NEWS GENNAIO 2001

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31.01.2001 Repubblica
Usa: Settima esecuzione in Oklahoma nel 2001. Niente da fare per Loyd Lafevers

MCALESTER (STATI UNITI) - Un uomo di 35 anni, riconosciuto colpevole di aver rapito, violentato ed ucciso nel 1985 una donna di 84 anni, è stato messo a morte con un'iniezione di sostanze letali nel penitenziario di McAlester, nell'Oklahoma. Per lo stato americano si tratta della settima condanna capitale eseguita nel mese di gennaio. Alre tre sono già state programmate per il mese di febbraio. Loyd Winford Lafevers, era accusato di aver rapito sedici anni fa, insieme con un complice, Addie Hawley: l'ha poi violentata e uccisa.

30.01.2001 Repubblica
Tennesse: la Corte suprema ferma l'esecuzione di Philip Workman

WASHINGTON - La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bloccato oggi in extremis l'esecuzione nel Tennessee di un uomo condannato nel 1981 per l'uccisione di un poliziotto al termine di un processo non giusto, secondo gli avvocati della difesa. Philip Workman, 47 anni, stava per diventare la seconda persona ad essere giustiziata nello stato del Tennessee negli ultimi 40 anni: era già stato trasferito venerdì scorso dal braccio della morte all'anticamera della sala d'esecuzione e aveva già ordinato l'ultimo pasto quando è giunta la notizia della decisione della Corte Suprema.

30.01.2001 Repubblica
Usa: ennesima esecuzione in Texas

HUNTSVILLE - Lo stato del Texas ha portato a termine la sua terza condanna capitale dall'inizio dell'anno, mettendo a morte nel famigerato penitenziario di Huntisville un conducente di autocarri che violentò ed uccise circa vent'anni fa la cameriera diciannovenne di un ristorante. A concludere i propri giorni con un'iniezione di sostanze chimiche legali è stato Alexander Caruthers, 39 anni, che diventa così la 242ma persona messa a morte nello stato americano dal 1982 quando venne ripristinata la pena di morte. L'uomo era stato riconosciuto colpevole di aver violentato e strangolato Lori Bruch, una giovane ragazza madre che lavorava in un ristorante di San Antonio. Il cadavere della giovane era stato trovato la mattina del 23 aprile del 1981.

30.01.2001
Giurati della Florida "ascoltano" Ciampi!

Per fortuna c'è ancora qualcuno sensibile agli appelli morali, come quello di Ciampi sull'inciviltà della pena di morte. I giurati americani della Florida due giorni dopo aver ascoltato il discorso del nostro presidente, si sono rifiutati di condannare a morte un assassino. Si tratta di un ragazzo di pelle molto scura che due anni fa uccise, per gioco e per sbaglio, una sua amichetta. La punizione prevista per lui potrebbe essere l'ergastolo: non può lamentarsi, è riuscito a vivere ben 13 anni da uomo, anzi da bambino libero.

29.01.2001 Manifesto
IRAN: A morte agenti-killer di stato

Con una clamorosa sentenza il Tribunale militare di Teheran ha condannato a morte tre agenti segreti ritenuti gli esecutori dell'uccisione nel 1998 di quattro dissidenti del regime degli ayatollah. Il giudice Mohamad Reza Aqiqi, che ha presieduto il processo a porte chiuse, ha condannato alla pena capitale Ali Roshani, Mohamoud Jafarzadeh e Ali Mohesei. Due funzionari di medio livello -Mostafa Kazemi e Mehrdad Alikhani- sono stati invece condannati a quattro ergastoli ciascuno per avere impartito l'ordine di uccidere. Altri dieci imputati sono stati condannati a pene che vanno dai due ai dieci anni di carcere. Tutte le sentenze sono appellabili davanti alla Corte suprema.

Il processo è stato visto come un banco di prova per la determinazione del presidente Moahammad Khatami a ripristinare uno Stato di diritto e a riassumere il controllo dei servizi segreti, considerati il braccio operativo della vecchia guardia degli ayatollah. Il primo colpo di scena è arrivato con le dimissini del capo dei servizi segreti dopo l'ammissione che agenti "deviati" avevano ucciso due dirigenti dell'opposizione, Darioush e Parvaneh Forouhar, e due scrittori dissidenti, Mohammad Mokhtari e Mohammad Jafar Pouyadeh. Ma per tutto l'iter processuale le forze riformiste che appoggiano Khatami hanno accusato i magistrati di avere deliberatamente sorvolato sui collegamenti degli accusati con le autorità religiose di alto livello e con i dirigenti dell'intelligence. L'opionione pubblica riformista sostiene che sono oltre ottanta gli omicidi e le "sparizioni" di cui sono state responsabili squadre della morte, finanziate dal regime negli ultimi dieci anni per stroncare l'opposizione. Il personaggio più in alto arrestato durante questa inchiesta, il vice ministro per la Sicurezza, Saeed Emami, si è suicidato in cella ingerendo un depilatore liquido, ma sono in pochi a credere alla versione ufficiale.

26.01.2001 Corrire
Una nuova «Costituzione»
Giovanni Paolo II cancella la pena di morte nella Città del Vaticano.
La «Legge fondamentale» è stata riscritta per tenere conto delle novità intervenute nel tempo

CITTÀ DEL VATICANO - La pena di morte sta per essere cancellata dalla «Legge fondamentale» dello Stato della Città del Vaticano: era stata abolita da Paolo VI nel 1967, ma figura ancora nella «Legge fondamentale» dello Stato (equivalente alla nostra «costituzione») che risale al 1929, mentre non figurerà più nella nuova Legge, che è ancora riservata, ma che sarà promulgata probabilmente il 22 febbraio. Il Papa l’ha firmata il novembre scorso. La nuova Legge fondamentale (20 articoli) è più snella dell’attuale e accoglie le novità intervenute nel tempo, tra le quali l’abolizione della pena di morte. Il Papa infatti - si legge nel preambolo - la promulga «avendo preso atto della necessità di dare forma sistematica e organica ai mutamenti introdotti in fasi successive nell'ordinamento dello Stato della Città del Vaticano».

Oltre alla pena di morte spariscono - dalla carta, ché dalla realtà erano già scomparsi - i vari corpi militari nobili e non, con l'eccezione della Guardia svizzera e le figure del governatore dello Stato (che era un laico e che non c'è più dal 1952) e del Consigliere generale dello Stato, mentre sono previste istituzioni e procedure che prima non c’erano, come le cause di lavoro. Naturalmente il Papa resta il sovrano assoluto del piccolo Stato: «Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano - recita l'art. 1 - ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario». A differenza dello Stato Pontificio, che non solo aveva la pena di morte ma l’applicava regolarmente (come ci hanno ricordato le polemiche seguite alla beatificazione di Pio IX: l’ultima condanna fu eseguita poche settimane prima della breccia di Porta Pia), lo Stato della Città del Vaticano, costituito nel 1929 a seguito dei Patti Lateranensi, non l’ha mai applicata.

Le radicali riforme di Paolo VI all’indomani del Concilio Vaticano II comportarono anche la riforma delle leggi penali e con esse l’abolizione della pena di morte. Ma dovettero passare altri 28 anni perché un Papa si pronunciasse - come Pontefice della Chiesa cattolica e non come Sovrano dello Stato - contro la pena di morte, seppure solo di fatto e non in linea di principio: ciò è avvenuto nel 1995, con l’enciclica di Giovanni Paolo II «Evangelium vitae» (Il Vangelo della vita). .L. Acc

26.01.2001 Repubblica
Oklahoma: sesta esecuzione dall'inizio dell'anno

OKLAHOMA CITY (USA) - Un uomo riconosciuto responsabile di aver ucciso tre dipendenti di una drogheria durante una rapina è stato messo a morte nel penitenziario di McAlester, in Oklahoma. Billy Ray Fox, 35 anni, è la sesta persona consegnata al boia nello stato americano dall'inizio dell'anno. Un complice di Fox nella rapina, Mark Andrew Fowler, anche lui di 35 anni, era stato giustiziato martedì scorso nello stesso 'braccio della morte' del carcere dell' Oklahoma.

25.01.2001 Corriere
La Cina in testa alla classifica delle nazioni «senza pietà»

IL PRIMATO Nel 1999 (ultimi dati disponibili) la Cina ha stabilito il record mondiale di esecuzioni (1.077). Gli Stati Uniti nel 2000 ne hanno portate a termine 85 (sono al quinto posto nel mondo dopo Iran, Arabia Saudita, Congo).
GLI USA:In 38 Stati americani vige la pena di morte.
INNOCENTI: Dal 1977 sono 87 i condannati a morte americani che sono stati liberati dal braccio della morte. I principali motivi: testimoni chiave hanno cambiato la loro deposizione oppure test del Dna hanno incolpato qualcun altro.

25.01.2001 Corriere
DENUNCIA DOPO L’ARRESTO
Gli ex evasi in tv: le carceri del Texas sono l’inferno

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON - Erano chiamati «I sette del Texas» e figuravano sulla lista dei criminali più ricercati dagli Stati Uniti, i most wanted dell’Fbi, la polizia federale. Erano evasi da un carcere di massima sicurezza, quello di Kennedy City, il 13 dicembre scorso e sono sospettati dell’assassinio di un poliziotto a Irving, alla vigilia di Natale. Uno di loro, Larry Harper, si è suicidato; quattro sono stati catturati a Woodland Park nel Colorado; gli ultimi due, Patrick Murphy e Donald Newbury, si sono arresi ieri a Colorado Spring dopo una lunga trattativa. Ma solo dopo avere ottenuto di parlare alla tv locale e aver denunciato il sistema carcerario texano, pena di morte inclusa. E’ stata una delle poche volte che l’America ha sentito dei detenuti criticare pubblicamente la giustizia, chiedere che non li punisca soltanto, ma che li riabiliti. Nel Paese è polemica sulla concessione fatta dall’Fbi ai due criminali, sul ruolo di «megafono» avuto dei media e sull’impatto che la vicenda potrebbe avere sulla presidenza Bush: da governatore del Texas, George jr. registrò il record delle esecuzioni annue. Ma gli abolizionisti della pena capitale e i fautori della riforma carceraria ritengono che non sia stato un errore dare voce ai criminali. Rilevano che lo stesso presidente, in un’intervista a Barbara Walters della tv Abc , ammise che il sistema giudiziario e la condanna a morte vanno riesaminati. Molti sottolineano che lo Stato dell’Illinois ha appena prolungato e rafforzato la moratoria delle esecuzioni decisa un anno fa e che nei prossimi mesi il Congresso dibatterà a Washington se estenderla temporaneamente all’intera America.

Ha sostenuto Patrick Murphy, uno stupratore di 39 anni: «Le istituzioni penali del Texas mi hanno costretto a fuggire. Sono tali che uno ritorna alla criminalità, se lasciato libero. Vorrei che la gente sapesse che le cose nel Texas non funzionano». Donald Newbury, un rapinatore di 38 anni, è stato più articolato: «Dovevo prendere posizione. Il sistema giudiziario texano è un inferno. Noi ci becchiamo 99 anni di galera per una rapina di 68 dollari (circa 140 mila lire, ndr )». «La ragione deve prevalere - ha proseguito Newbury -. Nelle carceri ci sono dei ragazzi che non vedranno più la luce, ridotti a scarafaggi in una gabbia. Il sistema deve cambiare.

E’ corrotto come noi. Bisogna che il pubblico si mobiliti». La tv di Colorado Spring non ha chiesto ai due evasi dell’assassinio del poliziotto a Irving. Eric Singer, il loro intervistatore, li ha invece esortati ad arrendersi e a evitare spargimenti di sangue. Ma Murphy e Newbury hanno smentito di essere dei violenti: «Durante l’evasione avremmo potuto uccidere i secondini - hanno spiegato -. Non lo abbiamo fatto, invece di fuggire in mezz’ora abbiamo impiegato due ore e mezza». L’Fbi ha rifiutato commenti: «I due erano in un motel - ha detto un portavoce -. Ci premeva mettere tutti in salvo e farli uscire dalla loro stanza con le mani in alto e disarmati. Ci siamo riusciti». Sono stati una taglia di 500 mila dollari (un miliardo di lire) e un noto programma tv, «America’s most wanted», a porre fine alla odissea dei sette fuggitivi. Lunedì, dopo 40 giorni, alcuni telespettatori di Woodland Park nel Colorado, ai confini con il Texas, li hanno identificati e hanno chiamato l’Fbi. Gli agenti hanno trovato i sette al Coachlight Motel, hanno atteso che quattro di loro uscissero per fare la spesa e li hanno catturati. Il quinto si è tolto la vita, gli ultimi due sono scappati. Non sono andati lontani, solo una trentina di chilometri. Nel loro caravan, l’Fbi ha trovato un vero arsenale, 35 armi da fuoco, cassette di munizioni e 10 mila dollari in contanti, 20 milioni di lire.

