando la mozione per la
moratoria piuttosto che - si disse per giustificare quell’atto -
accettare una «soluzione annacquata». Fu quella una scelta molto
criticata da tutto lo schieramento abolizionista nel mondo.
Ma aver perso una battaglia non significa che la guerra sia
definitivamente compromessa. In questi ultimi mesi sono infatti
aumentati i paesi che hanno mandato i boia in pensione (abolendo
del tutto le esecuzioni o adottando una moratoria). Fra gli ultimi
Stati, El Salvator, Bulgaria, Albania, Turkmenistan, Bermude,
Ucraina. Le Filippine hanno adottata una moratoria e una
commutazione delle condanne a morte in carcere. Fra gli altri
successi degli abolizionisti ricordiamo che l’anno scorso 139
sentenze di morte sono state commutate in carcere in 7 nazioni.
Dei segnali significativi sembrano avvertirsi persino negli Usa,
nonostante la prossima presidenza Bush (sono note le sue posizioni
oltranziste a favore della pena di morte) e nonostante la ripresa
delle esecuzioni proprio in Texas e Oklahoma sin dai primi giorni
di quest’anno.
Sondaggi recenti (Gallup) nei 38 Stati su 51, che mantengono la
pena di morte confermano che si va invertendo la tendenza: è in
calo cioè la percentuale dei difensori della sedia elettrica,
camera a gas, impiccagione e iniezione letale. Ad esempio,
nell’Illinois la percentuale è scesa dal 76% (del 96) al 58%
(2000), nel Minnesota, dal 73 al 57, nel Texas dall’86 al 68,
nel New Jersey dal 72 al 63, nella Nuova Carolina dal 76 al 65. In
alcuni Stati poi gli «amici dei boia» sono diventati minoranza:
California (49%), Missouri (46%), Virginia (40,5%), Michigan
(33%). Le percentuali scendono ancora di più quando gli
intervistatori chiedono se è preferibile comminare la pena di
morte o una condanna a 20-25 anni «senza sconti di pena». Anche
se dei segnali di cambiamento esistono non si può, comunque, non
prendere atto che l’opinione pubblica americana resta largamente
favorevole alla pena capitale. Sono pochissimi quindi i politici
disposti a rimettere in discussione, almeno in tempi brevi, la
pena di morte. Negli Usa la cultura della morte è concepita
ancora non come giustizia, ma come una sorta di vendetta
collettiva, una influenza della «cultura del west» o di quella
cultura calvinista dell’occhio per occhio, dente per dente.
14.01.2001 - Messaggero
Protesta di Jesse Jackson. Nera giustiziata: è la prima dal
’54 negli Usa
di ANNA GUAITA
NEW YORK - Wanda Jean Allen è morta con dignità. Non ha
gridato. Non ha lottato. Quando si è stesa sul lettino per
l'iniezione endovenosa che l'avrebbe uccisa, ha solo detto: «Signore,
perdonali perché non sanno quel che fanno».
Wanda Jean Allen era nel braccio della morte dell'Oklahoma dal
1988. C'era finita per aver ucciso la sua amante mentre era in
libertà condizionata dopo un altro omicidio. Era dal 1954 che
negli Usa non veniva giustiziata una donna di colore. E per lei si
era mobilitato anche il reverendo Jesse Jackson, che si è fatto
appositamente arrestare per attirare l'attenzione del mondo sul
suo caso.
Prima della fine di gennaio, nel carcere di McAlester verranno
giustiziate altre sei persone: l'Oklahoma contende al Texas il
record di efficienza forcaiola. L'anno scorso il Texas si è
piazzato al primo posto di questa tragica classifica, con un
totale di 40 esecuzioni, l'Oklahoma è stata seconda con 11.
Il boia dunque non si ferma: altre esecuzioni si preparano per
questo mese, in Texas, nella Carolina del Nord, in Tennessee e in
Missouri. E tuttavia il movimento per una moratoria sta
acquistando peso e rispetto. Per di più l'eco enorme che la pena
di morte made in Usa nel resto del mondo ha spinto alcuni
opinionisti e legislatori a chiedersi se il danno all'immagine e
all'autorità del Paese sul palcoscenico internazionale non sia
arrivato a livelli pari al danno che causò negli anni Cinquanta
il segregazionismo razziale: «Ogni iniezione letale attira
sull'America lo sguardo severo del resto del mondo - ha scritto
sull'autorevole rivista Civilization la costituzionalista Mary
Dudziak -. La nostra fissazione per la punzione estrema ci priva
ogni giorno di più del diritto di criticare le ingiustizie negli
altri Paesi». Sono solo piccoli segnali, ma rappresentano già un
balzo avanti rispetto a pochi anni fa, quando le voci di protesta
erano poche, fievoli e timide.
14.01.2001 - Manifesto
Usa: Uccisi una ritardata mentale e un uomo.
Altre due esecuzioni in Cina
Gli ultimi appelli per salvarle la vita non sono servita a
nulla, così come a niente è servito il ricorso con cui i suoi
legali hanno disperatamente cercato di dimostrare fino all'ultimo
che si stava mettendo a morte una ritardata mentale. Wanda Jean
Allen, 41, è stata uccisa con un iniezione giovedì sera alle 22
(quando in Italia erano le 4) nel penitenziario statale
dell'Oklahoma. Tre ore prima il governatore Frank Keating,
convinto sostenitore della pena capitale, aveva respinto la
domanda di sospensione dell'uccisione avanzata dai difensori della
donna. La Allen è la prima donna nera messa a morte negli Stati
uniti dal 1954 ed era stata condannata nel 1988 per aver ucciso la
donna che amava quando era in libertà vigilata per l'omicidio di
un amico.
Durante il processo l'accusa aveva sostenuto che la Allen aveva
frequentato l'università, e quindi che non poteva per questo
essere considerata una ritardata. Un'informzione falsa (negli anni
70 un test dimostrò l'incapacità mentale della Allen), sulla
base della quale gli avvocati avevano chiesto la sospesione della
pena. Inutili a salvarle la vita anche gli appelli rivolti al
governatore Keating dal leader per i diritti civili Jesse Jackson,
che mercoledì sera si era fatto arrestare entrando senza permesso
nel carcere di Oklahoma City.