Le prime indagini hanno confermato che dopo l’evasione i sette compirono alcune rapine, in una delle quali morì il poliziotto di Irving e acquistarono tre veicoli e le armi. Si cammuffarono tingendosi i capelli o facendosi crescere la barba e si spacciarono per un gruppo di «cristiani rinati». «All’interno del caravan - hanno precisato al Coachlight Motel - suonavano musica religiosa. Erano molto gentili con i vicini».
Ennio Caretto

25.01.2001 Corriere
Il Senato consegna un rapporto al capo dello Stato. Mancino: «Le Nazioni Unite si pronuncino per una moratoria»
Ciampi: «Pena di morte? Nei Paesi incivili»

ROMA - Il Capo dello Stato, con un intervento fuori programma pronunciato a Palazzo Madama, ha voluto rilanciare l’impegno profuso dal «Comitato del Senato contro la pena di morte»: «Ho sempre considerato che in un Paese civile non possa albergare nel proprio ordinamento giuridico la previsione di una pena di morte». Carlo Azeglio Ciampi ha così incitato i parlamentari (uno per ogni gruppo) che hanno intrapreso questa battaglia: «Mi fa particolarmente piacere vedere come il Senato della Repubblica italiana abbia preso a cuore questo tema, l’abbia portato avanti con il lavoro che questo Comitato ha fatto sotto la presidenza della senatrice Salvato andando in giro per il mondo con questa campagna di civiltà. Un campagna di civiltà che ha alla base il rispetto della dignità dell’uomo». Sono ancora 75 i Paesi che mantengono la pena di morte: nella lista figurano la Cina (circa mille esecuzioni nel 2000), gli Usa (85 nel 2000), Giappone (3-4 ogni anno) e l’Autorità palestinese (5 casi, tra il ’98 e il 2000).

Nel novembre del ’99, anche per le forti pressioni che gli osservatori attribuiscono agli inglesi, l’Italia e gli altri Paesi della Ue decisero di non dare battaglia in sede di assemblea generale dell’Onu per una moratoria generale delle esecuzioni. «Un’occasione persa, un neo», osserva la senatrice Francesca Scopelliti (Fi). Ma già il prossimo autunno, al Palazzo di Vetro di New York, potrebbero ripresentarsi le condizioni per una risoluzione che porti, quantomeno, al congelamento delle esecuzioni. Per questo il presidente del Senato, Nicola Mancino, ha auspicato che l’assemblea generale dell’Onu «possa arrivare a esprimersi per una moratoria di fatto o di diritto in vista della completa abolizione della pena di morte». Anche Mancino è voluto andare oltre ogni formalismo: «Le più recenti statistiche confermano la scarsa efficacia della pena di morte sul piano della deterrenza del crimine, smentendo così uno degli argomenti più diffusi portati a sostegno delle tesi antiabolizioniste».

Il Senato italiano ha consegnato a Ciampi un documento di 41 pagine nel cui incipit viene citata una splendida frase tratta da «Dei delitti e delle pene» di Cesare Beccaria: «La pena di morte non è un diritto ma è una guerra della nazione contro un suo cittadino». Nel ’94, l’Italia l’ha cancellata anche dal Codice penale militare di guerra e si è così unita al gruppo dei 74 Paesi che rifiutano in ogni caso il ricorso alla pena di morte. Nella classificazione mondiale ci sono altre due categorie: quella dei Paesi che l’hanno abolita solo per i crimini ordinari (sono 14, tra i quali Israele, Perù, Albania, Bosnia) e quella dei Paesi in cui è legge ma non viene applicata da anni (sono 27, molti dei quali africani, e comprende Russia e Cile). Il fronte abolizionista si prepara al Congresso mondiale contro la pena di morte previsto a giugno a Strasburgo. Con la legislatura agli sgoccioli, la presidente del Comitato parlamentare, Salvato, propone l’istituzione di «un organismo permanente ad hoc sui diritti umani». In Giappone, è al lavoro la potente «Lega parlamentare» e le associazioni degli avvocati.

In Francia l’attrice Catherine Deneuve ha consegnato all’ambasciata Usa di Parigi una petizione con mezzo milione di firme (comprese quelle dell’editore di «Marie Claire»; del presidente del Parlamento Europeo, Nicole Fontaine; del presidente dell’Assemblea nazionale, Raymond Forni; dell’ex Guardasigilli, Robert Bandinter). Avverte infine Sergio D’Elia, responsabile dell’associazione «Nessuno tocchi Caino», che due anni fa scrisse a Mancino per istituire un comitato ad hoc al Senato: «L’esperienza del ’99 ci insegna che i Parlamenti europei devono arrivare compatti all’appuntamento dell’Onu, previsto per l’autunno 2001».
Dino Martirano

24.01.2001
Editoriale: Mississipi
Il parlamento dovrebbe approvare la proposta, sopprimendo la pena di morte

Altre volte questo giornale ha scritto editoriali esprimendo la sua opposizione alla pena di morte. E' barbarica ed ingiustamente applicata. Ora due rappresentanti del Missisipi hanno preparato un progetto di legge che finalmente potrebbe eliminare questa atroce pratica. Erik Fleming di Jacson e John Mayo di Clarksdale sottoporranno le loro proposte di legge alla commissione giudiziaria mercoledì. La proposta di Mayo è per l'abolizione della pena di morte, sostituita dai lavori forzati, come riferisce l'Associated Press.

La proposta di Fleming contiene l'eliminazione della pena di morte se si evidenziano pregiudizi razziali, se l'accusato è sotto i 18 anni o se ha un quoziente intellettivo inferiore a 70. Vorrebbe l'abolizione della pena di morte dal 2010. Mayo si oppone alla pena di morte per motivi religiosi. Rappresentanti delle chiese cattolica, metodista ed episcopale sostengono la sua proposta.

Il Nuovo Testamento contiene ingiunzioni contro la pena di morte, per esempio quando Gesù disperse una folla intenta a lapidare un'adultera, dicendo: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra". Purtroppo l'opposizione a queste proposte sta già iniziando. Il portavoce della Ford, D.Baldwin, dice che il Missisipi non è pronto per l'abolizione della pena di morte. Il governatore Ronnie Musgrove lo ha pubblicamente appoggiato. Alla Ford noi diciamo che il Missisipi può essere più progressista di quanto lui pensi. Musgrove dovrebbe pensare per una volta cosa è giusto fare, piuttosto che ad espedienti politici.

Noi siamo d'accordo con tutti gli elementi della proposta Fleming. Il mese passato, 2 cittadini dell'Oklhoma mentalmente ritardati sono stati messi nel braccio della morte. Il pregiudizio razziale è anche subito visibile in casi di omicidi capitali. I cittadini neri hanno più probabilità di essere giustiziati che i bianchi e un bianco che uccide un bianco ha più probabilità di uno che uccide un nero. Questi pregiudizi attirano la nostra attenzione, al fine della completa eliminazione della pena di morte.

Visto che la proposta Flemig prevede delle fasi nel togliere la pena di morte, ha una maggiore opportunità di passare di quanto non ne abbia l'immediata abolizione di Mayo. Il Governatore George Ryan dell'Illinois, un sostenitore della pena di morte, ha creato scalpore l'anno scorso decretando una moratoria delle esecuzioni. Musgrove dovrebbe seguire questa strada, almeno fino a che la nostra legislatura non abbia lo spirito di iniziativa per fare ciò che è giusto ed eliminare la pena di morte. Bisogna sanare gli errori e sbarazzarsi di essi.
(Daily Missisipian, Università del Missisipi - Coalit)

24.01.2001 Il Nuovo
Ciampi: "No alla pena di morte"
Inatteso fuori programma durante la relazione conclusiva del Comitato del Senato anti-pena di morte. Ciampi prende la parola, e dice: "In un paese civile non può albergare nel proprio diritto la pena di morte".

ROMA- "Ho sempre considerato che in un paese civile non possa albergare nel proprio diritto la pena di morte. E' un sentimento che ho sempre avuto nella mia vita e sono lieto di poterlo rinnovare e testimoniare qui", ha detto il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, a Palazzo Madama, ringraziando il presidente Mancino e la senatrice Ersilia Salvato per l' attività del Comitato per l' abolizione della pena di morte che ha presentato oggi la relazione conclusiva.

"Ho sempre condiviso appieno - ha proseguito il presidente della Repubblica - questa vostra battaglia per l'abolizione della pena di morte in tutto il mondo. Mi fa particolarmente piacere che il Senato abbia preso a cuore questo tema e lo abbia portato avanti, con il Comitato presieduto dalla senatrice Salvato, portando in giro per il mondo questa campagna di civiltà che è alla base di quello che io considero il fatto fondamentale di ogni Stato e di ogni democrazia: il rispetto della dignità dell' uomo". Ciampi ha preso la parola, con un inatteso fuori programma su invito del presidente Mancino. "L'invito a parlare mi coglie del tutto impreparato, ma lo accolgo volentieri", ha detto fra gli applausi dei presenti.

All'appello del Colle ha fatto seguito l'auspicio del presidente del Senato Nicola Macino, anch'esso presente alla relazione del comitato per l'abolizione della pena capitale. ''Auspichiamo che al più presto l 'Assemblea Generale della Nazioni Unite possa arrivare ad esprimersi su una moratoria della pena capitale, di fatto o di diritto, in vista della completa abolizione della stessa''. Mancino ha sottolineato la grande determinazione del comitato nello svolgimento del suo lavoro. ''E' stata un'azione condotta nella convinzione di dover operare perchè nel mondo del terzo millennio non trovi più posto la pena di morte che, privando l'uomo del più fondamentale dei diritti, quello della vita -ha detto il presidentedel Senato- assume esclusivamente la forma di una vendetta delloStato e non risponde ad alcuna esigenza di una vera giustizia''.

24.01.2001 CNNItalia
USA, Sondaggio su 260.000 matricole: poca politica, tanto computer...no alla pena di morte

STATI UNITI (CN) -- Usano e conoscono le nuove tecnologie, sperano di raggiungere una buona condizione finanziaria, sono poco interessati alla politica: è il ritratto delle matricole entrate nei college e nelle università americani che esce da un sondaggio a tutto campo pubblicato negli Stati Uniti.

(...)
...Dal sondaggio risulta che le matricole hanno un atteggiamento più liberale in politica - approvano i diritti per gli omosessuali e si oppongono alla pena di morte - ma sono meno interessati agli avvenimenti politici in quanto tali e all'impegno politico.

24.01.2001 Repubblica
Usa: due evasi si fanno arrestare dopo intervista in tv

COLORADO SPRINGS - Erano evasi in sette da un carcere nel Texas, ma sono stati tutti ripresi, tranne uno, che si è suicidato. Gli ultimi due, sono stati arrestati stamane senza che opponessero resistenza. Avevano appena risposto ad alcune domande di una televisione locale. Nell'intervista avevano sottolineato che il sistema penale del Texas impedisce la riabilitazione. Gli altri quattro erano stati arrestati lunedì.

24.01.2001 CNNItalia
Gli ultimi due evasi del Texas si sono consegnati pacificamente
Una fuga durata più di 40 giorni

COLORADO SPRINGS, Colorado (CNN) -- I due evasi dalla prigione del Texas rimasti soli nella fuga iniziata in sette più di quaranta giorni fa si sono consegnati pacificamente prima dell'alba di mercoledì, dopo aver parlato in un'intervista dal vivo con un giornalista televisivo dalla stanza di un motel del Colorado in cui si erano rifugiati.

Patrick Murphy Jr. e Donald Newbury sono usciti dalla loro stanza al Colorado Springs Holiday Inn dopo aver parlato cinque minuti ciascuno con il mezzobusto della televisione di Colorado Springs, Eric Singer. I due uomini si erano accordati per consegnarsi se avessero potuto parlare con Singer. Entrambi hanno protestato contro il sistema giudiziario del Texas, dicendo di essere stati trattati ingiustamente. "Speriamo che questo possa aprire gli occhi a qualcuno sui difetti del sistema penale", ha detto Murphy.

Gli uomini sono usciti fuori dalla loro stanza alle 5.45 locali (le 11.45 italiane), dopo quasi sei ore di trattative con l'Fbi e con altre autorità. Il tenente Skip Arms, del dipartimento di polizia di Colorado Springs, in Colorado, ha salutato con favore l'esito finale della vicenda. "Ora è un episodio finito", ha detto Arms. Una spiata aveva condotto la polizia all'Holiday Inn. Le trattative erano iniziate intorno alla mezzanotte locale.

24.01.2001 Repubblica
Usa: eseguita condanna capitale in Oklahoma

MCALESTER (Usa) - Un uomo condannato per l'uccisione di tre commessi di un negozio compiuta durante una rapina nel 1985, è stato messo a morte nella prigione statale di Mcalestr, in Oklahoma. La 35ma persona affidata al boia nello stato americano dal 1990 e la quinta nel mese in corso era Mark Andrew Fowler, di 35 anni. Insieme con un complice, Billy Ray Fox, anche lui di 35 anni ed anche lui condannato alla pena capitale, avrebbe ucciso a Edmond, nell'Oklahoma, tre dipendenti di un grande magazzino nel corso di una notte 'brava' di assalti e rapine. Mentre Fowler era nel 'braccio della morte' in attesa dell'esecuzione, sua madre, Ann Laura Fowler, di 83 anni, è stata violentata ed uccisa nella sua abitazione.

24.01.2001
Usa: evaso circondato da polizia si uccide

NEW YORK - Ha preferito uccidersi invece di tornare nel braccio della morte uno degli evasi fuggiti oltre un mese fa da un carcere di massima sicurezza del Texas, quattro dei quali sono stati arrestati oggi in Colorado. Due evasi rimangono alla macchia. Il suicida era in una roulotte presa in affitto con i complici in un parcheggio per case-mobili di Woodland Park, piccola località nel Colorado centroorientale, e da alcune ore si trovava sotto l'assedio della polizia che in precedenza era riuscita a convincere altri quattro evasi ad arrendersi. I sette erano evasi il 13 dicembre dando il via a una caccia all'uomo che si è in breve estesa a tutto il territorio degli Stati Uniti. Sono sospettati di una rapina avvenuta la vigilia di Natale a Dallas, durante la quale è stato ucciso un poliziotto.