Wanda Jean Allen non è stata l'unica condannata messa a morte
ieri negli Stati uniti. Poche ore prima di lei, infatti, in
Florida è stato ucciso sempre con un'iniezione letale un altro
detenuto, Robert Dewey Glock, 39 anni, in attesa dell'esecuzione
dal 1983. L'uomo era stato condannato a morte per il sequestro, la
rapina e l'omicidio di Katie Bauer, un'insegnante di 34 anni.
Boia in azione anche in Cina, dove martedì sono stati uccisi
due militanti musulmani della regione dello Xinjiang, nel nordest
del paese, abitata dall'etnia uiguri di origine turca. I due
uomini erano accusati di separatismo e sovversione. Secondo
Amnesty International uno di loro, Abdujalik Abdureshit, 24 anni,
è stato torturato per mesi fino a quando non ha ammesso la
propria colpevolezza.
14.01.2001 - Repubblica
Giustiziata in Oklahoma donna di colore. La prima nera dopo 47
anni
NEW YORK - Nella notte fra giovedì e venerdì una potente dose
di veleno ha ucciso Wanda Jean Allen, prima donna nera a essere
giustiziata negli Stati Uniti dopo quasi mezzo secolo. L'ultima
esecuzione analoga risaliva al 1954 e riguardava Betty Butler,
messa a morte in Ohio. Ieri il triste rituale dell'iniezione
letale si è svolto in Oklahoma: sei minuti in tutto per scontare
l'omicidio a colpi di arma da fuoco, avvenuto nell'88, della
propria amante Gloria Leathers, conosciuta in carcere. All'epoca
Wanda si trovava in libertà provvisoria dopo un periodo di
detenzione per un precedente delitto: l'assassinio di un'amica
d'infanzia.
A nulla sono valsi gli appelli alla clemenza affinché la
donna, 41 anni, fosse risparmiata, tenendo conto dell'handicap
mentale di cui era affetta. Due ore prima dell'iniezione né il
governatore Frank Keating né la Corte Suprema di Stato hanno
voluto disporre una sospensione dell'esecuzione, o tanto meno
concedere la grazia. Nemmeno la Corte Suprema federale ha ritenuto
di intervenire: a quel punto la sorte di Wanda era segnata.
"Padre, perdonali, essi non sanno ciò che fanno", sono
state le ultime parole pronunciate dalla donna prima di ricevere
l'ago in vena. Un istante prima che chiudesse gli occhi per
sempre, uno dei suoi difensori, di là dal vetro che separava la
condannata a morte dai testimoni, le ha fatto con le dita il gesto
che nel linguaggio per sordomuti significa: "Ti voglio
bene".
14.01.2001 - La Stampa 11
Gli Apache e la famiglia Bush. La pena di morte. La rivolta
degli animali
Restituiteci il cranio di Geronimo Sono una nonna Apache e vivo
nella Riserva Apache di San Carlos, Arizona. Gli italiani non
possono essere consapevoli dei legami del nuovo presidente George
W. Bush e della sua famiglia con il club «Cranio ed Ossa»
dell’Università di Yale, e del furto del cranio di Geronimo
dalla sua tomba. Quel furto può sembrare solo uno scherzo da
collegiale, ma per noi Apache è un sacrilegio che può solo
essere eguagliato dal fatto che diverse Università, malgrado le
vigorose proteste della nostra tribù, stanno costruendo telescopi
sulla cima di una montagna molto sacra agli Apache, Dzil Nchaa Si
Un (il Monte Graham).
Siamo invece grati che molte Università e lo Smithsonian
Institution abbiano rifiutato di far parte di quella parodia.
Siamo anche grati per i nostri tre consiglieri tribali che in tre
differenti occasioni hanno intrapreso il lungo viaggio verso Est e
hanno richiesto direttamente all’Università di Yale e la
famiglia di Bush il ritorno del cranio di Geronimo. Le Università
di Arizona, Ohio, Notre Dame, l’Osservatorio del Vaticano, e tre
Università europee, incluso l’Osservatorio Arcetri di Firenze,
Italia, hanno rifiutato di fermare la costruzione del telescopio.
La stessa sensibilità culturale e religiosa hanno dimostrato Yale,
la famiglia Bush e altri centri di insegnamento.
Audrey Johnson, Arizona, Usa residente e membro della tribù
riserva Apache di San Carlos Il patibolo fu abolito dai valori
laici Monsignor Giampaolo Crepaldi, nell’intervista alla Stampa
del 5 gennaio, notava con soddisfazione che l’abolizione della
la PENA DI MORTE inizia a dare i suoi risultati: in Cile è stata
abolita per legge, mentre nelle Filippine tutte le pene di morte
sono state commutate in ergastoli. Che ci sia stato un progresso
nessuno lo mette in dubbio. Speriamo che in un futuro non lontano
la PENA DI MORTE possa diventare solo un triste ricordo. Non si
capisce comunque come la Chiesa, che da anni si batte strenuamente
contro la PENA DI MORTE, poi la giustifichi eccezionalmente per
alcuni casi gravissimi. Difatti nel punto 2266 del nuovo
catechismo cattolico, voluto e approvato dall’attuale Papa, è
detto testualmente: «Difendere il bene comune della Società
esige che si ponga l’aggressore in stato di non nuocere. A
questo titolo l’insegnamento tradizionale della Chiesa ha
riconosciuto fondato il diritto e il dovere della legittima
autorità pubblica di infliggere pene proporzionate alla gravità
del delitto, senza escludere, in caso di estrema gravità, la PENA
DI MORTE».
In realtà Pio IX aveva fatto uso della ghigliottina per pene
molto inferiori. Perché la PENA DI MORTE venisse definitivamente
abolita, in Italia era necessario liberare Roma dal secolare
dominio della Chiesa. Il merito va dato allo Stato laico italiano;
il ripristino temporaneo era legato al fascismo. Dopo la Breccia
di Porta Pia i romani hanno cominciato a vivere senza
ghigliottina, senza il fetido ghetto ebraico e senza l’obbligo
della messa. Se noi oggi godiamo dei diritti civili e politici lo
dobbiamo a quei valori laici che sono alla base della civiltà
moderna e che hanno avuto origine dalla Rivoluzione francese.
Armando Barone «Americanizziamo» la nostra giustizia Con
riferimento alla lettera «Sarà linciaggio» (comparsa sulla
Stampa dell’8 gennaio) ritengo che un po' di «americanizzazione»
della giustizia italiana, della quale molte persone vanno fiere
per la sua originalità e unicità, non sarebbe un fatto poi così
sconvolgente.
Sarebbe uno scenario inquietante il caso opposto, e cioè se si
verificasse una «italianizzazione» del sistema giudiziario
americano. Marco Motrassini Torino Milioni di agnelli sgozzati La
notizia che ad Alessandria d'Egitto una pecora messa all'ingrasso
per poi essere sacrificata, ha caricato il suo carceriere,
facendolo precipitare dall'ultimo piano di una casa, fa ben
sperare su una prossima rivolta delle specie animali contro la
prepotenza dell'uomo. A marzo, durante la festa del sacrificio, di
agnelli e capretti ne verranno sgozzati a milioni anche nel nostro
Paese: si potrebbe chiedere alla comunità islamica, desiderosa di
una maggiore integrazione con i nostri costumi, di mantenere lo
spirito e la gioia per la partecipazione alla ricorrenza
rinunciando a simili pratiche che alla fine rimandano ad un
tribalismo settario, squalificante per chi pratica quella fede.
Filippo Testa, Torino Decontaminazione impariamo dai kazaki Il
governo del Kazakistan sta decontaminando la popolazione di una
zona dove il governo sovietico ha effettuato 470 test nucleari per
vari decenni, e sono circa 20 mila i kazaki sopravvissuti ai 30
mila inviati a Cernobil dopo la storica esplosione, come equipaggi
di pulizia. La decontaminazione avviene con il «programma Hubbard»
che fu elaborato negli Usa all’epoca della Guerra Fredda per la
prevenzione o l’eliminazione dal corpo umano degli accumuli
radioattivi in caso di conflitto nucleare. I sanitari kazaki hanno
annotato che a fine programma sono scomparse le unità di
radiazione «rem» addirittura in soggetti che erano a livelli di
50, 100 volte sopra la normale tollerabilità. Sarebbe opportuno
che il ministero della Difesa sottoponesse al «programma Hubbard»
i nostri soldati che sono stati o sono nelle zone contaminate dei
Balcani. Giorgio Rapanelli Corridonia (Mc)
12.01.2001 - CNN
Oklahoma, a morte Wanda Allen. La prima nera al patibolo dal
1954
STATI UNITI, Oklahoma -- Wanda Jean Allen, 41 anni, è stata
uccisa con una iniezione letale nel penitenziario statale
dell'Oklahoma. Il decesso è stato constatato poco dopo le 22
locali (le 5 del mattino in Italia).
La Allen è stata la prima donna nera messa a morte negli Usa
dal 1954 (la prima dal 1903 in Oklahoma). La Corte Suprema degli
Stati Uniti aveva respinto l'ultima istanza di sospensione
dell'esecuzione. La donna era stata condannata per l'omicidio
della propria amante lesbica, commesso nel 1989.
Il governatore dello stato, Frank Keating, ardente sostenitore
della pena di morte, aveva dato via libera all'esecuzione della
sentenza di morte negando l'ultima richiesta per una sospensione
di 30 giorni. Anche la corte federale di appello e da ultimo la
Corte Suprema hanno negato un rinvio.
Giovedì Keating aveva incontrato il reverendo Jesse Jackson,
leader del movimento per i diritti civili, per discutere il caso
di Wanda Allen. "Sostengo la pena di morte per gli omicidi
premeditati - aveva dichiarato il governatore alla CNN - e voglio
essere certo del fatto che (Allen) abbia avuto un processo giusto
e tutte le possibilità di appello".
Vana la protesta di Jesse Jackson
Jackson si era fatto arrestare mercoledì notte con altri
dimostranti contro la pena di morte, fuori dal carcere dove era
detenuta la donna. E' stato rilasciato il giorno successivo. Wanda
Allen, aveva detto Jackson, era "mentalmente ritardata"
con un quoziente intellettivo pari a 69 e inoltre, secondo il
reverendo, non aveva goduto di assistenza legale adeguata.
La Allen, nelle parole di Jackson, era "ritardata mentale,
accusata in maniera inaccurata, priva di protezione legale, eppure
condannata a morire".
L'accusa era di avere ucciso la sua amante, Gloria Leathers,
durante un litigio di fronte a una stazione di polizia. All'epoca
la Allen era in libertà condizionata, dopo essere stata
condannata per un precedente omicidio.
L'ultima donna di colore messa a morte prima di lei era stata
Betty Butler, nello stato dell'Ohio nel 1953, per omicidio. In
Oklahoma l'ultima esecuzione di una donna nera, per impiccagione,
risaliva al 1903.
Lo stato dell'Oklahoma ha eseguito 11 condanne a morte nel
2000, secondo solo al confinante Texas che ha il record di
esecuzioni in un anno negli Usa. Nel 2000 sono state messe a morte
in Texas, infatti, quaranta persone.
12.01.2001 - Repubblica
Usa: giustiziata donna di colore
WASHINGTON - E' stata giustiziata in Oklahoma Wanda Jean Allen,
41 anni, la prima donna nera messa a morte negli Usa dal 1954. Era
stata condannata per avere ucciso la donna di cui era innamorata
nel 1988, quando era in libertà vigilata per l'assassinio di un
amico. I suoi legali hanno sostenuto, sulla base di un test fatto
negli anni Settanta, che la Allen era una ritardata mentale. Ma la
tesi non è valsa alla donna clemenza. Il no della Corte Suprema
degli Stati Uniti alla sospensione della pena, pronunciato due ore
prima dell'esecuzione, aveva reso inevitabile la messa a morte
della Allen, che ha subito un'iniezione letale in una prigione
dello Stato dell'Oklahoma alle 4 del mattino italiane. La
decisione dei giudici federali ha seguito di poche ore il rifiuto
del governatore dell'Oklahoma di sospendere l'esecuzione.
12.01.2001 - Il Mattino
Pena di morte, è toccato a Wanda
L'Oklahoma, secondo Stato americano nel numero delle
esecuzioni, si aggiudica un tetro primato: ieri notte è stata
giustiziata la prima donna nera in tutti gli Stati Uniti dal 1954.
Ma sulla condanna gravano controversie: secondo i suoi sostenitori
la donna, Wanda Jean Allen, è una ritardata mentale e lo stato
avrebbe nascosto questa realtà, dicendo che era andata persino
all'università. Nel 1988, ha stabilito il processo, la Allen
uccise a colpi di pistola la sua amante, Gloria Leathers.