24.01.2001
Nfl: Rae Carruth evita la pena di morte

FOOTBALL (CNN) -- Si è concluso venerdì - dopo 20 ore di confronto fra i giurati - il processo a Rae Carruth, ventiseienne giocatore di football americano dei Carolina Panthers, accusato di aver organizzato l'uccisione della ventiquattrenne fidanzata incinta, Cherica Adams, nel novembre del 1999. Carruth è stato riconosciuto responsabile come mandante dell'omicidio ma non come esecutore materiale dello stesso.

La sentenza potrebbe tradursi per l'uomo in 20 anni di carcere, ma esclude l'ipotesi della condanna a morte. La Adams venne uccisa mentre si trovava al volante della propria vettura da quattro di colpi di pistola sparati da un'altra macchina e prima di morire riuscì a partorire - pur con 10 settimane d'anticipo - il bambino di cui era in attesa. Il figlio di Carruth.

Il bambino è stato affidato alla nonna della ragazza, Saundra Adams. Secondo la testimonianza di Van Brett Watkins - l'esecutore materiale dell'omicidio - Carruth avrebbe organizzato la morte della ragazza proprio non volendosi fare carico del nascituro. I difensori del giocatore invece hanno sotenuto che Watkins sarebbe l'unico vero responsabile della tragedia. L'uomo, secondo gli avvocati, avrebbe ucciso la Adams per ritorsione, dopo la rinuncia di Carruth a partecipare a un affare di droga.

22.01.2001 Repubblica
Internet: condannato a morte si racconta on line

SAN QUINTINO (California) - "Ciao, mi chiamo Dean. Sto qui seduto nella mia cella nel braccio della morte della prigione di San Quintino". Su Internet
(http://utopia.ision.nl/users/annegr/deadman/talking.htm)
si può seguire il dramma del condannato a morte americano, Dean Carter, che in attesa dell'esecuzione, ha rotto l'isolamento con il mondo attraverso le pagine di un sito sul quale ormai da quasi sei anni raccoglie le sue memorie.

La sua prima lettera al mondo Dean la inviò nel maggio del '95. Poi il suo diario si è trasformato in un vero e proprio libro che per ora è composto da 28 capitoli, nei quali il condannato si dichiara estraneo al delitto di cui è stato riconosciuto colpevole, precisando, comunque, di non volere che la sua idea di scrivere venga attribuita alla sua voglia di rivendicare la propria innocenza. E infatti le sue memorie contengono pochi riferimenti al caso giudiziario di cui è protagonista. "Dead Man Talking" è per Carter un modo, come lui stesso sottolinea, per confrontarsi "con il mondo degli uomini liberi, con il mondo degli uomini vivi". Sulle pagine del sito, Dean descrive minuziosamente cosa significhi trovarsi nel braccio della morte, "35 celle per piano, una per ogni detenuto, un modesto letto e una lampadina", stanze dalle quali si esce solo otto minuti per la doccia.

21.01.2001 Repubblica
Cina: pena di morte per spionaggio su Internet

PECHINO - La Corte suprema cinese ha deciso la condanna a morte per coloro che usano Internet per diffondere segreti di Stato, militari o per spionaggio. Non è la prima volta che le autorità di Pechino usano le maniere forti per intervenire sulla diffusione di Internet: a dicembre il parlamento aveva varato una regolamentazione per l'uso di Internet diretta a combattere le attività criminali che vengono svolte sulla Rete, compilando una lista di tutto ciò che veniva considerato illegale. Nonostante ciò la popolarità di Internet continua a crescere fra i cinesi, che a fine anno contavano oltre 25 milioni di navigatori.

21.01.2001 CnnItalia
Nelle 140 grazie di Clinton non c'è spazio per Pollard e Peltier

WASHINGTON (CNN) -- Come aveva promesso, Bill Clinton ha lavorato fino alle ultime ore della sua presidenza. Poco prima di lasciare la Casa Bianca al suo successore George W. Bush, ha concesso la grazia o la commutazione di pena a un totale di 140 persone.

La maggior parte dei graziati sono personaggi sconosciuti al grande pubblico, ma nel gruppo dei condonati dell'ultimo minuto, spiccano i nomi di Susan McDougal, imputata per lo scandalo Whitewater che aveva coinvolto anche il presidente e la moglie Hillary, l'ex-militante rivoluzionaria Patty Hearst e il fratello del presidente uscente, Roger, che era implicato in una storia di droga.

Dall'elenco sono rimasti fuori nomi eccellenti: fra gli altri quello dell'ex-re dei junk bond Michael Milken, l'ex-numero tre del ministero della giustizia Webster Hubbell (finito in carcere per la vicenda Whitewater), l'attivista pellerossa Leonard Peltier e la spia israeliana Jonathan Pollard.

Nel dare l'annuncio della grazia, il portavoce di Clinton ha spiegato che la maggior parte dei beneficiari aveva già scontato buona parte del loro debito con la giustizia e che l'azione del presidente era volta a restituire i pieni diritti politici e sociali.

Poco prima di concedere le grazie, Clinton aveva chiuso i suoi personali debiti con la giustizia: aveva ammesso di aver fornito una testimonianza "evasiva" sul caso Lewinsky e accettato una sospensione di cinque anni della sua licenza da avvocato.

20.01.2001 Repubblica
Usa: Clinton grazia Patricia Hearst e protagonista del Whitewater

WASHINGTON - Il presidente Bill Clinton ha concesso la grazia all'imputata del Whitewater Susan McDougal, all'ex-militante rivoluzionaria Patty Hearst e al fratello Roger Clinton (per una storia di droga) poche ore prima di lasciare la Casa Bianca. Una lista di un centinaio di persone incluse nella grazia presidenziale comprende anche l'ex-ministro della casa Henry Cisneros (coinvolto in accuse di frode). Il provvedimento presidenziale cancella anche le conseguenze civili della pena. Nell'elenco non sono stati invece inclusi l'ex-re dei junk bond Michael Milken, l'ex-numero tre del ministero della giustizia Webster Hubbell (finito in carcere per la vicenda Whitewater), l'attivista pellerossa Leonard Peltier e la spia israeliana Jonathan Pollard.

20.01.2001 Repubblica
Filippine, l'ex presidente perseguito per saccheggio di fondi pubblici. Un reato che prevede il patibolo

La prima mossa della Arroyo "Estrada rischia la pena di morte"

MANILA - Nel giro di poche ore le Filippine sono passate da un presidente all'altro. E quello dimissionario, Joseph Estrada, in poche ore rischia di passare dalla presidenza al patibolo. Ha fatto tutto in fretta, Gloria Macapagal Arroyo. L'ex vicepresidente e braccio destro di Estrada, dopo essere passata alla guida dell'opposizione, ha ottenuto con l'aiuto della Chiesa, dei vertici militari e della Corte suprema la poltrona presidenziale. Ha giurato e ha promesso al Paese la lotta alla corruzione e lo sviluppo. E poi, colpo finale, ha lasciato intendere che il futuro di Estrada potrebbe essere la condanna a morte.

L'ex presidente sarà perseguito penalmente per "saccheggio economico", un crimine per il quale è prevista appunto la pena capitale, ha dichiarato un portavoce della Arroyo. "C'è una questione di saccheggio in corso" contro l'ex capo di Stato davanti al tribunale speciale anticorruzione, ha precisato Alex Magno, portavoce del gruppo di transizione. "Noi ci congratuliamo con l'ex presidente Estrada per la sua decisione di restare (nelle Filippine) e di rispondere alle accuse contro di lui. Speriamo che la giustizia faccia il suo corso nella trasparenza e nella credibilità, nelle settimane e nei mesi a venire", ha aggiunto.

Una delle accuse mosse a Estrada è quella di aver stornato circa due milioni e mezzo di dollari (5 miliardi di lire) appartenenti allo Stato. Secondo una legge filippina del 1994, che non è stata finora mai interamente applicata, una persona riconosciuta colpevole di storno di fondi pubblici per almeno un milione di dollari rischia la pena di morte. L'altra accusa mossa a Estrada è quella di avere intascato bustarelle per decine di milioni di dollari da organizzazioni illegali di gioco d'azzardo.

Insomma, nel giro di una notte, tutto è cambiato a Manila. Estrada ha rassegnato le dimissioni accettando, diceva il primo comunicato ufficiale, di "attenersi alla sentenza della Corte suprema che lo ha privato dei poteri presidenziali".

Subito dopo Gloria Arrojo, 53 anni, economista di formazione cattolica, ha prestato giuramento e ha assunto i poteri. A dichiarare il nuovo presidente delle Filippine è stato il presidente della Corte Suprema Hilario Davide.

Nella notte, prima della proclamazione, ci sono stati incidenti: tre colpi di pistola sono stati sparati contro il palazzo presidenziale, un uomo è stato arrestato. Una folla di oltre 50 mila persone che assediava da ore il palazzo presidenziale a Manila ha acclamato Gloria Arroyo durante il discorso tenuto subito dopo il giuramento. La Arrojo ha auspicato che le dimissioni lungamente attese di Estrada aprano ora la strada alle "Filippine del 2000, libere dalla corruzione". Il nuovo presidente ha preannunciato lotta contro la povertà, cambiamento dei metodi della politica e sviluppi dell'economia.

L'ex capo dello stato ha lasciato malinconicamente con la sua famiglia il palazzo presidenziale. "Me ne vado per amore della pace e del mio paese", ha detto in un comunicato, sollevando però "forti dubbi" sulla legittimità e costituzionalità della proclamazione della sua ex vicepresidente. E, in un'intervista alla tv, Channel Seven, ha detto: "Io vivrò e morirò in questo paese".

19.01.2001 Manifesto
TOCCA A BUSH. Forze di sicurezza in allarme.
Sarà contestato anche per la Pena di Morte!!!

(Che si stia davvero svegliando quest'America? - ndr)

George W. Bush si prepara a entrare domani alla Casa bianca e le forze di sicurezza Usa sono in stato di massima allerta. Stanno già arrivando migliaia di persone per la grande manifestazione di protesta contro una vittoria ritenuta truffaldina fissata in concomitanza con l'insediamento: sarà la più grande dopo quella che coincise con l'insediamento di Richard Nixon nel 1973, in piena guerra del Vietnam. Saranno dispiegati quasi tutti i 2.800 agenti del Secret Service (il servizio di sicurezza della Casa Binca), e 1.200 altri agenti in uniforme.

Tutti mobilitati i 3.600 agenti della polizia municipale, rafforzati da altre 1.400 unità fatte arrivare dalle zone circostanti. I festeggiamenti sono cominciati ieri sera con il grande concerto sul Lincoln Mall. Ne sono in programma almeno una decina in cui ci sarà tutta la Washington che conta e - almeno in due di essi - è assicurata la presenza di George Jr. e Laura Bush. Numerosi anche i "balli anti-insediamento".

Greenpeace ha informato che tre suoi attivisti sono stati arrestati mentre protestavano contro le politiche energetiche annunciate da Bush Jr e la nomina dell'anti-amnientalista Gale Norton al ministero dell'interno. Il fronte anti-Bush comprende centinaia di gruppi di diverso orientamento: dai difensori dei diritti civili agli oppositori della pena di morte, dai difensori dell'autodeterminazione delle donne in materia di aborto a gruppi ecologisti e sindacali. Più o meno lo stesso "popolo di Seattle" ma non solo.

19.01.2001 Repubblica
Usa: Giustiziati Goldwin e Smallwood

WASHINGTON - Alvin Goodwin, 37 anni, condannato alla pena capitale per omicidio, è stato ucciso con un'iniezione letale alle 02 italiane di oggi nel carcere di Huntsville, in Texas. E' la 241\a persona ad essere messa a morte in quello stato dopo la ripresa delle esecuzioni capitali nel 1982.

Poche ore dopo, un'altra condanna a morte è stata eseguita in Oklahoma, a Mcalester: Dio Athanasius Smallwood, 31 anni, condannato alla pena capitale per aver bastonato una donna di 68 anni prima di bruciarla viva, è stato messo a morte mediante iniezione letale.

18.01.2001 Repubblica
Sospesa esecuzione in nord Carolina di Bobby Lee Harris

NEW YORK - Bobby Lee Harris non morirà venerdì prossimo: la Corte suprema della Nord Carolina ha infatti convalidato la sospensione della condanna decisa da un giudice di grado inferiore. Il caso è ora rimandato a un'udienza che si terrà il 20 febbraio.

Gli avvocati hanno argomentato, e la Corte ha accolto le loro eccezioni, che il processo di Harris - condannato per aver ucciso un pescatore nel 1991 - non avrebbe dovuto essere fatto in un tribunale statale, perché avvenne su un tratto di fiume all'interno di una base dei marines, Camp Lejeune, che ricade sotto la giurisdizione del governo federale.