Contro la sua esecuzione, affermando che Wanda è una minorata
mentale i cui diritti sono stati gravemente violati dallo stato
dell'Oklahoma, si è schierato il leader nero democratico Jesse
Jackson, che ieri sera si è fatto arrestare entrando
pacificamente sulla proprietà della prigione con un centinaio di
dimostranti. Jackson ha passato la notte in cella e prevede di
assistere all'esecuzione di Allen, come lei stessa ha richiesto.
Wanda è l'unica donna del gruppo dei «dead men walking».
12.01.2001
Gaza: condannato a morte collaborazionista di Israele
GAZA - Un palestinese accusato di lavorare per i servizi
segreti israeliani è stato condannato a morte a Gaza da una corte
militare dell'Autorità nazionale palestinese. Il processo durato
meno di 24 ore l'uomo, Majdi Makawi, 28 anni, è stato condannato
a morte mediante fucilazione "per aver collaborato con il
nemico" e per aver fornito informazioni sui movimenti di
quattro palestinesi uccisi lo scorso novembre dai soldati
israeliani, tra cui Jamal Abdel Razek, un esponente di spicco del
braccio armato di 'Al-Fatah' il movimento politico guidato dal
presidente Yasser Arafat. Durante il processo, al quale hanno
assistito circa 200 militanti di 'Al-Fatah', due uomini armati
hanno cercato di sparare all'imputato ma sono stati bloccati dalla
polizia.
(Repubblica)
12.01.2001
Enzo Biagi: Gli infelici, la Chiesa e la pena di morte
C’è polemica: la Chiesa cattolica ammette, sia pure in casi
particolari, la pena di morte, ponendosi così, come ha osservato
Romano Prodi, fuori dalla costituzione europea. Mi ricorda, e mi
sia perdonata l’irriverenza, la storiella di quel fidanzato che
aveva la «morosa» in stato interessante, ovviamente soprattutto
per lui, e confessava: «È incinta, ma appena appena». Qualche
scarica elettrica, ma saltuariamente. Nella mia storia di uomo, e
in quella di cronista, ho visto condannare, e anche morire, della
gente. Sette avevano una colpa: indossavano la divisa della
Wehrmacht, il panno grigio bagnato odorava, anzi: puzzava, di
terra fradicia, di frasche, di margarina, di guerra fatta nei
boschi. Il loro reparto aveva ammazzato ottanta disgraziati; un
soldato che portava sulle spalle una pelliccia di agnellino di una
signora sfollata in un villaggio della montagna emiliana, venne
falciato da una raffica, di un partigiano chiamato «l’Alpino»,
e cadde sotto un ombrellone di tela cerata verde.
Io so il tedesco che serve per andare in stazione, o a spasso,
o in trattoria, ma ascoltavo le loro disperate confessioni,
capirono quando gli dissero di togliersi le scarpe. «Ich bin in
Österreich geboren», sono austriaco, diceva un giovanotto, e
mostrava la foto di una ragazza bionda in bicicletta, che
sorrideva senza sapere perché, un altro sputava su un francobollo
con la faccia di Hitler. Morirono in una macchia di quercioli,
guazzavano nelle pozzanghere; poi i bambini dei contadini
saltellavano dentro scarpe troppo grandi per loro.
Feci la radiocronaca, forse la prima e certo anche l’unica,
di un processo per collaborazionismo, per l’emittente americana
del Pwb, quella dell’esercito addetta alla propaganda. C’era
chi l’ascoltava nelle piazze in quella crudele e calda estate
del 1945. Io parlavo e commentavo, ore ed ore, ed ero sconvolto.
Il magistrato che lesse la sentenza non mi parve turbato. Si era
addormentato, e arrivò in ritardo all’esecuzione. Il condannato
aspettò fumando seduto su una cassa di legno grezzo.
In America ho visitato il carcere di Ellis Unit, Texas, braccio
della morte. Tanti ragazzoni che aspettavano la visita del
cappellano e l’ultimo pranzo speciale: menù libero, anche il
tacchino e la torta di mele, proprio come fa tua madre. Sono
entrato nel carcere Usa di Gary, e in quello di Huntsville, Texas,
dove c’erano alcuni detenuti in attesa, come si dice nel gergo
penitenziario, di «friggere».
C’è una stanzetta allestita per la cerimonia: uno
sconosciuto, non un medico, inietta nelle vene del detenuto,
legato mani e piedi a un lettino, la sostanza che in tre secondi
lo uccide. È il direttore che togliendosi gli occhiali dà il
segnale. Nel giugno del 1953 entrarono nella «Death House»,
nella casa della morte, i coniugi Rosenberg, accusati di avere
trafugato notizie, poi risultate di scarsa utilità scientifica, a
favore dei russi. Il caso fa ancora parte dei rimorsi degli Usa:
dopo, per lo stesso crimine, sarebbero stati condannati a una pena
tra i cinque e i dieci anni. Ma nessuno pensa di abolire la
condanna fatale, anche se queste sentenze non sembra migliorino la
gente o incutano salutari timori nei possibili delinquenti.
Credo sia umano e anche cristiano opporsi a leggi che decidono
della vita, una scelta che competerebbe solo a Dio. L’ultimo
infelice che ho incontrato, due anni fa, è stato Joe Cannon, a 17
anni assassino di una donna; prima di andarsene, attraverso
un’amica piangente, volle mandarmi un saluto, e scusarsi se non
aveva dimostrato abbastanza gratitudine perché mi ero occupato
della sua tristissima storia.
Era un ragazzo quando, drogato e disperato, diventò un
assassino: forse Joe aveva già pagato con la lunga agonia. È
durata venti anni, e hanno ucciso un’altra persona.
(Corriere 11/1)
12.01.2001 - Repubblica
Jackson in manette: "Non uccidetela". Verso il
patibolo la prima donna nera dal 1954
dal nostro corrispondente ARTURO ZAMPAGLIONE
NEW YORK - Reduce dalla mobilitazione post-elettorale in
Florida, Jesse Jackson è andato in Oklahoma nel tentativo di
salvare la vita a Wanda Jean Allen e di convincere il governatore
dello stato, il repubblicano Frank Keating, a ordinare una
moratoria sulle condanne a morte, così come ha fatto l'anno
scorso lo stato dell'Illinois. Jackson, che è il leader
incontrastato della comunità afro- americana, è sceso in piazza,
si è fatto arrestare a Oklahoma City, ha passato la notte in
prigione, ha incontrato il governatore, ha chiesto un gesto di
clemenza.
Ma ieri notte, mentre il macabro rituale delle condanne a morte
era ormai avviato, appariva ineluttabile che la Allen sarebbe
diventata la prima donna nera giustiziata negli Stati Uniti dal
1954. "Sono favorevole alla giustizia capitale in casi
d'omicidio premeditato", aveva chiarito il governatore
Keating, ricordando che la quarantunenne Allen era responsabile di
due omicidi, tra cui quello del 1988 della sua amante, Gloria
Leathers, uccisa a colpi di pistola per motivi di gelosia. Le
uniche speranze della Allen e dei suoi sostenitori erano appuntate
su una decisione in extremis della corte suprema di Washington o
su una sospensione temporanea della pena da parte di Keating.
Dopo aver superato Virginia e Florida nella hit parade della
pena di morte, che naturalmente resta guidata dal Texas di George
W. Bush, l'Oklahoma ha programmato ben otto esecuzioni nel primo
mese del 2001, tutte con il metodo della iniezione letale. La
Allen, che ha i capelli ricci e un viso dolce, a dispetto dei suoi
comportamenti omicidi, sembrava rassegnata al suo destino. Per più
di dieci anni è vissuta nel braccio della morte del carcere
statale, senza mai riuscire a impietosire i magistrati o
convincere le giurie. "Ha perso tutti i ricorsi in
appello", ha precisato il governatore, contestando la tesi,
sostenuta da Jackson e dagli avvocati, che la Allen fosse una
ritardata mentale:
"Il team di psicologi assoldato dai tribunali ha
dimostrato che, al momento degli omicidi, era capace di intendere
e di volere". Diversa, ovviamente, la posizione dei legali e
delle associazioni contrarie alla pena di morte, secondo sui il
quoziente intellettivo della Allen era di appena 69, su una media
di 100. Jackson ha anche criticato i metodi che avevano portato
alla condanna della donna: prima era stata difesa da un avvocato
senza alcuna esperienza di casi del genere, che aveva persino
cercato di farsi esonerare dal processo; poi, in aula, la pubblica
accusa aveva sostenuto che la Allen aveva frequentato l'università,
mentre invece aveva smesso di andare a scuola ad appena 15 anni.
Anche se i boia d'America dimostrano molto attivismo nei confronti
dei condannati neri, la Allen era la prima donna afro-americana ad
avere un appuntamento con la morte da quasi mezzo secolo.
11.01.2001
Bush parte male
Ministri Via Chavez, è guerra ad Ashcroft
Una coalizione di circa 200 gruppi - rappresentanti movimenti
di donne, gay, lavoro, minoranze e ambientalisti - è sceso in
capo contro George W. Bush. Il neo presidente ha dovuto fare
marcia indietro sulla designazione di Linda Chavez a ministro del
lavoro - accusata di avere tenuto illegalmente come colf
un'immigrata guatemalteca - e si appresta ora a fare muro su
un'altra nomina, quella di John Ashcroft a ministro della
giustizia. Contro di lui, i leader dei 200 gruppi americani hanno
lanciato una campagna denominata "Stop Ashcroft", intesa
a far bloccare la sua nomina la settimana prossima quando i
candidati designati da Bush affronteranno le audizioni al
Congresso. Ashcroft è forse il personaggio più discusso della
squadra prescelta da Bush. Appartenente alla destra cristiana, il
candidato ministro della giustizia è a favore della vendita delle
armi, feroce anti-abortista e partigiano della pena di morte...
(Manifesto)
11.01.2001
«Zapping» 200 mila firme per la giustizia
Sono 201.109 le firme raccolte dal programma di Radio 1 Rai «Zapping»
per la commutazione della pena di morte in carcere. Le oltre 200
mila firme saranno consegnate nei prossimi giorni al Presidente
della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che, tramite il governo,
le trasmetterà al Segretario Generale dell'ONU, Kofi Annn.
(Avvenire)
11.01.2001- Avvenire
Cerceri e PdM: I risultati più importanti in Usa nella lotta
alla pena capitale
Roma. (M. Mu.) ...A livello di istituzioni politiche, l'invito
del Pontefice è stato raccolto formalmente solo da pochi Paesi.
Soprattutto il Malawi (dove proprio il 9 luglio è stata applicata
una riduzione della carcerazione) e il Madagascar (dove il
presidente, Didier Ratsiraka, ha liberato 3mila prigionieri dopo
le insistenze della Chiesa locale).
In Italia, invece, se ne è parlato a lungo, poi tutto si è
(finora) arenato nella diatriba che ha diviso le forze politiche
sul tipo di provvedimento da adottare: amnistia o indulto...
Esemplare rimane perciò il messaggio scritto proprio da
Giovanni Paolo II per il Giubileo nelle carceri. Sulla scia del
quale sono giunte importanti prese di posizione come quelle della
Chiesa inglese e della Conferenza episcopale Usa, che ha anche
assunto una posizione comune contro la pena di morte.
Anzi, proprio sul fronte della lotta alla pena capitale, sono
arrivati i risultati più importanti. Quattro Paesi vi hanno
rinunciato: Albania, Bermuda, Ucraina e Turkmenistan. L'Illinois e
le Filippine hanno deciso una moratoria. Negli ultimi 4 anni,
inoltre, i Paesi abolizionisti a tutti gli effetti sono passati da
58 a 75, che salgono a 110 se si considerano anche quelli che di
fatto non la applicano più. La metà del mondo intero.
Inoltre c'è sempre tempo per varare gesti di clemenza e per
aumentare la lista dei Paesi che rifiutano di condannare a morte.
Da questo punto di vista, anzi, possono risultare beneauguranti
due notizie degli ultimi giorni. La Comunità di Sant'Egidio ha
raccolto in 145 Paesi 3,2 milioni di firme per una moratoria
universale. E il patriarca di Venezia, cardinale Marco Cè ha
deciso di chiudere il Giubileo nella sua diocesi con una vista ai
carcerati. Come dire: sulla giustizia il Giubileo rimane
"aperto".