17.01.2001 - Repubblica
Usa: in Oklahoma eseguita condanna a morte

MCALESTER - Un uomo condannato per aver stuprato e ucciso una bambina di sette anni è stato messo a morte con un'iniezione letale. Floyd Allen Medlock, 29 anni - ha annunciato un portavoce carcerario - è stato pronunciato morto cinque minuti dopo aver ricevuto il micidiale cocktail chimico. Nell'Oklahoma sono previste otto esecuzioni nel solo mese di gennaio, un numero record per lo stato. L'11 gennaio scorso (il 12 mattina in Italia) era toccato a Wanda Jean Allen, prima donna nera messa a morte negli Usa dal 1954. Medlock era stato condannato alla pena capitale per aver ucciso a coltellate nel 1991, dopo averla stuprata, Katherine Ann Busch, di sette anni. Durante il processo aveva confessato e si era dichiarato colpevole.

17.01.2001 - CNN Italia
Strage di Oklahoma City: McVeigh a morte il 16 maggio.
Uccise 168 persone con quell'esplosione.

OKLAHOMA CITY (CNN) -- L'ultimo giorno di Timothy McVeigh sarà il 16 maggio. Lo hanno stabilito i funzionari federali che hanno fissato per quel giorno la data dell'esecuzione dell'uomo giudicato colpevole di aver ucciso 168 persone facendo saltare in aria l'Alfred P.Murrah Federal Building a Oklahoma City, il 19 aprile 1995.

L'ufficio federale carcerario ha confermato di avere informato McVeigh della decisione. McVeigh aspetta la fine in una prigione federale a Terre Haute, in Indiana, e ha rifiutato di ricorrere in appello; ma si è riservato il diritto di chiedere clemenza.

Giovedì, trascorsa la scadenza per ricorrere in appello, la macchina carceraria ha cominciato a programmare l'iniezione mortale che lo ucciderà. Il governo federale non manda a morte un prigioniero da 37 anni. L'ultima esecuzione fu nel 1963. Il 12 dicembre scorso era stata fissata quella del pluriomicida e narcotafficante Juan Garza, ma Bill Clinton l'ha sospesa per sei mesi.

McVeigh aveva chiesto di essere messo a morte al più presto, saltando tutti gli appelli rimasti, ed è stato accontentato. Il giudice federale Richard Matsch aveva detto sì alla sua richiesta nel tribunale di Denver, in Colorado, con McVeigh collegato in videoconferenza dal braccio della morte del penitenziario federale di Terre Haute.

Al fianco del terrorista che il 19 aprile del 1995 mandò in frantumi il Murrah Federal Building con un furgone imbottito di esplosivo, c'era uno dei suoi avvocati, Nathan Chambers, che ha provato fino alla fine a fargli cambiare idea, invano.

Il giudice Matsch non aveva però fissato immediatamente la data per l'esecuzione, dandogli tempo fino all'11 gennaio per ripensarci. "Non prevedo di cambiare idea entro l'11 gennaio", aveva replicato l'uomo quando il magistrato gli ha concesso la possibilità di tornare sui suoi passi. E così è stato: la scadenza è spirata via senza che McVeigh abbia sfruttato la sua chance di marcia indietro. E la data dell'esecuzione è stata fissata per questa primavera.

Secondo la legge, la data dell'esecuzione non può essere prima di 120 giorni dalla fine della procedura giudiziaria. Così il 16 maggio sarà tutto finito, rispettando la volontà del terrorista e le norme della legge americana.

McVeigh, simpatizzante delle milizie antigovernative di estrema destra, era stato condannato a morte nel 1997.

17.01.2001 - Corriere
Ottimismo del premier, che riferirà al Vaticano sulla situazione dei cattolici
«Cina, la libertà mette radici»
Amato: i diritti umani non si impongono, Pechino chiede gradualità

PECHINO - Ancora due anni fa, quando il presidente cinese Jiang Zemin venne in visita a Roma, un muro di incomunicabilità impediva di andare oltre gli appelli («la Cina ci deve risposte certe») e le repliche diplomatiche («nel nostro Paese è prioritaria la stabilità») sul tema più imbarazzante per un leader cinese all’estero: i diritti umani. Quando Oscar Luigi Scalfaro da presidente della Repubblica lo venne a trovare a Pechino, uscì dall’incontro con Jiang facendo un discorso che era una condanna della Cina. Ieri invece Giuliano Amato no. Anzi.

Tre giorni a Pechino e Shanghai e il giro di incontri ufficiali, dal premier Zhu Rongji al presidente Jiang, ma anche con industriali e intellettuali, fanno dire ad Amato che è inutile continuare con gli appelli, perché «i diritti umani non si possono imporre dall’esterno ma devono venire dalla società che si libera». «L’importante - aggiunge Amato - è che la leadership sia positivamente orientata, non li contrasti. Poi le cose accadono quando accadono e devono accadere, ma alla lunga le libertà economiche portano le libertà civili. Come dimenticare l’esperienza delle costituzioni africane, che tutti abbiamo salutato con entusiasmo nei decenni scorsi ma che si sono rivelate ottimi strumenti per i dittatori? Le società in Africa non erano pronte e l’imposizione dei diritti non ha funzionato».

E’ vero che Pechino ha fatto grandi passi avanti in questi anni: basti pensare che le due convenzioni dell’Onu, quella sui diritti sociali ed economici e quella su diritti civili sono in fase di ratifica la prima e allo studio preliminare del governo la seconda. Ma a colpire Amato, che in Cina è stato 10 anni fa, è soprattutto il cambiamento rapidissimo di economia e società.

La nuova impostazione italiana non dispiace certo a Pechino: «Non ho trovato affatto diniego sulla questione dei diritti umani - spiega Amato - nel mio colloquio con Jiang. Lui pone un problema di gradualità, ma riconosce che le libertà stanno mettendo le radici in Cina». La risposta alle insistenze europee e occidentali sui temi dei diritti umani, dalla pena di morte al rispetto degli standard democratici, è infatti pragmatica. In sintesi, così come la riferisce Amato: «Siamo il 22% e cioè quasi un quarto dell’umanità.

Noi cerchiamo e vogliamo mantenere un tessuto omogeneo, altrimenti se la situazione dovesse degenerare, sareste disponibili a farvi carico di buona parte di questa popolazione?». La preoccupazione maggiore è quella di non finire in polvere come l’Urss. E un’emigrazione di massa, se la situazione dovesse degenerare, è una grande minaccia per i Paesi occidentali.

Quello che Amato ha cercato di fare con questa visita è di consolidare i rapporti tra Italia e Cina, sia nei rapporti bilaterali che sui temi di politica internazionale. Ecco allora l’annuncio dell’accordo tra le due polizie per scambiarsi agenti coperti e informazioni su criminalità organizzata e immigrazione clandestina. Ecco Amato proporsi come mediatore, come «uno che parla con le due parti» ma è imparziale e affidabile, nel difficile compito di far riprendere il dialogo con il Vaticano. «Andrò a riferire confidenzialmente alla Santa Sede sperando che ci possano essere in futuro comportamenti per superare l’impasse e permettere che la comunità cattolica possa vivere serenamente in Cina», spiega Amato, incassando «l’attenzione e l’interesse» del Vaticano al suo lavoro. Sul piano più pratico Amato associa di fatto la Cina al G8 facendo passare la sua proposta: in vista del vertice di Genova di giugno si predisporranno una procedura informale e una commissione per tenere Pechino aggiornata dell’agenda e dei lavori del G8. Specie in campo ambientale si rafforzerà la collaborazione diretta tra i due Paesi. Resta il buco nero della presenza - ancora scarsa e difficoltosa - delle aziende italiane in Cina.

I problemi sono molti, li ha spiegati in parte Amato: «Le dimensioni delle nostre aziende sono inadatte per un Paese così grande. Abbiamo chiesto alla Cina di migliorare l’informazione, la consulenza e l’appoggio. Presto potremo disporre di uno sportello unico per le aziende, come già avviene in Italia». Ma queste per ora sono solo promesse.
Gianna Fregonara

16.01.2001 - Manifesto
Gaza sotto assedio
...dopo le proteste contro le esecuzioni dei collaborazionisti, l'Anp annuncia l'aministia per i "pentiti"

Intanto si continua a discutere della fucilazione da parte della polizia dell'Anp di due palestinesi giudicati colpevoli di aver aiutato i servizi segreti israeliani ad uccidere dirigenti politici e militari di Hamas e "Al-Fatah" (ieri vicino Nablus è stato trovato ucciso un sospetto collaborazionista, Mohammed Abdel Rahman, 40 anni). Le esecuzioni sono state condannate da diversi centri palestinesi per i diritti umani - tra cui Adamir e il Centro diritti umani di Gaza - e dure critiche all'Anp sono giunte anche dall'Unione europea, oltre che da Israele.

L'Unione europea ha espresso il suo "profondo rammarico" per l'esecuzione dei due palestinesi colaborazionisti e ha lanciato un appello al presidente Arafat perché "commuti le condanne a morte pronunciate sabato contro Ali al-Khatib e Husa al-Din Musa a Betlemme".

E' davvero curioso questo improvviso appello dell'Unione europea contro l'uso della pena di morte nei Territori. Quando nel 1998 e nel 1999 il manifesto aveva condannato l'esecuzione a Gaza di tre palestinesi (uno non era nemmeno stato accusato di omicidio), i governi europei si erano guardati bene dall'intervenire su questa politica dell'Anp.

E l'Europa è rimasta a guardare in tutti questi anni anche di fronte alle violazioni dei diritti umani, all'uso della tortuta nelle carceri e agli arresti indiscriminati di oppositori politici (specie se islamisti e dirigenti della sinistra). Sorge perciò il dubbio che questo appello all'eliminazione della pena di morte - che il nostro giornale in ogni caso sostiene - sia dovuto al fatto che i due collaborazionisti erano accusati di aver spiato per Israele e contribuito ad uccidere esponenti palestinesi, reato evidentemente ritenuto "veniale" nelle capitali europee.

La Ue peraltro non è intervenuta con tanto ardore nelle recenti "sentenze di morte" contro i dirigenti politici e militari palestinesi compiute dalle unità di élite dell'esercito israeliano. Una politica di "eliminazioni mirate" - non sono anche queste condanne a morte? - ammessa implicitamente dalle autorità governative israeliane.

L'ultimo caso, secondo testimoni, è stato quello di Akram Hassasieh ucciso a Hebron la scorsa settimana e portato via, come hanno mostrato anche le foto, come un sacco di patate dai soldati (ai quali i coloni di Hebron hanno anche offerto dolci). E piùattenta dell'Unione europea è stata proprio la Corte Suprema israeliana che ha ordinato al premier e ministro della difesa Ehud Barak di fornire spiegazioni sulla politica di uccisioni di dirigenti della rivolta palestinese. L'intervento del massimo tribunale era stato richiesto dalla vedova del medico palestinese Thabet Thabet, un dirigente locale di Al-Fatah, che è stato ucciso il 31 dicembre scorso a Tulkarem dal fuoco di cecchini mentre usciva dalla sua abitazione. Per Thabet Thabet nessun ministro europeo aveva fiatato.

Ieri, peraltro, il ministro della giustizia palestinese, Freih abu Meddein, ha lanciato la proposta di una amnistia per i collaborazionisti che si consegneranno alle autorità e sveleranno i legami con i servizi israeliani. Meddein ha ricordato che ci sono 45 giorni a partire dal 13 gennaio per consegnarsi. In caso contrario i collaborazionisti "subiranno le punizioni previste dalla legge", ha detto il ministro. Abu Meddein sostiene che negli ultimi due giorni si sono già consegnati sette collaborazionisti "pentiti"...

15.01.2001 - Repubblica
Esecuzione in piazza per due spie d'Israele
L'Autorità palestinese ordina la fucilazione davanti alla folla che applaude
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

GERUSALEMME - Li hanno legati a un palo, con la testa infilata dentro un cappuccio. Poi il plotone di esecuzione, composto da nove agenti con il volto coperto da una maschera, ha aperto il fuoco. Quindi un ufficiale, anche lui mascherato, si è avvicinato a ciascun condannato, gli ha puntato una rivoltella alla tempia e ha sparato il colpo di grazia. A quel punto dal folto pubblico presente si sono levati applausi scroscianti, grida di "morte ai traditori" e altisonanti preghiere, "Allah akbar", Allah è grande.

Non esiste un modo civile o pulito di eseguire una fucilazione, ma questo, usato ieri dall'Autorità Palestinese contro due "collaborazionisti", è decisamente macabro. Merita aggiungere che il primo è stato giustiziato davanti a centinaia di testimoni in una caserma di Gaza, e il secondo addirittura sulla pubblica piazza di Nablus, in Cisgiordania, di fronte a una folla inferocita di 5 mila persone che avrebbe potuto riempire uno stadio. Il mese scorso un tribunale speciale palestinese aveva riconosciuto Majdi Makaoui, 28 anni, e Allan Beni Ouda, 24, colpevoli di alto tradimento per aver passato a Israele informazioni utili a eliminare cinque cittadini palestinesi.

"Quando ho sentito la scarica di fucile del plotone di esecuzione, ho pianto lacrime di gioia", racconta la madre di uno dei cinque assassinati dalle forze israeliane. "Ringrazio il presidente Arafat per non avere impedito questa punizione, che non mi restituisce mio figlio ma almeno vendica la sua scomparsa". Nei territori governati dall'Autorità Palestinese la pena di morte è ammissibile, ma viene somministrata di rado: da quando, nel '94, Arafat ha insediato un governo autonomo in Cisgiordania e a Gaza, erano state eseguite soltanto tre condanne, per punire delitti comuni particolarmente efferati, tra cui l'omicidio e lo stupro di un bambino. Ma le due aggiunte ieri sono le prime esecuzioni per "collaborazionismo", ovvero per aver fatto la spia a favore del "nemico" israeliano, e nel clima infuocato della nuova Intifada l'intenzione di mandare un segnale politico è esplicita. "L'esecuzione di questi due criminali sarà un messaggio per quanti pensano di potere tradire impunemente la patria e il proprio popolo", ha dichiarato il ministro della Giustizia palestinese, Freih Abu Meddein.

Non tutti la pensano così. Protesta il Centro Palestinese per i Diritti Umani: "Siamo contrari alla pena di morte e comunque chiediamo che i processi per collaborazionismo siano affidati alla giustizia civile, non a un tribunale speciale". Del processo, che si è svolto a porte chiuse, si è saputo ben poco. Uno dei due imputati, Makaoui, ha ammesso di aver fornito a Israele informazioni per eliminare quattro attivisti dei "Tanzim", la milizia di al-Fatah che guida la rivolta. L'altro, Beni Ouda, ha negato qualsiasi implicazione nella morte di suo cugino, un militante di Hamas saltato in aria sulla propria auto non appena rilasciato da un carcere palestinese. Dopo la condanna a morte, non hanno potuto presentare appello. Solo Arafat aveva la facoltà di modificare la sentenza, concedendo la grazia, ma non è intervenuto. Riguardo alle polemiche, il ministro della Giustizia Meddein alza le spalle: "Siamo in guerra".

Poche ore dopo le fucilazioni, un altro tribunale speciale, a Betlemme, ha emesso due ulteriori condanne a morte per "collaborazionismo" contro due giovani palestinesi. L'accusa è di avere aiutato Israele a eliminare uno dei capi militari di al-Fatah, centrato da un elicottero con un missile in pieno giorno mentre si recava a Betlemme a bordo della sua jeep. Entrambi i condannati si proclamano innocenti. La "caccia" ai capi della rivolta lanciata da Israele avrebbe soppresso una quindicina di attivisti palestinesi (c'è chi dice più di 30) con agguati di vario genere. E' per operazioni di questo tipo che l'Autorità Palestinese accusa Israele di "assassinio di stato" e minaccia di denunciare il governo Barak alla corte internazionale dell'Aia per "crimini di guerra". Intanto, Arafat punisce a modo suo i "collaborazionisti".

15.01.2001 - Corriere
Arafat fa giustiziare due collaborazionisti

GERUSALEMME - Due palestinesi, accusati di aver collaborato con le autorità israeliane nella caccia ad alcuni leader ricercati, sono stati giustiziati ieri nei Territori. Alam Bani Odeh è stato fucilato in una piazza di Nablus dove si erano raccolte 5 mila persone, Majdi Makali in una caserma a Gaza davanti a 500 persone. Le esecuzioni sono state decise, con il benestare di Arafat, dopo un processo sommario. Poche ore dopo si è svolto l’incontro a Erez tra lo stesso Arafat e Peres per salvare quel che resta del dialogo.

15.01.2001 - Il Mattino del 13
Boia al lavoro in Oklahoma: Senza applausi
ALDO FORBICE

Ora possiamo rivelarlo: una mattina a «Zapping» è arrivato un fax dal contenuto inquietante. L’anonimo ascoltatore ci invitava fermamente a leggere in trasmissione un messaggio favorevole alla pena capitale. In caso contrario - sì minacciava - «mi brucerò il giorno dopo davanti ai cancelli di Saxa Rubra o all’ingresso di un grande quotidiano di Roma». Abbiamo naturalmente avvertito la polizia ma certo qualche preoccupazione l’abbiamo avuta, anche se si fosse trattato di un mitomane, di un «disturbato» o semplicemente di un ascoltatore che non condivideva la nostra campagna per la commutazione della pena di morte in carcere.

Ovviamente, per fortuna, nessuno si è cosparso di benzina per darsi fuoco ma ci è rimasta lo stesso la puzza di bruciato addosso, cioè quella sensazione sgradevole che ci fa capire che forse non è ancora stato fatto tutto per far capire alla gente quanto disumana, assurda, mediovale sia la pena capitale, ancora praticata in tanti Stati del mondo (87, contro 108 paesi dove la pena di morte è stata cancellata dalle Costituzioni o non più applicata).

In 20 mesi «Zapping» ha raccolto circa 203mila adesioni, raddoppiando l’obiettivo iniziale che era di 100 mila firme da inviare all’Onu, in vista della sessione speciale che avrebbe dovuto decidere sulla moratoria universale. Quella battaglia, come sappiamo, è stata perduta per l’insipienza (e forse anche per qualche complicità con gli Stati Uniti) dell’Unione Europea che, per la verità, è stata sempre in prima linea nella lotta per l’abolizione della pena capitale. Ma nel novembre ’99 l’Europa preferì rinunciare, ritirando la mozione per la moratoria piuttosto che - si disse per giustificare quell’atto - accettare una «soluzione annacquata». Fu quella una scelta molto criticata da tutto lo schieramento abolizionista nel mondo.

Ma aver perso una battaglia non significa che la guerra sia definitivamente compromessa. In questi ultimi mesi sono infatti aumentati i paesi che hanno mandato i boia in pensione (abolendo del tutto le esecuzioni o adottando una moratoria). Fra gli ultimi Stati, El Salvator, Bulgaria, Albania, Turkmenistan, Bermude, Ucraina. Le Filippine hanno adottata una moratoria e una commutazione delle condanne a morte in carcere. Fra gli altri successi degli abolizionisti ricordiamo che l’anno scorso 139 sentenze di morte sono state commutate in carcere in 7 nazioni. Dei segnali significativi sembrano avvertirsi persino negli Usa, nonostante la prossima presidenza Bush (sono note le sue posizioni oltranziste a favore della pena di morte) e nonostante la ripresa delle esecuzioni proprio in Texas e Oklahoma sin dai primi giorni di quest’anno.

Sondaggi recenti (Gallup) nei 38 Stati su 51, che mantengono la pena di morte confermano che si va invertendo la tendenza: è in calo cioè la percentuale dei difensori della sedia elettrica, camera a gas, impiccagione e iniezione letale. Ad esempio, nell’Illinois la percentuale è scesa dal 76% (del 96) al 58% (2000), nel Minnesota, dal 73 al 57, nel Texas dall’86 al 68, nel New Jersey dal 72 al 63, nella Nuova Carolina dal 76 al 65. In alcuni Stati poi gli «amici dei boia» sono diventati minoranza: California (49%), Missouri (46%), Virginia (40,5%), Michigan (33%). Le percentuali scendono ancora di più quando gli intervistatori chiedono se è preferibile comminare la pena di morte o una condanna a 20-25 anni «senza sconti di pena». Anche se dei segnali di cambiamento esistono non si può, comunque, non prendere atto che l’opinione pubblica americana resta largamente favorevole alla pena capitale. Sono pochissimi quindi i politici disposti a rimettere in discussione, almeno in tempi brevi, la pena di morte. Negli Usa la cultura della morte è concepita ancora non come giustizia, ma come una sorta di vendetta collettiva, una influenza della «cultura del west» o di quella cultura calvinista dell’occhio per occhio, dente per dente.

14.01.2001 - Messaggero
Protesta di Jesse Jackson. Nera giustiziata: è la prima dal ’54 negli Usa
di ANNA GUAITA

NEW YORK - Wanda Jean Allen è morta con dignità. Non ha gridato. Non ha lottato. Quando si è stesa sul lettino per l'iniezione endovenosa che l'avrebbe uccisa, ha solo detto: «Signore, perdonali perché non sanno quel che fanno».

Wanda Jean Allen era nel braccio della morte dell'Oklahoma dal 1988. C'era finita per aver ucciso la sua amante mentre era in libertà condizionata dopo un altro omicidio. Era dal 1954 che negli Usa non veniva giustiziata una donna di colore. E per lei si era mobilitato anche il reverendo Jesse Jackson, che si è fatto appositamente arrestare per attirare l'attenzione del mondo sul suo caso.

Prima della fine di gennaio, nel carcere di McAlester verranno giustiziate altre sei persone: l'Oklahoma contende al Texas il record di efficienza forcaiola. L'anno scorso il Texas si è piazzato al primo posto di questa tragica classifica, con un totale di 40 esecuzioni, l'Oklahoma è stata seconda con 11.

Il boia dunque non si ferma: altre esecuzioni si preparano per questo mese, in Texas, nella Carolina del Nord, in Tennessee e in Missouri. E tuttavia il movimento per una moratoria sta acquistando peso e rispetto. Per di più l'eco enorme che la pena di morte made in Usa nel resto del mondo ha spinto alcuni opinionisti e legislatori a chiedersi se il danno all'immagine e all'autorità del Paese sul palcoscenico internazionale non sia arrivato a livelli pari al danno che causò negli anni Cinquanta il segregazionismo razziale: «Ogni iniezione letale attira sull'America lo sguardo severo del resto del mondo - ha scritto sull'autorevole rivista Civilization la costituzionalista Mary Dudziak -. La nostra fissazione per la punzione estrema ci priva ogni giorno di più del diritto di criticare le ingiustizie negli altri Paesi». Sono solo piccoli segnali, ma rappresentano già un balzo avanti rispetto a pochi anni fa, quando le voci di protesta erano poche, fievoli e timide.

14.01.2001 - Manifesto
Usa: Uccisi una ritardata mentale e un uomo.
Altre due esecuzioni in Cina

Gli ultimi appelli per salvarle la vita non sono servita a nulla, così come a niente è servito il ricorso con cui i suoi legali hanno disperatamente cercato di dimostrare fino all'ultimo che si stava mettendo a morte una ritardata mentale. Wanda Jean Allen, 41, è stata uccisa con un iniezione giovedì sera alle 22 (quando in Italia erano le 4) nel penitenziario statale dell'Oklahoma. Tre ore prima il governatore Frank Keating, convinto sostenitore della pena capitale, aveva respinto la domanda di sospensione dell'uccisione avanzata dai difensori della donna. La Allen è la prima donna nera messa a morte negli Stati uniti dal 1954 ed era stata condannata nel 1988 per aver ucciso la donna che amava quando era in libertà vigilata per l'omicidio di un amico.

Durante il processo l'accusa aveva sostenuto che la Allen aveva frequentato l'università, e quindi che non poteva per questo essere considerata una ritardata. Un'informzione falsa (negli anni 70 un test dimostrò l'incapacità mentale della Allen), sulla base della quale gli avvocati avevano chiesto la sospesione della pena. Inutili a salvarle la vita anche gli appelli rivolti al governatore Keating dal leader per i diritti civili Jesse Jackson, che mercoledì sera si era fatto arrestare entrando senza permesso nel carcere di Oklahoma City.

Wanda Jean Allen non è stata l'unica condannata messa a morte ieri negli Stati uniti. Poche ore prima di lei, infatti, in Florida è stato ucciso sempre con un'iniezione letale un altro detenuto, Robert Dewey Glock, 39 anni, in attesa dell'esecuzione dal 1983. L'uomo era stato condannato a morte per il sequestro, la rapina e l'omicidio di Katie Bauer, un'insegnante di 34 anni.

Boia in azione anche in Cina, dove martedì sono stati uccisi due militanti musulmani della regione dello Xinjiang, nel nordest del paese, abitata dall'etnia uiguri di origine turca. I due uomini erano accusati di separatismo e sovversione. Secondo Amnesty International uno di loro, Abdujalik Abdureshit, 24 anni, è stato torturato per mesi fino a quando non ha ammesso la propria colpevolezza.

14.01.2001 - Repubblica
Giustiziata in Oklahoma donna di colore. La prima nera dopo 47 anni

NEW YORK - Nella notte fra giovedì e venerdì una potente dose di veleno ha ucciso Wanda Jean Allen, prima donna nera a essere giustiziata negli Stati Uniti dopo quasi mezzo secolo. L'ultima esecuzione analoga risaliva al 1954 e riguardava Betty Butler, messa a morte in Ohio. Ieri il triste rituale dell'iniezione letale si è svolto in Oklahoma: sei minuti in tutto per scontare l'omicidio a colpi di arma da fuoco, avvenuto nell'88, della propria amante Gloria Leathers, conosciuta in carcere. All'epoca Wanda si trovava in libertà provvisoria dopo un periodo di detenzione per un precedente delitto: l'assassinio di un'amica d'infanzia.

A nulla sono valsi gli appelli alla clemenza affinché la donna, 41 anni, fosse risparmiata, tenendo conto dell'handicap mentale di cui era affetta. Due ore prima dell'iniezione né il governatore Frank Keating né la Corte Suprema di Stato hanno voluto disporre una sospensione dell'esecuzione, o tanto meno concedere la grazia. Nemmeno la Corte Suprema federale ha ritenuto di intervenire: a quel punto la sorte di Wanda era segnata. "Padre, perdonali, essi non sanno ciò che fanno", sono state le ultime parole pronunciate dalla donna prima di ricevere l'ago in vena. Un istante prima che chiudesse gli occhi per sempre, uno dei suoi difensori, di là dal vetro che separava la condannata a morte dai testimoni, le ha fatto con le dita il gesto che nel linguaggio per sordomuti significa: "Ti voglio bene".