(Avvenire)
11.01.2001
Manifestazione: Arrestato Jesse Jackson
Washington Negli Stati Uniti è rischioso protestare contro la
pena di morte. Lo ha constatato di persona il reverendo Jesse
Jackson, esponente di spicco dell’ala liberal del partito
democratico. Jackson è stato arrestato mercoledì sera a Oklahoma
City, mentre protestava insieme ad altri attivisti contro la
condanna a morte di Wanda Jean Allen, 41 anni, che dovrebbe essere
messa a morte oggi per aver ucciso la sua compagna nel 1989. Se
l’esecuzione avrà luogo, Wanda Allen sarà la prima donna nera
messa a morte negli Stati Uniti dal 1954. L’ultima condanna a
morte di una donna nera in Oklahoma risale invece al 1907. Una
portavoce degli istituti carcerari dell’Oklahoma si è limitata
a dire che Jackson era stato arrestato, ma non ha dato altri
dettagli. Il portavoce del reverendo ha raccontato che il leader
nero era stato arrestato per aver tentato di entrare nel Mabel
Basset Correctional Center, dove è detenuta la donna. Mentre
scriviamo si attende il suo rilascio. Jesse Jackson si batte da
tempo contro la pena di morte e si è schierato più volte sia
contro l’embargo che afflige il popolo iracheno, sia contro
quello, quarantennale, che colpisce Cuba. Tentò anche, durante la
guerra contro la Jugoslavia, di mediare per arrivare alla fine del
terribile conflitto che il reverendo non ha mai condiviso. Nelle
recenti tormentate elezioni del presidente degli Stati Uniti, fu
quello che, con più veemenza, denunciò «l’imbroglio della
Florida», che secondo il reverendo favorì la vittoria di George
Bush contro il democratico Al Gore.
(Liberazione)
11.01.2001
Proteste in Oklahoma, arrestato Jesse Jackson
OKLAHOMA CITY - Il leader per la lotta in difesa dei diritti
civili negli Usa, reverendo Jesse Jackson, è stato arrestato la
scorsa notte ad Oklahoma City con altre persone con cui
manifestava contro la condanna a morte -che dovrebbe essere
eseguita oggi- di una donna di colore. Il reverendo è ancora agli
arresti, ma secondo il suo portavoce dovrebbe essere rilasciato in
giornata. La donna che dovrebbe subire oggi l'iniezione letale,
come prevede la legge dell'Oklahoma, si chiama Judi Allen, ha 41
anni, ed è stata condannata a morte nel 1989 per aver ucciso la
sua amante. Si tratterebbe della prima donna di colore la cui
condanna a morte viene eseguita negli Usa dal 1954; mentre per
l'Oklahoma il precedente risale addirittura al 1907.
(Repubblica)
11.01.2001
OKLAHOMA: Stanotte prima esecuzione di donna nera dal 1954
OKLAHOMA CITY - Wanda Jean Allen sarà giustiziata con
un'iniezione letale nel penitenziario di Oklahoma City alle 21 ora
locale di questa sera (le 4.00 di venerdi ora italiana). Si tratta
della prima donna nera a essere messa a morte negli Usa dal 1954.
Il destino della donna si è deciso ieri, quando il giudice ha
respinto una richiesta di sospensione dell'esecuzione. La Allen è
stata condannata alla pena capitale per aver ucciso la amante,
Gloria Leathers, nel 1988. In settimana si sono svolte ripetute
manifestazioni contro la pena capitale, cui ha partecipato anche
il popolare pastore nero Jesse Jackson. Gli attivisti ritengono
che alla Allen debba essere risparmiata la vita perché il suo
quoziente intellettivo è sotto la norma.
(Repubblica)
10.01.2001
Usa: eseguite 2 condanne a morte
OKLAOMA (Stati Uniti) - Tornano al lavoro i boia in Oklahoma e
nel Texas, i due Stati con il maggior numero di condanne a morte
eseguite e che hanno disposto per questo mese rispettavamente
sette e tre esecuzioni. Nel penitenziario di Oklahoma City, la
maratona della morte del 2001 è iniziata con Eddie Leroy Trice,
49 anni, riconosciuto colpevole di avere stuprato e ucciso una
donna di 84 anni per rubarle 500 dollari. Giovedì sarà la volta
di Wanda Jean Allen, la prima nera ad essere giustiziata negli
Stati Uniti dal 1954. Nel penitenziario texano di Huntsville è
stato giustiziato, sempre con un'iniezione letale, Jack Clark, 37
anni, condannato per sequestro di persona, strupro e omicidio di
una ventitreenne.
(Repubblica)
10.01.2001
Usa: giornali riconteranno voti della Florida
(ndr) questi americani!
LOS ANGELES - Otto fra le principali organizzazioni
giornalistiche degli Stati Uniti hanno annunciato di essersi
coalizzate per finanziare lo scrutinio delle 180.000 schede
elettorali (su un totale di quasi sei milioni) non conteggiate
dalle autorità della Florida, preposte al conteggio dei voti
delle elezioni presidenziali dello scorso novembre. L'intento
dichiarato è quello di accertare cosa sarebbe accaduto, se
fossero stati conteggiati tutti i voti deposti dagli elettori
dello stato della Florida per le presidenziali.
(repubblica)
10.01.2001
Usa: arrestato l'"Angelo della morte". Rischia ora la
PdM
WASHINGTON - La polizia californiana ha arrestato un ex
terapista per la riabilitazione respiratoria, con l'accusa di aver
ucciso almeno sei pazienti allo stadio terminale della malattia. I
fatti risalgono ad alcuni anni fa, quando l'uomo, che si era
autodefinito l'Angelo della Morte si era presentato alla polizia.
Era il 1998. Efren Saldivar, 31 anni, confessò di aver ucciso
decine di persone per pietà tra il 1989 e il 1997, per sfogare
così la sua rabbia di vedere pazienti allo stadio terminale
tenuti in vita con ogni mezzo. Raccontò di averli soffocati o di
aver fatto loro iniezioni letali. Poi ha ritrattato spiegando di
aver mentito perché depresso, desideroso di morire e di essere
condannato a morte.
Intanto era stato licenziato dall'ospedale e la sua licenza di
terapista era stata revocata. Ma la polizia ha esaminato, in
questi anni, tutti i decessi di pazienti durante la permanenza di
Saldivar in ospedale, concentrandosi su 20 casi sospetti. E
stamattina è andata ad arrestarlo a Glendale, mentre Saldivar si
recava al lavoro, in una ditta di impianti elettrici.
Ora rischia una condanna a morte per omicidio plurimo.
(Repubblica - Coalit)
09.01.2001
AFGANISTAN: Pena di Morte per i Cristiani !!!