14.01.2001 - La Stampa 11
Gli Apache e la famiglia Bush. La pena di morte. La rivolta degli animali

Restituiteci il cranio di Geronimo Sono una nonna Apache e vivo nella Riserva Apache di San Carlos, Arizona. Gli italiani non possono essere consapevoli dei legami del nuovo presidente George W. Bush e della sua famiglia con il club «Cranio ed Ossa» dell’Università di Yale, e del furto del cranio di Geronimo dalla sua tomba. Quel furto può sembrare solo uno scherzo da collegiale, ma per noi Apache è un sacrilegio che può solo essere eguagliato dal fatto che diverse Università, malgrado le vigorose proteste della nostra tribù, stanno costruendo telescopi sulla cima di una montagna molto sacra agli Apache, Dzil Nchaa Si Un (il Monte Graham).

Siamo invece grati che molte Università e lo Smithsonian Institution abbiano rifiutato di far parte di quella parodia. Siamo anche grati per i nostri tre consiglieri tribali che in tre differenti occasioni hanno intrapreso il lungo viaggio verso Est e hanno richiesto direttamente all’Università di Yale e la famiglia di Bush il ritorno del cranio di Geronimo. Le Università di Arizona, Ohio, Notre Dame, l’Osservatorio del Vaticano, e tre Università europee, incluso l’Osservatorio Arcetri di Firenze, Italia, hanno rifiutato di fermare la costruzione del telescopio. La stessa sensibilità culturale e religiosa hanno dimostrato Yale, la famiglia Bush e altri centri di insegnamento.

Audrey Johnson, Arizona, Usa residente e membro della tribù riserva Apache di San Carlos Il patibolo fu abolito dai valori laici Monsignor Giampaolo Crepaldi, nell’intervista alla Stampa del 5 gennaio, notava con soddisfazione che l’abolizione della la PENA DI MORTE inizia a dare i suoi risultati: in Cile è stata abolita per legge, mentre nelle Filippine tutte le pene di morte sono state commutate in ergastoli. Che ci sia stato un progresso nessuno lo mette in dubbio. Speriamo che in un futuro non lontano la PENA DI MORTE possa diventare solo un triste ricordo. Non si capisce comunque come la Chiesa, che da anni si batte strenuamente contro la PENA DI MORTE, poi la giustifichi eccezionalmente per alcuni casi gravissimi. Difatti nel punto 2266 del nuovo catechismo cattolico, voluto e approvato dall’attuale Papa, è detto testualmente: «Difendere il bene comune della Società esige che si ponga l’aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo l’insegnamento tradizionale della Chiesa ha riconosciuto fondato il diritto e il dovere della legittima autorità pubblica di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto, senza escludere, in caso di estrema gravità, la PENA DI MORTE».

In realtà Pio IX aveva fatto uso della ghigliottina per pene molto inferiori. Perché la PENA DI MORTE venisse definitivamente abolita, in Italia era necessario liberare Roma dal secolare dominio della Chiesa. Il merito va dato allo Stato laico italiano; il ripristino temporaneo era legato al fascismo. Dopo la Breccia di Porta Pia i romani hanno cominciato a vivere senza ghigliottina, senza il fetido ghetto ebraico e senza l’obbligo della messa. Se noi oggi godiamo dei diritti civili e politici lo dobbiamo a quei valori laici che sono alla base della civiltà moderna e che hanno avuto origine dalla Rivoluzione francese. Armando Barone «Americanizziamo» la nostra giustizia Con riferimento alla lettera «Sarà linciaggio» (comparsa sulla Stampa dell’8 gennaio) ritengo che un po' di «americanizzazione» della giustizia italiana, della quale molte persone vanno fiere per la sua originalità e unicità, non sarebbe un fatto poi così sconvolgente.

Sarebbe uno scenario inquietante il caso opposto, e cioè se si verificasse una «italianizzazione» del sistema giudiziario americano. Marco Motrassini Torino Milioni di agnelli sgozzati La notizia che ad Alessandria d'Egitto una pecora messa all'ingrasso per poi essere sacrificata, ha caricato il suo carceriere, facendolo precipitare dall'ultimo piano di una casa, fa ben sperare su una prossima rivolta delle specie animali contro la prepotenza dell'uomo. A marzo, durante la festa del sacrificio, di agnelli e capretti ne verranno sgozzati a milioni anche nel nostro Paese: si potrebbe chiedere alla comunità islamica, desiderosa di una maggiore integrazione con i nostri costumi, di mantenere lo spirito e la gioia per la partecipazione alla ricorrenza rinunciando a simili pratiche che alla fine rimandano ad un tribalismo settario, squalificante per chi pratica quella fede.

Filippo Testa, Torino Decontaminazione impariamo dai kazaki Il governo del Kazakistan sta decontaminando la popolazione di una zona dove il governo sovietico ha effettuato 470 test nucleari per vari decenni, e sono circa 20 mila i kazaki sopravvissuti ai 30 mila inviati a Cernobil dopo la storica esplosione, come equipaggi di pulizia. La decontaminazione avviene con il «programma Hubbard» che fu elaborato negli Usa all’epoca della Guerra Fredda per la prevenzione o l’eliminazione dal corpo umano degli accumuli radioattivi in caso di conflitto nucleare. I sanitari kazaki hanno annotato che a fine programma sono scomparse le unità di radiazione «rem» addirittura in soggetti che erano a livelli di 50, 100 volte sopra la normale tollerabilità. Sarebbe opportuno che il ministero della Difesa sottoponesse al «programma Hubbard» i nostri soldati che sono stati o sono nelle zone contaminate dei Balcani. Giorgio Rapanelli Corridonia (Mc)

12.01.2001 - CNN
Oklahoma, a morte Wanda Allen. La prima nera al patibolo dal 1954

STATI UNITI, Oklahoma -- Wanda Jean Allen, 41 anni, è stata uccisa con una iniezione letale nel penitenziario statale dell'Oklahoma. Il decesso è stato constatato poco dopo le 22 locali (le 5 del mattino in Italia).

La Allen è stata la prima donna nera messa a morte negli Usa dal 1954 (la prima dal 1903 in Oklahoma). La Corte Suprema degli Stati Uniti aveva respinto l'ultima istanza di sospensione dell'esecuzione. La donna era stata condannata per l'omicidio della propria amante lesbica, commesso nel 1989.

Il governatore dello stato, Frank Keating, ardente sostenitore della pena di morte, aveva dato via libera all'esecuzione della sentenza di morte negando l'ultima richiesta per una sospensione di 30 giorni. Anche la corte federale di appello e da ultimo la Corte Suprema hanno negato un rinvio.

Giovedì Keating aveva incontrato il reverendo Jesse Jackson, leader del movimento per i diritti civili, per discutere il caso di Wanda Allen. "Sostengo la pena di morte per gli omicidi premeditati - aveva dichiarato il governatore alla CNN - e voglio essere certo del fatto che (Allen) abbia avuto un processo giusto e tutte le possibilità di appello".

Vana la protesta di Jesse Jackson
Jackson si era fatto arrestare mercoledì notte con altri dimostranti contro la pena di morte, fuori dal carcere dove era detenuta la donna. E' stato rilasciato il giorno successivo. Wanda Allen, aveva detto Jackson, era "mentalmente ritardata" con un quoziente intellettivo pari a 69 e inoltre, secondo il reverendo, non aveva goduto di assistenza legale adeguata.

La Allen, nelle parole di Jackson, era "ritardata mentale, accusata in maniera inaccurata, priva di protezione legale, eppure condannata a morire".

L'accusa era di avere ucciso la sua amante, Gloria Leathers, durante un litigio di fronte a una stazione di polizia. All'epoca la Allen era in libertà condizionata, dopo essere stata condannata per un precedente omicidio.

L'ultima donna di colore messa a morte prima di lei era stata Betty Butler, nello stato dell'Ohio nel 1953, per omicidio. In Oklahoma l'ultima esecuzione di una donna nera, per impiccagione, risaliva al 1903.

Lo stato dell'Oklahoma ha eseguito 11 condanne a morte nel 2000, secondo solo al confinante Texas che ha il record di esecuzioni in un anno negli Usa. Nel 2000 sono state messe a morte in Texas, infatti, quaranta persone.

12.01.2001 - Repubblica
Usa: giustiziata donna di colore

WASHINGTON - E' stata giustiziata in Oklahoma Wanda Jean Allen, 41 anni, la prima donna nera messa a morte negli Usa dal 1954. Era stata condannata per avere ucciso la donna di cui era innamorata nel 1988, quando era in libertà vigilata per l'assassinio di un amico. I suoi legali hanno sostenuto, sulla base di un test fatto negli anni Settanta, che la Allen era una ritardata mentale. Ma la tesi non è valsa alla donna clemenza. Il no della Corte Suprema degli Stati Uniti alla sospensione della pena, pronunciato due ore prima dell'esecuzione, aveva reso inevitabile la messa a morte della Allen, che ha subito un'iniezione letale in una prigione dello Stato dell'Oklahoma alle 4 del mattino italiane. La decisione dei giudici federali ha seguito di poche ore il rifiuto del governatore dell'Oklahoma di sospendere l'esecuzione.

12.01.2001 - Il Mattino
Pena di morte, è toccato a Wanda

L'Oklahoma, secondo Stato americano nel numero delle esecuzioni, si aggiudica un tetro primato: ieri notte è stata giustiziata la prima donna nera in tutti gli Stati Uniti dal 1954. Ma sulla condanna gravano controversie: secondo i suoi sostenitori la donna, Wanda Jean Allen, è una ritardata mentale e lo stato avrebbe nascosto questa realtà, dicendo che era andata persino all'università. Nel 1988, ha stabilito il processo, la Allen uccise a colpi di pistola la sua amante, Gloria Leathers.

Contro la sua esecuzione, affermando che Wanda è una minorata mentale i cui diritti sono stati gravemente violati dallo stato dell'Oklahoma, si è schierato il leader nero democratico Jesse Jackson, che ieri sera si è fatto arrestare entrando pacificamente sulla proprietà della prigione con un centinaio di dimostranti. Jackson ha passato la notte in cella e prevede di assistere all'esecuzione di Allen, come lei stessa ha richiesto. Wanda è l'unica donna del gruppo dei «dead men walking».

12.01.2001
Gaza: condannato a morte collaborazionista di Israele

GAZA - Un palestinese accusato di lavorare per i servizi segreti israeliani è stato condannato a morte a Gaza da una corte militare dell'Autorità nazionale palestinese. Il processo durato meno di 24 ore l'uomo, Majdi Makawi, 28 anni, è stato condannato a morte mediante fucilazione "per aver collaborato con il nemico" e per aver fornito informazioni sui movimenti di quattro palestinesi uccisi lo scorso novembre dai soldati israeliani, tra cui Jamal Abdel Razek, un esponente di spicco del braccio armato di 'Al-Fatah' il movimento politico guidato dal presidente Yasser Arafat. Durante il processo, al quale hanno assistito circa 200 militanti di 'Al-Fatah', due uomini armati hanno cercato di sparare all'imputato ma sono stati bloccati dalla polizia.
(Repubblica)

12.01.2001
Enzo Biagi: Gli infelici, la Chiesa e la pena di morte

C’è polemica: la Chiesa cattolica ammette, sia pure in casi particolari, la pena di morte, ponendosi così, come ha osservato Romano Prodi, fuori dalla costituzione europea. Mi ricorda, e mi sia perdonata l’irriverenza, la storiella di quel fidanzato che aveva la «morosa» in stato interessante, ovviamente soprattutto per lui, e confessava: «È incinta, ma appena appena». Qualche scarica elettrica, ma saltuariamente. Nella mia storia di uomo, e in quella di cronista, ho visto condannare, e anche morire, della gente. Sette avevano una colpa: indossavano la divisa della Wehrmacht, il panno grigio bagnato odorava, anzi: puzzava, di terra fradicia, di frasche, di margarina, di guerra fatta nei boschi. Il loro reparto aveva ammazzato ottanta disgraziati; un soldato che portava sulle spalle una pelliccia di agnellino di una signora sfollata in un villaggio della montagna emiliana, venne falciato da una raffica, di un partigiano chiamato «l’Alpino», e cadde sotto un ombrellone di tela cerata verde.

Io so il tedesco che serve per andare in stazione, o a spasso, o in trattoria, ma ascoltavo le loro disperate confessioni, capirono quando gli dissero di togliersi le scarpe. «Ich bin in Österreich geboren», sono austriaco, diceva un giovanotto, e mostrava la foto di una ragazza bionda in bicicletta, che sorrideva senza sapere perché, un altro sputava su un francobollo con la faccia di Hitler. Morirono in una macchia di quercioli, guazzavano nelle pozzanghere; poi i bambini dei contadini saltellavano dentro scarpe troppo grandi per loro.

Feci la radiocronaca, forse la prima e certo anche l’unica, di un processo per collaborazionismo, per l’emittente americana del Pwb, quella dell’esercito addetta alla propaganda. C’era chi l’ascoltava nelle piazze in quella crudele e calda estate del 1945. Io parlavo e commentavo, ore ed ore, ed ero sconvolto. Il magistrato che lesse la sentenza non mi parve turbato. Si era addormentato, e arrivò in ritardo all’esecuzione. Il condannato aspettò fumando seduto su una cassa di legno grezzo.

In America ho visitato il carcere di Ellis Unit, Texas, braccio della morte. Tanti ragazzoni che aspettavano la visita del cappellano e l’ultimo pranzo speciale: menù libero, anche il tacchino e la torta di mele, proprio come fa tua madre. Sono entrato nel carcere Usa di Gary, e in quello di Huntsville, Texas, dove c’erano alcuni detenuti in attesa, come si dice nel gergo penitenziario, di «friggere».

C’è una stanzetta allestita per la cerimonia: uno sconosciuto, non un medico, inietta nelle vene del detenuto, legato mani e piedi a un lettino, la sostanza che in tre secondi lo uccide. È il direttore che togliendosi gli occhiali dà il segnale. Nel giugno del 1953 entrarono nella «Death House», nella casa della morte, i coniugi Rosenberg, accusati di avere trafugato notizie, poi risultate di scarsa utilità scientifica, a favore dei russi. Il caso fa ancora parte dei rimorsi degli Usa: dopo, per lo stesso crimine, sarebbero stati condannati a una pena tra i cinque e i dieci anni. Ma nessuno pensa di abolire la condanna fatale, anche se queste sentenze non sembra migliorino la gente o incutano salutari timori nei possibili delinquenti.

Credo sia umano e anche cristiano opporsi a leggi che decidono della vita, una scelta che competerebbe solo a Dio. L’ultimo infelice che ho incontrato, due anni fa, è stato Joe Cannon, a 17 anni assassino di una donna; prima di andarsene, attraverso un’amica piangente, volle mandarmi un saluto, e scusarsi se non aveva dimostrato abbastanza gratitudine perché mi ero occupato della sua tristissima storia.

Era un ragazzo quando, drogato e disperato, diventò un assassino: forse Joe aveva già pagato con la lunga agonia. È durata venti anni, e hanno ucciso un’altra persona.
(Corriere 11/1)

12.01.2001 - Repubblica
Jackson in manette: "Non uccidetela". Verso il patibolo la prima donna nera dal 1954
dal nostro corrispondente ARTURO ZAMPAGLIONE

NEW YORK - Reduce dalla mobilitazione post-elettorale in Florida, Jesse Jackson è andato in Oklahoma nel tentativo di salvare la vita a Wanda Jean Allen e di convincere il governatore dello stato, il repubblicano Frank Keating, a ordinare una moratoria sulle condanne a morte, così come ha fatto l'anno scorso lo stato dell'Illinois. Jackson, che è il leader incontrastato della comunità afro- americana, è sceso in piazza, si è fatto arrestare a Oklahoma City, ha passato la notte in prigione, ha incontrato il governatore, ha chiesto un gesto di clemenza.

Ma ieri notte, mentre il macabro rituale delle condanne a morte era ormai avviato, appariva ineluttabile che la Allen sarebbe diventata la prima donna nera giustiziata negli Stati Uniti dal 1954. "Sono favorevole alla giustizia capitale in casi d'omicidio premeditato", aveva chiarito il governatore Keating, ricordando che la quarantunenne Allen era responsabile di due omicidi, tra cui quello del 1988 della sua amante, Gloria Leathers, uccisa a colpi di pistola per motivi di gelosia. Le uniche speranze della Allen e dei suoi sostenitori erano appuntate su una decisione in extremis della corte suprema di Washington o su una sospensione temporanea della pena da parte di Keating.

Dopo aver superato Virginia e Florida nella hit parade della pena di morte, che naturalmente resta guidata dal Texas di George W. Bush, l'Oklahoma ha programmato ben otto esecuzioni nel primo mese del 2001, tutte con il metodo della iniezione letale. La Allen, che ha i capelli ricci e un viso dolce, a dispetto dei suoi comportamenti omicidi, sembrava rassegnata al suo destino. Per più di dieci anni è vissuta nel braccio della morte del carcere statale, senza mai riuscire a impietosire i magistrati o convincere le giurie. "Ha perso tutti i ricorsi in appello", ha precisato il governatore, contestando la tesi, sostenuta da Jackson e dagli avvocati, che la Allen fosse una ritardata mentale:

"Il team di psicologi assoldato dai tribunali ha dimostrato che, al momento degli omicidi, era capace di intendere e di volere". Diversa, ovviamente, la posizione dei legali e delle associazioni contrarie alla pena di morte, secondo sui il quoziente intellettivo della Allen era di appena 69, su una media di 100. Jackson ha anche criticato i metodi che avevano portato alla condanna della donna: prima era stata difesa da un avvocato senza alcuna esperienza di casi del genere, che aveva persino cercato di farsi esonerare dal processo; poi, in aula, la pubblica accusa aveva sostenuto che la Allen aveva frequentato l'università, mentre invece aveva smesso di andare a scuola ad appena 15 anni. Anche se i boia d'America dimostrano molto attivismo nei confronti dei condannati neri, la Allen era la prima donna afro-americana ad avere un appuntamento con la morte da quasi mezzo secolo.

11.01.2001
Bush parte male
Ministri Via Chavez, è guerra ad Ashcroft

Una coalizione di circa 200 gruppi - rappresentanti movimenti di donne, gay, lavoro, minoranze e ambientalisti - è sceso in capo contro George W. Bush. Il neo presidente ha dovuto fare marcia indietro sulla designazione di Linda Chavez a ministro del lavoro - accusata di avere tenuto illegalmente come colf un'immigrata guatemalteca - e si appresta ora a fare muro su un'altra nomina, quella di John Ashcroft a ministro della giustizia. Contro di lui, i leader dei 200 gruppi americani hanno lanciato una campagna denominata "Stop Ashcroft", intesa a far bloccare la sua nomina la settimana prossima quando i candidati designati da Bush affronteranno le audizioni al Congresso. Ashcroft è forse il personaggio più discusso della squadra prescelta da Bush. Appartenente alla destra cristiana, il candidato ministro della giustizia è a favore della vendita delle armi, feroce anti-abortista e partigiano della pena di morte...
(Manifesto)

11.01.2001
«Zapping» 200 mila firme per la giustizia

Sono 201.109 le firme raccolte dal programma di Radio 1 Rai «Zapping» per la commutazione della pena di morte in carcere. Le oltre 200 mila firme saranno consegnate nei prossimi giorni al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che, tramite il governo, le trasmetterà al Segretario Generale dell'ONU, Kofi Annn.
(Avvenire)

11.01.2001- Avvenire
Cerceri e PdM: I risultati più importanti in Usa nella lotta alla pena capitale

Roma. (M. Mu.) ...A livello di istituzioni politiche, l'invito del Pontefice è stato raccolto formalmente solo da pochi Paesi. Soprattutto il Malawi (dove proprio il 9 luglio è stata applicata una riduzione della carcerazione) e il Madagascar (dove il presidente, Didier Ratsiraka, ha liberato 3mila prigionieri dopo le insistenze della Chiesa locale).

In Italia, invece, se ne è parlato a lungo, poi tutto si è (finora) arenato nella diatriba che ha diviso le forze politiche sul tipo di provvedimento da adottare: amnistia o indulto...

Esemplare rimane perciò il messaggio scritto proprio da Giovanni Paolo II per il Giubileo nelle carceri. Sulla scia del quale sono giunte importanti prese di posizione come quelle della Chiesa inglese e della Conferenza episcopale Usa, che ha anche assunto una posizione comune contro la pena di morte.

Anzi, proprio sul fronte della lotta alla pena capitale, sono arrivati i risultati più importanti. Quattro Paesi vi hanno rinunciato: Albania, Bermuda, Ucraina e Turkmenistan. L'Illinois e le Filippine hanno deciso una moratoria. Negli ultimi 4 anni, inoltre, i Paesi abolizionisti a tutti gli effetti sono passati da 58 a 75, che salgono a 110 se si considerano anche quelli che di fatto non la applicano più. La metà del mondo intero.

Inoltre c'è sempre tempo per varare gesti di clemenza e per aumentare la lista dei Paesi che rifiutano di condannare a morte. Da questo punto di vista, anzi, possono risultare beneauguranti due notizie degli ultimi giorni. La Comunità di Sant'Egidio ha raccolto in 145 Paesi 3,2 milioni di firme per una moratoria universale. E il patriarca di Venezia, cardinale Marco Cè ha deciso di chiudere il Giubileo nella sua diocesi con una vista ai carcerati. Come dire: sulla giustizia il Giubileo rimane "aperto".
(Avvenire)

11.01.2001
Manifestazione: Arrestato Jesse Jackson

Washington Negli Stati Uniti è rischioso protestare contro la pena di morte. Lo ha constatato di persona il reverendo Jesse Jackson, esponente di spicco dell’ala liberal del partito democratico. Jackson è stato arrestato mercoledì sera a Oklahoma City, mentre protestava insieme ad altri attivisti contro la condanna a morte di Wanda Jean Allen, 41 anni, che dovrebbe essere messa a morte oggi per aver ucciso la sua compagna nel 1989. Se l’esecuzione avrà luogo, Wanda Allen sarà la prima donna nera messa a morte negli Stati Uniti dal 1954. L’ultima condanna a morte di una donna nera in Oklahoma risale invece al 1907. Una portavoce degli istituti carcerari dell’Oklahoma si è limitata a dire che Jackson era stato arrestato, ma non ha dato altri dettagli. Il portavoce del reverendo ha raccontato che il leader nero era stato arrestato per aver tentato di entrare nel Mabel Basset Correctional Center, dove è detenuta la donna. Mentre scriviamo si attende il suo rilascio. Jesse Jackson si batte da tempo contro la pena di morte e si è schierato più volte sia contro l’embargo che afflige il popolo iracheno, sia contro quello, quarantennale, che colpisce Cuba. Tentò anche, durante la guerra contro la Jugoslavia, di mediare per arrivare alla fine del terribile conflitto che il reverendo non ha mai condiviso. Nelle recenti tormentate elezioni del presidente degli Stati Uniti, fu quello che, con più veemenza, denunciò «l’imbroglio della Florida», che secondo il reverendo favorì la vittoria di George Bush contro il democratico Al Gore.
(Liberazione)

11.01.2001
Proteste in Oklahoma, arrestato Jesse Jackson

OKLAHOMA CITY - Il leader per la lotta in difesa dei diritti civili negli Usa, reverendo Jesse Jackson, è stato arrestato la scorsa notte ad Oklahoma City con altre persone con cui manifestava contro la condanna a morte -che dovrebbe essere eseguita oggi- di una donna di colore. Il reverendo è ancora agli arresti, ma secondo il suo portavoce dovrebbe essere rilasciato in giornata. La donna che dovrebbe subire oggi l'iniezione letale, come prevede la legge dell'Oklahoma, si chiama Judi Allen, ha 41 anni, ed è stata condannata a morte nel 1989 per aver ucciso la sua amante. Si tratterebbe della prima donna di colore la cui condanna a morte viene eseguita negli Usa dal 1954; mentre per l'Oklahoma il precedente risale addirittura al 1907.
(Repubblica)

11.01.2001
OKLAHOMA: Stanotte prima esecuzione di donna nera dal 1954

OKLAHOMA CITY - Wanda Jean Allen sarà giustiziata con un'iniezione letale nel penitenziario di Oklahoma City alle 21 ora locale di questa sera (le 4.00 di venerdi ora italiana). Si tratta della prima donna nera a essere messa a morte negli Usa dal 1954. Il destino della donna si è deciso ieri, quando il giudice ha respinto una richiesta di sospensione dell'esecuzione. La Allen è stata condannata alla pena capitale per aver ucciso la amante, Gloria Leathers, nel 1988. In settimana si sono svolte ripetute manifestazioni contro la pena capitale, cui ha partecipato anche il popolare pastore nero Jesse Jackson. Gli attivisti ritengono che alla Allen debba essere risparmiata la vita perché il suo quoziente intellettivo è sotto la norma.
(Repubblica)

10.01.2001
Usa: eseguite 2 condanne a morte

OKLAOMA (Stati Uniti) - Tornano al lavoro i boia in Oklahoma e nel Texas, i due Stati con il maggior numero di condanne a morte eseguite e che hanno disposto per questo mese rispettavamente sette e tre esecuzioni. Nel penitenziario di Oklahoma City, la maratona della morte del 2001 è iniziata con Eddie Leroy Trice, 49 anni, riconosciuto colpevole di avere stuprato e ucciso una donna di 84 anni per rubarle 500 dollari. Giovedì sarà la volta di Wanda Jean Allen, la prima nera ad essere giustiziata negli Stati Uniti dal 1954. Nel penitenziario texano di Huntsville è stato giustiziato, sempre con un'iniezione letale, Jack Clark, 37 anni, condannato per sequestro di persona, strupro e omicidio di una ventitreenne.
(Repubblica)

10.01.2001
Usa: giornali riconteranno voti della Florida
(ndr) questi americani!

LOS ANGELES - Otto fra le principali organizzazioni giornalistiche degli Stati Uniti hanno annunciato di essersi coalizzate per finanziare lo scrutinio delle 180.000 schede elettorali (su un totale di quasi sei milioni) non conteggiate dalle autorità della Florida, preposte al conteggio dei voti delle elezioni presidenziali dello scorso novembre. L'intento dichiarato è quello di accertare cosa sarebbe accaduto, se fossero stati conteggiati tutti i voti deposti dagli elettori dello stato della Florida per le presidenziali.
(repubblica)

10.01.2001
Usa: arrestato l'"Angelo della morte". Rischia ora la PdM

WASHINGTON - La polizia californiana ha arrestato un ex terapista per la riabilitazione respiratoria, con l'accusa di aver ucciso almeno sei pazienti allo stadio terminale della malattia. I fatti risalgono ad alcuni anni fa, quando l'uomo, che si era autodefinito l'Angelo della Morte si era presentato alla polizia. Era il 1998. Efren Saldivar, 31 anni, confessò di aver ucciso decine di persone per pietà tra il 1989 e il 1997, per sfogare così la sua rabbia di vedere pazienti allo stadio terminale tenuti in vita con ogni mezzo. Raccontò di averli soffocati o di aver fatto loro iniezioni letali. Poi ha ritrattato spiegando di aver mentito perché depresso, desideroso di morire e di essere condannato a morte.