Il regime dei Taliban afgani ha deciso lunedì di imporre la
pena capitale per chi si converta dall’Islam ad un'altra
religione o per chi sia trovato a propagandare religioni diverse
da quella musulmana.
Il Mullah Mohammed Omar, firmatario dell’editto, ha accusato
i seguaci di altre fedi – particolarmente i Cristiani e gli
Ebrei – di cercare di convertire i Musulmani e tentare di
demonizzare la religione musulmana così come imposta dai Taliban.
“I nostri nemici stanno cercando di eliminare la religione pura
islamica in tutto il mondo”, ha detto Omar.
Il regime dei Taliban impone in Afghanistan una stretta
interpretazione dell’Islam. Alle donne è proibito lavorare e
tutte le bambine al di sopra degli otto anni di età non possono
andare a scuola. Gli uomini hanno l’obbligo di portare la barba
e pregare regolarmente nelle moschee, mentre alle donne è imposto
l’uso di abiti che coprano completamente la persona, dalla testa
ai piedi. Sono stati proibiti quasi tutti i tipi di svago, persino
la TV e la musica che non sia di carattere religioso.
Lunedì Omar ha annunciato altresì che i rivenditori di libri
trovati con materiale che critichi l’Islam o parli di altre
religioni verranno condannati a cinque anni di detenzione.
Nonostante la messa al bando dell’Evangelismo, i seguaci di
altre fedi hanno avuto il permesso di continuare a praticare la
propria religione. A Kabul, la capitale, si trovano templi delle
comunità Sikh e Hindu, entrambi molto vaste. In città vive
ancora un rabbino ebreo, nonostante la maggior parte degli Ebrei
abbiano lasciato il Paese in seguito all’invasione da parte
dell’ex Unione Sovietica nel 1979.
I Taliban controllano circa il 95% del territorio afgano.
L’opposizione, a capo della quale è il Presidente rimosso
Burhanuddin Rabbani, controlla il resto del Paese. I combattimenti
delle due opposte fazioni stanno infuriando da settimane nella
provincia centrale di Bamiyan, dove sabato i Taliban hanno ripreso
il controllo della città chiave di Yakaolong.
(Associated Press)
09.01.2001
MASSACHUSETTS: 29 anni di carcere e 4 di braccio della morte.
Ma era innocente. LIBERATO dopo 33 anni. Scandalo all'FBI.
Con un bouquet di rose gialle in una mano e l’altra attorno
alla vita di sua moglie, in lacrime, Peter Limone, 66 anni, ha
lasciato ieri - da uomo libero - il tribunale di Middlesex, dopo
aver trascorso 33 anni in prigione, di cui 4 nel braccio della
morte, per un’ingiusta condanna per omicidio in seguito ad un
accusa formulata dall’FBI.
“La lunga attesa del Sig. Limone è finita”, ha detto il
Giudice del tribunale Margaret Hinkle, scatenando un applauso nel
folto gruppo di parenti ed amici di Limone presenti in aula.
Hinkle, che ha dichiarato “è tempo di andare avanti”, ha
accettato l’istanza presentata dagli avvocati difensori e dal
Procuratore Distrettuale Ralph C. Martin affinché venisse
concesso a Limone un nuovo processo, e ha annullato la precedente
sentenza.
Dopo aver trascorso metà della sua vita in carcere per
l’omicidio di Edward “Teddy” Deegan, avvenuto nel 1965,
Limone è stato scarcerato in seguito alla scoperta di documenti
segreti dell’FBI grazie ad un’indagine per corruzione e uso,
da parte dell’ufficio, di informatori del crimine organizzato,
condotta da una task force del Ministero di Giustizia.
In base ai documenti, mai mostrati in precedenza agli avvocati
difensori nel caso Deegan, fu un ex informatore dell’FBI –
tale Vincent J. “Jimmy the bear” Flemmi – ad organizzare
l’omicidio di Deegan, e non Limone. Il testimone chiave contro
Limone era il migliore amico di Flemmi.
Nei documenti è riportato che un informatore fece all’FBI i
nomi di chi prese parte all’omicidio, e né il nome di Limone, né
quello delle altre 3 persone condannate con lui, vengono
menzionati nei documenti in questione. Inoltre, sembra che agenti
dell’FBI abbiano nascosto le prove dell’ingiusta condanna
imposta a Limone e alle altre 3 persone al fine di proteggere
Flemmi e suo fratello Stephen – anch’egli informatore
dell’FBI da circa 30 anni, nonché gangster – e che
addirittura sapessero in anticipo dei piani fatti per uccidere
Deegan e non abbiano fatto nulla per evitare l’omicidio.
“La condotta dell’ufficio all’epoca dell’omicidio del
Sig. Deegan e del processo del Sig. Limone sporca il nome
dell’agenzia”, ha detto Hinkle. Limone ha avuto parole dure
nei confronti dell’FBI, specialmente nei confronti dell’ex
agente speciale H. Paul Rico. “Fu lui ad incastrarmi Sapeva ciò
che faceva”, ha detto Limone.
Nonostante tutto l’umore della famiglia Limone era buono e
privo di rancore. Affiancato da sua moglie Olympia, dai suoi 4
figli e 6 degli 8 nipoti, Limone ha espresso la propria
gratitudine nei confronti di coloro che gli sono stati accanto e
l’hanno aiutato nel corso degli anni, soprattutto la sua
famiglia e il suo avvocato, John Cavicchi.
“Ringrazio tutte le persone di buon cuore con le quali ho
avuto a che fare”, ha detto Limone, “e sono felice”. Poi ha
aggiunto: “vivere in prigione era molto dura, ogni giorno,
sapendo di essere innocente”. Inoltre, la morte in carcere di
due coimputati – Henry Tameleo e Louis Greco – mentre gli
appelli venivano respinti, uno dopo l’altro, ha reso tutto
ancora più difficile.
Limone e i suoi avvocati hanno dichiarato di non avere ancora
deciso se intentare o meno una causa civile nei confronti
dell’FBI o dello Stato. L’avvocato Cavicchi ha comunque detto
che in base al risarcimento avuto da altre persone ingiustamente
condannate, “5 milioni di dollari potrebbero essere un buon
inizio”.