Intanto era stato licenziato dall'ospedale e la sua licenza di terapista era stata revocata. Ma la polizia ha esaminato, in questi anni, tutti i decessi di pazienti durante la permanenza di Saldivar in ospedale, concentrandosi su 20 casi sospetti. E stamattina è andata ad arrestarlo a Glendale, mentre Saldivar si recava al lavoro, in una ditta di impianti elettrici.
Ora rischia una condanna a morte per omicidio plurimo.
(Repubblica - Coalit)

09.01.2001
AFGANISTAN: Pena di Morte per i Cristiani !!!

Il regime dei Taliban afgani ha deciso lunedì di imporre la pena capitale per chi si converta dall’Islam ad un'altra religione o per chi sia trovato a propagandare religioni diverse da quella musulmana.

Il Mullah Mohammed Omar, firmatario dell’editto, ha accusato i seguaci di altre fedi – particolarmente i Cristiani e gli Ebrei – di cercare di convertire i Musulmani e tentare di demonizzare la religione musulmana così come imposta dai Taliban. “I nostri nemici stanno cercando di eliminare la religione pura islamica in tutto il mondo”, ha detto Omar.

Il regime dei Taliban impone in Afghanistan una stretta interpretazione dell’Islam. Alle donne è proibito lavorare e tutte le bambine al di sopra degli otto anni di età non possono andare a scuola. Gli uomini hanno l’obbligo di portare la barba e pregare regolarmente nelle moschee, mentre alle donne è imposto l’uso di abiti che coprano completamente la persona, dalla testa ai piedi. Sono stati proibiti quasi tutti i tipi di svago, persino la TV e la musica che non sia di carattere religioso.

Lunedì Omar ha annunciato altresì che i rivenditori di libri trovati con materiale che critichi l’Islam o parli di altre religioni verranno condannati a cinque anni di detenzione. Nonostante la messa al bando dell’Evangelismo, i seguaci di altre fedi hanno avuto il permesso di continuare a praticare la propria religione. A Kabul, la capitale, si trovano templi delle comunità Sikh e Hindu, entrambi molto vaste. In città vive ancora un rabbino ebreo, nonostante la maggior parte degli Ebrei abbiano lasciato il Paese in seguito all’invasione da parte dell’ex Unione Sovietica nel 1979.

I Taliban controllano circa il 95% del territorio afgano. L’opposizione, a capo della quale è il Presidente rimosso Burhanuddin Rabbani, controlla il resto del Paese. I combattimenti delle due opposte fazioni stanno infuriando da settimane nella provincia centrale di Bamiyan, dove sabato i Taliban hanno ripreso il controllo della città chiave di Yakaolong.
(Associated Press)

09.01.2001
MASSACHUSETTS: 29 anni di carcere e 4 di braccio della morte.
Ma era innocente. LIBERATO dopo 33 anni. Scandalo all'FBI.

Con un bouquet di rose gialle in una mano e l’altra attorno alla vita di sua moglie, in lacrime, Peter Limone, 66 anni, ha lasciato ieri - da uomo libero - il tribunale di Middlesex, dopo aver trascorso 33 anni in prigione, di cui 4 nel braccio della morte, per un’ingiusta condanna per omicidio in seguito ad un accusa formulata dall’FBI.

“La lunga attesa del Sig. Limone è finita”, ha detto il Giudice del tribunale Margaret Hinkle, scatenando un applauso nel folto gruppo di parenti ed amici di Limone presenti in aula.

Hinkle, che ha dichiarato “è tempo di andare avanti”, ha accettato l’istanza presentata dagli avvocati difensori e dal Procuratore Distrettuale Ralph C. Martin affinché venisse concesso a Limone un nuovo processo, e ha annullato la precedente sentenza.

Dopo aver trascorso metà della sua vita in carcere per l’omicidio di Edward “Teddy” Deegan, avvenuto nel 1965, Limone è stato scarcerato in seguito alla scoperta di documenti segreti dell’FBI grazie ad un’indagine per corruzione e uso, da parte dell’ufficio, di informatori del crimine organizzato, condotta da una task force del Ministero di Giustizia.

In base ai documenti, mai mostrati in precedenza agli avvocati difensori nel caso Deegan, fu un ex informatore dell’FBI – tale Vincent J. “Jimmy the bear” Flemmi – ad organizzare l’omicidio di Deegan, e non Limone. Il testimone chiave contro Limone era il migliore amico di Flemmi.

Nei documenti è riportato che un informatore fece all’FBI i nomi di chi prese parte all’omicidio, e né il nome di Limone, né quello delle altre 3 persone condannate con lui, vengono menzionati nei documenti in questione. Inoltre, sembra che agenti dell’FBI abbiano nascosto le prove dell’ingiusta condanna imposta a Limone e alle altre 3 persone al fine di proteggere Flemmi e suo fratello Stephen – anch’egli informatore dell’FBI da circa 30 anni, nonché gangster – e che addirittura sapessero in anticipo dei piani fatti per uccidere Deegan e non abbiano fatto nulla per evitare l’omicidio.

“La condotta dell’ufficio all’epoca dell’omicidio del Sig. Deegan e del processo del Sig. Limone sporca il nome dell’agenzia”, ha detto Hinkle. Limone ha avuto parole dure nei confronti dell’FBI, specialmente nei confronti dell’ex agente speciale H. Paul Rico. “Fu lui ad incastrarmi Sapeva ciò che faceva”, ha detto Limone.

Nonostante tutto l’umore della famiglia Limone era buono e privo di rancore. Affiancato da sua moglie Olympia, dai suoi 4 figli e 6 degli 8 nipoti, Limone ha espresso la propria gratitudine nei confronti di coloro che gli sono stati accanto e l’hanno aiutato nel corso degli anni, soprattutto la sua famiglia e il suo avvocato, John Cavicchi.

“Ringrazio tutte le persone di buon cuore con le quali ho avuto a che fare”, ha detto Limone, “e sono felice”. Poi ha aggiunto: “vivere in prigione era molto dura, ogni giorno, sapendo di essere innocente”. Inoltre, la morte in carcere di due coimputati – Henry Tameleo e Louis Greco – mentre gli appelli venivano respinti, uno dopo l’altro, ha reso tutto ancora più difficile.

Limone e i suoi avvocati hanno dichiarato di non avere ancora deciso se intentare o meno una causa civile nei confronti dell’FBI o dello Stato. L’avvocato Cavicchi ha comunque detto che in base al risarcimento avuto da altre persone ingiustamente condannate, “5 milioni di dollari potrebbero essere un buon inizio”.
(Boston Globe)

09.01.2001
Giappone: arrestato infermiere sospetto serial killer

TOKYO - Un infermiere giapponese di 29 anni, è stato arrestato per aver tentato di uccidere una bambina di dieci anni somministrandole per via endovena una sostanza potenzialmente mortale. L'uomo è inoltre sospettato di di aver causato la morte o l'aggravamento delle condizioni di altri dieci pazienti. Rischia ora la PdM
(Repubblica - Coalit)

06.01.2001
OKLAHOMA: Esecuzioni record in gennaio

Otto esecuzioni capitali sono state messe in calendario per il mese di gennaio: un record per questo stato. Bisogna risalire al maggio del 1993 per ritrovare in Oklahoma quattro esecuzioni in un solo mese. Il record dell'Oklahoma è stato eguagliato solo dallo stato del neopresidente Bush, il Texas, che ha effettuato otto esecuzioni sia nel maggio che nel giugno del 1997. Il boia dell'Oklahoma si metterà al lavoro già da oggi con l'esecuzione di un uomo condannato per omicidio, nel 1985, di una donna di 19 anni. Robert Clayton, 39 anni, sarà ucciso con una iniezione letale nel penitenziario Mc Alester. L'11 gennaio toccherà a Jean Allen: sarà la prima afroamericana a subire la pena capitale in Oklahoma dal 1903. La Allen è stata condannata per l'omicidio di un'altra donna, nel 1988, ma è ritardata mentale. Il reverendo Jesse Jackson guiderà una marcia di protesta questa sera a Oklahoma City contro l'aumento delle esecuzioni e per fermare quella della Allen.

06.01.2001
OKLAHOMA: Il Rev, Jackson chiede l'abolizione!

Giovedì il Rev. Jesse Jackson ha chiesto l’abolizione della pena di morte in Oklahoma, dicendo che lo Stato “è pericolosamente in corsa per diventare il numero uno nel football e il numero uno nelle esecuzioni pro capite”.

Prima della marcia ad Oklahoma City, alla quale si sono unite almeno 200 persone contrarie alla pena capitale, il Rev. Jackson ed il Pastore J.A.Reed Jr. hanno reso visita a Wanda Jean Allen, detenuta nel braccio della morte, e hanno pregato con lei. “Era di ottimo umore”, ha detto il Rev. Jackson, aggiungendo “abbiamo pregato insieme, poi ci ha chiesto di lasciarla pregare per noi”.

L’esecuzione (tramite iniezione letale) della signora Allen, 41 anni, è fissata per giovedì dopo le 21 presso il penitenziario statale di McAlester. Si tratterebbe della prima donna giustiziata dopo la proclamazione dello Stato e della prima donna di colore giustiziata negli USA dopo l’esecuzione, mediante sedia elettrica, di Betty Jean Butler nel 1954.

I gruppi per i diritti delle vittime hanno criticato la visita di Jackson, leader dei movimenti per i diritti civili ed ex candidato presidenziale democratico. “Cosa diavolo sa questo ‘straniero’, il Reverendo Jesse Jackson, di quest’argomento [pena di morte] in Oklahoma e cosa gliene importa?”, ha detto Judy Busch della Coalizione dell’Oklahoma per i Diritti delle Vittime, la cui nipotina di 7 anni venne uccisa da Floyd Medlock, uno degli 8 prigionieri che potrebbero essere giustiziati nelle prossime quattro settimane, e ha aggiunto: “pensate che sappia in che modo sono stati commessi gli atroci delitti, oppure non si tratta che di attirare l’attenzione delle telecamere?”.

Robert William Clayton, una nona persona cui era stata fissata la data di esecuzione, ha ottenuto una sospensione di 30 giorni. Jackson ha sottoscritto la proposta di Legge 1013 che sospenderebbe le esecuzioni in Oklahoma per permettere un riesame del modo in cui viene amministrata la pena di morte nello Stato. Tale proposta è stata presentata da Opio Toure, avvocato difensore occupatosi dei casi di due detenuti che dovrebbero essere giustiziati questo mese, il cui padre e fratello sono stati assassinati, “quindi so ciò che [i famigliari delle vittime] provano”, ha detto.

“Il caso di Clayton è il chiaro esempio del perché c’è bisogno di una moratoria”, hanno detto Toure e Jackson. “Avrei davvero paura se dovessimo tornare indietro nel tempo e sottoporre al test del DNA le persone che sono già state giustiziate”, ha detto Toure. La Coalizione per i Diritti delle Vittime ha definito la dichiarazione nella quale si chiede la moratoria “un tentativo oltraggioso di stravolgere la volontà della maggior parte del popolo” e ha dichiarato che “tale moratoria metterebbe a rischio la sicurezza pubblica”.

“Il caso di ogni persona condannata a morte è stato rivisto almeno 9 volte da diverse Corti e diversi Giudici”, ha detto Ron McDaniel, membro del Gruppo di Supporto per i Sopravvissuti ad un Tentato Omicidio. “Se la condanna non è stata commutata, la punizione deve essere inflitta. E’ davvero il minimo che si deve alle vittime e ai loro famigliari ed amici”, ha aggiunto. L’avvocato di Clayton, Jim Hankins, ha lodato il Vice-Governatore Fallin per aver concesso la sospensione. “Non so come siano state trovate le prove o dove si trovassero esattamente”, ha detto Hankins, “disturba il fatto che il Sig. Clayton sia stato preso in giro dallo Stato in merito a dove fossero queste prove. … Qualcuno con un po’ di coraggio ha fatto in modo che venissero alla luce il giorno prima dell’esecuzione”, ha continuato Hankins.

Clayton è fiducioso che queste nuove prove lo scagioneranno, mentre il Procuratore Generale Drew Edmondson ha detto di credere che le prove – che includono un calzino insanguinato ed un coltello – non faranno altro che confermare la colpevolezza di Clayton. “Le prove contro il Sig. Clayton erano convincenti ed includevano due confessioni da lui stesso rilasciate sia ad un amico che alle forze di polizia”, ha detto Edmondson.

Il Rev. Jackson ha messo in discussione il quoziente intellettivo della Signora Allen, che è risultato essere di 69, quindi al limite del ritardo mentale. Ha anche detto che l’avvocato difensore che la Allen ebbe al processo, pagato 800 dollari per difenderla, non era qualificato e pregò di essere rimosso dal caso. La signora Allen è stata condannata a morte per l’omicidio della sua compagna, Gloria Leahters. La Cor