(Boston Globe)
09.01.2001
Giappone: arrestato infermiere sospetto serial killer
TOKYO - Un infermiere giapponese di 29 anni, è stato arrestato
per aver tentato di uccidere una bambina di dieci anni
somministrandole per via endovena una sostanza potenzialmente
mortale. L'uomo è inoltre sospettato di di aver causato la morte
o l'aggravamento delle condizioni di altri dieci pazienti. Rischia
ora la PdM
(Repubblica - Coalit)
06.01.2001
OKLAHOMA: Esecuzioni record in gennaio
Otto esecuzioni capitali sono state messe in calendario per il
mese di gennaio: un record per questo stato. Bisogna risalire al
maggio del 1993 per ritrovare in Oklahoma quattro esecuzioni in un
solo mese. Il record dell'Oklahoma è stato eguagliato solo dallo
stato del neopresidente Bush, il Texas, che ha effettuato otto
esecuzioni sia nel maggio che nel giugno del 1997. Il boia
dell'Oklahoma si metterà al lavoro già da oggi con l'esecuzione
di un uomo condannato per omicidio, nel 1985, di una donna di 19
anni. Robert Clayton, 39 anni, sarà ucciso con una iniezione
letale nel penitenziario Mc Alester. L'11 gennaio toccherà a Jean
Allen: sarà la prima afroamericana a subire la pena capitale in
Oklahoma dal 1903. La Allen è stata condannata per l'omicidio di
un'altra donna, nel 1988, ma è ritardata mentale. Il reverendo
Jesse Jackson guiderà una marcia di protesta questa sera a
Oklahoma City contro l'aumento delle esecuzioni e per fermare
quella della Allen.
06.01.2001
OKLAHOMA: Il Rev, Jackson chiede l'abolizione!
Giovedì il Rev. Jesse Jackson ha chiesto l’abolizione della
pena di morte in Oklahoma, dicendo che lo Stato “è
pericolosamente in corsa per diventare il numero uno nel football
e il numero uno nelle esecuzioni pro capite”.
Prima della marcia ad Oklahoma City, alla quale si sono unite
almeno 200 persone contrarie alla pena capitale, il Rev. Jackson
ed il Pastore J.A.Reed Jr. hanno reso visita a Wanda Jean Allen,
detenuta nel braccio della morte, e hanno pregato con lei. “Era
di ottimo umore”, ha detto il Rev. Jackson, aggiungendo
“abbiamo pregato insieme, poi ci ha chiesto di lasciarla pregare
per noi”.
L’esecuzione (tramite iniezione letale) della signora Allen,
41 anni, è fissata per giovedì dopo le 21 presso il
penitenziario statale di McAlester. Si tratterebbe della prima
donna giustiziata dopo la proclamazione dello Stato e della prima
donna di colore giustiziata negli USA dopo l’esecuzione,
mediante sedia elettrica, di Betty Jean Butler nel 1954.
I gruppi per i diritti delle vittime hanno criticato la visita
di Jackson, leader dei movimenti per i diritti civili ed ex
candidato presidenziale democratico. “Cosa diavolo sa questo ‘straniero’,
il Reverendo Jesse Jackson, di quest’argomento [pena di morte]
in Oklahoma e cosa gliene importa?”, ha detto Judy Busch della
Coalizione dell’Oklahoma per i Diritti delle Vittime, la cui
nipotina di 7 anni venne uccisa da Floyd Medlock, uno degli 8
prigionieri che potrebbero essere giustiziati nelle prossime
quattro settimane, e ha aggiunto: “pensate che sappia in che
modo sono stati commessi gli atroci delitti, oppure non si tratta
che di attirare l’attenzione delle telecamere?”.
Robert William Clayton, una nona persona cui era stata fissata
la data di esecuzione, ha ottenuto una sospensione di 30 giorni.
Jackson ha sottoscritto la proposta di Legge 1013 che
sospenderebbe le esecuzioni in Oklahoma per permettere un riesame
del modo in cui viene amministrata la pena di morte nello Stato.
Tale proposta è stata presentata da Opio Toure, avvocato
difensore occupatosi dei casi di due detenuti che dovrebbero
essere giustiziati questo mese, il cui padre e fratello sono stati
assassinati, “quindi so ciò che [i famigliari delle vittime]
provano”, ha detto.
“Il caso di Clayton è il chiaro esempio del perché c’è
bisogno di una moratoria”, hanno detto Toure e Jackson. “Avrei
davvero paura se dovessimo tornare indietro nel tempo e sottoporre
al test del DNA le persone che sono già state giustiziate”, ha
detto Toure. La Coalizione per i Diritti delle Vittime ha definito
la dichiarazione nella quale si chiede la moratoria “un
tentativo oltraggioso di stravolgere la volontà della maggior
parte del popolo” e ha dichiarato che “tale moratoria
metterebbe a rischio la sicurezza pubblica”.
“Il caso di ogni persona condannata a morte è stato rivisto
almeno 9 volte da diverse Corti e diversi Giudici”, ha detto Ron
McDaniel, membro del Gruppo di Supporto per i Sopravvissuti ad un
Tentato Omicidio. “Se la condanna non è stata commutata, la
punizione deve essere inflitta. E’ davvero il minimo che si deve
alle vittime e ai loro famigliari ed amici”, ha aggiunto.
L’avvocato di Clayton, Jim Hankins, ha lodato il
Vice-Governatore Fallin per aver concesso la sospensione. “Non
so come siano state trovate le prove o dove si trovassero
esattamente”, ha detto Hankins, “disturba il fatto che il Sig.
Clayton sia stato preso in giro dallo Stato in merito a dove
fossero queste prove. … Qualcuno con un po’ di coraggio ha
fatto in modo che venissero alla luce il giorno prima
dell’esecuzione”, ha continuato Hankins.
Clayton è fiducioso che queste nuove prove lo scagioneranno,
mentre il Procuratore Generale Drew Edmondson ha detto di credere
che le prove – che includono un calzino insanguinato ed un
coltello – non faranno altro che confermare la colpevolezza di
Clayton. “Le prove contro il Sig. Clayton erano convincenti ed
includevano due confessioni da lui stesso rilasciate sia ad un
amico che alle forze di polizia”, ha detto Edmondson.
Il Rev. Jackson ha messo in discussione il quoziente
intellettivo della Signora Allen, che è risultato essere di 69,
quindi al limite del ritardo mentale. Ha anche detto che
l’avvocato difensore che la Allen ebbe al processo, pagato 800
dollari per difenderla, non era qualificato e pregò di essere
rimosso dal caso. La signora Allen è stata condannata a morte per
l’omicidio della sua compagna, Gloria Leahters. La Cor